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950 anni della cattedrale di Melfi: inaugurato il restauro del campanile, memoria viva di storia e fede

DIOCESI DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 


UFFICIO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

COMUNICATO

950 anni della cattedrale di Melfi: inaugurato il restauro del campanile, memoria viva di storia e fede

 

Si è svolta ieri, venerdì 30 ottobre 2026 a Melfi la cerimonia di inaugurazione del restauro del campanile normanno della basilica cattedrale Santa Maria Assunta, un evento di particolare rilievo, inserito nel programma delle celebrazioni per il 950° anniversario dalla fondazione della cattedrale. La giornata si è aperta in mattinata nel Salone degli Stemmi del Palazzo vescovile con un convegno di presentazione dei lavori di restauro, moderato dal prof. Salvatore di Liello, ordinario di storia dell’architettura moderna dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e impreziosito dalle relazioni dei tecnici che hanno diretto i lavori e dei funzionari della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, coinvolti nel coordinamento delle diverse attività di tutela e di conservazione del monumento. Durante l’incontro sono intervenuti anche don Samuè Cripezzi, direttore del Comitato scientifico per i 950 anni della cattedrale di Melfi, mons. Ciro Guerra, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e l’edilizia di culto, Giuseppe Maglione, sindaco del comune di Melfi, e mons. Davide Carbonaro, arcivescovo metropolita di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e presidente della Conferenza episcopale della Basilicata. La conferenza si è conclusa con le parole di mons. Fanelli, vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa: “Queste pietre che risalgono al Medioevo-ha affermato-ci raccontano un presente che dobbiamo interpretare, custodire e trasmettere”. A seguire, nel pomeriggio, il solenne pontificale, presieduto dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi, che, nel suo saluto, ha spiegato l’importanza di avere radici storiche. “Se siamo appiattiti sul presente-ha dichiarato-se siamo appiattiti sull’oggi, non soltanto perdiamo il senso della storia, ma perdiamo anche il senso della responsabilità per chi verrà dopo di noi”. Dopo la celebrazione eucaristica, a cui erano presenti anche il prefetto di Potenza, Michele Campanaro, e il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, si è tenuta la benedizione del campanile, seguita dal convegno sul tema “950 anni della cattedrale di Melfi: dove la storia incontra la fede”, condotto da Mario Prignano, caporedattore del TG1, con i contributi del card. Semeraro e di Luca Mercurio, della Direzione Generale dei Musei (MiC), e dalla lettura del messaggio di papa Leone XIV alla diocesi di Melfi in occasione del 950° anniversario della cattedrale. “È la Chiesa tutta che oggi rende grazie- ha affermato mons. Fanelli a conclusione della serata- perché tutta la Chiesa vi ha concorso, ciascuno secondo il dono ricevuto. Le campane, che oggi sono ritornate a risuonare dal nostro campanile illuminato, ci accompagnino nei giorni che verranno. Siano per tutti noi un invito costante a elevare lo sguardo verso Dio e insieme a uscire incontro ai fratelli, perché la nostra Chiesa sia davvero Chiesa dalle braccia misericordiose e aperte”.


950 anni della Cattedrale di Melfi – Inaugurazione del restauro del campanile normanno

DIOCESI DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 


UFFICIO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

COMUNICATO

 

950 anni della Cattedrale di Melfi: il 30 ottobre l’inaugurazione del restauro del campanile normanno

Venerdì 30 ottobre 2026, a Melfi si terrà l’inaugurazione del restauro del campanile della Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta, uno dei monumenti più rappresentativi della storia religiosa, artistica e architettonica del Mezzogiorno normanno. L’evento, promosso dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa e dal Comune di Melfi, si inserisce nel fitto programma di appuntamenti dedicati alle celebrazioni per il 950° anniversario dalla fondazione della Cattedrale, e apre le iniziative scientifiche, come già preannunciato durante la conferenza stampa del 15 luglio 2026. La giornata inizierà alle 9.30 nel Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile con un convegno di presentazione dei lavori di restauro, durante il quale interverranno mons. Ciro Guerra, direttore dell’ufficio diocesano per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto, don Samuè Francesco Pio Cripezzi, direttore del Comitato Scientifico per i 950 anni della Cattedrale di Melfi, i rappresentanti delle istituzioni, i tecnici che hanno diretto i lavori, i funzionari della soprintendenza coinvolti nel coordinamento degli interventi e nelle attività di tutela e di conservazione del monumento, e mons. Ciro Fanelli, vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, a cui sono state affidate le conclusioni. Nel pomeriggio, invece, alle ore 17.30 si terrà l’accoglienza del card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, che presiederà il Solenne Pontificale all’interno della Cattedrale, a cui seguirà il rito di benedizione del campanile, l’accensione del nuovo impianto illuminotecnico scenografico e il rintocco festoso delle campane. A seguire, in serata, in piazza Duomo si svolgerà un incontro pubblico in apertura delle giornate di studio sulla Cattedrale dal tema “950 anni della Cattedrale di Melfi: dove la storia incontra la fede”, condotto e moderato da Mario Prignano, caporedattore del TG1, con i contributi del card. Semeraro e di Luca Mercuri, della Direzione Generale dei Musei (MiC). Per l’occasione verrà anche letto e diffuso il messaggio del Sommo Pontefice, Papa Leone XIV, alla città di Melfi e alla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa in occasione del 950° anniversario della Cattedrale.

