Calendario delle celebrazioni presiedute dal Vescovo
Settimana Santa e Pasqua di Resurrezione 2026

Diocesi di Melfi – Rapolla – Venosa
OMNIA PROPTER EVANGELIUM


Carissimi fratelli presbiteri,
diaconi, persone consacrate, seminaristi,
fratelli e sorelle in Cristo,
siamo prossimi alla Settimana Santa e, con animo riconoscente per il cammino quaresimale che abbiamo condiviso, vi rivolgo il mio fraterno invito a partecipare alla MESSA CRISMALE che celebreremo in CATTEDRALE A MELFI MERCOLEDÌ SANTO, 1° APRILE 2026, ALLE ORE 17:30.
La Messa crismale si configura come una luminosa epifania della Chiesa locale: radunati attorno al Vescovo — segno visibile dell’unità ecclesiale — manifestiamo la duplice dimensione del sacerdozio cristiano, comune e ministeriale. Nella benedizione del sacro Crisma e degli olii si rivela il cuore sacramentale di ogni vocazione nella Chiesa: il Crisma, segno tangibile della presenza dello Spirito che consacra e fa partecipare all’unico ed eterno sacerdozio di Cristo, sigilla e rende operante la chiamata battesimale; gli oli dei catecumeni e degli infermi, rispettivamente, accompagnano il dinamismo dell’iniziazione cristiana e la partecipazione redentrice della sofferenza nella comunione pasquale del Salvatore. In questo rito si dà così forma visibile alla Chiesa in quanto sacramento universale della salvezza, strumento in cui Cristo continua a santificare il mondo.
Il nome stesso di Cristo, “il Consacrato”, orienta la nostra contemplazione e la nostra lode: ogni ministero e ogni vocazione trova la sua ragione ultima nell’unzione di Colui che è il Servo sofferente. La Messa crismale ci richiama a rinnovare la nostra partecipazione al mistero pasquale: sacerdoti, diaconi e tutto il popolo fedele sono insieme inviati alla missione, rinnovati nell’unzione e nella carità.
Quest’anno la Divina Misericordia si è manifestata per la nostra diocesi con segni particolarmente eloquenti. Oggi, 25 marzo, solennità dell’annunciazione del Signore, gioiamo per la consacrazione nell’Ordo Virginum di GIUSY APUZZO: essa è una radiosa testimonianza di consacrazione sponsale al Signore, che arricchisce la vita ecclesiale con la sua specifica fecondità evangelica. Con altrettanta speranza attendiamo l’11 aprile l’ordinazione sacerdotale di don SAVERIO DE ROSA, dono prezioso per il ministero nella nostra Chiesa: preghiamo che il don Saverio sappia conformare la propria vita all’esempio del Buon Pastore e servire con umiltà e fedeltà il popolo di Dio. Il 25 aprile, invece, il seminarista LUCA VIETRI riceverà il ministero dell’accolitato.
Per tutti questi motivi la Messa crismale non è mai una celebrazione di pochi, ma dell’intero popolo santo di Dio: consacrati e consacrate, presbiteri e diaconi, seminaristi, lettori, catechisti, ministri straordinari della Comunione, responsabili di associazioni e movimenti, membri dei Consigli pastorali, operatori della carità, famiglie e singoli fedeli — tutti sono chiamati a partecipare, offrendo con la loro presenza un segno eloquente di unità, corresponsabilità e comunione missionaria.
Conscio degli impegni e delle difficoltà del tempo, vi chiedo tuttavia uno sforzo fraterno: partecipare a questa celebrazione anche a costo di qualche rinuncia pratica sarà espressione tangibile di amore per la Chiesa e per stringerci con gratitudine ai nostri sacerdoti. A chi non potrà intervenire fisicamente, affido il compito di unirsi spiritualmente alla preghiera e di farsi testimone, nei propri ambiti, della misericordia e della speranza cristiana. Vi attendo, quindi, in Cattedrale a Melfi mercoledì santo, 1° aprile alle ore 17:30: venite come popolo sacerdotale che celebra il dono dell’unzione e si lascia rinnovare per servire, con rinnovata fede e abbandono alla volontà di Dio, il Signore e i fratelli.
Affido l’intera diocesi alla materna protezione di Maria, Madre della Chiesa, e invoco su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie la benedizione Signore, nostra unica speranza.
Melfi, 25 marzo 2026 – Solennità dell’Annunciazione del Signore.
Con affetto in Cristo.
+ Ciro Fanelli
Vescovo

La nostra diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa oggi, nell’80° compleanno, si stringe attorno a Padre Gianfranco Todisco, vescovo emerito, con affetto filiale e stima ecclesiale, grati per la Sua testimonianza di fede.
Da parte mia, dei presbiteri, dei diaconi, dei religiosi e dei fedeli l’augurio di ogni bene nel Signore.
Melfi, 23 marzo 2026
+ Ciro Fanelli
Vescovo

Il Centro Pastorale per la Famiglia “Mons. Vincenzo Cozzi” organizza una Giornata di Spiritualità per coppie che si terrà sabato 21 marzo a Rionero, presso la Chiesa di San Gerardo.
Sarà un tempo prezioso per fermarsi, ascoltarsi, ritrovarsi, condividere la fede e riscoprire la bellezza del cammino in coppia.
L’incontro sarà guidato dal nostro Vescovo, che accompagnerà la giornata e guiderà anche un laboratorio appositamente pensato per le coppie, un momento dedicato al dialogo, alla riflessione e alla crescita nel cammino di coppia.

