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Giornata per la carità del Papa

Domenica 28 giugno si celebra la Giornata per la carità del Papa

Domenica 28 giugno si celebra la Giornata per la Carità del Papa: la Chiesa in Italia partecipa a questo tradizionale appuntamento destinando le offerte raccolte durante le Celebrazioni Eucaristiche al Santo Padre per il suo intervento generoso nelle situazioni di bisogno, personali e comunitarie. “Un’occasione propizia”, la definisce Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, “perché, attraverso il nostro piccolo contributo, la carezza del Padre possa giungere a chi soffre”.

“Siamo convinti che la fede, per essere autentica, debba infatti tradursi in un amore che non si accontenta, che non si chiude nel perimetro dei nostri bisogni, ma che ‘sovrabbonda’, arrivando a toccare le ferite del mondo intero”, scrive Mons. Baturi in una lettera inviata a tutte le parrocchie italiane insieme ad Avvenire e alla locandina dell’evento.

“Come Chiese in Italia e in comunione con le altre Chiese – conclude il Segretario Generale – rinnoviamo il nostro impegno a partecipare attivamente a questo grande disegno di amore, consapevoli che ogni nostro gesto concreto si trasforma in aiuti essenziali per tante opere caritative, in favore di persone e famiglie in difficoltà estrema, popolazioni devastate da guerre o colpite da calamità naturali, comunità che necessitano di un sostegno urgente in termini di assistenza sanitaria e di educazione”.

Enciclica “Magnifica Humanitas” – Lectio magistralis del Vescovo

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

 

Enciclica “Magnifica Humanitas” – Lectio magistralis del Vescovo

 

Mercoledì 24 giugno 2026 ore 19.00 Melfi Salone degli Stemmi

Lunedì 29 giugno 2026 ore 19.00 Venosa Salone Sacro Cuore

 

La Diocesi di Melfi‑Rapolla‑Venosa invita la cittadinanza e gli operatori dell’informazione a due incontri pubblici per la presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Sua Santità Papa Leone, che si terranno a Melfi e a Venosa. In entrambe le sedi S.E. Mons. Ciro Fanelli, Vescovo della Diocesi, terrà una lectio magistralis nella quale offrirà una lettura meditata del documento, mettendo in luce i riferimenti teologici, le implicazioni pastorali e le ricadute sulla vita delle comunità locali.

Gli appuntamenti sono pensati come momenti di ascolto e confronto: alla lectio seguirà un dialogo con il vescovo. L’iniziativa si rivolge a parrocchie, operatori pastorali, insegnanti, associazioni e a tutti coloro che desiderano approfondire il messaggio dell’enciclica e riflettere insieme sulle prospettive di impegno sociale e pastorale che essa propone.

La Diocesi ringrazia quanti vorranno partecipare e invita a prendere parte numerosa a questi momenti di riflessione condivisa.