La Curia diocesana

DIOCESI DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

La Curia diocesana

26 ottobre 2026

Al servizio del Vescovo e della Chiesa diocesana

La Curia diocesana non è anzitutto un apparato amministrativo. È una comunità di persone, presbiteri, diaconi, consacrati e fedeli laici, che collaborano con il Vescovo nel suo ministero di insegnare, santificare e guidare il popolo di Dio a lui affidato.

Il Codice di Diritto Canonico la definisce come l’insieme degli organismi e delle persone che aiutano il Vescovo nel governo dell’intera diocesi. Questo aiuto si esprime soprattutto nel dirigere l’azione pastorale, nel curare l’amministrazione e nell’esercitare la potestà giudiziale (can. 469).

Una struttura a servizio della comunione

La Curia esiste perché la diocesi possa vivere come una sola famiglia, nella varietà delle sue comunità, delle zone pastorali e delle aggregazioni ecclesiali. Gli uffici e i servizi non sostituiscono la vita delle parrocchie, ma la sostengono con orientamenti, strumenti, formazione e accompagnamento.

Il Vescovo coordina l’attività della Curia, perché tutti gli uffici concorrano in modo armonico al bene della diocesi (can. 473 §1). Può affidare questo coordinamento a un Moderatore della Curia (can. 473 §2) e costituire un Consiglio episcopale, formato dai Vicari, per favorire un’azione pastorale unitaria (can. 473 §4).

Le principali figure della Curia

  • Il Vicario generale e i Vicari episcopali collaborano con il Vescovo nel governo della diocesi. Il primo opera sull’intero territorio; i secondi in un settore determinato, in una zona o per un gruppo di fedeli (cann. 475–481).
  • Il Cancelliere e il Vice-cancelliere curano la redazione, la spedizione e la custodia degli atti di Curia, e ne attestano l’autenticità (cann. 482–484). Gli atti destinati a produrre effetti giuridici sono sottoscritti dall’Ordinario e dal Cancelliere o dal Vice-cancelliere (can. 474).
  • L’Archivio diocesano conserva la memoria della Chiesa locale, custodendo secondo norme precise i documenti della diocesi e delle parrocchie (cann. 486–491).
  • Il Consiglio per gli affari economici e l’Economo assicurano un’amministrazione dei beni trasparente e conforme alle finalità della Chiesa (cann. 492–494).
  • Il Tribunale ecclesiastico esercita la potestà giudiziale secondo l’ordinamento vigente.

Gli ambiti dell’azione pastorale

Per favorire un lavoro coordinato, gli uffici e i servizi della Curia sono raccolti in quattro ambiti. Ciascuno fa riferimento a un responsabile, che può essere un Vicario episcopale (cann. 476–477). All’interno di ogni ambito gli uffici collaborano tra loro e con le comunità parrocchiali e zonali.

1. Ambito della formazione

Accompagna la crescita nella fede delle persone in ogni età e condizione, attraverso l’annuncio, la catechesi, l’educazione e il discernimento vocazionale.

2. Ambito della vita cristiana

Cura la vita della comunità nella celebrazione, nella famiglia, nelle diverse vocazioni e nell’apertura missionaria.

3. Ambito della dimensione sociale

Esprime la presenza della Chiesa nella società attraverso la carità, l’impegno per la giustizia e la comunicazione.

4. Ambito dell’amministrazione

Assicura una gestione dei beni ecclesiastici trasparente e responsabile, ordinata al culto, al sostentamento del clero, all’apostolato e alla carità (can. 1254). Opera in collaborazione con il Consiglio per gli affari economici e con l’Economo.

Restano a servizio di tutti gli ambiti la Cancelleria, con l’Archivio diocesano, e il Tribunale ecclesiastico.

