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Continua la solidarietà della comunità diocesana per le lavoratrici e i lavoratori della PMC

DIOCESI DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

COMUNICATO STAMPA

 

La comunità diocesana di Melfi-Rapolla-Venosa si unisce anche in questa circostanza alle lavoratrici e ai lavoratori della PMC che raccontano una storia di sacrificio, dignità e speranza che appartiene all’intero nostro territorio. In ascolto della loro testimonianza esprimiamo sostegno e vicinanza.

Il Vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa con l’Ufficio di Pastorale Sociale, del Lavoro e della legalità, accoglie con favore gli sviluppi emersi dall’incontro svoltosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, riconoscendo il valore della perseveranza e della dignità con cui le lavoratrici e i lavoratori della PMC Automotive hanno affrontato oltre nove mesi di presidio permanente.

Un sentimento di particolare gratitudine va alle lavoratrici e ai lavoratori che, giorno dopo giorno, hanno mantenuto vivo il presidio davanti ai cancelli della fabbrica. In questi lunghi mesi hanno affrontato il freddo dell’inverno, la pioggia, il caldo dell’estate, rinunciando al tempo con le proprie famiglie e sopportando il peso dell’incertezza senza cedere alla rassegnazione. Quel presidio non è stato soltanto un luogo di protesta, ma è diventato un autentico presidio di dignità, il simbolo di una comunità che ha scelto di non arrendersi.

È anche grazie a quella presenza quotidiana, silenziosa ma tenace, se questa vertenza non è caduta nell’indifferenza. La costanza dei lavoratori ha mantenuto alta l’attenzione delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali, del mondo associativo, della Chiesa locale e dell’opinione pubblica, contribuendo in maniera determinante a tenere aperto il confronto e a favorire il percorso che oggi lascia intravedere una possibile soluzione. A loro, così come ai cittadini, alle associazioni, alle realtà ecclesiali, alle organizzazioni sindacali e a tutte le persone che, con discrezione e generosità, hanno espresso vicinanza concreta durante questi mesi, va il nostro più sincero e riconoscente ringraziamento.

La loro è stata una testimonianza di straordinaria tenacia, capace di trasformare una vicenda che rischiava di consumarsi nel silenzio in una questione di interesse pubblico. Hanno dimostrato che il lavoro non è una merce da sostituire né una variabile dipendente delle logiche finanziarie, ma un diritto fondamentale sul quale si costruiscono la dignità della persona, la stabilità delle famiglie e la coesione delle comunità.

L’accordo rappresenta certamente un passo avanti, ma non può ancora essere considerato un punto di arrivo. La prudenza espressa dagli stessi lavoratori è condivisibile: finché gli impegni assunti non saranno tradotti nel concreto reinserimento di tutti i dipendenti e nella ripresa dell’attività produttiva, la vertenza resterà aperta.

Questa vicenda continua a interrogare profondamente il nostro territorio. Non è accettabile che centinaia di famiglie vivano per mesi nell’incertezza, sospese tra promesse, procedure e tempi che troppo spesso non coincidono con quelli della vita reale. Il lavoro non può essere continuamente subordinato a strategie industriali che cambiano rapidamente, mentre sulle persone ricadono i costi sociali, economici e psicologici delle riorganizzazioni aziendali.

La crisi della PMC Automotive non è un episodio isolato. Essa si inserisce in un quadro più ampio di fragilità che da anni interessa l’intero indotto automotive di San Nicola di Melfi. Le difficoltà vissute negli ultimi anni da realtà come Brose e Tiberina, insieme alle incertezze che hanno interessato numerose aziende della filiera legata a Stellantis, dimostrano quanto sia urgente costruire una politica industriale capace di garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e prospettive di sviluppo durature. Non si può continuare a rincorrere le emergenze: occorre una visione che metta al centro il lavoro, le persone e il futuro del territorio.

Come Chiesa locale continueremo a essere accanto ai lavoratori e alle loro famiglie, convinti che la difesa del lavoro significhi difendere la dignità della persona.

La Dottrina Sociale della Chiesa ci ricorda che il lavoro è partecipazione all’opera creatrice di Dio e fondamento del bene comune; per questo non può essere sacrificato alle sole logiche del mercato o della massimizzazione del profitto.

Ci auguriamo che il prossimo mese di settembre non rappresenti soltanto la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, ma il tempo in cui gli impegni assunti troveranno finalmente piena attuazione. Solo quando tutti i lavoratori potranno tornare a varcare i cancelli della fabbrica con la serenità di un’occupazione stabile si potrà davvero parlare di una vertenza conclusa.

La vicenda della PMC Automotive, insieme a quelle di Brose e Tiberina, richiama le istituzioni, le imprese e tutte le parti sociali a una responsabilità condivisa: il rilancio del polo industriale di Melfi non può limitarsi alla salvaguardia di singole aziende, ma deve tradursi in un progetto complessivo di sviluppo che restituisca fiducia ai lavoratori, ai giovani e alle famiglie dell’intero territorio.

Il futuro del Vulture-Melfese non può essere costruito sulla precarietà del lavoro, sull’incertezza delle famiglie o sulla fragilità dell’indotto industriale. Esso richiede scelte coraggiose, una visione di lungo periodo e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: istituzioni, imprese, organizzazioni sindacali e comunità locali. Solo ponendo al centro la persona, la dignità del lavoro e il bene comune sarà possibile trasformare questa vertenza in un’occasione di rinascita per l’intero territorio. È questa la speranza che condividiamo e l’impegno che continueremo a sostenere, certi che non può esserci autentico sviluppo economico senza giustizia sociale, né vero progresso senza un lavoro stabile, dignitoso e sicuro per tutti.

