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In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria

INTERVENTO CONCLUSIVO DEL VESCOVO

In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria

guidata dal centro studi missione emmaus

 Tema del Sinodo:

“Un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)

RIONERO – 14 GIUGNO 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,
presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate, operatori pastorali,
carissimi giovani e membri delle nostre comunità, concludiamo questa Assemblea diocesana con un sentimento profondo di gratitudine e di responsabilità ecclesiale.

Gratitudine per il cammino che il Signore ci ha fatto vivere a partire dalla Visita pastorale fino ad oggi. Responsabilità perché oggi entriamo ufficialmente nel cammino che ci condurrà al Sinodo diocesano 2026–2029*, il cui tema è una parola semplice e impegnativa degli Atti degli Apostoli: essere “Un cuor solo e un’anima sola” (cfr. Atti 4, 32)

Non si tratta di uno slogan.

  • È un programma di Chiesa.
  • È un modo di essere comunità.
  • È un criterio di discernimento per il nostro futuro.

 

  1. LA VISITA PASTORALE: ASCOLTO DI UNA CHIESA REALE

La Visita pastorale (2023-2025) è stata il primo grande passo di questo cammino. Non è stata soltanto una serie di incontri. È stata un’esperienza di Chiesa. Abbiamo attraversato le comunità ascoltando storie, fatiche e speranze. Abbiamo incontrato la fede semplice e resistente di tante persone. Abbiamo condiviso la dedizione di sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati nella vita pastorale. E insieme abbiamo riconosciuto le fragilità del nostro tempo dinanzi alle quali si trova la nostra Chiesa locale: ad esempio, il calo della partecipazione, il cambiamento culturale, lo spopolamento dei nostri paesi, la fatica delle famiglie, la solitudine degli anziani, il disorientamento dei giovani.

Ma non abbiamo incontrato una Chiesa spenta. Abbiamo incontrato una Chiesa viva, anche se ferita e in trasformazione. Soprattutto abbiamo compreso una cosa: lo Spirito Santo non si è ritirato dalla nostra storia.

 

  1. IL SINODO: UN CAMMINO DI GRAZIA

Il Sinodo che stiamo preparando non è un evento tra altri eventi.

  • È un tempo di grazia.
  • È un tempo di discernimento.
  • È un tempo di conversione ecclesiale.

Non siamo chiamati semplicemente a organizzare un percorso, ma a lasciarci condurre dallo Spirito. Il Sinodo non nasce da un problema da risolvere, ma da una domanda di fede: “che cosa il Signore chiede oggi alla nostra Chiesa?” Per rispondere a questa domanda non bastano strategie. Serve ascolto, preghiera e conversione.

 

  1. IL TEMA DEL SINODO: “UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA”

Il cuore del nostro Sinodo è questa immagine degli Atti degli Apostoli.

“Un cuor solo e un’anima sola” non descrive una Chiesa ideale.

Descrive la Chiesa possibile quando Cristo è al centro.

È la Chiesa

  • che nasce dall’Eucaristia,
  • che si nutre della Parola,
  • che vive della carità.

È la Chiesa in cui le diversità non si cancellano, ma si armonizzano. In cui i carismi non si oppongono, ma si completano. In cui la comunione non è uniformità, ma fraternità. Questo è il nostro orizzonte sinodale.

 

  1. TRE ATTEGGIAMENTI PER VIVERE IL SINODO

Per camminare verso questa meta, il Sinodo ci chiede tre atteggiamenti fondamentali:

“rinnovare e rinnovarsi, innovare, ascoltare tutti, in particolare i giovani”

Non sono tre fasi. Sono tre conversioni permanenti.

 

  1. RINNOVARE E RINNOVARSI: TORNARE AL VANGELO

Il primo atteggiamento è il rinnovamento. Rinnovarsi significa tornare all’essenziale: Cristo.

Non significa aggiungere attività, ma ritrovare la sorgente. Non significa moltiplicare iniziative, ma verificare la qualità evangelica delle nostre comunità. La domanda che ci accompagna è semplice e decisiva:

le nostre comunità generano ancora fede viva? Oppure si limitano a custodire tradizioni?

Rinnovarsi significa mettere al centro la Parola di Dio, l’Eucaristia e la carità. Significa passare da una pastorale di mantenimento a una pastorale missionaria. Ma questo non riguarda prima di tutto le strutture.

Riguarda i cuori.

 

  1. CONVERSIONE DELLE PERSONE PRIMA DELLE STRUTTURE

Non ci sarà rinnovamento senza conversione.

Presbiteri, diaconi, religiosi/e, catechisti, educatori, operatori pastorali: siamo tutti coinvolti. Il rischio dell’attivismo è reale: fare molto senza essere trasformati dal Vangelo.

La prima conversione riguarda lo sguardo: passare dalla lamentela alla speranza, dal giudizio alla misericordia.

La seconda riguarda il servizio: ogni ministero è missione, non possesso.

La terza riguarda l’identità: non siamo funzionari del sacro, ma discepoli del Signore.

Solo una Chiesa di discepoli può essere una Chiesa missionaria.

 

  1. INNOVARE: FEDELTÀ CREATIVA AL VANGELO

Il secondo atteggiamento è innovare. Innovare non è cambiare il Vangelo. È trovare forme nuove per annunciarlo.

Il mondo è cambiato profondamente. Molti giovani e molte famiglie sono lontani dalle comunità non per rifiuto della fede, ma per trasformazione culturale. Per questo serve una pastorale più creativa:

  • collaborazione tra parrocchie;
  • corresponsabilità dei laici;
  • presenza nei luoghi della vita quotidiana;
  • attenzione al mondo digitale;
  • capacità di uscire verso le periferie esistenziali.

Una Chiesa che non innova rischia di diventare incomprensibile. Una Chiesa che innova senza radici rischia di perdere sé stessa.

 

  1. ASCOLTARE: STILE DELLA CHIESA SINODALE

Il terzo atteggiamento è l’ascolto.

Il Sinodo sarà autentico solo se sarà una grande esperienza di ascolto.

  • Ascolto di Dio nella preghiera.
  • Ascolto della realtà nella storia.
  • Ascolto delle persone nella vita concreta.

Non si può decidere senza ascoltare. Non si può guidare senza comprendere. Non si può parlare senza aver accolto.