La parola N. 11 giugno 2026

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L’articolo del Vescovo

La vita cristiana sotto l’azione dello Spirito Santo

La vita cristiana non è anzitutto il risultato di uno sforzo umano, né un ideale etico da raggiungere con le proprie forze. Essa nasce e si sviluppa sotto l’azione viva e trasformante dello Spirito Santo, dono del Risorto, che opera nel cuore del credente rendendolo partecipe della vita stessa di Dio. Senza lo Spirito, il cristianesimo si riduce a dottrina o morale; con lo Spirito, diventa vita nuova, relazione, cammino di trasformazione.
Nel linguaggio comune, l’ispirazione in relazione alla vita è spesso percepita come un impulso improvviso, una scintilla creativa che apre a qualcosa di nuovo. Questa esperienza, pur nella sua semplicità, rivela una verità più profonda: l’essere umano non è chiuso in sé stesso, ma strutturalmente aperto a ciò che lo trascende. La tradizione cristiana riconosce in questa apertura il luogo in cui lo Spirito Santo può agire, elevando e purificando ogni autentica intuizione.
Nella prospettiva della fede, l’ispirazione non è un’emozione passeggera né una semplice genialità umana, ma una mozione interiore suscitata dallo Spirito. Essa orienta il cuore verso il bene, illumina l’intelligenza, rafforza la volontà e conduce a scelte conformi al Vangelo. È un dono della grazia, che non annulla la libertà, ma la compie, rendendo il credente capace di rispondere con verità e amore. Il luogo privilegiato in cui questa azione si manifesta è l’ascolto della Parola di Dio. La Scrittura, accolta nella fede e vissuta nella comunità ecclesiale, non è un testo del passato, ma parola viva ed efficace. In essa lo Spirito continua a parlare, a correggere, a consolare, a indicare vie concrete. Leggere la Bibbia significa esporsi a una presenza che interpella e trasforma, capace di penetrare nelle profondità dell’anima e di orientare le scelte quotidiane.
A questo ascolto si unisce la preghiera, respiro dell’anima e spazio di relazione con Dio. Anche nelle forme più semplici — una invocazione ripetuta, un silenzio abitato, un dialogo interiore — la preghiera dispone la persona ad accogliere l’azione dello Spirito. Essa unifica l’esistenza, ricentra il cuore e trasfigura il tempo ordinario in luogo di incontro. Nel silenzio, in particolare, l’uomo ritrova sé stesso davanti a Dio: emergono ferite e desideri, e lo Spirito opera con discrezione una trasformazione profonda.
L’azione dello Spirito non si limita alla sfera interiore, ma coinvolge anche l’immaginazione e la sensibilità. Le parabole evangeliche, i simboli, l’arte sacra educano lo sguardo e purificano il desiderio, aprendo a una visione più vera della realtà. Quando il cuore è nutrito da immagini e narrazioni che riflettono la misericordia e la giustizia di Dio, l’ispirazione si traduce in gesti concreti di carità e servizio. In questo cammino trova posto anche l’ascesi cristiana. Digiuno, rinuncia e disciplina non sono pratiche finalizzate a “guadagnare” la grazia, ma risposte libere e riconoscenti a un dono già ricevuto. Esse liberano il cuore da ciò che lo appesantisce, restituiscono ordine agli affetti e creano spazio per l’azione dello Spirito. Così, la vita si orienta verso una libertà più autentica, capace di generare frutti visibili: amore, giustizia, perdono.
Un elemento essenziale della vita nello Spirito è il discernimento. Non ogni impulso interiore proviene da Dio; per questo è necessario verificare le proprie ispirazioni alla luce della Parola, della Tradizione e della vita ecclesiale. La comunità cristiana non limita l’esperienza personale, ma la custodisce e la purifica, inserendola in un orizzonte di verità e comunione. In questo contesto, i sacramenti e la liturgia rappresentano il luogo in cui l’azione dello Spirito si rende tangibile ed efficace: essi nutrono, confermano e inviano il credente nella missione. La vita cristiana, dunque, è un continuo lasciarsi plasmare. Lo Spirito Santo non agisce in modo spettacolare, ma nella fedeltà quotidiana, nelle scelte semplici, nella perseveranza. Accogliere la sua azione significa sviluppare un cuore docile, capace di ascolto e pronto a tradurre ogni ispirazione autentica in opere concrete.
Il criterio decisivo rimane sempre lo stesso: ciò che viene dallo Spirito genera vita. Dove c’è carità, consolazione, speranza, lì si riconosce la sua presenza. La vera ispirazione non chiude nell’ego, ma apre agli altri; non esalta, ma umilia dolcemente; non confonde, ma illumina.
Vivere sotto l’azione dello Spirito Santo significa, in definitiva, permettere che Cristo prenda forma in noi. È un cammino progressivo, spesso nascosto, ma reale, nel quale la luce ricevuta diventa dono condiviso. Così, la vita del credente si trasforma in testimonianza viva: non più semplicemente umana, ma abitata da Dio e capace di irradiare la sua presenza nel mondo.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

La parola N.11Indice La parola N.11

In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria

INTERVENTO CONCLUSIVO DEL VESCOVO

In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria

guidata dal centro studi missione emmaus

 Tema del Sinodo:

“Un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)

RIONERO – 14 GIUGNO 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,
presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate, operatori pastorali,
carissimi giovani e membri delle nostre comunità, concludiamo questa Assemblea diocesana con un sentimento profondo di gratitudine e di responsabilità ecclesiale.

Gratitudine per il cammino che il Signore ci ha fatto vivere a partire dalla Visita pastorale fino ad oggi. Responsabilità perché oggi entriamo ufficialmente nel cammino che ci condurrà al Sinodo diocesano 2026–2029*, il cui tema è una parola semplice e impegnativa degli Atti degli Apostoli: essere “Un cuor solo e un’anima sola” (cfr. Atti 4, 32)

Non si tratta di uno slogan.

  • È un programma di Chiesa.
  • È un modo di essere comunità.
  • È un criterio di discernimento per il nostro futuro.