+ Ciro Fanelli

Ufficio di Pastorale Sociale Lavoro e Legalità


OMELIA DEL VESCOVO NELLA CELEBRAZIONE COMMEMORATIVA IN MEMORIA DEL BRIGADIERE DEI CARABINIERI ANTONIO CEZZA

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

OMELIA

NELLA CELEBRAZIONE COMMEMORATIVA IN MEMORIA
DEL BRIGADIERE DEI CARABINIERI ANTONIO CEZZA
Melfi – Basilica Cattedrale 22 luglio 2026

Fratelli e sorelle,

  1. autorità civili e militari, vertici dell’Arma dei Carabinieri, associazioni, cari familiari del Brigadiere Antonio Cezza, la pace e la grazia del Signore Gesù siano con ciascuno di voi. Oggi la comunità cristiana di Melfi si raccoglie nella nostra Cattedrale in un abbraccio religioso e fraterno, fatto di memoria, di preghiera e di speranza. Siamo qui per ricordare il Brigadiere Antonio Cezza, un giovane carabiniere che ha svolto il suo servizio nella nostra città tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, in un periodo segnato dalla violenza della criminalità organizzata. Erano anni difficili, nei quali gruppi criminali locali seminavano paura, compivano estorsioni, alimentavano conflitti e versavano sangue. In quel contesto, nel luglio 1990, Antonio Cezza, appena ventiseienne, offrì la propria vita nell’adempimento del dovere, pagando con il sacrificio estremo la scelta di proteggere la nostra comunità. Da trentasei anni questo giorno custodisce la memoria viva di un giovane servitore dello Stato, vittima innocente di una violenza che ha ferito anche la nostra terra. La sua testimonianza continua a parlarci e ci richiama ai valori della giustizia, della legalità, della responsabilità e del servizio.

 

  1. Provvidenzialmente, questa celebrazione coincide con la memoria liturgica di Santa Maria Maddalena, l’apostola degli apostoli, la prima testimone della Risurrezione. Potrebbe sembrare che la figura di Maria Maddalena e il ricordo di un giovane carabiniere caduto nell’adempimento del proprio dovere appartengano a storie lontane. Eppure la Parola di Dio ci rivela un legame profondo: entrambi sono illuminati dal coraggio dell’amore, quell’amore che non fugge davanti al male e non si arrende davanti alla morte. Nel Vangelo di Giovanni Maria Maddalena si reca al sepolcro «quando era ancora buio». Quel buio non è soltanto quello del mattino che precede l’alba, ma è anche il buio del dolore, della perdita, dello smarrimento. Maria cerca Gesù, ma non riesce ancora a riconoscerlo. Le lacrime e la sofferenza sembrano impedirle di vedere la novità che Dio sta preparando. La svolta avviene quando Gesù la chiama per nome: «Maria!». In quella parola Maria ritrova la luce. Comprende che il Signore non l’ha abbandonata e che la morte non ha avuto l’ultima parola. Da quel momento la sua vita cambia: la donna che era venuta al sepolcro con il cuore ferito diventa la prima annunciatrice della Risurrezione. Maria Maddalena ci insegna che la fede autentica nasce dall’incontro personale con Cristo e diventa testimonianza. Chi incontra davvero il Signore non può trattenere per sé la gioia ricevuta, ma sente il desiderio di portarla agli altri. Anche nella nostra vita esistono momenti di buio. Ci sono ferite, lutti e prove nelle quali sembra che Dio sia lontano. In quei momenti siamo chiamati, come Maria, a custodire la speranza e a ricordare i segni della presenza del Signore nella nostra storia. La memoria dei gesti di amore ricevuti diventa una luce capace di guidarci anche nelle notti più difficili.

 

  1. Questa stessa luce illumina oggi il ricordo del Brigadiere Antonio Cezza. Davanti alla minaccia della violenza egli non si tirò indietro. Non scelse la strada dell’indifferenza o della sicurezza personale, ma rimase fedele alla missione ricevuta. Con lo spirito dell’Arma dei Carabinieri, che significa vicinanza, custodia e difesa dei più deboli, si pose al servizio della comunità fino al dono della vita. Il suo sacrificio rappresenta non soltanto l’onore dell’Arma, ma anche il volto migliore del nostro Paese: quello di uomini e donne che servono gli altri con responsabilità, spesso nel silenzio, e che sanno mettere il bene comune davanti al proprio interesse. La memoria di Antonio Cezza ci invita anche a guardare con responsabilità al presente. In questi decenni la nostra società è profondamente cambiata: sono mutate le forme del conflitto, del confronto e persino della paura. Le piazze, luoghi storici della partecipazione e del dibattito pubblico, si sono affiancate agli spazi digitali, dove troppo spesso le parole diventano strumenti di aggressione, divisione e odio.

 

  1. In questo tempo cresce talvolta la tentazione di contrapporre sicurezza e libertà, ordine pubblico e tutela dei diritti. Ma una democrazia autentica non vive di contrapposizioni: essa cresce quando sa custodire insieme la sicurezza dei cittadini e la dignità di ogni persona, l’autorevolezza delle istituzioni e il rispetto delle libertà fondamentali. La forza di uno Stato si misura proprio nella capacità di tenere insieme queste esigenze, resistendo alle semplificazioni della propaganda e alle tensioni della piazza. La sicurezza non è soltanto una questione di controllo e di intervento delle istituzioni; nasce anche dalla fiducia reciproca, dalla coesione sociale, dalla responsabilità condivisa e dalla capacità di sentirsi parte di una comunità.

 

  1. Per questo il sacrificio di Antonio Cezza conserva una grande attualità. Egli ci ricorda che la legalità non è soltanto il rispetto delle norme, ma è una scelta di vita; che l’autorità non è dominio, ma servizio; che la difesa della sicurezza ha senso soltanto quando mette al centro la persona umana e il bene comune. Ai familiari di Antonio desidero esprimere la vicinanza e la gratitudine della Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa e dell’intera comunità cittadina. Sappiamo che trentasei anni non cancellano il dolore di una perdita così grande. Ma sappiamo anche che il ricordo riconoscente di un popolo può custodire e rendere fecondo il sacrificio di chi ha donato la propria vita per gli altri. A tutti i Carabinieri presenti rivolgo il nostro grazie. Voi raccogliete ogni giorno l’eredità di uomini come Antonio Cezza. Il vostro servizio, spesso nascosto e silenzioso, rappresenta un presidio fondamentale di democrazia, di sicurezza e di prossimità. La Chiesa vi accompagna con la preghiera e vi affida alla protezione della Beata Vergine Maria, Virgo Fidelis, perché possiate essere sempre costruttori di pace e custodi del bene comune.

 

  1. Carissimi, questa celebrazione non sia soltanto una memoria del passato, ma diventi un impegno per il presente e per il futuro. Guardando a Santa Maria Maddalena e al Brigadiere Antonio Cezza comprendiamo che il bene ha bisogno di testimoni. Maria rimane davanti al sepolcro quando tutto sembra perduto e diventa annunciatrice della vita nuova; Antonio affronta il pericolo e dona se stesso per proteggere gli altri. Entrambi ci ricordano che l’amore vero non è una semplice emozione, ma una forza concreta capace di trasformare la storia. Anche noi siamo chiamati ogni giorno a scegliere da quale parte stare: dalla parte della giustizia contro la sopraffazione, della solidarietà contro l’indifferenza, della legalità contro ogni forma di violenza. Ogni gesto di responsabilità e di attenzione verso gli altri rende più forte la nostra comunità e continua il cammino iniziato da tanti uomini e donne che hanno servito il bene comune.

 

  1. Preghiamo insieme:

Signore Gesù, che hai sconfitto la morte e hai fatto di Maria Maddalena la prima testimone della Vita, dona anche a noi la speranza che nasce dalla tua Risurrezione.
Accogli nel tuo Regno di pace il Brigadiere Antonio Cezza, ricompensa il dono della sua vita e dona conforto ai suoi familiari.
Benedici l’Arma dei Carabinieri e la nostra comunità di Melfi, perché sappiano camminare sempre sulla via del bene, della giustizia e della fraternità.
Rendici costruttori di pace e testimoni del tuo amore. Amen.

+  Ciro Fanelli


Corso di teatro gratuito

Nell’ambito di Fantastico Medioevo, il progetto Esperienze Teatrali nel Vulture si prefigge di reclutare 25 interpreti-narratori per la produzione di corti teatrali che raccontino la storia del Cammino di Guglielmo.

Guglielmo da Vercelli, il Santo pellegrino vissuto tra l’XI e il XII secolo, secondo il codice miniato che ne racconta la vita, trascorse a Melfi gran parte della sua giovinezza.

I corti teatrali, della durata di pochi minuti, saranno realizzati lungo il percorso del Cammino di Guglielmo, nelle tappe che ricadono in Basilicata.

Il corso di formazione, gratuito, prevede 30 ore suddivise in 6 giornate:

  • 28, 29 e 30 agosto 2026
  • 5, 6 e 7 settembre 2026

Le attività si svolgeranno a Melfi.

Al termine della messa in scena dei corti, agli interpreti sarà riconosciuto un rimborso spese.

Se ami il teatro, questa è la tua occasione!
Hai tempo fino al 25 agosto per iscriverti.

 

Incontro Diocesano Diaconato Permanente

17 Luglio 2026 - chiesa madre - Rionero

Essere diacono in una Chiesa sinodale

In una Chiesa che cammina insieme, il diaconato permanente assume una responsabilità particolare: essere segno e strumento di sinodalità. Il diacono, ordinato per il servizio nella liturgia, nella parola e nella carità, è chiamato a favorire la partecipazione, l’ascolto reciproco e la corresponsabilità nelle comunità, rendendo concreto il cammino condiviso del popolo di Dio.

La sinodalità si esercita soprattutto nella pratica dell’ascolto e nel prendersi cura delle periferie esistenziali. La posizione stessa del diacono — collocato tra la dimensione clericale e quella laicale, spesso radicato nella vita familiare e professionale — lo rende particolarmente adatto a raccogliere voci, bisogni e speranze e a restituirli alla comunità per un discernimento comune. Questo compito richiede però chiarezza di ruolo, competenze specifiche e uno stile personale fondato sull’umiltà, sull’apertura e sul coraggio di servire i più fragili.

Per essere efficace in questa missione, il diacono ha bisogno di una formazione solida, integrale e continua. La formazione non è un optional: è condizione necessaria perché il ministero diaconale sia credibile, duraturo e realmente al servizio della sinodalità. Essa riguarda non solo l’acquisizione di conoscenze, ma soprattutto la crescita umana, spirituale e pastorale che permette di incarnare la vocazione al servizio in contesti molteplici e complessi.

Elementi essenziali della formazione

* Formazione spirituale: radicamento nella preghiera personale e comunitaria, familiarità con la sacramentalità e capacità di accompagnare spiritualmente le persone. La vita di preghiera alimenta la motivazione del servizio e rende il diacono testimone credibile di una fede che si traduce in carità.
* Formazione teologica e biblica: conoscenza della Scrittura e della dottrina ecclesiale per annunciare il Vangelo con chiarezza e profondità. Un’adeguata preparazione teologica aiuta a leggere i segni dei tempi e a proporre una catechesi utile alla crescita della comunità.
* Formazione liturgica: competenza nei riti e nei simboli della comunità cristiana, per svolgere con dignità e fedeltà le funzioni liturgiche proprie del diacono. La liturgia è il cuore della vita ecclesiale e costituisce il primo luogo in cui si manifesta la sinodalità.
* Formazione pastorale e relazionale: sviluppo di capacità di ascolto, accompagnamento, mediazione e lavoro in equipe. Il diacono spesso facilita processi partecipativi e deve saper promuovere dialogo e corresponsabilità senza sostituirsi ad altri ministeri.
* Formazione sociale e culturale: conoscenza delle realtà del territorio, delle dinamiche sociali e delle questioni etiche e civili. Questo consente al diacono di essere ponte tra Chiesa e mondo e di rispondere con competenza alle sfide della contemporaneità.
* Formazione morale e umana: cura della maturità affettiva, della gestione del tempo, delle relazioni familiari e professionali. La coerenza di vita è una condizione fondamentale perché il servizio sia riconosciuto e accolto dalla comunità.

Percorso iniziale e formazione permanente

La formazione al diaconato non si esaurisce con l’ordinazione. Il percorso iniziale deve preparare alla vocazione e fornire strumenti pratici e interiori, ma la crescita continua è indispensabile per adattarsi ai mutamenti pastorali e culturali. La formazione permanente — spirituale, teologica, pastorale e relazionale — garantisce che i diaconi possano aggiornare le competenze, confrontarsi con nuovi contesti e mantenere viva la loro capacità di accompagnare le comunità.