 

  1. I GIOVANI: LUOGO DECISIVO DELL’ASCOLTO

In questo ascolto, i giovani hanno un posto centrale.

Non sono il futuro della Chiesa. Sono il presente della Chiesa.

Non chiedono una Chiesa perfetta, ma una Chiesa autentica. Non cercano risposte prefabbricate, ma adulti credibili.

Non vogliono essere spettatori, ma protagonisti.

Il Sinodo dovrà uscire dai confini delle parrocchie e andare nei luoghi della vita: scuola, lavoro, politica, istituzioni, sport, famiglie, mondo digitale, ecc…

Solo una Chiesa che ascolta i giovani potrà generare futuro.

 

  1. UNA CHIESA SEGNATA DALLA MISERICORDIA

Tutto questo sarà possibile solo se la misericordia diventerà lo stile ordinario della Chiesa. La misericordia non è un settore pastorale.

È il volto stesso della Chiesa.

Una Chiesa misericordiosa accoglie prima di giudicare. Comprende prima di escludere. Ascolta prima di chiudere.

Le nostre comunità devono diventare case aperte. Luoghi di fraternità.

Spazi in cui si sperimenta la vicinanza di Dio.

 

  1. CONCLUSIONE

Carissimi,

il Sinodo che iniziamo a preparare non è un evento da organizzare, ma un cammino da vivere.

Non siamo chiamati a difendere il passato, ma a discernere il futuro che Dio apre davanti a noi. Il nostro orizzonte è uno solo: “Un cuor solo e un’anima sola”.

Questa non è un’utopia. È la promessa del Vangelo vissuta nella storia.

Raccogliamo questo cammino attorno a tre parole: “rinnovare, innovare, ascoltare”. E affidiamo tutto al Signore, perché solo una Chiesa unita in Cristo sarà una Chiesa missionaria.

Vi accompagno con la mia preghiera e vi benedico di cuore.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 


«Diventate ciò che ricevete» – L’EUCARISTIA, FONTE DELLA CHIESA E FORMA DELLA VITA CRISTIANA

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

«Diventate ciò che ricevete»

L’EUCARISTIA, FONTE DELLA CHIESA E FORMA DELLA VITA CRISTIANA

Omelia in occasione della solennità del Corpus Domini

7 giugno 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. quando ci raduniamo per celebrare l’Eucaristia, siamo posti davanti al mistero più grande che la Chiesa custodisce e vive. Non siamo convocati semplicemente per adempiere un precetto religioso, né per partecipare a una pia pratica di devozione. Siamo convocati dal Signore Risorto che continua a radunare il suo popolo per renderlo partecipe della sua Pasqua. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che l’Eucaristia è «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (LG 11). Fonte, perché da essa scaturisce la vita nuova che nasce dalla Pasqua di Cristo; apice, perché tutta l’esistenza del credente e tutta la missione della Chiesa tendono verso quella comunione piena con Dio che nell’Eucaristia è anticipata sacramentalmente. Eppure dobbiamo riconoscerlo con sincerità: non sempre partecipiamo alla celebrazione con questa consapevolezza. Talvolta la familiarità con i gesti e le parole della liturgia rischia di generare assuefazione. La celebrazione può apparire ripetitiva e il mistero può essere oscurato dall’abitudine. Accade allora che si partecipi con il corpo ma non con il cuore, presenti fisicamente ma interiormente lontani.
  1. La Chiesa, invece, ci invita continuamente a riscoprire che l’Eucaristia non è qualcosa che assistiamo dall’esterno, ma un mistero nel quale siamo coinvolti personalmente ed ecclesialmente. Come afferma la Costituzione sulla Sacra Liturgia, i fedeli non devono essere «estranei o muti spettatori», ma partecipare «consapevolmente, piamente e attivamente» al mistero celebrato. Questa affermazione trova il suo fondamento in una verità teologica fondamentale: la celebrazione eucaristica è azione di Cristo e della Chiesa. Spesso si pensa che il celebrante sia esclusivamente il sacerdote. In realtà, secondo la grande tradizione ecclesiale recuperata dal Concilio, il soggetto della celebrazione è l’intera assemblea convocata dal Signore. Il ministro ordinato presiede in persona Christi, ma l’Eucaristia è l’azione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Nella Preghiera eucaristica non troviamo quasi mai l’io del sacerdote, ma il “noi” della Chiesa: «Noi ti rendiamo grazie», «Noi ti offriamo», «Noi celebriamo il memoriale». Quel “noi” esprime il popolo sacerdotale che, unito al suo Signore, offre al Padre il sacrificio di lode e offre insieme la propria vita. Per questo ogni Eucaristia è molto più di una commemorazione. È il memoriale della Pasqua del Signore. E il memoriale, nella tradizione biblica, non è un semplice ricordo del passato. Nello zikkaron di Israele, l’evento salvifico viene reso presente ed efficace nell’oggi della comunità. Quando celebriamo l’Eucaristia, non ricordiamo soltanto ciò che Gesù ha fatto duemila anni fa. Lo Spirito Santo rende presente qui e ora l’unico sacrificio pasquale di Cristo. Il Crocifisso-Risorto si dona nuovamente alla sua Chiesa e la introduce nella comunione con il Padre. Per questo l’altare è il luogo in cui il cielo incontra la terra, il tempo si apre all’eternità e la storia umana viene raggiunta dalla potenza salvifica di Dio. Ma vi è una seconda verità che la tradizione cristiana ha sempre custodito: se la Chiesa fa l’Eucaristia, l’Eucaristia fa la Chiesa.
  1. Ogni volta che il sacrificio eucaristico viene celebrato, il Signore non soltanto si dona al suo popolo, ma lo plasma e lo trasforma. L’Eucaristia genera continuamente la Chiesa come mistero di comunione. Lo afferma con forza san Giovanni Paolo II: «La Chiesa vive dell’Eucaristia». Essa vive dell’Eucaristia perché da essa riceve continuamente la propria identità più profonda. Infatti la comunione eucaristica non è semplicemente un gesto individuale di pietà. Essa realizza e manifesta la comunione ecclesiale. Nutrendoci dell’unico Pane, diventiamo un solo Corpo. San Paolo lo afferma con chiarezza: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (1Cor 10,17). L’Eucaristia, dunque, non costruisce soltanto il rapporto personale con Cristo; costruisce anche il rapporto dei credenti tra loro. Per questo ogni divisione, ogni chiusura, ogni forma di egoismo contraddice ciò che celebriamo. Non possiamo accostarci alla mensa del Signore e rimanere prigionieri dell’indifferenza. Non possiamo ricevere il sacramento dell’unità e alimentare nella vita quotidiana logiche di separazione, rivalità o esclusione. L’Eucaristia ci educa progressivamente alla forma stessa dell’esistenza di Gesù. Il pane spezzato e il vino versato sono il linguaggio sacramentale di una vita totalmente donata. In quei segni è racchiusa l’intera esistenza del Signore: una vita vissuta come offerta al Padre e servizio ai fratelli. Quando Gesù dice: «Questo è il mio corpo offerto per voi», non interpreta soltanto la sua morte imminente; offre la chiave di lettura di tutta la sua esistenza. Egli è l’uomo che vive totalmente per il Padre e totalmente per gli altri.
  1. Partecipare all’Eucaristia significa entrare in questo dinamismo pasquale del dono. Significa lasciarsi liberare dall’autoreferenzialità che chiude il cuore e lasciarsi conformare alla logica evangelica della gratuità. Per questo sant’Agostino poteva rivolgersi ai fedeli con una delle espressioni più profonde della tradizione cristiana: «Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete». Riceviamo il Corpo di Cristo per diventare Corpo di Cristo. Riceviamo il Pane della vita perché la nostra vita diventi pane spezzato per i fratelli. Riceviamo il sacramento della comunione per diventare artigiani di comunione nella storia. E qui comprendiamo come l’Eucaristia non si esaurisca entro le mura della chiesa. Ogni celebrazione termina con un invio missionario. La liturgia conduce necessariamente alla testimonianza. Il mistero celebrato domanda di essere tradotto in vita. La costituzione pastorale Gaudium et Spes descrive la Chiesa come «fermento» e «quasi anima della società umana». Questa missione nasce precisamente dall’Eucaristia. Là impariamo che Dio non salva l’uomo sottraendolo alla storia, ma trasformando la storia dall’interno mediante l’amore. Per questo i Padri della Chiesa hanno sempre collegato l’altare ai poveri.
  1. San Giovanni Crisostomo ammoniva i suoi fedeli: «Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando lo vedi nudo». È una parola che conserva tutta la sua forza profetica. Il Corpo di Cristo che adoriamo nel sacramento è lo stesso Corpo che incontriamo nei poveri, nei sofferenti, negli esclusi, nelle periferie esistenziali del nostro tempo. L’Eucaristia diventa allora criterio di discernimento della verità della nostra vita cristiana. La nostra partecipazione alla Messa è autentica quando genera misericordia. La nostra comunione è vera quando produce fraternità. La nostra adorazione è sincera quando si traduce in carità. La nostra fede è credibile quando diventa servizio. Carissimi, ogni volta che ci accostiamo all’altare il Signore ci invita a entrare nel suo mistero pasquale affinché tutta la nostra esistenza sia trasformata. Non ci chiede semplicemente di assistere a un rito. Ci chiede di offrirci con Lui. Non ci chiede soltanto di ricevere un dono. Ci chiede di diventare dono. Non ci chiede semplicemente di ricordarlo. Ci chiede di renderlo presente nel mondo. Allora l’Eucaristia diventa davvero ciò che il Concilio proclama: fonte e apice della vita cristiana; principio di comunione ecclesiale; scuola di carità; forza trasformatrice della storia; anticipazione del Regno che viene.