 

  1. LA VISITA PASTORALE: ASCOLTO DI UNA CHIESA REALE

La Visita pastorale (2023-2025) è stata il primo grande passo di questo cammino. Non è stata soltanto una serie di incontri. È stata un’esperienza di Chiesa. Abbiamo attraversato le comunità ascoltando storie, fatiche e speranze. Abbiamo incontrato la fede semplice e resistente di tante persone. Abbiamo condiviso la dedizione di sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati nella vita pastorale. E insieme abbiamo riconosciuto le fragilità del nostro tempo dinanzi alle quali si trova la nostra Chiesa locale: ad esempio, il calo della partecipazione, il cambiamento culturale, lo spopolamento dei nostri paesi, la fatica delle famiglie, la solitudine degli anziani, il disorientamento dei giovani.

Ma non abbiamo incontrato una Chiesa spenta. Abbiamo incontrato una Chiesa viva, anche se ferita e in trasformazione. Soprattutto abbiamo compreso una cosa: lo Spirito Santo non si è ritirato dalla nostra storia.

 

  1. IL SINODO: UN CAMMINO DI GRAZIA

Il Sinodo che stiamo preparando non è un evento tra altri eventi.

  • È un tempo di grazia.
  • È un tempo di discernimento.
  • È un tempo di conversione ecclesiale.

Non siamo chiamati semplicemente a organizzare un percorso, ma a lasciarci condurre dallo Spirito. Il Sinodo non nasce da un problema da risolvere, ma da una domanda di fede: “che cosa il Signore chiede oggi alla nostra Chiesa?” Per rispondere a questa domanda non bastano strategie. Serve ascolto, preghiera e conversione.

 

  1. IL TEMA DEL SINODO: “UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA”

Il cuore del nostro Sinodo è questa immagine degli Atti degli Apostoli.

“Un cuor solo e un’anima sola” non descrive una Chiesa ideale.

Descrive la Chiesa possibile quando Cristo è al centro.

È la Chiesa

  • che nasce dall’Eucaristia,
  • che si nutre della Parola,
  • che vive della carità.

È la Chiesa in cui le diversità non si cancellano, ma si armonizzano. In cui i carismi non si oppongono, ma si completano. In cui la comunione non è uniformità, ma fraternità. Questo è il nostro orizzonte sinodale.

 

  1. TRE ATTEGGIAMENTI PER VIVERE IL SINODO

Per camminare verso questa meta, il Sinodo ci chiede tre atteggiamenti fondamentali:

“rinnovare e rinnovarsi, innovare, ascoltare tutti, in particolare i giovani”

Non sono tre fasi. Sono tre conversioni permanenti.

 

  1. RINNOVARE E RINNOVARSI: TORNARE AL VANGELO

Il primo atteggiamento è il rinnovamento. Rinnovarsi significa tornare all’essenziale: Cristo.

Non significa aggiungere attività, ma ritrovare la sorgente. Non significa moltiplicare iniziative, ma verificare la qualità evangelica delle nostre comunità. La domanda che ci accompagna è semplice e decisiva:

le nostre comunità generano ancora fede viva? Oppure si limitano a custodire tradizioni?

Rinnovarsi significa mettere al centro la Parola di Dio, l’Eucaristia e la carità. Significa passare da una pastorale di mantenimento a una pastorale missionaria. Ma questo non riguarda prima di tutto le strutture.

Riguarda i cuori.

 

  1. CONVERSIONE DELLE PERSONE PRIMA DELLE STRUTTURE

Non ci sarà rinnovamento senza conversione.

Presbiteri, diaconi, religiosi/e, catechisti, educatori, operatori pastorali: siamo tutti coinvolti. Il rischio dell’attivismo è reale: fare molto senza essere trasformati dal Vangelo.

La prima conversione riguarda lo sguardo: passare dalla lamentela alla speranza, dal giudizio alla misericordia.

La seconda riguarda il servizio: ogni ministero è missione, non possesso.

La terza riguarda l’identità: non siamo funzionari del sacro, ma discepoli del Signore.

Solo una Chiesa di discepoli può essere una Chiesa missionaria.

 

  1. INNOVARE: FEDELTÀ CREATIVA AL VANGELO

Il secondo atteggiamento è innovare. Innovare non è cambiare il Vangelo. È trovare forme nuove per annunciarlo.