Accoglienza della famiglia e vita comunitaria

Particolare attenzione va data al coinvolgimento della famiglia nel percorso formativo, quando il diacono è coniugato. La famiglia è primo luogo di testimonianza e di esercizio della carità; il suo sostegno è vitale per una missione sostenibile. Allo stesso modo, la comunità di riferimento deve assumere un ruolo attivo nell’accompagnamento e nella verifica del ministero, offrendo occasioni di formazione condivisa e spazi di dialogo.

Accompagnamento e discernimento

La formazione deve essere sempre accompagnata da processi di discernimento personale e comunitario. La scelta di assumere responsabilità ministeriali necessita di una valutazione attenta delle attitudini, delle motivazioni e delle condizioni di vita di chi si propone al servizio. Un buon accompagnamento vocazionale e un percorso di supervisione pastorale aiutano a prevenire fragilità e a promuovere una missione sostenibile e feconda.

Conclusione

In una Chiesa sinodale, il diacono è chiamato a essere testimonianza vivente di servizio, ascolto e corresponsabilità. Per rispondere a questa chiamata è indispensabile investire nella formazione integrale dei diaconi: essa rende possibile un ministero autorevole, umano e fecondo, capace di promuovere la partecipazione comunitaria e di portare il Vangelo nelle pieghe della vita quotidiana. La formazione è quindi un servizio alla Chiesa stessa, perché attraverso di essa il dono del diaconato diventi sempre più strumento efficace di comunione e missione.

Incontro diaconi


CONFERENZA STAMPA – 950 anni della Cattedrale di Melfi

CONFERENZA STAMPA

950 anni della Cattedrale di Melfi

 

950 anni della Cattedrale di Melfi: la diocesi presenta il grande progetto scientifico di studi, restauri, eventi culturali e celebrazioni.
Mercoledì 15 luglio la conferenza stampa al Palazzo Vescovile per illustrare il programma degli eventi per il biennio 2026-2027.

 

Mercoledì 15 luglio 2026, alle ore 10.30, nella Sala degli stemmi del Palazzo vescovile di Melfi, si terrà la conferenza stampa ufficiale di presentazione del fitto programma di iniziative scientifiche e liturgiche dedicate al 950° anniversario dalla fondazione della cattedrale di Melfi. Un evento di altissimo rilievo ecclesiale e culturale che si pone – in sinergia con l’ufficio diocesano dei Beni Culturali ecclesiastici diretto da Mons. Ciro Guerra – l’obiettivo della rilettura storiografica e della valorizzazione del monumento simbolo della diocesi e del Mezzogiorno Normanno. L’importante progetto è coordinato da un comitato scientifico presieduto da Sua Eccellenza Monsignor Ciro Fanelli vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, con la direzione scientifica a cura di Samuè Francesco Pio Cripezzi vice direttore dei musei diocesani di Melfi e Venosa.
Gli eventi in programma si svilupperanno tra il 2026 e il 2027 e si avvalgono del patrocinio della Regione Basilicata, del comune di Melfi, della Conferenza Episcopale di Basilicata, del Ministero della Cultura, dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, di Millennium 2027 – I Normanni in Europa che ha inserito nel programma europeo promosso dalla Regione Normandia in collaborazione con l’Università di Caen, gli eventi celebrativi dei 950 anni. Coordineranno le iniziative la Pontificia Università Gregoriana di Roma, l’Istituto Teologico di Basilicata, l’Università degli Studi della Basilicata e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ad aprire gli eventi culturali, l’inaugurazione del restauro del campanile della cattedrale di Melfi. Culmine delle iniziative saranno le giornate di studio melfitane che si focalizzeranno sulla cattedrale medievale e barocca e il convegno internazionale di studi a Roma presso l’auditorium della Pontificia Università Gregoriana di Roma sulla nascita del regno normanno tra papato e impero. Parallelamente alle attività accademiche, le solenni celebrazioni liturgiche presiedute dai vescovi della Conferenza Episcopale della Basilicata accompagneranno la comunità nel riscoprire l’antico valore spirituale del monumento.
“Questo anniversario – dichiara Monsignor Fanelli – rappresenta un momento di profonda riflessione per tutta la nostra comunità civile e religiosa. La cattedrale di Melfi custodisce un patrimonio architettonico e artistico che ha attraversato i secoli e attraverso questo programma accademico e spirituale, intendiamo non solo celebrare la nostra storia, ma rendere i beni culturali della Chiesa uno strumento vivo di dialogo per le giovani generazioni. Il restauro del campanile e dell’affresco della Vergine Kyriotissa sono i segni tangibili di un patrimonio che torna a splendere e a parlare al cuore delle persone”.
I giornalisti e gli operatori dell’informazione sono invitati a partecipare alla presentazione pubblica del prossimo mercoledì per conoscere i dettagli del progetto scientifico e delle celebrazioni liturgiche.

PROVVEDIMENTI E NOMINE DEL VESCOVO

ALLA CHIESA DI DIO CHE È IN MELFI-RAPOLLA-VENOSA

PROVVEDIMENTI E NOMINE

“Andate in tutto il mondo
e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”
(cfr. Mt 28,19-20)

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. mentre il nostro anno pastorale giunge al termine, sento il bisogno di elevare anzitutto un rendimento di grazie al Signore per il cammino che ci ha concesso di vivere insieme. La Visita Pastorale mi ha permesso di incontrare le nostre comunità, di ascoltare le attese, le speranze e anche le fatiche del Popolo di Dio, ma soprattutto di riconoscere i molti segni della presenza operante dello Spirito Santo nella vita della nostra Chiesa diocesana. Con animo fiducioso ci prepariamo ora al Sinodo diocesano, tempo di grazia e di discernimento, nel quale il Signore ci chiama a rinnovare il nostro modo di essere Chiesa: una Chiesa sempre più missionaria, fraterna, corresponsabile e capace di annunciare il Vangelo con credibilità nel tempo presente. Dentro questo cammino si inserisce anche il processo delle comunità pastorali, che non rappresenta semplicemente una riorganizzazione funzionale, ma una vera conversione ecclesiale. Siamo chiamati a superare ogni forma di isolamento, di individualismo pastorale e di autoreferenzialità, per crescere in una comunione concreta tra sacerdoti, consacrati e fedeli laici, nella condivisione dei doni e nella corresponsabilità della missione.