Signore Gesù Cristo, Pane vivo disceso dal cielo, fa’ che, nutriti alla mensa del tuo Corpo,
sappiamo riconoscerti e amarti nei poveri, nei sofferenti, negli ultimi,
nei quali continui misteriosamente a venirci incontro.

A Te, Signore Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo, ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Melfi 7 giugno 2026 – Solennità del Corpo e del Sangue del Signore

✠ Ciro Fanelli
Vescovo


Rinnovare, innovare, ascoltare

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

IN CAMMINO VERSO IL SINODO DIOCESANO

A CONCLUSIONE DEL TRIENNIO EUCARISTICO: “NELL’EUCARISTIA NASCE E RINASCE LA CHIESA”

“Rinnovare, innovare, ascoltare”

 

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa,

1. con la Solennità del Corpus Domini si conclude il triennio eucaristico che ha accompagnato il nostro cammino diocesano: “Nell’Eucaristia nasce e rinasce la Chiesa”. Un tempo di grazia che si
è intrecciato con il pellegrinaggio della Visita Pastorale, segno concreto della prossimità del Vescovo alle comunità e occasione privilegiata di ascolto e discernimento. Il percorso eucaristico
indicato alle parrocchie, alle comunità religiose e alle aggregazioni laicali non voleva essere un semplice “programma pastorale”, ma un vero percorso spirituale ed ecclesiale che ha riportato al
centro la sorgente della vita della Chiesa: l’Eucaristia. In essa la Chiesa non solo celebra Cristo, ma nasce continuamente da Lui, si rinnova e viene inviata: la Chiesa vive dell’eucaristia.

2. Il triennio eucaristico ha risvegliato nella nostra comunità diocesana la consapevolezza che la Chiesa nasce dall’Eucaristia. Nel primo anno del nostro cammino diocesano (2023-2024) si è
soffermato sul tema “L’Eucaristia: incontro con l’umanità di Cristo”, che ci ha aiutato a riscoprire l’essenziale: l’Eucaristia non è un rito, ma un incontro vivo con Cristo, che assume la nostra
umanità e la trasforma. La fede nasce sempre da questo incontro personale e reale. Il secondo anno, “L’Eucaristia: luogo della santità ospitale” (2024-2025), ci ha mostrato che l’Eucaristia genera una Chiesa che diventa comunione concreta e ospitale. La santità non è separazione, ma capacità di accoglienza, di fraternità, di guarigione delle relazioni. Una Chiesa eucaristica è una Chiesa che fa spazio all’altro. Il terzo anno, “L’Eucaristia: luogo di missione” (2025-2026), ha rivelato la dimensione decisiva: l’Eucaristia invia. La celebrazione termina con un mandato missionario: “Andate”. Dall’Eucaristia nasce una Chiesa che esce, che testimonia, che si fa prossima nel mondo.

