
CIRO FANELLI
VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA
RISPETTO. GENERARE RELAZIONI AUTENTICHE
Ai Docenti di Religione Cattolica
Ai Catechisti e alle Catechiste
Agli Educatori e agli Animatori
Ai Responsabili di Pastorale Familiare e di Pastorale Giovanile
e, p.c., ai Reverendi Parroci
CONVEGNO REGIONALE SULLA TUTELA DEI MINORI E DEGLI ADULTI VULNERABILI
VENERDÌ 23 OTTOBRE 2026
Carissimi,
- «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli» (Mt 18,10). Desidero raggiungervi con questa parola del Signore, che consegna a ogni discepolo una responsabilità alla quale nessuno di noi può sottrarsi. Come già vi è stato comunicato dal nostro Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ringrazio di cuore per la dedizione e la competenza con cui accompagna questo delicato ambito della vita ecclesiale, venerdì 23 ottobre 2026, dalle ore 16.30 alle 19.00, presso l’Auditorium Cecilia del Centro per la Creatività, in Contrada Santa Venere a Tito (PZ), si terrà il II Convegno Regionale sulla Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili, promosso dalla Conferenza Episcopale di Basilicata attraverso il Servizio Interdiocesano per la Tutela dei Minori. Con questa lettera non intendo semplicemente rinnovare un invito, ma condividere con voi, come padre e pastore, le ragioni profonde per le quali ritengo questo appuntamento un passo necessario per chiunque, nella nostra Chiesa, abbia ricevuto il mandato di accompagnare i più piccoli e i più fragili.
- Domenica 11 ottobre, nella nostra Cattedrale di Melfi, abbiamo aperto il primo Sinodo della nostra Chiesa diocesana, affidandolo alla Parola degli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Il tema del Convegno, «Rispetto. Generare relazioni autentiche», tocca il cuore stesso di questo cammino. Non può esserci un cuore solo e un’anima sola senza il rispetto di ciascuno: la comunione che cerchiamo non è uniformità, ma la gioia di riconoscere l’altro nella sua dignità di figlio di Dio e di custodirlo, soprattutto quando è piccolo e indifeso. Papa Leone XIV ci ha ricordato che, nella visione cristiana, il rispetto «è una forma esigente della carità»: custodire l’altro senza appropriarsene, accompagnarlo senza dominarlo, servirlo senza umiliarlo. Una comunità che desidera camminare insieme deve essere, prima di tutto, una casa sicura.
- Non possiamo, del resto, dimenticare la ferita che la Chiesa ha attraversato e continua ad attraversare a motivo degli abusi commessi da chierici, religiosi e laici, e talvolta coperti da silenzi e omissioni. Ogni abuso è un tradimento della fiducia e un’offesa a Cristo stesso, che si è identificato con i piccoli; ogni vittima è un membro sofferente del Corpo di Cristo, e «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12,26). Papa Francesco, nella Lettera al Popolo di Dio del 20 agosto 2018, ci ha chiesto di assumere questo dolore come comunità intera, con vergogna e pentimento, consegnandoci una consapevolezza che non possiamo smarrire: «Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi». La nostra prima parola è dunque per quanti sono stati feriti: a loro vanno la nostra vicinanza, la nostra disponibilità all’ascolto e l’impegno a porli sempre al centro della nostra azione pastorale.
- Proprio per questo la tutela non può essere affidata all’improvvisazione né alla sola buona volontà. Le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza Episcopale Italiana chiedono che in ogni comunità cresca una vera e propria cultura della tutela, alimentata da una formazione seria, condivisa e permanente di tutti coloro che, a vario titolo, operano accanto ai minori e alle persone fragili. Lo ha ribadito con forza il Motu proprio Vos estis lux mundi: «I crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli»; e ancora: «Perché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una continua e profonda conversione dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa». Formarsi significa imparare a riconoscere i segnali del disagio e della sofferenza, conoscere i comportamenti da adottare e quelli da evitare, saper accogliere con delicatezza una confidenza e sapere a chi rivolgersi, custodire con responsabilità anche gli ambienti digitali, oggi sempre più abitati dai ragazzi. È un dovere che nasce dalla carità prima ancora che dalle norme: chi ama si prepara, per non far mancare a chi gli è affidato un aiuto competente e sicuro.