Lo stile del servizio

Chi è chiamato a un ufficio di Curia viene nominato dal Vescovo (can. 470). Si impegna ad adempiere fedelmente l’incarico e a mantenere il segreto nei limiti e nei modi stabiliti dal diritto o dal Vescovo (can. 471). È la forma concreta di una responsabilità vissuta nella fiducia, nella discrezione e nella corresponsabilità.

In sintonia con il Sinodo diocesano «Per essere un cuor solo e un’anima sola», indetto il 5 ottobre 2025 e aperto solennemente l’11 ottobre 2026, la nostra Curia desidera essere sempre più un luogo di ascolto e di accoglienza, che aiuti sacerdoti, comunità e fedeli a trovare risposte, sostegno e collaborazione.

Di seguito è riportato l’organico della Curia diocesana, con i nomi dei responsabili e i riferimenti per contattare ciascun ufficio.

SCARICA L’ORGANICO DELLA CURIA VESCOVILE E DEGLI UFFICI DIOCESANI

Mons. Mauro Gallo confermato Vicario Generale per il triennio del Sinodo

Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa

Mons. Mauro Gallo confermato Vicario Generale per il triennio del Sinodo

Giovedì 22 ottobre 2026 il vescovo, mons. Ciro Fanelli, ha confermato mons. Mauro Gallo Vicario Generale della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, essendo giunto a scadenza, a norma del diritto, il precedente mandato. Il nuovo mandato avrà durata triennale e accompagnerà il primo Sinodo diocesano, aperto l’11 ottobre e in corso fino al 2029.

Si tratta di una scelta nel segno della continuità, che assicura stabilità alla Curia durante il cammino sinodale. Nella stessa occasione il vescovo ha provveduto anche alle nomine per gli altri uffici di Curia giunti a scadenza.

A mons. Gallo e a tutti i nominati e confermati i più sinceri auguri di buon lavoro. Affidiamo il loro servizio a Maria Santissima Assunta, perché accompagni la Chiesa diocesana nel cammino del Sinodo.

PROVVEDIMENTI E NOMINE

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

 PROVVEDIMENTI E NOMINE

PER IL TRIENNIO 2026-2029

 

Facendo seguito al decreto del 19 marzo 2025, con il quale, essendo in corso la Visita Pastorale, confermavo donec aliter provideatur i responsabili degli uffici giunti alla scadenza canonica, attesa la disponibilità dei singoli responsabili e considerato che si è aperto il Sinodo diocesano, ho provveduto a nominare ad triennium: (2026-2029):

VICARIO GENERALE

  • Vicario Generale – Moderatore di Curia: Mauro Gallo

VICARI EPISCOPALI

  • Vicario episcopale per la Pastorale della Formazione: Antonio Mario Leva
  • Vicario episcopale per la Pastorale Sociale e della Legalità: don Michele Cavallo
  • Vicario episcopale per la Pastorale Giuridico-Amministrativa: don Francesco Distasi

VICARI ZONALI

  • Zona pastorale di Melfi: Mauro Gallo
  • Zona pastorale di Rionero: don Giuseppe Cacosso
  • Zona pastorale di San Fele: Alberto Vecchione
  • Zona pastorale di Venosa: Anicet Rafaralahimanana, O.SS.T.

VICARIO GIUDIZIALE

  • Vicario giudiziale – Tribunale Ecclesiastico Diocesano: don Francesco Distasi

AMBITO DELLA PASTORALE DELLA FORMAZIONE

  • Direttore dell’Ufficio Catechistico: Angela Boccomino
  • Vice-direttore dell’Ufficio Catechistico: Savina Buccino
  • Responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico: Antonio Mario Leva
  • Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica e l’Insegnamento della Religione: Riccardo Rigante
  • Responsabile diocesano IRC: Donato Mare
  • Direttore dell’Ufficio Liturgico: don Danilo Giuseppe Marino
  • Presidente della Commissione Musica Sacra: Antonio Mario Leva

AMBITO DELLA PASTORALE DELLA VITA

  • Direttori dell’Ufficio per la Pastorale Familiare: coniugi Raffaele e Matilde Tummolo
  • Vice-direttori dell’Ufficio per la Pastorale Familiare: coniugi Francesco e Antonella Lillo
  • Direttore dell’Ufficio per la Pastorale delle Vocazioni: don Davide Endimione
  • Incaricato del Servizio per la Pastorale Giovanile: don Davide Endimione
  • Delegato vescovile per la Vita Consacrata: Anicet Rafaralahimanana, O.SS.T.
  • Presidente della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali: Erminia Pantaleo

AMBITO DELLA PASTORALE SOCIALE E DELLA LEGALITÀ

  • Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e la Legalità: Maria Donatina Allamprese
  • Direttore della Caritas Diocesana: Alberto Vecchione
  • Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali: don Rocco Di Pierro
  • Direttore del Servizio per la Pastorale Carceraria: Giuseppe Cappello, O.F.M. Conv.
  • Responsabile dell’Ufficio per la Pastorale del Tempo libero, Turismo e Sport: Liberato Canadà

AMBITO DELLA PASTORALE GIURIDICO-AMMINISTRATIVA

  • Direttore dell’Ufficio Legale: Luigi Sasso
  • Direttore dell’Ufficio Tecnico: Geremia Russo Spena
  • Direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali e l’Edilizia di Culto: Ciro Guerra
  • Delegato Vescovile per il polo diocesano M.A.B. (Musei-Archivi-Biblioteche): Ciro Guerra
  • Direttore del Museo diocesano: don Samuè Francesco Pio Cripezzi
  • Direttore dell’Archivio diocesano: don Saverio De Rosa
  • Direttore della Biblioteca diocesana: don Saverio De Rosa
  • Responsabile del Servizio per la Tutela dei Minori: don Francesco Distasi
  • Responsabile del Servizio Informatico: Michele Ficarazzi

Melfi, 22 ottobre 2026 – memoria di S. Giovanni Paolo II, papa

✠ Ciro Fanelli
Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa


Rispetto. Generare relazioni autentiche.

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

RISPETTO. GENERARE RELAZIONI AUTENTICHE

Ai Docenti di Religione Cattolica

Ai Catechisti e alle Catechiste

Agli Educatori e agli Animatori

Ai Responsabili di Pastorale Familiare e di Pastorale Giovanile

e, p.c., ai Reverendi Parroci

 