Il mondo è cambiato profondamente. Molti giovani e molte famiglie sono lontani dalle comunità non per rifiuto della fede, ma per trasformazione culturale. Per questo serve una pastorale più creativa:

  • collaborazione tra parrocchie;
  • corresponsabilità dei laici;
  • presenza nei luoghi della vita quotidiana;
  • attenzione al mondo digitale;
  • capacità di uscire verso le periferie esistenziali.

Una Chiesa che non innova rischia di diventare incomprensibile. Una Chiesa che innova senza radici rischia di perdere sé stessa.

 

  1. ASCOLTARE: STILE DELLA CHIESA SINODALE

Il terzo atteggiamento è l’ascolto.

Il Sinodo sarà autentico solo se sarà una grande esperienza di ascolto.

  • Ascolto di Dio nella preghiera.
  • Ascolto della realtà nella storia.
  • Ascolto delle persone nella vita concreta.

Non si può decidere senza ascoltare. Non si può guidare senza comprendere. Non si può parlare senza aver accolto.

 

  1. I GIOVANI: LUOGO DECISIVO DELL’ASCOLTO

In questo ascolto, i giovani hanno un posto centrale.

Non sono il futuro della Chiesa. Sono il presente della Chiesa.

Non chiedono una Chiesa perfetta, ma una Chiesa autentica. Non cercano risposte prefabbricate, ma adulti credibili.

Non vogliono essere spettatori, ma protagonisti.

Il Sinodo dovrà uscire dai confini delle parrocchie e andare nei luoghi della vita: scuola, lavoro, politica, istituzioni, sport, famiglie, mondo digitale, ecc…

Solo una Chiesa che ascolta i giovani potrà generare futuro.

 

  1. UNA CHIESA SEGNATA DALLA MISERICORDIA

Tutto questo sarà possibile solo se la misericordia diventerà lo stile ordinario della Chiesa. La misericordia non è un settore pastorale.

È il volto stesso della Chiesa.

Una Chiesa misericordiosa accoglie prima di giudicare. Comprende prima di escludere. Ascolta prima di chiudere.

Le nostre comunità devono diventare case aperte. Luoghi di fraternità.

Spazi in cui si sperimenta la vicinanza di Dio.

 

  1. CONCLUSIONE

Carissimi,

il Sinodo che iniziamo a preparare non è un evento da organizzare, ma un cammino da vivere.

Non siamo chiamati a difendere il passato, ma a discernere il futuro che Dio apre davanti a noi. Il nostro orizzonte è uno solo: “Un cuor solo e un’anima sola”.

Questa non è un’utopia. È la promessa del Vangelo vissuta nella storia.

Raccogliamo questo cammino attorno a tre parole: “rinnovare, innovare, ascoltare”. E affidiamo tutto al Signore, perché solo una Chiesa unita in Cristo sarà una Chiesa missionaria.

Vi accompagno con la mia preghiera e vi benedico di cuore.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 


“Un cuor solo e un’anima sola”: annunciato il tema del Sinodo Diocesano 2026-2029

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

 

UFFICIO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

COMUNICATO

 

“Un cuor solo e un’anima sola”: annunciato il tema del Sinodo Diocesano 2026-2029

Si è svolta nel pomeriggio di domenica 14 giugno 2026, presso il Centro Pastorale San Gerardo di Rionero in Vulture, la tappa conclusiva del percorso di formazione unitaria previsto per la Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa in vista del Sinodo Diocesano (2026-2029), guidato dall’equipe del Centro Studi Missione Emmaus. Si è trattato di un importante momento di comunione, condivisione e discernimento ecclesiale, che ha visto il coinvolgimento di oltre 50 facilitatori e di circa 300 partecipanti tra presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, membri degli Uffici di Curia, del Consiglio Pastorale Diocesano e dei Consigli Pastorali Parrocchiali, suddivisi in 35 tavoli laboratoriali. Durante l’incontro, in cui è stato presentato ufficialmente il logo del Sinodo Diocesano, è intervenuto don Angelo Grieco, Vicario episcopale per il Sinodo Diocesano, che ha sottolineato la necessità di attuare un effettivo discernimento-cambiamento comunitario, elencando le seguenti priorità: evangelizzazione, iniziazione cristiana, liturgia e testimonianza della carità. Ha poi indicato tre elementi indispensabili per far crescere e vivere la collaborazione e la comunione pastorale: una viva e feconda azione missionaria e pastorale; una fraterna, progettuale e strutturata collaborazione tra le parrocchie di un determinato territorio (unità pastorali); una maggiore corresponsabilità dei laici, attraverso l’individuazione e la valorizzazione di figure ministeriali. I lavori si sono conclusi con l’intervento del vescovo, mons. Ciro Fanelli, che ha annunciato all’intera assemblea diocesana il tema del Sinodo, tratto dagli Atti degli Apostoli: “Un cuor solo e un’anima sola” (At. 4,32). Il presule, inoltre, ha indicato tre atteggiamenti fondamentali per vivere questo particolare tempo di grazia, di discernimento e di conversione ecclesiale: “rinnovare e rinnovarsi, innovare, ascoltare tutti, in particolare i giovani”. Infine, auspicando che la misericordia diventi lo stile ordinario della Chiesa, ha affermato: “Non siamo chiamati a difendere il passato, ma a discernere il futuro che Dio apre davanti a noi”.