 

  1. È in questo orizzonte che desidero richiamare il significato profondo degli avvicendamenti nei servizi ecclesiali e nei ministeri pastorali. Nella Chiesa nessun ministero è possesso di chi lo esercita. Ogni servizio è ricevuto come dono e affidato come responsabilità. Il ministro ordinato è chiamato a essere trasparenza viva di Cristo Buon Pastore e non centro di attrazione della comunità. Quando il ministero si chiude su se stesso o genera legami personali che sostituiscono il legame con Cristo, esso tradisce la sua natura più profonda. Il vero pastore non trattiene a sé il gregge, ma lo conduce a Cristo. Non costruisce attorno alla propria persona, ma edifica la comunione ecclesiale. Non cerca consenso per sé, ma aiuta il popolo affidato a crescere nell’unità fraterna, nella maturità della fede e nel radicamento vivo nel Signore Gesù. Per questo gli avvicendamenti ecclesiali non devono essere vissuti con timore o nostalgia, ma accolti nella fede come segno della libertà della Chiesa e dell’azione continua dello Spirito Santo. Essi ricordano a tutti — pastori e fedeli — che il centro della comunità è Cristo, non il ministro; il Vangelo, non le persone; la fedeltà di Dio, non le nostre sicurezze umane.

 

  1. Ogni sacerdote è chiamato a seminare senza trattenere, a servire senza possedere, a costruire senza legare a sé. E ogni comunità è chiamata a riconoscere che ciò che permane è il bene operato nel nome del Signore, che lo Spirito custodisce e porta a compimento oltre le singole persone. Desidero inoltre precisare che i presenti provvedimenti pastorali nascono da un dialogo prolungato e ponderato con i singoli sacerdoti interessati. Tale discernimento è stato vissuto nel rispetto profondo della persona dei presbiteri coinvolti e delle comunità loro affidate, tenendo sempre presenti il bene della Chiesa e il bene delle anime. Tutto è stato accompagnato dalla preghiera e da un ascolto attento, nella convinzione che ogni scelta ecclesiale deve essere maturata alla luce dello Spirito Santo e orientata alla crescita del Popolo di Dio.

 

  1. Dopo questo tempo di ascolto, di preghiera e di discernimento, vissuto alla luce della Visita Pastorale e nel dialogo con i confratelli sacerdoti, ho pertanto provveduto alle seguenti nomine, che entreranno in vigore dalla data odierna, 10 maggio 2026:
  • il Rev.do Sac. Mauro Gallo è nominato Parroco della Parrocchia Sacro Cuore in Melfi;
  • il Rev.do Sac. Francesco Consiglio è nominato Co-Parroco della Parrocchia Sacro Cuore in Melfi;
  • il Rev.do Sac. Angelo Grieco è nominato Parroco della Parrocchia Santa Maria del Sepolcro in Ripacandida;
  • il Rev.do Sac. Michele Del Cogliano è nominato Parroco della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Lavello;
  • il Rev.do Sac. Saverio De Rosa è nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Lavello;
  • Padre Claudio Bevilacqua è nominato Amministratore Parrocchiale della Parrocchia Santa Maria della Quercia in San Fele e della Parrocchia San Vincenzo Ferreri in Cecci di San Fele;
  • Padre Marco Galano è nominato Amministratore Parrocchiale della Parrocchia San Michele Arcangelo – Concattedrale di Rapolla.

 

  1. Le date relative agli ingressi e all’inizio del ministero pastorale saranno comunicate dalla Cancelleria Vescovile. Esprimo sincera gratitudine ai confratelli sacerdoti che hanno accolto con generosità e spirito di fede il nuovo servizio loro affidato. Il loro “sì” è segno di disponibilità missionaria e testimonianza concreta di un ministero vissuto nell’obbedienza ecclesiale e nella carità pastorale.

Un pensiero riconoscente rivolgo a Mons. Ciro Guerra, che dopo anni di generoso servizio lascia la guida pastorale della Parrocchia del Sacro Cuore in Melfi, continuando tuttavia a offrire il suo prezioso contributo alla Diocesi nel ministero di Cancelliere Vescovile e responsabile dei beni culturali ecclesiastici. Parimenti, desidero ringraziare don Tonino Giorgio, che conclude la responsabilità giuridica della Parrocchia di San Vincenzo Ferreri in Cecci, continuando però a donare la sua preziosa collaborazione pastorale e liturgica.

A tutte le comunità rivolgo un invito accorato: accogliete i nuovi pastori con spirito di fede e con cuore aperto. Sosteneteli con la preghiera, con la collaborazione e con quella carità che rende visibile il volto della Chiesa. Nessuna comunità cresce attorno alla figura di un uomo; cresce invece quando tutti, insieme, imparano a camminare dietro Cristo, unico Pastore della Chiesa.

Affidiamo questo tempo alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, perché custodisca la nostra Diocesi nella comunione e ci aiuti a essere davvero, come la prima comunità cristiana, “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).

Vi porto tutti nella preghiera e vi benedico di cuore.

Melfi, 10 maggio 2026

+ Ciro Fanelli
Vescovo

Mons. Ciro Guerra
Cancelliere Vescovile


FANTASTICO MEDIOEVO: Un viaggio tra Storia, Spiritualità e Potere

FANTASTICO MEDIOEVO: Un viaggio tra Storia, Spiritualità e Potere

 

La Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa è lieta di invitarvi al nuovo appuntamento di Fantastico Medioevo, il progetto turistico-culturale che ci accompagna alla scoperta delle nostre radici storiche e spirituali.

📅 Sabato 11 Luglio 2026 –  ore 19,00 📍 Lavello – Splendido Giardino dell’Istituto Suore Maestre di Santa Dorotea 👉 Tema dell’incontro: Monachesimo Femminile nel Medioevo: Storia, Spiritualità, Potere.

Un’occasione unica per approfondire una pagina affascinante ed essenziale della nostra storia, esplorando il ruolo centrale, la forza spirituale e l’influenza culturale delle donne nei monasteri medievali.

🎙️ Il Programma della Serata

  • Coordinatore: Don Danilo Marino
  • Relatrice d’eccezione: Prof.ssa Anna Carfora, stimata teologa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Sez. San Luigi).
  • Intermezzi Musicali: Ad arricchire l’atmosfera ci saranno i momenti musicali a cura del duo Mario Modugno e Marco Zeccola, direttamente dall’Istituto Musicale “Mario Bruno”.