“La preparazione al matrimonio e alla famiglia, è per molti occasione di contatto con la comunità cristiana dopo anni di lontananza.
Deve diventare un percorso di ripresa della fede, per far conoscere Dio, sorgente e garanzia dell’amore umano, la rivelazione del suo Figlio, misura d’ogni vero amore, la comunità dei suoi discepoli, in cui Parola e Sacramenti sostengono il cammino spesso precario dell’amore.
Grande attenzione va dedicata a contenuti e metodo, per favorire accoglienza, relazioni, confronto, accompagnamento. Il cammino di preparazione deve trovare continuità, con forme diverse, almeno nei primi anni di matrimonio.”
Dal documento dei Vescovi italiani “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”
(maggio 2004), n. 9

Con gioia e profonda riconoscenza desidero condividere con voi i frutti della visita pastorale che ho avuto la grazia di compiere nelle 33 parrocchie della nostra Diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa, dall’ottobre 2023 all’ottobre 2025. È stato un tempo intenso di ascolto, preghiera e confronto, che ha rivelato volti, speranze e ferite della nostra gente, ma soprattutto la presenza viva del Signore che, come abbiamo meditato insieme, «sta alla porta e bussa».
Un grazie grande e sentito ai parroci e a tutto il clero per l’accoglienza fraterna e per il servizio quotidiano che rendono nelle comunità. La vostra disponibilità e il vostro amore per il popolo di Dio sono stati la prima e più bella testimonianza del Vangelo. Ringrazio inoltre i consacrati, i diaconi, i catechisti, i religiosi, i membri dei consigli parrocchiali, i volontari e tutte le famiglie che si sono impegnate nell’accogliere questa visita: la vostra partecipazione ha reso possibile un dialogo sincero e fecondo.
La parola che ha guidato il cammino della visita — «Sto alla porta e busso» — ci ha aiutato a vivere il discernimento come apertura: riconoscere che il Signore viene, chiede di entrare nelle nostre case, nei nostri cuori e nelle nostre comunità. Ho trovato in molti luoghi semi buoni seminati dallo Spirito: esperienze di fede autentica, iniziative caritative, poveri sostenuti, giovani desiderosi di senso, gruppi che si impegnano nella liturgia e nell’annuncio. Al contempo sono emerse fragilità e sfide: arretratezza economica e sociale, solitudine degli anziani, difficoltà delle famiglie, povertà educativa, precarietà lavorativa, il rischio della marginalizzazione dei giovani, e una crescente complessità culturale segnata anche dalle tecnologie digitali e dai cambiamenti geopolitici.
Nel mio discernimento, sostenuto da un ampio supporto ecclesiale, ho ritenuto necessario convocare il Sinodo diocesano. Credo che il tempo maturato con la Visita Pastorale abbia seminato molte cose: ora è il momento di far germogliare quei semi attraverso un cammino sinodale che aiuti la Chiesa locale a ridire il Vangelo, a rifare comunità e a ridare speranza alla nostra gente e alla nostra società. Il Sinodo non è un evento amministrativo, ma un itinerario di ascolto e di conversione, aperto a tutti i battezzati: sacerdoti, consacrati, diaconi, laici, famiglie e giovani.
I temi che il Sinodo dovrà affrontare riguarderanno in particolare:
Viviamo un’epoca di grandi sfide che richiedono di essere lette alla luce della fede e della fedeltà all’umano. È necessario farsi prossimi, evangelicamente, alle fragilità del nostro territorio, vigilando sulle implicazioni morali e sociali della tecnologia e impegnandoci per la riconciliazione là dove i conflitti feriscono la dignità umana. Solo così potremo contribuire, come Chiesa, alla costruzione di un mondo più fraterno e solidale. Vi invito a pregare con me e per il Sinodo: perché lo Spirito Santo guidi tutti noi, illumini le coscienze e renda fecondo il nostro impegno. Invito le comunità a partecipare con creatività e responsabilità a questo cammino sinodale, perché la Chiesa non è soltanto una struttura, ma il popolo santo che cammina insieme verso il Regno. Con gratitudine e affetto pastorale, affido la nostra diocesi all’intercessione della Vergine Maria e al cuore misericordioso di Cristo che bussa sempre per entrare.
+ Ciro Fanelli
Vescovo

Carissimi,
il card. Zuppi in data odierna, accogliendo l’appello di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della
violenza prima che diventi una voragine irreparabile», ha promosso una Giornata di preghiera e digiuno per il prossimo venerdì 13 marzo 2026.
Rivolgo questo appello del Cardinale Presidente a tutte le parrocchie, ai religiosi e alle aggregazioni ecclesiali della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso.
La nostra diocesi, pertanto, accoglie l’invito della CEI impegnandosi a vivere la Giornata del 13 marzo come un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte.
Venerdì 13 marzo pregheremo tutti secondo le indicazioni della CEI perché «si apra presto un cammino di pace stabile e duratura» e perché «quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio».
Certo di una corale accoglienza di questo invito al digiuno e alla preghiera per la pace, Vi saluto cordialmente tutti nel Signore Gesù, nostra unica speranza.
Melfi, 5 marzo 2026
+ Ciro Fanelli
Vescovo


Cari fratelli e sorelle della Diocesi,
Nel comune cammino sulle vie del Vangelo, mentre vi auguro che la luce del Risorto possa orientare i vostri passi, vi benedico di cuore nel Signore Gesù, nostra unica speranza.
Il vostro Vescovo
+ Ciro Fanelli

Cari fratelli e sorelle!
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.
Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.
È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». [1]
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». [2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». [3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana». [4]
Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.
Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.
Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.
LEONE PP. XIV