CONVEGNO REGIONALE SULLA TUTELA DEI MINORI E DEGLI ADULTI VULNERABILI

VENERDÌ 23 OTTOBRE 2026

Carissimi,

  1. «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli» (Mt 18,10). Desidero raggiungervi con questa parola del Signore, che consegna a ogni discepolo una responsabilità alla quale nessuno di noi può sottrarsi. Come già vi è stato comunicato dal nostro Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ringrazio di cuore per la dedizione e la competenza con cui accompagna questo delicato ambito della vita ecclesiale, venerdì 23 ottobre 2026, dalle ore 16.30 alle 19.00, presso l’Auditorium Cecilia del Centro per la Creatività, in Contrada Santa Venere a Tito (PZ), si terrà il II Convegno Regionale sulla Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili, promosso dalla Conferenza Episcopale di Basilicata attraverso il Servizio Interdiocesano per la Tutela dei Minori. Con questa lettera non intendo semplicemente rinnovare un invito, ma condividere con voi, come padre e pastore, le ragioni profonde per le quali ritengo questo appuntamento un passo necessario per chiunque, nella nostra Chiesa, abbia ricevuto il mandato di accompagnare i più piccoli e i più fragili.
  2. Domenica 11 ottobre, nella nostra Cattedrale di Melfi, abbiamo aperto il primo Sinodo della nostra Chiesa diocesana, affidandolo alla Parola degli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Il tema del Convegno, «Rispetto. Generare relazioni autentiche», tocca il cuore stesso di questo cammino. Non può esserci un cuore solo e un’anima sola senza il rispetto di ciascuno: la comunione che cerchiamo non è uniformità, ma la gioia di riconoscere l’altro nella sua dignità di figlio di Dio e di custodirlo, soprattutto quando è piccolo e indifeso. Papa Leone XIV ci ha ricordato che, nella visione cristiana, il rispetto «è una forma esigente della carità»: custodire l’altro senza appropriarsene, accompagnarlo senza dominarlo, servirlo senza umiliarlo. Una comunità che desidera camminare insieme deve essere, prima di tutto, una casa sicura.
  3. Non possiamo, del resto, dimenticare la ferita che la Chiesa ha attraversato e continua ad attraversare a motivo degli abusi commessi da chierici, religiosi e laici, e talvolta coperti da silenzi e omissioni. Ogni abuso è un tradimento della fiducia e un’offesa a Cristo stesso, che si è identificato con i piccoli; ogni vittima è un membro sofferente del Corpo di Cristo, e «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12,26). Papa Francesco, nella Lettera al Popolo di Dio del 20 agosto 2018, ci ha chiesto di assumere questo dolore come comunità intera, con vergogna e pentimento, consegnandoci una consapevolezza che non possiamo smarrire: «Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi». La nostra prima parola è dunque per quanti sono stati feriti: a loro vanno la nostra vicinanza, la nostra disponibilità all’ascolto e l’impegno a porli sempre al centro della nostra azione pastorale.
  4. Proprio per questo la tutela non può essere affidata all’improvvisazione né alla sola buona volontà. Le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza Episcopale Italiana chiedono che in ogni comunità cresca una vera e propria cultura della tutela, alimentata da una formazione seria, condivisa e permanente di tutti coloro che, a vario titolo, operano accanto ai minori e alle persone fragili. Lo ha ribadito con forza il Motu proprio Vos estis lux mundi: «I crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli»; e ancora: «Perché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una continua e profonda conversione dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa». Formarsi significa imparare a riconoscere i segnali del disagio e della sofferenza, conoscere i comportamenti da adottare e quelli da evitare, saper accogliere con delicatezza una confidenza e sapere a chi rivolgersi, custodire con responsabilità anche gli ambienti digitali, oggi sempre più abitati dai ragazzi. È un dovere che nasce dalla carità prima ancora che dalle norme: chi ama si prepara, per non far mancare a chi gli è affidato un aiuto competente e sicuro.
  5. Allo stesso modo siamo chiamati a vigilare. Il Signore ripete ai suoi discepoli: «Vegliate» (Mc 13,37). La vigilanza evangelica non è sospetto né diffidenza, ma attenzione amorevole: è lo sguardo del buon pastore che conosce le sue pecore, si accorge di chi si smarrisce e non lascia nessuno solo. Vigilare significa rendere trasparenti i nostri luoghi e le nostre relazioni, rifiutare ogni forma di abuso di potere, di coscienza e spirituale, non voltarsi dall’altra parte quando qualcosa ci inquieta. È lo stile di una Chiesa che, come insegna il Motu proprio Come una madre amorevole, «ama tutti i suoi figli, ma cura e protegge con un affetto tutto particolare quelli più piccoli e indifesi». Accanto ai minori, questa cura deve estendersi agli adulti vulnerabili: le persone con disabilità, gli anziani soli, quanti vivono fragilità psichiche o situazioni di dipendenza affettiva, economica o spirituale. Prenderci realmente cura di loro è la verifica più autentica della nostra fede: è lo stile del Buon Samaritano, che si ferma, si china e si fa carico.
  6. In questo primo anno sinodale siamo chiamati a «osservare e interpretare» la vita delle nostre comunità. Vi ho chiesto di rinnovare e di rinnovarci, di ascoltare tutti, in particolare i giovani. Ascoltare davvero i ragazzi significa anche costruire ambienti educativi limpidi e accoglienti: le nostre parrocchie, gli oratori, i gruppi associativi, i cori e i ministranti, i campi scuola e le attività estive, le aule scolastiche e i luoghi dello sport devono essere, senza eccezioni, spazi nei quali ogni bambino, ogni ragazzo e ogni persona fragile possa sentirsi accolto, rispettato e al sicuro. Il Convegno di Tito è un’occasione preziosa per educare questo sguardo, che è già discernimento sinodale.
  7. È a voi, in modo particolare, che questo appello si rivolge. Docenti di religione, catechisti, educatori, animatori, responsabili di pastorale familiare e giovanile: ogni giorno, nelle aule, nei percorsi di iniziazione cristiana, negli oratori e accanto alle famiglie, siete per tanti ragazzi il volto concreto della Chiesa, il primo riferimento di fiducia dopo i genitori. Il Servizio diocesano per la tutela non può operare da solo: ha bisogno di voi, del vostro sguardo, della vostra competenza e della vostra corresponsabilità, come il Sinodo ha bisogno del contributo di tutti. Ancora Papa Francesco ci ricorda che «è impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio». Ci guiderà la dott.ssa Chiara Griffini, psicologa forense, consultore del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e Presidente del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della CEI: sarà l’occasione per ascoltare chi accompagna questo cammino a livello nazionale e per confrontarci sulle buone prassi da vivere nelle nostre parrocchie, nelle unità pastorali e nelle scuole.
  8. Vi chiedo, pertanto, di considerare questo appuntamento non come un adempimento, ma come parte integrante del vostro servizio ecclesiale e del nostro cammino sinodale, una tappa di quel percorso formativo che, con l’aiuto del Servizio diocesano, desideriamo rendere sempre più stabile nelle nostre comunità. Invito i Reverendi Parroci a favorire e sostenere la partecipazione dei loro collaboratori, e gli animatori sinodali parrocchiali a farsi eco di quanto ascolteremo, perché diventi materia di riflessione e di discernimento nei gruppi sinodali.
  9. Affido ciascuno di voi e il vostro prezioso ministero educativo alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, che ha custodito con amore il Bambino Gesù, e all’intercessione di San Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ricorda, perché la nostra Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa cresca sempre più come comunità di un cuore solo e un’anima sola, dove i più piccoli e i più fragili siano accolti, protetti e amati. Con gratitudine e affetto, di cuore vi benedico.