3. In questo triennio abbiamo compreso che l’Eucaristia è il principio generativo della Chiesa: la sua sorgente, la sua forma e la sua missione. Il nostro cammino trova oggi un forte sostegno nelle parole di Papa Leone XIV, che richiama tutta la Chiesa a una priorità decisiva: “riportare al centro il Vangelo”. È questa l’urgenza della Chiesa oggi: non aggiungere, ma tornare all’essenziale; non moltiplicare attività, ma rinnovare l’incontro con Cristo. Il Papa ci invita a chiederci quale volto di Dio traspare nelle nostre comunità: nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia e nella carità. La questione decisiva non è organizzativa, ma spirituale: favorire l’incontro vivo con il Signore. Particolare attenzione viene data all’iniziazione cristiana, che non può ridursi a preparazione ai sacramenti, ma deve essere riscoperta come cammino di vita nel Battesimo, realtà viva che accompagna tutta l’esistenza del credente. Il Papa ci invita anche a uno sguardo nuovo: non fermarsi ai dati di crisi o alle difficoltà, ma imparare a vedere con gli occhi di Dio, riconoscendo che lo Spirito continua ad agire nella storia, spesso in modo nascosto.

4. Il cuore del nostro cammino sinodale sarà l’ascolto: ascolto di Dio, del Popolo di Dio e dei segni dei tempi. Una Chiesa che ascolta non si chiude, ma diventa luogo di discernimento e
missione. L’ascolto vero trasforma le comunità e permette di leggere la realtà non come problema, ma come luogo di Dio. Il Papa sottolinea che la partecipazione è essenziale alla vita della Chiesa: non è organizzativa, ma un’esigenza della comunione e della missione. Essa coinvolge i diversi carismi e ministeri e chiede una reale corresponsabilità. La fecondità della Chiesa non si misura con criteri di numero o di potere, ma con la logica evangelica della piccolezza, nella quale Dio opera con forza. Da qui nasce – come ci ricorda Papa Leone – un invito forte e liberante: il coraggio dell’essenziale! Il coraggio:

  • di comunità meno preoccupate di conservare e più libere di annunciare Cristo,
  • di una catechesi come iniziazione alla vita cristiana,
  • di parrocchie accoglienti e missionarie,
  • di organismi di partecipazione vivi,
  • di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande,
  • il coraggio di lasciarsi evangelizzare dai poveri.

5. Solo una Chiesa radicata in Cristo può vivere questo coraggio. Le tre parole che devono accompagnarci nella preparazione del nostro Sinodo: rinnovare, innovare, ascoltare. Alla luce di
questo cammino, il Sinodo è chiamato ad articolarsi attorno a tre parole fondamentali.

a) Rinnovare: “Rinnovarsi” significa tornare al Vangelo: Parola, Eucaristia e carità. La domanda decisiva è: le nostre comunità generano fede o solo abitudini?
b) Innovare: “Innovare” non è seguire mode, ma trovare forme nuove per annunciare il Vangelo oggi. Serve una Chiesa semplice, vicina, corresponsabile, capace di uscire e di abitare il mondo.
c) Ascoltare: Il Sinodo è “ascolto” di Dio, della realtà e delle persone. Particolare attenzione ai giovani, che non cercano risposte prefabbricate, ma autenticità e testimonianza.
Il cammino sarà fecondo solo se la misericordia diventerà lo stile ordinario della Chiesa. Una Chiesa che accoglie prima di giudicare, che comprende prima di escludere, che ascolta prima di
chiudere.

Carissimi,
torniamo all’immagine che ha aperto il nostro cammino verso il Sinodo: il mandorlo che fiorisce (Geremia 1, 11-12). Fiorisce quando tutto sembra ancora inverno. Il Sinodo è chiamato a
riconoscere questo fiorire discreto dell’opera di Dio nelle nostre comunità. Consegno a tutti una parola semplice e decisiva: “Siate tutti suoi” (San Giovanni d’Avila). Prima di ogni progetto e di
ogni riforma, siamo chiamati a rinnovare l’appartenenza a Cristo. Solo una Chiesa che gli appartiene può rinnovarsi, innovare e ascoltare.

Vi accompagno con la mia preghiera e vi benedico di cuore.

Melfi, 6 giugno 2026 – Primi Vespri della Solennità del Corpo e Sangue del Signore

✠ Ciro Fanelli
Vescovo


FORMAZIONE UNITARIA – Verso il Sinodo

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

FORMAZIONE UNITARIA

Verso il Sinodo

Rionero – Domenica 10 maggio 2026

 

Carissimi,

vi ricordo che, come da programma, siamo giunti al secondo incontro con il Centro Studi Missione Emmaus, che si terrà domenica 10 maggio 2026, presso il Centro Pastorale San Gerardo a Rionero, dalle ore 15.00 alle ore 19.00. È un momento fondamentale per prepararci insieme al cammino verso il Sinodo diocesano (2026–2029): la presenza e il contributo di tutti sono decisivi.

L’incontro è rivolto al Presbiterio diocesano, alla Curia diocesana (responsabili ed équipe), ai componenti del Consiglio Pastorale Diocesano e ai segretari dei Consigli Pastorali Parrocchiali.

Per l’importanza pastorale dell’appuntamento, tutte le messe vespertine di domenica 10 maggio p.v. sono sospese. Vi prego di avvisare i fedeli nelle modalità che più opportune.

Per eventuali chiarimenti contattare Emilia D’Arace, segretaria della Curia.

In attesa di incontrarvi persona, vi saluto con affetto ecclesiale.

Melfi, 2 maggio 2026

+ Ciro Fanelli
Vescovo

Il lavoro genera un futuro di pace

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Il lavoro genera un futuro di pace

Messaggio ai lavoratori in occasione del 1° maggio 2026

 

Carissimi lavoratori e lavoratrici del Vulture-Melfese,

in questo Primo Maggio, mentre la Chiesa italiana ci richiama a riscoprire il legame profondo che sussiste tra futuro, lavoro e pace, la nostra terra del vulture vive una contraddizione dolorosa: proprio dove il lavoro dovrebbe generare futuro per le famiglie, cresce invece l’incertezza sul mondo del lavoro in generale e in particolare sull’area industriale di San Nicola di Melfi.

Il lavoro, in ogni epoca della storia dell’umanità, è il segno concreto di una società che è protesa verso il bene comune e che edifica efficacemente la pace nella sua accezione più larga: crea relazioni, sostiene le famiglie, tiene unita la comunità. Ma quando il lavoro viene reso fragile, precario o sacrificato, produce purtroppo l’effetto opposto: impoverimento, divisioni, conflitti e paura.

È un tempo di grande crisi che stanno vivendo le nostre comunità e le nostre famiglie: sociale, valoriale e culturale. Non possiamo ignorare il contesto più ampio in cui questa crisi si inserisce. In un mondo segnato da guerre, riarmo e scelte economiche orientate al solo profitto immediato e senza regole, sociali e morali, anche il lavoro rischia di essere piegato a logiche che non costruiscono, ma consumano persone e territori. Questa logica entra anche nelle nostre piccole e medie realtà locali, ogni qual volta il destino dei lavoratori viene subordinato a interessi lontani e impersonali, di puro profitto e di logiche di potere.

Per questo, con chiarezza, sento di rivolgere un appello che parte dal cuore del Vangelo e dall’amore per la nostra gente: il lavoro non sia trattato come una variabile accidentale, ma diventi la priorità delle scelte sociali, politiche ed economiche per essere il fondamento di ogni bene comune. Le istituzioni e le imprese scelgano strade che promuovano la dignità delle persone, e non assecondino la cultura dello scarto, che è non solo sterile ma è anche autodistruttiva. Si investa invece in un’economia capace di progettualità e visione, che sappia moltiplicare l’avvio di processi virtuosi, che non si chiuda in decisioni che producono solo vantaggi immediati lasciando dietro di sé vuoti sociali.

La crisi del mondo del lavoro non è solo un problema industriale: è anche una questione di giustizia e di pace. Dove il lavoro manca o si indebolisce, cresce una tensione silenziosa che mina la convivenza e spegne la speranza, soprattutto nei giovani.

Ai giovani voglio dire con forza: non siete destinati ad andar via, perché qui non c’è niente! Questa terra deve poter essere il vostro futuro. E a tutta la comunità chiedo una responsabilità condivisa: educare oggi alla pace significa anche difendere e promuovere il lavoro libero, generativo e dignitoso.

Come Chiesa locale, non possiamo accettare che le logiche finanziarie e le scelte economiche creino una immorale separazione nella vita reale delle persone. Saremo accanto a voi, con la forza del Vangelo, perché il lavoro torni ad essere ciò che è chiamato ad essere: costruzione di pace, segno di giustizia, espressione di una società che non esclude ma che cresce nella costruzione di un futuro migliore per tutti.

In questo giorno dalla nostra terra salga una richiesta chiara e coraggiosa: il lavoro sia custodito, difeso e rinnovato come bene di tutti. Con affetto evangelico, insieme alla comunità ecclesiale, vi accompagno e vi saluto.

 

Melfi, 30 aprile 2026

+ Ciro Fanelli

Vescovo


VERSO IL SINODO DIOCESANO – LETTERA DEL VESCOVO PER LA FORMAZIONE UNITARIA CON IL CENTRO STUDI MISSIONE EMMAUS

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

VERSO IL SINODO DIOCESANO

FORMAZIONE UNITARIA

CON IL CENTRO STUDI MISSIONE EMMAUS

Rionero in Vulture – S. Gerardo – 19 APRILE, 10 MAGGIO e 14 GIUGNO 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,

Carissimi confratelli presbiteri, diaconi, persone consacrate,

desidero informarvi in maniera più dettagliata che anche il percorso di formazione unitaria in vista del Sinodo (2026-2029) sarà curato dall’equipe del “Centro Studi Missione Emmaus” e si svolgerà a Rionero in Vulture, presso il Centro Pastorale San Gerardo, in tre pomeriggi domenicali tra aprile, maggio e giugno (DOMENICA 19 APRILE, DOMENICA 10 MAGGIO, DOMENCIA 14 GIUGNO).

Il cammino coinvolgerà, secondo specifiche modalità, tutti i sacerdoti del presbiterio, i componenti della Curia diocesana, direttori e membri delle equipe, il consiglio pastorale diocesano e i segretari dei consigli pastorali parrocchiali e tutti i membri dei consigli pastorali parrocchiali. Colgo l’occasione anche per ricordarvi che il 27 febbraio u.s. ho nominato don Angelo Grieco Vicario episcopale per il Sinodo diocesano. Ringrazio don Angelo per la sua disponibilità ad accogliere questo delicato incarico: la sua competenza e il suo zelo pastorale accompagneranno validamente il cammino di preparazione e di attuazione del Sinodo diocesano.

Il primo obiettivo del cammino di formazione, che inizieremo a partire da domenica 19 aprile p.v. , è raccogliere e approfondire le sfide emerse durante la recente Visita Pastorale — le criticità, le risorse, le speranze e le urgenze che le nostre comunità hanno manifestato — per predisporre insieme linee unitarie che preparino la diocesi al Sinodo diocesano, che si aprirà l’11 ottobre 2026 e si svilupperà fino al 2029. È essenziale che quanto emergerà da questi incontri laboratoriali sia espressione della vita concreta delle nostre parrocchie e costituisca la base per il cammino sinodale.

In maniera collegiale dobbiamo scegliere il tema o i temi principali del Sinodo diocesano; questo discernimento comune è necessario perché il Sinodo possa davvero contribuire a far rinascere la nostra Chiesa diocesana. Perché la scelta sia autenticamente condivisa, inviteremo ciascuna realtà parrocchiale e associativa a proporre priorità emerse dall’ascolto locale: storie, bisogni e proposte concrete che saranno portate ai tavoli di lavoro. Durante i tre pomeriggi a San Gerardo ascolteremo, confronteremo e selezioneremo insieme le linee tematiche che orienteranno il percorso sinodale.

I protagonisti del Sinodo dovranno essere tutti i battezzati, in particolare giovani, adulti, famiglie e realtà educative. Voglio sottolineare con forza che protagonisti di questo cammino sinodale saranno tutti i battezzati, a tutti i livelli. Ciascuno è chiamato a partecipare, a portare la propria voce e la propria esperienza. La rinascita della nostra Chiesa passa attraverso la corresponsabilità di tutti.

