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CONFERENZA STAMPA – 950 anni della Cattedrale di Melfi

CONFERENZA STAMPA

950 anni della Cattedrale di Melfi

 

950 anni della Cattedrale di Melfi: la diocesi presenta il grande progetto scientifico di studi, restauri, eventi culturali e celebrazioni.
Mercoledì 15 luglio la conferenza stampa al Palazzo Vescovile per illustrare il programma degli eventi per il biennio 2026-2027.

 

Mercoledì 15 luglio 2026, alle ore 10.30, nella Sala degli stemmi del Palazzo vescovile di Melfi, si terrà la conferenza stampa ufficiale di presentazione del fitto programma di iniziative scientifiche e liturgiche dedicate al 950° anniversario dalla fondazione della cattedrale di Melfi. Un evento di altissimo rilievo ecclesiale e culturale che si pone – in sinergia con l’ufficio diocesano dei Beni Culturali ecclesiastici diretto da Mons. Ciro Guerra – l’obiettivo della rilettura storiografica e della valorizzazione del monumento simbolo della diocesi e del Mezzogiorno Normanno. L’importante progetto è coordinato da un comitato scientifico presieduto da Sua Eccellenza Monsignor Ciro Fanelli vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, con la direzione scientifica a cura di Samuè Francesco Pio Cripezzi vice direttore dei musei diocesani di Melfi e Venosa.
Gli eventi in programma si svilupperanno tra il 2026 e il 2027 e si avvalgono del patrocinio della Regione Basilicata, del comune di Melfi, della Conferenza Episcopale di Basilicata, del Ministero della Cultura, dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, di Millennium 2027 – I Normanni in Europa che ha inserito nel programma europeo promosso dalla Regione Normandia in collaborazione con l’Università di Caen, gli eventi celebrativi dei 950 anni. Coordineranno le iniziative la Pontificia Università Gregoriana di Roma, l’Istituto Teologico di Basilicata, l’Università degli Studi della Basilicata e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ad aprire gli eventi culturali, l’inaugurazione del restauro del campanile della cattedrale di Melfi. Culmine delle iniziative saranno le giornate di studio melfitane che si focalizzeranno sulla cattedrale medievale e barocca e il convegno internazionale di studi a Roma presso l’auditorium della Pontificia Università Gregoriana di Roma sulla nascita del regno normanno tra papato e impero. Parallelamente alle attività accademiche, le solenni celebrazioni liturgiche presiedute dai vescovi della Conferenza Episcopale della Basilicata accompagneranno la comunità nel riscoprire l’antico valore spirituale del monumento.
“Questo anniversario – dichiara Monsignor Fanelli – rappresenta un momento di profonda riflessione per tutta la nostra comunità civile e religiosa. La cattedrale di Melfi custodisce un patrimonio architettonico e artistico che ha attraversato i secoli e attraverso questo programma accademico e spirituale, intendiamo non solo celebrare la nostra storia, ma rendere i beni culturali della Chiesa uno strumento vivo di dialogo per le giovani generazioni. Il restauro del campanile e dell’affresco della Vergine Kyriotissa sono i segni tangibili di un patrimonio che torna a splendere e a parlare al cuore delle persone”.
I giornalisti e gli operatori dell’informazione sono invitati a partecipare alla presentazione pubblica del prossimo mercoledì per conoscere i dettagli del progetto scientifico e delle celebrazioni liturgiche.

PROVVEDIMENTI E NOMINE DEL VESCOVO

ALLA CHIESA DI DIO CHE È IN MELFI-RAPOLLA-VENOSA

PROVVEDIMENTI E NOMINE

“Andate in tutto il mondo
e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”
(cfr. Mt 28,19-20)