Melfi, dalla Sede vescovile, 22 ottobre 2026
Memoria di San Giovanni Paolo II, papa

✠ Ciro Fanelli
Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa

 

 


La parola N. 12 settembre 2026

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L’editoriale – A cura di don Rocco Di Pierro

 

Un cammino che coinvolge tutti

Il Sinodo diocesano 2026-2029 si presenta come un tempo di grazia per tutta la nostra Chiesa. Non è un appuntamento riservato a pochi né un semplice momento organizzativo, ma un invito rivolto a ogni battezzato a riscoprire la bellezza del camminare insieme, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.
Il Vescovo ci ricorda che il futuro della Chiesa nasce anzitutto dalla fedeltà al Vangelo. Per questo il Sinodo è prima di tutto un cammino di conversione personale e comunitaria, che chiede a ciascuno di mettersi in ascolto della Parola di Dio, della realtà e delle persone. Solo così sarà possibile discernere con sapienza le strade che il Signore apre davanti alla nostra diocesi. Camminare insieme significa anche condividere responsabilità, valorizzare i doni di tutti e sentirsi parte di un’unica comunità.
In questo percorso ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo: sacerdoti, consacrati, laici, famiglie e giovani, che non rappresentano soltanto il futuro della Chiesa, ma ne sono già oggi una presenza viva e indispensabile. Il Sinodo ci invita a guardare avanti con fiducia, senza paura delle sfide del nostro tempo.
La missione della Chiesa rimane quella di annunciare Cristo con linguaggi capaci di raggiungere il cuore delle persone, mantenendo saldo il legame con la tradizione e aprendosi con coraggio alle esigenze del presente. Sarà un cammino tanto più fecondo quanto più sapremo viverlo nello spirito della comunione, della corresponsabilità e della misericordia.
La Chiesa di Melfi- Rapolla-Venosa, attraverso il Vescovo, ci invita a costruire una comunità accogliente, capace di ascoltare, accompagnare e testimoniare il Vangelo con semplicità e credibilità.
Affidiamo il Sinodo diocesano alla Vergine di Lourdes, perché accompagni ogni passo del nostro cammino e ci aiuti a diventare una Chiesa sempre più unita, missionaria e fedele al Vangelo.

La parola N.12Indice La parola N.12

Lettera ai figli di questa Chiesa che soffrono

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Lettera ai figli di questa Chiesa che soffrono

«Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido» (Es 3,7)

 

Carissimi fratelli e sorelle del Vulture-Melfese e dell’Alto Bradano,

«Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (1Cor 1,3). Vi scrivo dalla cappella della casa vescovile di Melfi, dopo essermi fermato, come ogni sera, in preghiera sul Vangelo di oggi. Davanti al Signore ho portato i volti, i nomi e le fatiche di tante famiglie della nostra terra, e da lì desidero far giungere a ciascuno di voi una parola di vicinanza, in un tempo che per molti è particolarmente faticoso. Il Dio della Bibbia è un Dio che vede, ascolta e conosce la sofferenza del suo popolo (cf. Es 3,7): per questo la sua Chiesa non può essere distratta.

UNA TELEFONATA DIVENTATA LETTERA
Qualche giorno fa mi ha telefonato Donato, agricoltore di Gaudiano, per chiedermi di continuare a essere vicino agli agricoltori di Lavello e del Vulture. Le sue parole mi hanno accompagnato in questi giorni e sono all’origine di questa lettera. Presto ci incontreremo, come concordato. Prima di quell’incontro, però, desidero assicurare a lui e a tutti voi che questa vicinanza c’è e non è di circostanza: la Chiesa fa sue le vostre preoccupazioni e le accompagna con la preghiera e con l’impegno. Il Concilio lo ha detto con parole che non smettono di interpellarci: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo» (Gaudium et spes, 1).
Sono giorni significativi per la nostra diocesi. A Melfi abbiamo da poco aperto il Sinodo diocesano e la prossima settimana inaugureremo il campanile monumentale. Ringrazio il Signore per questi doni e, insieme, sento che non possiamo viverli senza pensare a chi è in difficoltà. Un campanile chiama a raccolta il popolo di Dio: le sue campane non suonano soltanto per chi è già in chiesa, ma per tutti, e ci ricordano che nessuno deve sentirsi fuori dalla comunità. Il cammino sinodale ci chiede proprio questo: essere una Chiesa che cammina insieme, attenta alle persone, che non lascia indietro nessuno. Oggi molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, e questa fatica ci riguarda, perché «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12,26).