- Allo stesso modo siamo chiamati a vigilare. Il Signore ripete ai suoi discepoli: «Vegliate» (Mc 13,37). La vigilanza evangelica non è sospetto né diffidenza, ma attenzione amorevole: è lo sguardo del buon pastore che conosce le sue pecore, si accorge di chi si smarrisce e non lascia nessuno solo. Vigilare significa rendere trasparenti i nostri luoghi e le nostre relazioni, rifiutare ogni forma di abuso di potere, di coscienza e spirituale, non voltarsi dall’altra parte quando qualcosa ci inquieta. È lo stile di una Chiesa che, come insegna il Motu proprio Come una madre amorevole, «ama tutti i suoi figli, ma cura e protegge con un affetto tutto particolare quelli più piccoli e indifesi». Accanto ai minori, questa cura deve estendersi agli adulti vulnerabili: le persone con disabilità, gli anziani soli, quanti vivono fragilità psichiche o situazioni di dipendenza affettiva, economica o spirituale. Prenderci realmente cura di loro è la verifica più autentica della nostra fede: è lo stile del Buon Samaritano, che si ferma, si china e si fa carico.
- In questo primo anno sinodale siamo chiamati a «osservare e interpretare» la vita delle nostre comunità. Vi ho chiesto di rinnovare e di rinnovarci, di ascoltare tutti, in particolare i giovani. Ascoltare davvero i ragazzi significa anche costruire ambienti educativi limpidi e accoglienti: le nostre parrocchie, gli oratori, i gruppi associativi, i cori e i ministranti, i campi scuola e le attività estive, le aule scolastiche e i luoghi dello sport devono essere, senza eccezioni, spazi nei quali ogni bambino, ogni ragazzo e ogni persona fragile possa sentirsi accolto, rispettato e al sicuro. Il Convegno di Tito è un’occasione preziosa per educare questo sguardo, che è già discernimento sinodale.
- È a voi, in modo particolare, che questo appello si rivolge. Docenti di religione, catechisti, educatori, animatori, responsabili di pastorale familiare e giovanile: ogni giorno, nelle aule, nei percorsi di iniziazione cristiana, negli oratori e accanto alle famiglie, siete per tanti ragazzi il volto concreto della Chiesa, il primo riferimento di fiducia dopo i genitori. Il Servizio diocesano per la tutela non può operare da solo: ha bisogno di voi, del vostro sguardo, della vostra competenza e della vostra corresponsabilità, come il Sinodo ha bisogno del contributo di tutti. Ancora Papa Francesco ci ricorda che «è impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio». Ci guiderà la dott.ssa Chiara Griffini, psicologa forense, consultore del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e Presidente del Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della CEI: sarà l’occasione per ascoltare chi accompagna questo cammino a livello nazionale e per confrontarci sulle buone prassi da vivere nelle nostre parrocchie, nelle unità pastorali e nelle scuole.
- Vi chiedo, pertanto, di considerare questo appuntamento non come un adempimento, ma come parte integrante del vostro servizio ecclesiale e del nostro cammino sinodale, una tappa di quel percorso formativo che, con l’aiuto del Servizio diocesano, desideriamo rendere sempre più stabile nelle nostre comunità. Invito i Reverendi Parroci a favorire e sostenere la partecipazione dei loro collaboratori, e gli animatori sinodali parrocchiali a farsi eco di quanto ascolteremo, perché diventi materia di riflessione e di discernimento nei gruppi sinodali.
- Affido ciascuno di voi e il vostro prezioso ministero educativo alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, che ha custodito con amore il Bambino Gesù, e all’intercessione di San Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ricorda, perché la nostra Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa cresca sempre più come comunità di un cuore solo e un’anima sola, dove i più piccoli e i più fragili siano accolti, protetti e amati. Con gratitudine e affetto, di cuore vi benedico.
Melfi, dalla Sede vescovile, 22 ottobre 2026
Memoria di San Giovanni Paolo II, papa
✠ Ciro Fanelli
Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa