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. mentre il nostro anno pastorale giunge al termine, sento il bisogno di elevare anzitutto un rendimento di grazie al Signore per il cammino che ci ha concesso di vivere insieme. La Visita Pastorale mi ha permesso di incontrare le nostre comunità, di ascoltare le attese, le speranze e anche le fatiche del Popolo di Dio, ma soprattutto di riconoscere i molti segni della presenza operante dello Spirito Santo nella vita della nostra Chiesa diocesana. Con animo fiducioso ci prepariamo ora al Sinodo diocesano, tempo di grazia e di discernimento, nel quale il Signore ci chiama a rinnovare il nostro modo di essere Chiesa: una Chiesa sempre più missionaria, fraterna, corresponsabile e capace di annunciare il Vangelo con credibilità nel tempo presente. Dentro questo cammino si inserisce anche il processo delle comunità pastorali, che non rappresenta semplicemente una riorganizzazione funzionale, ma una vera conversione ecclesiale. Siamo chiamati a superare ogni forma di isolamento, di individualismo pastorale e di autoreferenzialità, per crescere in una comunione concreta tra sacerdoti, consacrati e fedeli laici, nella condivisione dei doni e nella corresponsabilità della missione.

 

  1. È in questo orizzonte che desidero richiamare il significato profondo degli avvicendamenti nei servizi ecclesiali e nei ministeri pastorali. Nella Chiesa nessun ministero è possesso di chi lo esercita. Ogni servizio è ricevuto come dono e affidato come responsabilità. Il ministro ordinato è chiamato a essere trasparenza viva di Cristo Buon Pastore e non centro di attrazione della comunità. Quando il ministero si chiude su se stesso o genera legami personali che sostituiscono il legame con Cristo, esso tradisce la sua natura più profonda. Il vero pastore non trattiene a sé il gregge, ma lo conduce a Cristo. Non costruisce attorno alla propria persona, ma edifica la comunione ecclesiale. Non cerca consenso per sé, ma aiuta il popolo affidato a crescere nell’unità fraterna, nella maturità della fede e nel radicamento vivo nel Signore Gesù. Per questo gli avvicendamenti ecclesiali non devono essere vissuti con timore o nostalgia, ma accolti nella fede come segno della libertà della Chiesa e dell’azione continua dello Spirito Santo. Essi ricordano a tutti — pastori e fedeli — che il centro della comunità è Cristo, non il ministro; il Vangelo, non le persone; la fedeltà di Dio, non le nostre sicurezze umane.

 

  1. Ogni sacerdote è chiamato a seminare senza trattenere, a servire senza possedere, a costruire senza legare a sé. E ogni comunità è chiamata a riconoscere che ciò che permane è il bene operato nel nome del Signore, che lo Spirito custodisce e porta a compimento oltre le singole persone. Desidero inoltre precisare che i presenti provvedimenti pastorali nascono da un dialogo prolungato e ponderato con i singoli sacerdoti interessati. Tale discernimento è stato vissuto nel rispetto profondo della persona dei presbiteri coinvolti e delle comunità loro affidate, tenendo sempre presenti il bene della Chiesa e il bene delle anime. Tutto è stato accompagnato dalla preghiera e da un ascolto attento, nella convinzione che ogni scelta ecclesiale deve essere maturata alla luce dello Spirito Santo e orientata alla crescita del Popolo di Dio.

 

  1. Dopo questo tempo di ascolto, di preghiera e di discernimento, vissuto alla luce della Visita Pastorale e nel dialogo con i confratelli sacerdoti, ho pertanto provveduto alle seguenti nomine, che entreranno in vigore dalla data odierna, 10 maggio 2026:
  • il Rev.do Sac. Mauro Gallo è nominato Parroco della Parrocchia Sacro Cuore in Melfi;
  • il Rev.do Sac. Francesco Consiglio è nominato Co-Parroco della Parrocchia Sacro Cuore in Melfi;
  • il Rev.do Sac. Angelo Grieco è nominato Parroco della Parrocchia Santa Maria del Sepolcro in Ripacandida;
  • il Rev.do Sac. Michele Del Cogliano è nominato Parroco della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Lavello;
  • il Rev.do Sac. Saverio De Rosa è nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Lavello;
  • Padre Claudio Bevilacqua è nominato Amministratore Parrocchiale della Parrocchia Santa Maria della Quercia in San Fele e della Parrocchia San Vincenzo Ferreri in Cecci di San Fele;
  • Padre Marco Galano è nominato Amministratore Parrocchiale della Parrocchia San Michele Arcangelo – Concattedrale di Rapolla.