Per favorire la partecipazione dei sacerdoti e di quanti sono coinvolti nel  percorso formativo, dispongo che nei pomeriggi domenicali in cui si terranno gli incontri a San Gerardo vengano sospese le messe vespertine in tutte le chiese parrocchiali, nelle rettorie e nelle cappellanie della diocesi. Invito i parroci a comunicare per tempo ai fedeli queste indicazioni motivandole.

Gli incontri di formazione unitaria si svolgeranno con la seguente modalità:
1° incontro:

  • domenica 19 Aprile 2026 (h. 15:00-19:00): presbiteri e curia diocesana

2° incontro:

  • domenica 10 Maggio 2026 (h. 15:00-19:00): presbiteri, curia diocesana, consiglio pastorale diocesano e segretari dei consigli pastorali parrocchiali

3° incontro:

  • domenica 14 Giugno 2026 (h. 15:00-19:00): presbiteri, curia diocesana, consiglio pastorale diocesano e consigli pastorali parrocchiali.

A ciascun parroco chiedo di comunicare ai propri consigli pastorali e di promuovere incontri preparatori in vista degli incontri programmati. I segretari dei consigli pastorali parrocchiali sono pregati di coadiuvare fattivamente i parroci e di inviare alla Segreteria della curia l’elenco e conferma dei partecipanti per l’accoglienza a Rionero.

Il Centro Studi Missione Emmaus fornirà ogni materiale utile per il lavoro nei gruppi di incontro. È richiesta la conferma di partecipazione con congruo anticipo, per motivi organizzativi. Per ogni necessaria comunicazione è a disposizione la segreteria generale della Curia diocesana nella persona di Emilia D’Arace.

Affido questo percorso alla preghiera di tutta la nostra Diocesi. Vi esorto a parteciparvi con spirito di ascolto, responsabilità e servizio: la vostra esperienza di fede, le vostre domande e le vostre proposte sono il materiale necessario per costruire un percorso pastorale autenticamente sinodale e per far rinascere la nostra Chiesa diocesana.

Ricordiamo che la fecondità di questo cammino dipende dalla partecipazione concreta di tutti i battezzati — giovani e adulti, famiglie e realtà educative compresi.

Ringrazio il “Centro Studi Missione Emmaus” per il servizio di accompagnamento formativo; ringrazio don Angelo Grieco per l’ufficio che ha accettato e ringrazio ciascuno di voi per il contributo che offrite e offrirete alla santa Chiesa di Melfi‑Rapolla‑Venosa in questo tempo così prezioso per la sua crescita a Cristo Gesù, nostra unica speranza.

Con affetto ecclesiale vi saluto e vi benedico.

Melfi, 13 aprile 2026

+ Ciro Fanelli
Vescovo


Messaggio del Vescovo per l’ordinazione presbiterale di don Saverio De Rosa

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

«Dio è fedele e il suo amore è per sempre» (Sal 117,1)

ACCOGLIAMO CON GRATITUDINE IL DONO DELL’ORDINAZIONE PRESBITERALE DI DON SAVERIO DE ROSA

 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

con cuore grato e colmo della gioia pasquale ci apprestiamo a celebrare sabato prossimo, 11 aprile, l’ordinazione presbiterale del diacono don Saverio De Rosa, originario della comunità parrocchiale della Cattedrale di Melfi. Questo evento di grazia che viviamo nel cuore del mistero pasquale, mentre ci incamminiamo verso il Sinodo Diocesano, ci ricorda che la vocazione sacerdotale è un dono grande del Risorto che germoglia e fiorisce nella Chiesa, popolo santo di Dio, e si rafforza nella comunione fraterna di tutto il presbiterio.

Il ministero presbiterale è, come insegna il Concilio, un servizio al sacerdozio comune dei fedeli e alla missione salvifica della Chiesa. Mediante il sacramento dell’Ordine il presbitero viene costituito collaboratore del Vescovo nella missione apostolica per l’edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Con l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria lo Spirito Santo imprimerà in don Saverio un carattere indelebile che lo configurerà per sempre a Cristo sommo e eterno Sommo Sacerdote. Il presbitero è così chiamato a partecipare in modo singolare all’unico sacerdozio di Cristo mediante la celebrazione dei sacramenti, il servizio alla Parola, l’effusione della carità pastorale verso il popolo di Dio.

Nella recente celebrazione della Messa crismale, cuore della vita ecclesiale e segno visibile della comunione presbiterale con il Vescovo, noi ministri ordinati abbiamo ravvivato dinanzi al popolo di Dio la coscienza che il nostro ministero nasce e si rafforza nella Parola, nell’Eucaristia e nella carità pastorale. Il ministero è un dono elargito da Dio alla persona per arricchire la Chiesa e mostrare nella storia il volto della fedeltà di Dio alle sue promesse. Perciò esultanti cantiamo «Dio è fedele e il suo amore è per sempre» (Sal 117,1). Il presbitero, affinché sia guida saggia del popolo, è chiamato ad essere quotidianamente uomo di preghiera nell’intima unione con Cristo.

Nell’accogliere questo singolare dono, la nostra comunità diocesana è chiamata a rafforzare il suo impegno nel creare contesti che favoriscano la maturazione dei germi di vocazioni: famiglie che sanno accompagnare con la testimonianza di vita la crescita umana e cristiana dei figli e comunità parrocchiali evangelicamente attrattive che sanno essere case e scuole di comunione, di preghiera e di carità.

Chiedo a tutta la comunità diocesana di accompagnare don Saverio con la preghiera e con la vicinanza fraterna. La preghiera della comunità ecclesiale è sostegno efficace per il ministero sacerdotale e per la crescita delle vocazioni: la Chiesa intera è corresponsabile di tutte le vocazioni! Preghiamo affinché don Saverio cresca nella fedeltà alla Parola, nello zelo per l’Eucaristia e nella tenerezza della carità, diventando strumento di riconciliazione, ascolto e consolazione per il nostro popolo.

Concludo rinnovando l’invito a sostenere tutte le vocazioni con la preghiera. Solo una Chiesa che vive il Vangelo e si nutre dell’Eucaristia può continuare a generare pastori secondo il cuore di Cristo e a rispondere con coraggio alla missione evangelizzatrice.