Non Mancate!

Vi aspettiamo numerosi per condividere insieme una serata all’insegna della cultura, della musica e della riflessione, immersi nella bellezza del giardino delle Suore Dorotee.

L’ingresso è libero. Portate con voi la curiosità e il desiderio di scoprire i segreti del nostro passato. Partecipate e passate la parola! #FantasticoMedioevo #DiocesiMelfi #Lavello #Cultura #Medioevo #MonachesimoFemminile #EventiBasilicata

Lettera del Vescovo ai parroci e ai CPAE – assemblea diocesana dei CPAE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Prot. N. 86/2026/VE

Ai Reverendissimi Parroci
Ai Componenti dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici
Loro Sedi

Carissimi,
durante la Visita Pastorale ho avuto modo di apprezzare la generosa collaborazione di tanti fedeli nella vita delle comunità parrocchiali, in particolare nell’amministrazione dei beni ecclesiastici.

Per sostenere e qualificare questo importante servizio, negli ultimi anni sono stati aggiornati diversi strumenti normativi: il Regolamento dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici (24 gennaio 2020), il Decreto generale in materia amministrativa (16 ottobre 2025) e, recentemente, il decreto sugli atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette al Vescovo, emanato il 24 giugno 2026 dopo la consultazione del Consiglio Presbiterale e del Consiglio Diocesano per gli Affari Economici.

Il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, previsto dal can. 537 del Codice di Diritto Canonico, affianca il parroco nella gestione dei beni della parrocchia, nel rispetto delle competenze che il can. 532 attribuisce al parroco quale legale rappresentante della comunità.

Per approfondire insieme questi temi e verificare l’applicazione delle disposizioni vigenti, desidero incontrare, insieme agli Uffici dell’area giuridico amministrativa della Curia diocesana, tutti i componenti dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici, possibilmente con la presenza dei rispettivi parroci.

GIOVEDÌ 2 LUGLIO 2026, ALLE ORE 19.30

presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi.

L’incontro offrirà l’occasione per riflettere sul ruolo e sulle responsabilità del CPAE, che si esprimono nella cura dei bilanci, della documentazione contabile, del patrimonio parrocchiale e degli atti di amministrazione ordinaria e straordinaria. Come ricorda la CEI, i membri del Consiglio partecipano alla corresponsabilità della vita ecclesiale anche attraverso una gestione attenta e trasparente dei beni affidati alla comunità.

Tale amministrazione deve sempre perseguire le finalità indicate dal can. 1254 §2: il culto divino, il sostentamento del clero, le opere di apostolato e gli interventi di carità, specialmente a favore dei più poveri. Per questo il CPAE non può essere considerato un organismo meramente formale: la regolare convocazione delle riunioni, la redazione dei verbali, l’esame dei bilanci e l’espressione dei pareri richiesti costituiscono segni concreti di comunione ecclesiale e di buona amministrazione.

Per aggiornare la ricognizione dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici, chiedo ai parroci di trasmettere alla Curia l’elenco dei componenti del proprio CPAE, all’attenzione del dott. Felice Lovaglio (felicelovaglio.diocesi.melfi@gmail.com – 331 463 4138).

Confidando nella vostra partecipazione, vi ringrazio per il prezioso servizio che rendete alle nostre comunità.

Melfi, 25 giugno 2026.

† Ciro Fanelli Vescovo


Relazione del Vescovo per il VII RADUNO DIOCESANO AdP

SINODO DIOCESANO

UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA

RELAZIONE DEL VESCOVO

AI GRUPPI DIOCESANI DELL’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – VII RADUNO DIOCESANO

RIONERO – CHIESA MADRE – 26 GIUGNO 2026

PER ESSERE UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA

Un tempo di grazia per la nostra Chiesa

Carissimi fratelli e sorelle,

con gratitudine al Signore e con viva speranza consegno alla Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa gli orientamenti che accompagneranno il cammino del Sinodo Diocesano 2026-2029.

La parola che illumina il nostro percorso è tratta dagli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Non è uno slogan né una semplice evocazione della Chiesa delle origini. È una chiamata che lo Spirito Santo rivolge oggi alla nostra comunità ecclesiale. In un tempo segnato dalla frammentazione delle relazioni, dall’individualismo e dalla fatica del credere, il Signore ci invita a riscoprire la bellezza della comunione come forma concreta della vita cristiana.

Il Sinodo nasce da questa convinzione: la Chiesa si rinnova quando torna alla sua sorgente. Non esistono riforme autentiche che non siano anzitutto riforme spirituali. Prima di cambiare strutture, programmi e modalità operative, siamo chiamati a lasciarci trasformare dal Vangelo. Ogni processo ecclesiale che non conduca a un incontro più profondo con Cristo rischia di ridursi a un esercizio organizzativo privo di fecondità.

Per questo il nostro Sinodo non sarà semplicemente un insieme di assemblee o di consultazioni. Sarà un tempo di ascolto, discernimento e conversione. Ascolto della Parola di Dio, ascolto dello Spirito Santo, ascolto della vita concreta delle persone che abitano il nostro territorio. Discernimento delle sfide e delle opportunità che attraversano il nostro tempo. Conversione personale e comunitaria, affinché la Chiesa possa manifestare con maggiore trasparenza il volto di Cristo.

Radicati in Cristo

Il punto di partenza di ogni rinnovamento è Cristo stesso. La Chiesa non vive di sé stessa. Non trae la propria forza dalle sue strutture, dalle sue tradizioni o dalle sue capacità organizzative. Vive del Signore risorto, che continua a guidarla nella storia.

«Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Questa parola del Vangelo deve tornare al centro della nostra coscienza ecclesiale. In un contesto culturale che spinge all’autosufficienza e all’efficienza, siamo chiamati a riscoprire il primato della grazia. Prima di essere protagonisti dell’evangelizzazione, siamo discepoli che ricevono tutto da Dio.

Per questo il Sinodo dovrà aiutarci a rimettere al centro ciò che è essenziale: la Parola di Dio, l’Eucaristia, la vita sacramentale, la preghiera, la carità e la missione. Da qui nasce la vitalità della Chiesa. Da qui nasce la sua capacità di generare fede e speranza.