 

  1. Le date relative agli ingressi e all’inizio del ministero pastorale saranno comunicate dalla Cancelleria Vescovile. Esprimo sincera gratitudine ai confratelli sacerdoti che hanno accolto con generosità e spirito di fede il nuovo servizio loro affidato. Il loro “sì” è segno di disponibilità missionaria e testimonianza concreta di un ministero vissuto nell’obbedienza ecclesiale e nella carità pastorale.

Un pensiero riconoscente rivolgo a Mons. Ciro Guerra, che dopo anni di generoso servizio lascia la guida pastorale della Parrocchia del Sacro Cuore in Melfi, continuando tuttavia a offrire il suo prezioso contributo alla Diocesi nel ministero di Cancelliere Vescovile e responsabile dei beni culturali ecclesiastici. Parimenti, desidero ringraziare don Tonino Giorgio, che conclude la responsabilità giuridica della Parrocchia di San Vincenzo Ferreri in Cecci, continuando però a donare la sua preziosa collaborazione pastorale e liturgica.

A tutte le comunità rivolgo un invito accorato: accogliete i nuovi pastori con spirito di fede e con cuore aperto. Sosteneteli con la preghiera, con la collaborazione e con quella carità che rende visibile il volto della Chiesa. Nessuna comunità cresce attorno alla figura di un uomo; cresce invece quando tutti, insieme, imparano a camminare dietro Cristo, unico Pastore della Chiesa.

Affidiamo questo tempo alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, perché custodisca la nostra Diocesi nella comunione e ci aiuti a essere davvero, come la prima comunità cristiana, “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).

Vi porto tutti nella preghiera e vi benedico di cuore.

Melfi, 10 maggio 2026

+ Ciro Fanelli
Vescovo

Mons. Ciro Guerra
Cancelliere Vescovile


FANTASTICO MEDIOEVO: Un viaggio tra Storia, Spiritualità e Potere

FANTASTICO MEDIOEVO: Un viaggio tra Storia, Spiritualità e Potere

 

La Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa è lieta di invitarvi al nuovo appuntamento di Fantastico Medioevo, il progetto turistico-culturale che ci accompagna alla scoperta delle nostre radici storiche e spirituali.

📅 Sabato 11 Luglio 2026 –  ore 19,00 📍 Lavello – Splendido Giardino dell’Istituto Suore Maestre di Santa Dorotea 👉 Tema dell’incontro: Monachesimo Femminile nel Medioevo: Storia, Spiritualità, Potere.

Un’occasione unica per approfondire una pagina affascinante ed essenziale della nostra storia, esplorando il ruolo centrale, la forza spirituale e l’influenza culturale delle donne nei monasteri medievali.

🎙️ Il Programma della Serata

  • Coordinatore: Don Danilo Marino
  • Relatrice d’eccezione: Prof.ssa Anna Carfora, stimata teologa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Sez. San Luigi).
  • Intermezzi Musicali: Ad arricchire l’atmosfera ci saranno i momenti musicali a cura del duo Mario Modugno e Marco Zeccola, direttamente dall’Istituto Musicale “Mario Bruno”.

Non Mancate!

Vi aspettiamo numerosi per condividere insieme una serata all’insegna della cultura, della musica e della riflessione, immersi nella bellezza del giardino delle Suore Dorotee.

L’ingresso è libero. Portate con voi la curiosità e il desiderio di scoprire i segreti del nostro passato. Partecipate e passate la parola! #FantasticoMedioevo #DiocesiMelfi #Lavello #Cultura #Medioevo #MonachesimoFemminile #EventiBasilicata

Lettera del Vescovo ai parroci e ai CPAE – assemblea diocesana dei CPAE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Prot. N. 86/2026/VE

Ai Reverendissimi Parroci
Ai Componenti dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici
Loro Sedi

Carissimi,
durante la Visita Pastorale ho avuto modo di apprezzare la generosa collaborazione di tanti fedeli nella vita delle comunità parrocchiali, in particolare nell’amministrazione dei beni ecclesiastici.

Per sostenere e qualificare questo importante servizio, negli ultimi anni sono stati aggiornati diversi strumenti normativi: il Regolamento dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici (24 gennaio 2020), il Decreto generale in materia amministrativa (16 ottobre 2025) e, recentemente, il decreto sugli atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette al Vescovo, emanato il 24 giugno 2026 dopo la consultazione del Consiglio Presbiterale e del Consiglio Diocesano per gli Affari Economici.

Il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, previsto dal can. 537 del Codice di Diritto Canonico, affianca il parroco nella gestione dei beni della parrocchia, nel rispetto delle competenze che il can. 532 attribuisce al parroco quale legale rappresentante della comunità.

Per approfondire insieme questi temi e verificare l’applicazione delle disposizioni vigenti, desidero incontrare, insieme agli Uffici dell’area giuridico amministrativa della Curia diocesana, tutti i componenti dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici, possibilmente con la presenza dei rispettivi parroci.

GIOVEDÌ 2 LUGLIO 2026, ALLE ORE 19.30

presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi.

L’incontro offrirà l’occasione per riflettere sul ruolo e sulle responsabilità del CPAE, che si esprimono nella cura dei bilanci, della documentazione contabile, del patrimonio parrocchiale e degli atti di amministrazione ordinaria e straordinaria. Come ricorda la CEI, i membri del Consiglio partecipano alla corresponsabilità della vita ecclesiale anche attraverso una gestione attenta e trasparente dei beni affidati alla comunità.

Tale amministrazione deve sempre perseguire le finalità indicate dal can. 1254 §2: il culto divino, il sostentamento del clero, le opere di apostolato e gli interventi di carità, specialmente a favore dei più poveri. Per questo il CPAE non può essere considerato un organismo meramente formale: la regolare convocazione delle riunioni, la redazione dei verbali, l’esame dei bilanci e l’espressione dei pareri richiesti costituiscono segni concreti di comunione ecclesiale e di buona amministrazione.

Per aggiornare la ricognizione dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici, chiedo ai parroci di trasmettere alla Curia l’elenco dei componenti del proprio CPAE, all’attenzione del dott. Felice Lovaglio (felicelovaglio.diocesi.melfi@gmail.com – 331 463 4138).

Confidando nella vostra partecipazione, vi ringrazio per il prezioso servizio che rendete alle nostre comunità.

Melfi, 25 giugno 2026.

† Ciro Fanelli Vescovo


Relazione del Vescovo per il VII RADUNO DIOCESANO AdP

SINODO DIOCESANO

UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA

RELAZIONE DEL VESCOVO

AI GRUPPI DIOCESANI DELL’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – VII RADUNO DIOCESANO

RIONERO – CHIESA MADRE – 26 GIUGNO 2026

PER ESSERE UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA

Un tempo di grazia per la nostra Chiesa

Carissimi fratelli e sorelle,

con gratitudine al Signore e con viva speranza consegno alla Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa gli orientamenti che accompagneranno il cammino del Sinodo Diocesano 2026-2029.

La parola che illumina il nostro percorso è tratta dagli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Non è uno slogan né una semplice evocazione della Chiesa delle origini. È una chiamata che lo Spirito Santo rivolge oggi alla nostra comunità ecclesiale. In un tempo segnato dalla frammentazione delle relazioni, dall’individualismo e dalla fatica del credere, il Signore ci invita a riscoprire la bellezza della comunione come forma concreta della vita cristiana.

Il Sinodo nasce da questa convinzione: la Chiesa si rinnova quando torna alla sua sorgente. Non esistono riforme autentiche che non siano anzitutto riforme spirituali. Prima di cambiare strutture, programmi e modalità operative, siamo chiamati a lasciarci trasformare dal Vangelo. Ogni processo ecclesiale che non conduca a un incontro più profondo con Cristo rischia di ridursi a un esercizio organizzativo privo di fecondità.

Per questo il nostro Sinodo non sarà semplicemente un insieme di assemblee o di consultazioni. Sarà un tempo di ascolto, discernimento e conversione. Ascolto della Parola di Dio, ascolto dello Spirito Santo, ascolto della vita concreta delle persone che abitano il nostro territorio. Discernimento delle sfide e delle opportunità che attraversano il nostro tempo. Conversione personale e comunitaria, affinché la Chiesa possa manifestare con maggiore trasparenza il volto di Cristo.

Radicati in Cristo

Il punto di partenza di ogni rinnovamento è Cristo stesso. La Chiesa non vive di sé stessa. Non trae la propria forza dalle sue strutture, dalle sue tradizioni o dalle sue capacità organizzative. Vive del Signore risorto, che continua a guidarla nella storia.

«Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Questa parola del Vangelo deve tornare al centro della nostra coscienza ecclesiale. In un contesto culturale che spinge all’autosufficienza e all’efficienza, siamo chiamati a riscoprire il primato della grazia. Prima di essere protagonisti dell’evangelizzazione, siamo discepoli che ricevono tutto da Dio.

Per questo il Sinodo dovrà aiutarci a rimettere al centro ciò che è essenziale: la Parola di Dio, l’Eucaristia, la vita sacramentale, la preghiera, la carità e la missione. Da qui nasce la vitalità della Chiesa. Da qui nasce la sua capacità di generare fede e speranza.

Il rinnovamento ecclesiale non consiste nell’inventare una Chiesa diversa, ma nel permettere alla Chiesa di essere sempre più conforme al suo Signore. Quanto più saremo radicati in Cristo, tanto più saremo capaci di affrontare con libertà evangelica le sfide del presente.

Una Chiesa che ascolta e discerne

Viviamo un tempo complesso e affascinante. Le trasformazioni culturali, sociali e tecnologiche stanno modificando profondamente il modo di vivere, di pensare e di credere. La diminuzione della pratica religiosa, la fragilità dei legami familiari, l’emigrazione giovanile, le nuove povertà e la crescente solitudine di molte persone costituiscono sfide che non possiamo ignorare.

La Chiesa non è chiamata a rimpiangere il passato né a rincorrere le mode del presente. È chiamata a discernere. Discernere significa leggere la realtà alla luce del Vangelo, riconoscendo nelle vicende della storia i segni della presenza di Dio.

Per questo il primo atteggiamento richiesto dal Sinodo è l’ascolto. Non un ascolto superficiale o formale, ma un ascolto capace di accogliere realmente la voce delle persone, soprattutto di coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale. Dobbiamo imparare ad ascoltare le domande, le attese, le ferite e le speranze che abitano il cuore della nostra gente.

Una Chiesa che non ascolta rischia di parlare un linguaggio incomprensibile. Una Chiesa che ascolta, invece, diventa capace di annunciare il Vangelo in modo credibile e significativo.

Comunione, partecipazione e corresponsabilità

La sinodalità non è una strategia organizzativa. È il modo con cui la Chiesa vive la propria identità di Popolo di Dio.

La comunione nasce dalla partecipazione alla vita trinitaria e si traduce nella fraternità concreta tra i credenti. Non significa uniformità, ma armonia delle differenze. Lo Spirito Santo distribuisce doni diversi affinché tutti concorrano all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo.

Per questo il Sinodo dovrà promuovere una partecipazione più ampia e più matura alla vita ecclesiale. Ogni battezzato è chiamato a sentirsi responsabile della missione della Chiesa. Non possiamo più accontentarci di una pastorale fondata sulla delega a pochi. È necessario sviluppare una reale corresponsabilità, nella quale sacerdoti, consacrati e laici collaborino secondo la diversità delle vocazioni e dei ministeri.

La comunione autentica genera partecipazione. La partecipazione genera missione. Una comunità chiusa in sé stessa smette di essere evangelica. Una comunità che vive la comunione diventa naturalmente missionaria.

I giovani: una priorità ecclesiale

Tra le sfide più urgenti del nostro tempo vi è la trasmissione della fede alle nuove generazioni. I giovani non rappresentano soltanto il futuro della Chiesa; essi sono il suo presente.

Troppo spesso abbiamo parlato dei giovani senza parlare con loro. Troppo spesso abbiamo elaborato progetti per i giovani senza coinvolgerli realmente nei processi decisionali. Il Sinodo ci chiede di compiere un passo ulteriore: riconoscere i giovani come protagonisti della vita ecclesiale.

Le loro domande, le loro inquietudini e i loro desideri costituiscono una risorsa preziosa per il discernimento della comunità cristiana. Essi ci aiutano a comprendere meglio le trasformazioni del nostro tempo e ci provocano a cercare forme nuove di annuncio e di testimonianza.

Una Chiesa che non ascolta i giovani rischia di perdere il contatto con il futuro. Una Chiesa che cammina con i giovani riscopre continuamente la freschezza del Vangelo.

Una Chiesa missionaria

Il Sinodo non nasce per conservare l’esistente, ma per rinnovare la nostra capacità di evangelizzare. La missione non è una delle tante attività della Chiesa. È la ragione stessa della sua esistenza.

Siamo chiamati a verificare con sincerità se le nostre strutture, i nostri linguaggi e le nostre prassi pastorali favoriscano realmente l’incontro con Cristo. Dove questo non avviene, dobbiamo avere il coraggio di cambiare.

Non basta mantenere aperte le nostre comunità. Occorre uscire incontro alle persone, abitare le periferie esistenziali, condividere le gioie e le sofferenze del nostro popolo, testimoniare con semplicità e coraggio la speranza del Vangelo.

Una Chiesa missionaria non attende che gli altri vengano da lei. Va incontro agli uomini e alle donne del proprio tempo, portando la luce di Cristo nelle situazioni concrete della vita.

Conclusione

Il Sinodo appartiene a tutto il Popolo di Dio. Nessuno può sentirsi escluso da questo cammino. Abbiamo bisogno della fede, dell’esperienza e del contributo di tutti.

Affidiamo questo percorso alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei, che ha accolto la Parola con cuore disponibile, ci insegni a vivere nell’ascolto dello Spirito e nella docilità alla volontà di Dio.

Con fiducia iniziamo questo cammino. Il Signore ci precede. Lo Spirito Santo ci guida. Cristo cammina con noi.

Se rimarremo radicati in Lui, potremo diventare davvero una Chiesa dal cuore unificato, una comunità capace di generare fede, speranza e carità, una presenza credibile del Vangelo nella storia del nostro territorio e nella vita delle nuove generazioni.

La preghiera, anima del cammino sinodale

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Questa immagine della Chiesa delle origini illumina il cammino del nostro Sinodo Diocesano. Non è il ricordo nostalgico di un passato ideale, ma il modello di una Chiesa che, anche oggi, desidera lasciarsi guidare dallo Spirito Santo per vivere una comunione autentica e una rinnovata missione evangelizzatrice.

Ogni Sinodo nasce dalla preghiera e nella preghiera trova la sua forza. Prima di essere un tempo di confronto, di discernimento o di programmazione pastorale, esso è un tempo di grazia, nel quale il Signore chiama il suo popolo a ritornare a Lui. Gesù stesso ci ricorda: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). È una parola che ci invita a riconoscere il primato della grazia e a comprendere che il futuro della Chiesa non dipende anzitutto dalle nostre capacità, ma dalla fedeltà a Cristo.

La preghiera non accompagna semplicemente il cammino sinodale: ne costituisce l’anima. Senza un cuore aperto all’azione dello Spirito Santo, il Sinodo rischierebbe di ridursi a un esercizio di confronto, a una ricerca di soluzioni organizzative o a un semplice processo decisionale. La Chiesa, invece, non cresce per il consenso degli uomini, ma perché si lascia guidare da Dio. Per questo ogni discernimento ecclesiale nasce dal silenzio dell’ascolto, si alimenta nella Parola di Dio e trova nell’Eucaristia la sua sorgente e il suo culmine.

Pregare significa mettersi alla scuola dello Spirito Santo, lasciando che sia Lui a orientare i nostri pensieri, purificare le nostre intenzioni e aprire il nostro cuore alla comunione. È nella preghiera che impariamo a riconoscere ciò che viene da Dio e ciò che nasce soltanto dalle nostre attese o dai nostri interessi. Come ricorda san Paolo: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio» (Rm 8,14). Il Sinodo sarà autenticamente fecondo nella misura in cui ciascuno, personalmente e comunitariamente, si lascerà condurre dallo Spirito.

Anche Papa Leone XIV ha richiamato con forza questa verità, ricordando che la comunione nasce dalla preghiera, dall’ascolto dello Spirito e dalla conversione del cuore. Solo una Chiesa che si pone in ascolto di Dio può diventare una Chiesa capace di ascoltare il mondo.

La preghiera ci conduce anzitutto a rinnovarci. Il primo cambiamento che il Signore domanda non riguarda le strutture, ma il cuore dei credenti. L’apostolo Paolo ci esorta: «Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» (Rm 12,2). È la conversione personale che rende possibile il rinnovamento della comunità. Come ricorda Papa Francesco: «Ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere come scopo la missione» (Evangelii Gaudium, 27). Una Chiesa rinnovata è una Chiesa che vive del Vangelo, celebra con fede l’Eucaristia, si nutre della Parola e testimonia con gioia la carità.