 

Procedura aperta per affidamento lavori al Palazzo dell’Ex Seminario Diocesano di Melfi

PROCEDURA APERTA PER L’AFFIDAMENTO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE E ADEGUAMENTO FUNZIONALE DEL PALAZZO DEL SEMINARIO DIOCESANO QUALE POLO DI ATTRAZIONE CULTURALE, TURISTICA E PER L’OSPITALITÀ E L’ACCOGLIENZA RELIGIOSA NEL COMPLESSO MONUMENTALE DEL PALAZZO VESCOVILE DI MELFI DIOCESI DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA. CUP:F69C25000130002 – CIG: BBF11204E4

 

PUBBLICAZIONE ALBO PRETORIO

 

Si rende noto che con determina n. 43 del 08/06/2026 (Reg.Gen.61) l’Unione Lucana del Lagonegrese ha indetto la GARA A PROCEDURA APERTA PER L’AFFIDAMENTO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE E ADEGUAMENTO FUNZIONALE DEL PALAZZO DEL SEMINARIO DIOCESANO QUALE POLO DI ATTRAZIONE CULTURALE, TURISTICA E PER L’OSPITALITÀ E L’ACCOGLIENZA RELIGIOSA NEL COMPLESSO MONUMENTALE DEL PALAZZO VESCOVILE DI MELFI DIOCESI DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA. CUP:F69C25000130002 – CIG: BBF11204E4.
Il bando di gara è pubblicato su PVL.
Gli atti di gara sono liberamente accessibili al link https://suaunionelucanalagonegrese.it/N/G00877.
Lauria, 09 Giugno 2026

Il Responsabile Unico del Progetto
ing. Emilia Carlomagno


«Diventate ciò che ricevete» – L’EUCARISTIA, FONTE DELLA CHIESA E FORMA DELLA VITA CRISTIANA

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

«Diventate ciò che ricevete»