Affidiamo don Saverio all’intercessione della Vergine di Nazaret, modello di docilità allo Spirito, e invochiamo su di lui e su tutta la nostra diocesi la benedizione e la pace del Signore Risorto, volto della Misericordia del Padre. Ringrazio ciascuno di voi per l’affetto e la preghiera con cui accompagnate questo dono per chiesa santa di Dio che è in Melfi-Rapolla-Venosa. Il Signore vi benedica.

Melfi 9 aprile 2026.

+ Ciro Fanelli
Vescovo


OMELIA DEL VESCOVO IN OCCASIONE DELLA MESSA CRISMALE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

OMELIA DEL VESCOVO IN OCCASIONE DELLA MESSA CRISMALE

Basilica Cattedrale di Melfi Mercoledì Santo, 1° aprile 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle, pace e gioia,
un saluto cordiale nel Signore a S.E. Mons. Rocco Talucci, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate, ai seminaristi e a voi tutti, fratelli e sorelle. Sentiamo nella comunione sacramentale vicini anche i confratelli che, per ministero o per impedimenti, non possono essere fisicamente presenti. Assicuriamo una particolare preghiera per il seminarista Donato Grimolizzi, che oggi sarà ammesso all’ordine del diaconato e del presbiterato, per il diacono don Saverio De Rosa, che sabato “in albis”, 11 aprile, sarà ordinato presbitero, e per il seminarista Luca Vietri, che il prossimo 25 aprile riceverà il ministero dell’accolitato.

1. Questa assemblea radunata nel nome della SS. Trinità manifesta l’unità e la molteplicità delle vocazioni nella nostra Chiesa diocesana (LG 4). La Messa Crismale, epifania della chiesa locale, pone un accento speciale sul sacerdozio ministeriale – i presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali davanti al vescovo – senza però oscurare le altre vocazioni che trovano la loro sorgente nel battesimo. La Chiesa cresce nella complementarità dei doni e nel contributo di ciascuno e si rafforza nella misura in cui si cammina insieme. Nel vivere insieme questa carità di Cristo, insieme scopriremo la bellezza della Chiesa che noi amiamo (LG 8). Ci sentiremo uniti dal comune vincolo di carità, che è lo Spirito di Cristo, e saremo sempre più sua Chiesa inviata nel mondo perché ogni uomo sia sciolto dai vincoli del male e sia salvo.

2. Il Sinodo, che con l’aiuto di Dio inizieremo a breve, è strettamente legato a questa santa liturgia che ci immette nel solenne triduo pasquale centro di tutto l’anno liturgico: l’11 ottobre daremo liturgicamente inizio al nostro cammino sinodale. E’ un evento di grazia; è ciò che il Signore si attende dalla nostra Diocesi dopo l’esperienza della Visita Pastorale (cfr. Francesco, Discorso in occasione della Commemorazione del 50.mo anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). Prima di entrare formalmente nel Sinodo, ricordiamo con gratitudine il cammino della nostra diocesi, dalla stagione post-conciliare fino ad oggi con i Vescovi e i presbiteri che hanno assicurato la premurosa cura del Cristo Buon Pastore. Il prossimo Sinodo è il primo dopo il Concilio Vaticano. Per questa ragione esso è chiamato ad essere un kairos, un tempo di rigenerazione e di rinnovato slancio missionario, per “ridire” il Vangelo in modo credibile nel nostro contesto (cfr. CEI, Lievito di pace e di speranza, Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, 25 ottobre 2025).
3. La Chiesa italiana durante il cammino sinodale, voluto da Papa Francesco, ha indicato tre fasi — narrativa, sapienziale e profetica — che nelle zone pastorali e nelle nostre parrocchie abbiamo vissuto attraverso la costituzione degli organismi di partecipazione e la realizzazione della Visita Pastorale (cfr. CIC 469-494) . Oggi la liturgia ci conferma nella consapevolezza che al centro di ogni autentico cammino ecclesiale e di tutte le strategie pastorali deve esserci l’incontro personale con il signore gesù (cfr. Leone XIV, Discorso ai vescovi della conferenza episcopale italiana, 17 giugno 2026): non si tratta di programmare attività, ma di ritrovare la capacità di lasciarci incontrare da Gesù che – come fece con i due discepoli di Emmaus e attraverso il diacono Filippo con il funzionario della Regina di Candace – precede e prepara la strada.

4. Un segno importante, che è scaturito dalla Visita Pastorale e che intendiamo realizzare anche con la grazia che scaturisce da questa santa liturgia, è la costituzione in Diocesi delle comunità pastorali (cfr. Lettere alle parrocchie dopo la visita pastorale “Sto alla porta e busso” 2023-2025, Melfi 5 ottobre 2025). Tutto questo, insieme al processo di ascolto e di discernimento del Sinodo, richiederà da parte di tutti un grande impegno e non poche fatiche. Per questa ragione rivolgo un grazie particolare a don Angelo Grieco, che ha accolto l’incarico di accompagnare il Sinodo quale Vicario episcopale. Egli con le sue competenze e la sua esperienza pastorale saprà guidare con sapienza il cammino diocesano.

5. La messa crismale ci ricorda che per essere strumenti docili dello Spirito serve rafforzare tra noi i vincoli di comunione, affinché la responsabilità pastorale sia espressione di tutte le realtà presenti in diocesi, di ogni carisma e di tutte le vocazioni (LG 7).
La comunione è la via maestra per progredire nel cammino ecclesiale: comunione con il vescovo, tra i presbiteri e con il popolo santo di Dio. Essa si concretizza nella stima reciproca, segno eloquente dei frutti della vita nuova secondo lo Spirito (Gal 5,22-23). Solo così il nostro ministero sarà credibile e fecondo. La Chiesa è comunione. Senza la concreta e visibile espressione di questa comunione, il suo volto è oscurato, l’azione di Dio, in essa, rallentata e resa poco visibile, talvolta irreperibile. Questa realtà comunionale deve quindi esprimersi materialmente in gesti e parole di speranza, in un’azione congiunta di fede e vita. Tuttavia, non possiamo dimenticare che la comunione e l’azione di una carità, che la rende vera, sono frutto della “comune-unione” con Cristo: è Lui che ci rende coesi! È Lui che permette di dire con convinzione: in Te tutto possiamo! Non basta la nostra buona volontà, è il Signore che unisce i cuori e chiede la vera disponibilità a fare quello “che ci dirà”.