LA PAROLA CHE ILLUMINA IL NOSTRO TEMPO
Nel Vangelo di oggi (Lc 12,13-21) Gesù racconta di un uomo ricco che, davanti a un raccolto abbondante, pensa soltanto ad allargare i propri magazzini. E ammonisce: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede» (Lc 12,15). È una parola che giudica ogni logica di accumulo che dimentica gli altri e che ci invita ad arricchirci «presso Dio» (Lc 12,21), cioè nella condivisione e nella giustizia.
Quest’anno, per molti agricoltori e lavoratori del Vulture, il frutto del lavoro non basta più a coprire i costi. Sono persone che chiedono semplicemente di poter vivere di ciò che fanno, come promette il Salmo: «Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene» (Sal 128,2); persone che attendono di veder compiuta la speranza del profeta: «Costruiranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto» (Is 65,21). La terra, che il Signore ha affidato all’uomo «perché la coltivasse e la custodisse» (Gen 2,15), è dono per tutti e chiede che il lavoro di chi la coltiva sia riconosciuto e rispettato.
È giusto, allora, chiederci con serenità e franchezza in che misura le risorse della nostra terra, che dal suo sottosuolo offre energia all’intero Paese, portino beneficio a chi vi abita. Non spetta a me stabilire il prezzo del gasolio, né indicare soluzioni tecniche che appartengono ad altri. Ma posso, e devo, ascoltarvi, condividere le vostre preoccupazioni e cercare con voi vie di speranza, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, che ricorda come «il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro» (san Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 6).

IN COMUNIONE CON LA CHIESA CHE È IN BASILICATA
Non vi scrivo da solo. Sabato scorso, 17 ottobre, i Vescovi della Conferenza Episcopale di Basilicata hanno diffuso una nota sulla situazione creata dal caro carburante, che sento profondamente mia e che vi invito a leggere e a meditare nelle comunità. I Vescovi lucani osservano che il caro-vita, alimentato dai continui rincari del carburante e dall’aumento dei costi di produzione, «tocca la carne viva e spesso sofferente di tutti i cittadini». Ricordano che l’agricoltura e il trasporto merci, in una regione fatta in gran parte di aree interne, non sono soltanto comparti economici, ma «rappresentano anche una prospettiva e un’occasione di futuro». E danno un nome a una ferita che molti di voi mi hanno confidato: la «solitudine sociale» di chi si sente senza voce e senza rappresentanza. È una situazione, scrivono, che «non può lasciare nessuno indifferente».
Con i miei confratelli Vescovi faccio mio l’appello rivolto al Governo e alla Regione perché, ciascuno secondo le proprie competenze, affrontino il peso dei costi del carburante e ne valutino le ricadute sull’agricoltura e sui trasporti, tenendo presente ciò che è davvero in gioco per i territori lucani: «la continuità e la salvaguardia del lavoro, insieme alla loro più autentica vitalità». Le strade bloccate e le code sono soltanto la parte visibile di una fatica più profonda, che chiede di essere ascoltata prima ancora che gestita.

VOLTI E NOMI
Penso in particolare ad alcune persone, la cui situazione è quella di molti. Il Signore ci chiama per nome (cf. Is 43,1), e per nome desidero ricordarle.
Donato, dopo la siccità dello scorso anno, si trova ora davanti a costi che non riesce più a sostenere: gli auguro di poter continuare a coltivare la sua terra e gli assicuro che la comunità cristiana non lo lascerà solo.
Giacinto ha il camion fermo sulla Bradanica. Difendere il proprio lavoro è un diritto, e apprezzo che la protesta si stia svolgendo nel rispetto di tutti, come dimostra la scelta di sospendere il presidio durante la festa di Melfi. Incoraggio a custodire questo stile pacifico e responsabile: dà forza alle ragioni di chi protesta e rispetta chi deve mettersi in viaggio per lavoro, per studio o per curarsi.
Massimo studia agraria a Bologna e si chiede se potrà tornare: il Vulture avrà bisogno di giovani preparati come lui. A lui e ai tanti giovani partiti per studiare o lavorare dico: non smettete di pensare a questa terra come a una casa a cui tornare, e non soltanto come a un luogo da cui partire.
Marisa ogni mese deve far quadrare affitto, bollette, spesa e libri per i figli. A lei, e a chi vive la stessa situazione, dico di non esitare a chiedere aiuto alle nostre comunità: bussare alla porta della solidarietà cristiana non è un’umiliazione, è il segno che siamo una famiglia.

UNA CHIESA CHE PORTA I PESI
Chiedo a tutta la comunità ecclesiale, ai sacerdoti e ai diaconi, alle religiose e ai religiosi, ai consigli pastorali, alle Caritas parrocchiali, alle associazioni e ai movimenti, di essere vicina, con discrezione e concretezza, agli agricoltori, agli autotrasportatori e alle famiglie in difficoltà. Le nostre parrocchie siano luoghi in cui la fatica si può dire senza vergogna e trovare ascolto. L’ascolto di queste situazioni sarà parte del nostro cammino sinodale: i gruppi sinodali raccolgano queste voci, perché camminare insieme significa anche obbedire alla parola dell’Apostolo: «Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). Sappiamo bene che la carità non sostituisce la giustizia, né può supplire alle responsabilità di chi governa; ma una comunità che si fa prossima impedisce che qualcuno resti solo con il proprio peso.
Domenica prossima, 25 ottobre, vi invito a pregare in tutte le Messe per il mondo del lavoro e per la nostra terra, perché a ciascuno siano garantiti un lavoro dignitoso e la possibilità di costruire qui il proprio futuro. La Parola di quella domenica ci verrà incontro: nel libro dell’Esodo il Signore chiede di non opprimere chi è nel bisogno e assicura che ascolterà il suo grido (cf. Es 22,20-26); nel Vangelo Gesù unisce in un solo comandamento l’amore per Dio e l’amore per il prossimo (cf. Mt 22,34-40). Propongo che nella preghiera dei fedeli si aggiunga questa intenzione:

Per gli agricoltori, gli autotrasportatori e tutti i lavoratori della nostra terra, e per le loro famiglie: perché, sostenuti dalla solidarietà delle comunità e da scelte giuste di chi governa, possano vivere con dignità del frutto del loro lavoro e costruire qui il loro futuro. Preghiamo.

A quanti hanno responsabilità di governo rinnovo l’invito ad ascoltare con attenzione la voce della nostra gente e a offrire risposte concrete e tempestive, tenendo presenti le famiglie e le comunità che desiderano continuare a vivere e lavorare con dignità in questa terra. Il bene comune si misura sempre dalla condizione dei più fragili.
Il motto che ho scelto per il mio ministero, Omnia propter Evangelium, «tutto io faccio per il Vangelo» (1Cor 9,23), mi ricorda che anche questa vicinanza è annuncio: il Vangelo diventa credibile quando si fa carne nella vita concreta delle persone.
Affido tutti voi all’intercessione di Maria e di Giuseppe di Nazaret, perché sostengano la nostra speranza e ci insegnino a camminare insieme.
Vi benedico con affetto.
Melfi, 19 ottobre 2026

✠ Ciro Fanelli
Vescovo


Agricoltura e trasporti, la preoccupazione dei vescovi lucani

Agricoltura e trasporti, la preoccupazione dei vescovi lucani

 

 

Le mobilitazioni che stanno interessando anche la Basilicata richiamano l’attenzione sulle difficoltà che il mondo agricolo e quello dell’autotrasporto affrontano ogni giorno.

La Conferenza Episcopale di Basilicata guarda con preoccupazione a una situazione che coinvolge attività produttive di grande importanza per la vita della nostra regione.

Il caro-vita, alimentato dai continui rincari del carburante e dall’aumento dei costi di produzione, si aggrava con il continuo aumento dei prezzi e tocca la carne viva e spesso sofferente di tutti i cittadini. A patirne sono innanzitutto coloro che dispongono di minori risorse. Una situazione che non può lasciare nessuno indifferente.

Nel nostro territorio, che si configura in larga misura come un’area interna, l’agricoltura e il trasporto delle merci non sono legati soltanto al lavoro, alle filiere locali e alla possibilità di restare sul territorio: rappresentano anche una prospettiva e un’occasione di futuro.

Quando questi settori faticano a proseguire la propria attività, chi vi opera non si sente rappresentato e lamenta una condizione di solitudine sociale. Diventa difficile intravedere un futuro; a risentirne sono le famiglie e, con esse, l’intera comunità regionale.

I vescovi rivolgono un appello al Governo e alla Regione Basilicata perché, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, affronti il peso dei costi del carburante e ne valuti le ricadute sull’agricoltura e sui trasporti. Le scelte adottate tengano conto di ciò che è veramente in gioco per i territori lucani: la continuità e la salvaguardia del lavoro, insieme alla loro più autentica vitalità.

Conferenza episcopale di Basilicata