Il rinnovamento ecclesiale non consiste nell’inventare una Chiesa diversa, ma nel permettere alla Chiesa di essere sempre più conforme al suo Signore. Quanto più saremo radicati in Cristo, tanto più saremo capaci di affrontare con libertà evangelica le sfide del presente.

Una Chiesa che ascolta e discerne

Viviamo un tempo complesso e affascinante. Le trasformazioni culturali, sociali e tecnologiche stanno modificando profondamente il modo di vivere, di pensare e di credere. La diminuzione della pratica religiosa, la fragilità dei legami familiari, l’emigrazione giovanile, le nuove povertà e la crescente solitudine di molte persone costituiscono sfide che non possiamo ignorare.

La Chiesa non è chiamata a rimpiangere il passato né a rincorrere le mode del presente. È chiamata a discernere. Discernere significa leggere la realtà alla luce del Vangelo, riconoscendo nelle vicende della storia i segni della presenza di Dio.

Per questo il primo atteggiamento richiesto dal Sinodo è l’ascolto. Non un ascolto superficiale o formale, ma un ascolto capace di accogliere realmente la voce delle persone, soprattutto di coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale. Dobbiamo imparare ad ascoltare le domande, le attese, le ferite e le speranze che abitano il cuore della nostra gente.

Una Chiesa che non ascolta rischia di parlare un linguaggio incomprensibile. Una Chiesa che ascolta, invece, diventa capace di annunciare il Vangelo in modo credibile e significativo.

Comunione, partecipazione e corresponsabilità

La sinodalità non è una strategia organizzativa. È il modo con cui la Chiesa vive la propria identità di Popolo di Dio.

La comunione nasce dalla partecipazione alla vita trinitaria e si traduce nella fraternità concreta tra i credenti. Non significa uniformità, ma armonia delle differenze. Lo Spirito Santo distribuisce doni diversi affinché tutti concorrano all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo.

Per questo il Sinodo dovrà promuovere una partecipazione più ampia e più matura alla vita ecclesiale. Ogni battezzato è chiamato a sentirsi responsabile della missione della Chiesa. Non possiamo più accontentarci di una pastorale fondata sulla delega a pochi. È necessario sviluppare una reale corresponsabilità, nella quale sacerdoti, consacrati e laici collaborino secondo la diversità delle vocazioni e dei ministeri.

La comunione autentica genera partecipazione. La partecipazione genera missione. Una comunità chiusa in sé stessa smette di essere evangelica. Una comunità che vive la comunione diventa naturalmente missionaria.

I giovani: una priorità ecclesiale

Tra le sfide più urgenti del nostro tempo vi è la trasmissione della fede alle nuove generazioni. I giovani non rappresentano soltanto il futuro della Chiesa; essi sono il suo presente.

Troppo spesso abbiamo parlato dei giovani senza parlare con loro. Troppo spesso abbiamo elaborato progetti per i giovani senza coinvolgerli realmente nei processi decisionali. Il Sinodo ci chiede di compiere un passo ulteriore: riconoscere i giovani come protagonisti della vita ecclesiale.

Le loro domande, le loro inquietudini e i loro desideri costituiscono una risorsa preziosa per il discernimento della comunità cristiana. Essi ci aiutano a comprendere meglio le trasformazioni del nostro tempo e ci provocano a cercare forme nuove di annuncio e di testimonianza.

Una Chiesa che non ascolta i giovani rischia di perdere il contatto con il futuro. Una Chiesa che cammina con i giovani riscopre continuamente la freschezza del Vangelo.

Una Chiesa missionaria

Il Sinodo non nasce per conservare l’esistente, ma per rinnovare la nostra capacità di evangelizzare. La missione non è una delle tante attività della Chiesa. È la ragione stessa della sua esistenza.

Siamo chiamati a verificare con sincerità se le nostre strutture, i nostri linguaggi e le nostre prassi pastorali favoriscano realmente l’incontro con Cristo. Dove questo non avviene, dobbiamo avere il coraggio di cambiare.

Non basta mantenere aperte le nostre comunità. Occorre uscire incontro alle persone, abitare le periferie esistenziali, condividere le gioie e le sofferenze del nostro popolo, testimoniare con semplicità e coraggio la speranza del Vangelo.

Una Chiesa missionaria non attende che gli altri vengano da lei. Va incontro agli uomini e alle donne del proprio tempo, portando la luce di Cristo nelle situazioni concrete della vita.

Conclusione

Il Sinodo appartiene a tutto il Popolo di Dio. Nessuno può sentirsi escluso da questo cammino. Abbiamo bisogno della fede, dell’esperienza e del contributo di tutti.

Affidiamo questo percorso alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei, che ha accolto la Parola con cuore disponibile, ci insegni a vivere nell’ascolto dello Spirito e nella docilità alla volontà di Dio.

Con fiducia iniziamo questo cammino. Il Signore ci precede. Lo Spirito Santo ci guida. Cristo cammina con noi.

Se rimarremo radicati in Lui, potremo diventare davvero una Chiesa dal cuore unificato, una comunità capace di generare fede, speranza e carità, una presenza credibile del Vangelo nella storia del nostro territorio e nella vita delle nuove generazioni.

La preghiera, anima del cammino sinodale

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Questa immagine della Chiesa delle origini illumina il cammino del nostro Sinodo Diocesano. Non è il ricordo nostalgico di un passato ideale, ma il modello di una Chiesa che, anche oggi, desidera lasciarsi guidare dallo Spirito Santo per vivere una comunione autentica e una rinnovata missione evangelizzatrice.

Ogni Sinodo nasce dalla preghiera e nella preghiera trova la sua forza. Prima di essere un tempo di confronto, di discernimento o di programmazione pastorale, esso è un tempo di grazia, nel quale il Signore chiama il suo popolo a ritornare a Lui. Gesù stesso ci ricorda: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). È una parola che ci invita a riconoscere il primato della grazia e a comprendere che il futuro della Chiesa non dipende anzitutto dalle nostre capacità, ma dalla fedeltà a Cristo.