L’EUCARISTIA, FONTE DELLA CHIESA E FORMA DELLA VITA CRISTIANA

Omelia in occasione della solennità del Corpus Domini

7 giugno 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. quando ci raduniamo per celebrare l’Eucaristia, siamo posti davanti al mistero più grande che la Chiesa custodisce e vive. Non siamo convocati semplicemente per adempiere un precetto religioso, né per partecipare a una pia pratica di devozione. Siamo convocati dal Signore Risorto che continua a radunare il suo popolo per renderlo partecipe della sua Pasqua. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che l’Eucaristia è «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (LG 11). Fonte, perché da essa scaturisce la vita nuova che nasce dalla Pasqua di Cristo; apice, perché tutta l’esistenza del credente e tutta la missione della Chiesa tendono verso quella comunione piena con Dio che nell’Eucaristia è anticipata sacramentalmente. Eppure dobbiamo riconoscerlo con sincerità: non sempre partecipiamo alla celebrazione con questa consapevolezza. Talvolta la familiarità con i gesti e le parole della liturgia rischia di generare assuefazione. La celebrazione può apparire ripetitiva e il mistero può essere oscurato dall’abitudine. Accade allora che si partecipi con il corpo ma non con il cuore, presenti fisicamente ma interiormente lontani.
  1. La Chiesa, invece, ci invita continuamente a riscoprire che l’Eucaristia non è qualcosa che assistiamo dall’esterno, ma un mistero nel quale siamo coinvolti personalmente ed ecclesialmente. Come afferma la Costituzione sulla Sacra Liturgia, i fedeli non devono essere «estranei o muti spettatori», ma partecipare «consapevolmente, piamente e attivamente» al mistero celebrato. Questa affermazione trova il suo fondamento in una verità teologica fondamentale: la celebrazione eucaristica è azione di Cristo e della Chiesa. Spesso si pensa che il celebrante sia esclusivamente il sacerdote. In realtà, secondo la grande tradizione ecclesiale recuperata dal Concilio, il soggetto della celebrazione è l’intera assemblea convocata dal Signore. Il ministro ordinato presiede in persona Christi, ma l’Eucaristia è l’azione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Nella Preghiera eucaristica non troviamo quasi mai l’io del sacerdote, ma il “noi” della Chiesa: «Noi ti rendiamo grazie», «Noi ti offriamo», «Noi celebriamo il memoriale». Quel “noi” esprime il popolo sacerdotale che, unito al suo Signore, offre al Padre il sacrificio di lode e offre insieme la propria vita. Per questo ogni Eucaristia è molto più di una commemorazione. È il memoriale della Pasqua del Signore. E il memoriale, nella tradizione biblica, non è un semplice ricordo del passato. Nello zikkaron di Israele, l’evento salvifico viene reso presente ed efficace nell’oggi della comunità. Quando celebriamo l’Eucaristia, non ricordiamo soltanto ciò che Gesù ha fatto duemila anni fa. Lo Spirito Santo rende presente qui e ora l’unico sacrificio pasquale di Cristo. Il Crocifisso-Risorto si dona nuovamente alla sua Chiesa e la introduce nella comunione con il Padre. Per questo l’altare è il luogo in cui il cielo incontra la terra, il tempo si apre all’eternità e la storia umana viene raggiunta dalla potenza salvifica di Dio. Ma vi è una seconda verità che la tradizione cristiana ha sempre custodito: se la Chiesa fa l’Eucaristia, l’Eucaristia fa la Chiesa.
  1. Ogni volta che il sacrificio eucaristico viene celebrato, il Signore non soltanto si dona al suo popolo, ma lo plasma e lo trasforma. L’Eucaristia genera continuamente la Chiesa come mistero di comunione. Lo afferma con forza san Giovanni Paolo II: «La Chiesa vive dell’Eucaristia». Essa vive dell’Eucaristia perché da essa riceve continuamente la propria identità più profonda. Infatti la comunione eucaristica non è semplicemente un gesto individuale di pietà. Essa realizza e manifesta la comunione ecclesiale. Nutrendoci dell’unico Pane, diventiamo un solo Corpo. San Paolo lo afferma con chiarezza: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (1Cor 10,17). L’Eucaristia, dunque, non costruisce soltanto il rapporto personale con Cristo; costruisce anche il rapporto dei credenti tra loro. Per questo ogni divisione, ogni chiusura, ogni forma di egoismo contraddice ciò che celebriamo. Non possiamo accostarci alla mensa del Signore e rimanere prigionieri dell’indifferenza. Non possiamo ricevere il sacramento dell’unità e alimentare nella vita quotidiana logiche di separazione, rivalità o esclusione. L’Eucaristia ci educa progressivamente alla forma stessa dell’esistenza di Gesù. Il pane spezzato e il vino versato sono il linguaggio sacramentale di una vita totalmente donata. In quei segni è racchiusa l’intera esistenza del Signore: una vita vissuta come offerta al Padre e servizio ai fratelli. Quando Gesù dice: «Questo è il mio corpo offerto per voi», non interpreta soltanto la sua morte imminente; offre la chiave di lettura di tutta la sua esistenza. Egli è l’uomo che vive totalmente per il Padre e totalmente per gli altri.
  1. Partecipare all’Eucaristia significa entrare in questo dinamismo pasquale del dono. Significa lasciarsi liberare dall’autoreferenzialità che chiude il cuore e lasciarsi conformare alla logica evangelica della gratuità. Per questo sant’Agostino poteva rivolgersi ai fedeli con una delle espressioni più profonde della tradizione cristiana: «Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete». Riceviamo il Corpo di Cristo per diventare Corpo di Cristo. Riceviamo il Pane della vita perché la nostra vita diventi pane spezzato per i fratelli. Riceviamo il sacramento della comunione per diventare artigiani di comunione nella storia. E qui comprendiamo come l’Eucaristia non si esaurisca entro le mura della chiesa. Ogni celebrazione termina con un invio missionario. La liturgia conduce necessariamente alla testimonianza. Il mistero celebrato domanda di essere tradotto in vita. La costituzione pastorale Gaudium et Spes descrive la Chiesa come «fermento» e «quasi anima della società umana». Questa missione nasce precisamente dall’Eucaristia. Là impariamo che Dio non salva l’uomo sottraendolo alla storia, ma trasformando la storia dall’interno mediante l’amore. Per questo i Padri della Chiesa hanno sempre collegato l’altare ai poveri.
  1. San Giovanni Crisostomo ammoniva i suoi fedeli: «Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando lo vedi nudo». È una parola che conserva tutta la sua forza profetica. Il Corpo di Cristo che adoriamo nel sacramento è lo stesso Corpo che incontriamo nei poveri, nei sofferenti, negli esclusi, nelle periferie esistenziali del nostro tempo. L’Eucaristia diventa allora criterio di discernimento della verità della nostra vita cristiana. La nostra partecipazione alla Messa è autentica quando genera misericordia. La nostra comunione è vera quando produce fraternità. La nostra adorazione è sincera quando si traduce in carità. La nostra fede è credibile quando diventa servizio. Carissimi, ogni volta che ci accostiamo all’altare il Signore ci invita a entrare nel suo mistero pasquale affinché tutta la nostra esistenza sia trasformata. Non ci chiede semplicemente di assistere a un rito. Ci chiede di offrirci con Lui. Non ci chiede soltanto di ricevere un dono. Ci chiede di diventare dono. Non ci chiede semplicemente di ricordarlo. Ci chiede di renderlo presente nel mondo. Allora l’Eucaristia diventa davvero ciò che il Concilio proclama: fonte e apice della vita cristiana; principio di comunione ecclesiale; scuola di carità; forza trasformatrice della storia; anticipazione del Regno che viene.

Signore Gesù Cristo, Pane vivo disceso dal cielo, fa’ che, nutriti alla mensa del tuo Corpo,
sappiamo riconoscerti e amarti nei poveri, nei sofferenti, negli ultimi,
nei quali continui misteriosamente a venirci incontro.

A Te, Signore Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo, ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Melfi 7 giugno 2026 – Solennità del Corpo e del Sangue del Signore

✠ Ciro Fanelli
Vescovo


Rinnovare, innovare, ascoltare

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

IN CAMMINO VERSO IL SINODO DIOCESANO

A CONCLUSIONE DEL TRIENNIO EUCARISTICO: “NELL’EUCARISTIA NASCE E RINASCE LA CHIESA”

“Rinnovare, innovare, ascoltare”

 

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa,

1. con la Solennità del Corpus Domini si conclude il triennio eucaristico che ha accompagnato il nostro cammino diocesano: “Nell’Eucaristia nasce e rinasce la Chiesa”. Un tempo di grazia che si
è intrecciato con il pellegrinaggio della Visita Pastorale, segno concreto della prossimità del Vescovo alle comunità e occasione privilegiata di ascolto e discernimento. Il percorso eucaristico
indicato alle parrocchie, alle comunità religiose e alle aggregazioni laicali non voleva essere un semplice “programma pastorale”, ma un vero percorso spirituale ed ecclesiale che ha riportato al
centro la sorgente della vita della Chiesa: l’Eucaristia. In essa la Chiesa non solo celebra Cristo, ma nasce continuamente da Lui, si rinnova e viene inviata: la Chiesa vive dell’eucaristia.

2. Il triennio eucaristico ha risvegliato nella nostra comunità diocesana la consapevolezza che la Chiesa nasce dall’Eucaristia. Nel primo anno del nostro cammino diocesano (2023-2024) si è
soffermato sul tema “L’Eucaristia: incontro con l’umanità di Cristo”, che ci ha aiutato a riscoprire l’essenziale: l’Eucaristia non è un rito, ma un incontro vivo con Cristo, che assume la nostra
umanità e la trasforma. La fede nasce sempre da questo incontro personale e reale. Il secondo anno, “L’Eucaristia: luogo della santità ospitale” (2024-2025), ci ha mostrato che l’Eucaristia genera una Chiesa che diventa comunione concreta e ospitale. La santità non è separazione, ma capacità di accoglienza, di fraternità, di guarigione delle relazioni. Una Chiesa eucaristica è una Chiesa che fa spazio all’altro. Il terzo anno, “L’Eucaristia: luogo di missione” (2025-2026), ha rivelato la dimensione decisiva: l’Eucaristia invia. La celebrazione termina con un mandato missionario: “Andate”. Dall’Eucaristia nasce una Chiesa che esce, che testimonia, che si fa prossima nel mondo.

3. In questo triennio abbiamo compreso che l’Eucaristia è il principio generativo della Chiesa: la sua sorgente, la sua forma e la sua missione. Il nostro cammino trova oggi un forte sostegno nelle parole di Papa Leone XIV, che richiama tutta la Chiesa a una priorità decisiva: “riportare al centro il Vangelo”. È questa l’urgenza della Chiesa oggi: non aggiungere, ma tornare all’essenziale; non moltiplicare attività, ma rinnovare l’incontro con Cristo. Il Papa ci invita a chiederci quale volto di Dio traspare nelle nostre comunità: nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia e nella carità. La questione decisiva non è organizzativa, ma spirituale: favorire l’incontro vivo con il Signore. Particolare attenzione viene data all’iniziazione cristiana, che non può ridursi a preparazione ai sacramenti, ma deve essere riscoperta come cammino di vita nel Battesimo, realtà viva che accompagna tutta l’esistenza del credente. Il Papa ci invita anche a uno sguardo nuovo: non fermarsi ai dati di crisi o alle difficoltà, ma imparare a vedere con gli occhi di Dio, riconoscendo che lo Spirito continua ad agire nella storia, spesso in modo nascosto.

4. Il cuore del nostro cammino sinodale sarà l’ascolto: ascolto di Dio, del Popolo di Dio e dei segni dei tempi. Una Chiesa che ascolta non si chiude, ma diventa luogo di discernimento e
missione. L’ascolto vero trasforma le comunità e permette di leggere la realtà non come problema, ma come luogo di Dio. Il Papa sottolinea che la partecipazione è essenziale alla vita della Chiesa: non è organizzativa, ma un’esigenza della comunione e della missione. Essa coinvolge i diversi carismi e ministeri e chiede una reale corresponsabilità. La fecondità della Chiesa non si misura con criteri di numero o di potere, ma con la logica evangelica della piccolezza, nella quale Dio opera con forza. Da qui nasce – come ci ricorda Papa Leone – un invito forte e liberante: il coraggio dell’essenziale! Il coraggio:

  • di comunità meno preoccupate di conservare e più libere di annunciare Cristo,
  • di una catechesi come iniziazione alla vita cristiana,
  • di parrocchie accoglienti e missionarie,
  • di organismi di partecipazione vivi,
  • di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande,
  • il coraggio di lasciarsi evangelizzare dai poveri.

5. Solo una Chiesa radicata in Cristo può vivere questo coraggio. Le tre parole che devono accompagnarci nella preparazione del nostro Sinodo: rinnovare, innovare, ascoltare. Alla luce di
questo cammino, il Sinodo è chiamato ad articolarsi attorno a tre parole fondamentali.

a) Rinnovare: “Rinnovarsi” significa tornare al Vangelo: Parola, Eucaristia e carità. La domanda decisiva è: le nostre comunità generano fede o solo abitudini?
b) Innovare: “Innovare” non è seguire mode, ma trovare forme nuove per annunciare il Vangelo oggi. Serve una Chiesa semplice, vicina, corresponsabile, capace di uscire e di abitare il mondo.
c) Ascoltare: Il Sinodo è “ascolto” di Dio, della realtà e delle persone. Particolare attenzione ai giovani, che non cercano risposte prefabbricate, ma autenticità e testimonianza.
Il cammino sarà fecondo solo se la misericordia diventerà lo stile ordinario della Chiesa. Una Chiesa che accoglie prima di giudicare, che comprende prima di escludere, che ascolta prima di
chiudere.

Carissimi,
torniamo all’immagine che ha aperto il nostro cammino verso il Sinodo: il mandorlo che fiorisce (Geremia 1, 11-12). Fiorisce quando tutto sembra ancora inverno. Il Sinodo è chiamato a
riconoscere questo fiorire discreto dell’opera di Dio nelle nostre comunità. Consegno a tutti una parola semplice e decisiva: “Siate tutti suoi” (San Giovanni d’Avila). Prima di ogni progetto e di
ogni riforma, siamo chiamati a rinnovare l’appartenenza a Cristo. Solo una Chiesa che gli appartiene può rinnovarsi, innovare e ascoltare.

Vi accompagno con la mia preghiera e vi benedico di cuore.

Melfi, 6 giugno 2026 – Primi Vespri della Solennità del Corpo e Sangue del Signore

✠ Ciro Fanelli
Vescovo