6. Impegniamoci, dunque, come ci ha esortato a fare Papa Leone XIV, a porre Cristo al centro, a riaffermare il kerygma e a trovare linguaggi e strumenti capaci di raggiungere chi è lontano. La Chiesa è chiamata a essere “artigiana di pace”, a promuovere mediazione nei conflitti, iniziative di accoglienza e percorsi di non-violenza. In un tempo segnato da grandi tensioni, da profonde crisi sociali e da epocali innovazioni tecnologiche e culturali, difendiamo la dignità della persona: la fede deve rimanere incarnata, attenta alle fragilità e alla relazione umana. Coltiviamo sempre la cultura del dialogo, l’ascolto intergenerazionale e la cura delle relazioni.

7. Prepariamo, fratelli e sorelle, il Sinodo con una semplicità e letizia: il suo esito è dono della grazia divina, ma anche frutto del nostro impegno. Preghiamo per il buon esito del Sinodo. Non cerchiamo forme appariscenti, ma scelte genuine che aiutino la comunità a rinascere nella testimonianza e nel servizio.
Con gratitudine ricordiamo la recente consacrazione di Giusy Apuzzo nell’ordo virginum e affidiamo, come dicevo, alla Vergine Maria, madre della Chiesa, i nuovi ministeri che si stanno per conferire: il presbiterato di don Saverio (11 aprile) e l’accolitato del seminarista Luca (25 aprile).
Consegno questi coraggiosi giovani, nostri figli e fratelli nella fede, alla preghiera di tutti, in particolare vi consegno Donato, il più giovane, che oggi compie il primo passo nel suo cammino verso il presbiterato.

La Vergine Madre accompagni in modo speciali tutti i nostri sacerdoti, soprattutto gli anziani e gli ammalati, dia loro consolazione e speranza e, con la sua materna intercessione, ci renda una Chiesa coraggiosa, creativa e misericordiosa, sempre unita a Cristo nella preghiera e nell’azione. Amen.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 



Lettera del Vescovo per la Messa Crismale

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Carissimi fratelli presbiteri,
diaconi, persone consacrate, seminaristi,
fratelli e sorelle in Cristo,
siamo prossimi alla Settimana Santa e, con animo riconoscente per il cammino quaresimale che abbiamo condiviso, vi rivolgo il mio fraterno invito a partecipare alla MESSA CRISMALE che celebreremo in CATTEDRALE A MELFI MERCOLEDÌ SANTO, 1° APRILE 2026, ALLE ORE 17:30.

La Messa crismale si configura come una luminosa epifania della Chiesa locale: radunati attorno al Vescovo — segno visibile dell’unità ecclesiale — manifestiamo la duplice dimensione del sacerdozio cristiano, comune e ministeriale. Nella benedizione del sacro Crisma e degli olii si rivela il cuore sacramentale di ogni vocazione nella Chiesa: il Crisma, segno tangibile della presenza dello Spirito che consacra e fa partecipare all’unico ed eterno sacerdozio di Cristo, sigilla e rende operante la chiamata battesimale; gli oli dei catecumeni e degli infermi, rispettivamente, accompagnano il dinamismo dell’iniziazione cristiana e la partecipazione redentrice della sofferenza nella comunione pasquale del Salvatore. In questo rito si dà così forma visibile alla Chiesa in quanto sacramento universale della salvezza, strumento in cui Cristo continua a santificare il mondo.

Il nome stesso di Cristo, “il Consacrato”, orienta la nostra contemplazione e la nostra lode: ogni ministero e ogni vocazione trova la sua ragione ultima nell’unzione di Colui che è il Servo sofferente. La Messa crismale ci richiama a rinnovare la nostra partecipazione al mistero pasquale: sacerdoti, diaconi e tutto il popolo fedele sono insieme inviati alla missione, rinnovati nell’unzione e nella carità.

Quest’anno la Divina Misericordia si è manifestata per la nostra diocesi con segni particolarmente eloquenti. Oggi, 25 marzo, solennità dell’annunciazione del Signore, gioiamo per la consacrazione nell’Ordo Virginum di GIUSY APUZZO: essa è una radiosa testimonianza di consacrazione sponsale al Signore, che arricchisce la vita ecclesiale con la sua specifica fecondità evangelica. Con altrettanta speranza attendiamo l’11 aprile l’ordinazione sacerdotale di don SAVERIO DE ROSA, dono prezioso per il ministero nella nostra Chiesa: preghiamo che il don Saverio sappia conformare la propria vita all’esempio del Buon Pastore e servire con umiltà e fedeltà il popolo di Dio. Il 25 aprile, invece, il seminarista LUCA VIETRI riceverà il ministero dell’accolitato.

Per tutti questi motivi la Messa crismale non è mai una celebrazione di pochi, ma dell’intero popolo santo di Dio: consacrati e consacrate, presbiteri e diaconi, seminaristi, lettori, catechisti, ministri straordinari della Comunione, responsabili di associazioni e movimenti, membri dei Consigli pastorali, operatori della carità, famiglie e singoli fedeli — tutti sono chiamati a partecipare, offrendo con la loro presenza un segno eloquente di unità, corresponsabilità e comunione missionaria.

Conscio degli impegni e delle difficoltà del tempo, vi chiedo tuttavia uno sforzo fraterno: partecipare a questa celebrazione anche a costo di qualche rinuncia pratica sarà espressione tangibile di amore per la Chiesa e per stringerci con gratitudine ai nostri sacerdoti. A chi non potrà intervenire fisicamente, affido il compito di unirsi spiritualmente alla preghiera e di farsi testimone, nei propri ambiti, della misericordia e della speranza cristiana. Vi attendo, quindi, in Cattedrale a Melfi mercoledì santo, 1° aprile alle ore 17:30: venite come popolo sacerdotale che celebra il dono dell’unzione e si lascia rinnovare per servire, con rinnovata fede e abbandono alla volontà di Dio, il Signore e i fratelli.

Affido l’intera diocesi alla materna protezione di Maria, Madre della Chiesa, e invoco su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie la benedizione Signore, nostra unica speranza.

Melfi, 25 marzo 2026 – Solennità dell’Annunciazione del Signore.
Con affetto in Cristo.

+ Ciro Fanelli
Vescovo