La preghiera non accompagna semplicemente il cammino sinodale: ne costituisce l’anima. Senza un cuore aperto all’azione dello Spirito Santo, il Sinodo rischierebbe di ridursi a un esercizio di confronto, a una ricerca di soluzioni organizzative o a un semplice processo decisionale. La Chiesa, invece, non cresce per il consenso degli uomini, ma perché si lascia guidare da Dio. Per questo ogni discernimento ecclesiale nasce dal silenzio dell’ascolto, si alimenta nella Parola di Dio e trova nell’Eucaristia la sua sorgente e il suo culmine.

Pregare significa mettersi alla scuola dello Spirito Santo, lasciando che sia Lui a orientare i nostri pensieri, purificare le nostre intenzioni e aprire il nostro cuore alla comunione. È nella preghiera che impariamo a riconoscere ciò che viene da Dio e ciò che nasce soltanto dalle nostre attese o dai nostri interessi. Come ricorda san Paolo: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio» (Rm 8,14). Il Sinodo sarà autenticamente fecondo nella misura in cui ciascuno, personalmente e comunitariamente, si lascerà condurre dallo Spirito.

Anche Papa Leone XIV ha richiamato con forza questa verità, ricordando che la comunione nasce dalla preghiera, dall’ascolto dello Spirito e dalla conversione del cuore. Solo una Chiesa che si pone in ascolto di Dio può diventare una Chiesa capace di ascoltare il mondo.

La preghiera ci conduce anzitutto a rinnovarci. Il primo cambiamento che il Signore domanda non riguarda le strutture, ma il cuore dei credenti. L’apostolo Paolo ci esorta: «Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» (Rm 12,2). È la conversione personale che rende possibile il rinnovamento della comunità. Come ricorda Papa Francesco: «Ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere come scopo la missione» (Evangelii Gaudium, 27). Una Chiesa rinnovata è una Chiesa che vive del Vangelo, celebra con fede l’Eucaristia, si nutre della Parola e testimonia con gioia la carità.

La preghiera apre anche alla capacità di innovare. Innovare non significa inseguire le novità, ma lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, che «fa nuove tutte le cose» (cfr. Ap 21,5). È lo Spirito che rende la Chiesa sempre giovane, suscitando linguaggi, percorsi e forme nuove per annunciare l’unico Vangelo. Papa Francesco invita ad abbandonare il criterio del «si è fatto sempre così» (Evangelii Gaudium, 33), mentre Papa Leone XIV ricorda che la Pentecoste rinnova continuamente la Chiesa e la rende capace di affrontare con coraggio le sfide del presente.

La preghiera educa inoltre all’umiltà, virtù indispensabile nel cammino sinodale. Chi prega riconosce di non possedere tutte le risposte e si dispone ad accogliere il dono che Dio offre attraverso la voce degli altri. L’ascolto reciproco diventa così un’esperienza spirituale prima ancora che un metodo pastorale. Come affermava sant’Agostino: «Dove c’è la carità, lì c’è Dio»; e la carità nasce da un cuore che si lascia plasmare dalla preghiera.

Infine, la preghiera educa ad ascoltare tutti. Chi ascolta Dio impara ad ascoltare anche i fratelli. La sinodalità è prima di tutto uno stile di vita fondato sull’ascolto reciproco, sul discernimento e sulla corresponsabilità. Papa Francesco afferma che «una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto», mentre Papa Leone XIV ricorda che la sinodalità è un atteggiamento che favorisce autentiche esperienze di comunione e di partecipazione. Per questo il nostro Sinodo desidera dare voce a ogni componente del Popolo di Dio, accogliendo le speranze, le fatiche e i doni di ciascuno.

Tra tutte le voci, una particolare attenzione è rivolta ai giovani. Essi non sono soltanto il futuro della Chiesa, ma il suo presente. Le loro domande e i loro sogni sono una ricchezza per tutta la comunità. Papa Francesco, in Christus Vivit, invita la Chiesa a camminare con i giovani e a riconoscerli come protagonisti della missione. Anche Papa Leone XIV ha ricordato che la preghiera è il luogo nel quale i giovani possono scoprire la propria vocazione e incontrare Cristo. Per questo siamo chiamati non solo a pregare per loro, ma soprattutto a pregare con loro, costruendo comunità accoglienti nelle quali possano sentirsi ascoltati, coinvolti e corresponsabili.

Affidiamo al Sacratissimo Cuore di Gesù il cammino verso il nostro Sinodo Diocesano, perché sia Lui a custodire, purificare e orientare ogni passo della nostra Chiesa. Nel Cuore trafitto del Signore troviamo la sorgente viva della comunione, della misericordia e della missione: è lì che la Chiesa impara ad amare come Cristo ama e a donarsi senza misura. In questo Cuore, “mite e umile” (cfr. Mt 11,29), ogni paura si trasforma in fiducia, ogni chiusura si apre alla speranza, ogni fatica diventa offerta. Papa Francesco ha ricordato che «dal Cuore di Cristo nasce la Chiesa» (Dilexit Nos, 2024), e in esso la comunità cristiana ritrova sempre la propria identità più profonda. Anche il nostro Sinodo potrà portare frutto solo se resterà unito a questo Cuore, lasciandosi plasmare dalla sua carità. Affidarsi al Sacratissimo Cuore significa riconoscere che non siamo noi i protagonisti del rinnovamento ecclesiale, ma Cristo stesso che continua ad attrarre a sé ogni cosa (cfr. Gv 12,32). Per questo, con fiducia filiale, consegniamo al Suo amore il nostro cammino sinodale, perché diventi davvero un tempo di grazia, di unità e di rinnovata passione evangelica.

Il nostro Sinodo sarà tanto più fecondo quanto più sarà sostenuto da una intensa vita di preghiera: nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle comunità religiose e nei gruppi ecclesiali. Come gli Apostoli nel Cenacolo, vogliamo perseverare «concordi nella preghiera» (At 1,14), invocando lo Spirito Santo perché rinnovi la nostra Chiesa.

Affidiamo questo cammino alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei, donna dell’ascolto e della fede, ci accompagni nel discernimento e ci aiuti a diventare davvero «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32): una Chiesa che si rinnova nella preghiera, innova con coraggio sotto la guida dello Spirito e ascolta tutti, specialmente i giovani, per annunciare con gioia il Vangelo nel nostro tempo.

Rionero in Vulture, 26 giugno 2026