La preghiera apre anche alla capacità di innovare. Innovare non significa inseguire le novità, ma lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, che «fa nuove tutte le cose» (cfr. Ap 21,5). È lo Spirito che rende la Chiesa sempre giovane, suscitando linguaggi, percorsi e forme nuove per annunciare l’unico Vangelo. Papa Francesco invita ad abbandonare il criterio del «si è fatto sempre così» (Evangelii Gaudium, 33), mentre Papa Leone XIV ricorda che la Pentecoste rinnova continuamente la Chiesa e la rende capace di affrontare con coraggio le sfide del presente.

La preghiera educa inoltre all’umiltà, virtù indispensabile nel cammino sinodale. Chi prega riconosce di non possedere tutte le risposte e si dispone ad accogliere il dono che Dio offre attraverso la voce degli altri. L’ascolto reciproco diventa così un’esperienza spirituale prima ancora che un metodo pastorale. Come affermava sant’Agostino: «Dove c’è la carità, lì c’è Dio»; e la carità nasce da un cuore che si lascia plasmare dalla preghiera.

Infine, la preghiera educa ad ascoltare tutti. Chi ascolta Dio impara ad ascoltare anche i fratelli. La sinodalità è prima di tutto uno stile di vita fondato sull’ascolto reciproco, sul discernimento e sulla corresponsabilità. Papa Francesco afferma che «una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto», mentre Papa Leone XIV ricorda che la sinodalità è un atteggiamento che favorisce autentiche esperienze di comunione e di partecipazione. Per questo il nostro Sinodo desidera dare voce a ogni componente del Popolo di Dio, accogliendo le speranze, le fatiche e i doni di ciascuno.

Tra tutte le voci, una particolare attenzione è rivolta ai giovani. Essi non sono soltanto il futuro della Chiesa, ma il suo presente. Le loro domande e i loro sogni sono una ricchezza per tutta la comunità. Papa Francesco, in Christus Vivit, invita la Chiesa a camminare con i giovani e a riconoscerli come protagonisti della missione. Anche Papa Leone XIV ha ricordato che la preghiera è il luogo nel quale i giovani possono scoprire la propria vocazione e incontrare Cristo. Per questo siamo chiamati non solo a pregare per loro, ma soprattutto a pregare con loro, costruendo comunità accoglienti nelle quali possano sentirsi ascoltati, coinvolti e corresponsabili.

Affidiamo al Sacratissimo Cuore di Gesù il cammino verso il nostro Sinodo Diocesano, perché sia Lui a custodire, purificare e orientare ogni passo della nostra Chiesa. Nel Cuore trafitto del Signore troviamo la sorgente viva della comunione, della misericordia e della missione: è lì che la Chiesa impara ad amare come Cristo ama e a donarsi senza misura. In questo Cuore, “mite e umile” (cfr. Mt 11,29), ogni paura si trasforma in fiducia, ogni chiusura si apre alla speranza, ogni fatica diventa offerta. Papa Francesco ha ricordato che «dal Cuore di Cristo nasce la Chiesa» (Dilexit Nos, 2024), e in esso la comunità cristiana ritrova sempre la propria identità più profonda. Anche il nostro Sinodo potrà portare frutto solo se resterà unito a questo Cuore, lasciandosi plasmare dalla sua carità. Affidarsi al Sacratissimo Cuore significa riconoscere che non siamo noi i protagonisti del rinnovamento ecclesiale, ma Cristo stesso che continua ad attrarre a sé ogni cosa (cfr. Gv 12,32). Per questo, con fiducia filiale, consegniamo al Suo amore il nostro cammino sinodale, perché diventi davvero un tempo di grazia, di unità e di rinnovata passione evangelica.

Il nostro Sinodo sarà tanto più fecondo quanto più sarà sostenuto da una intensa vita di preghiera: nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle comunità religiose e nei gruppi ecclesiali. Come gli Apostoli nel Cenacolo, vogliamo perseverare «concordi nella preghiera» (At 1,14), invocando lo Spirito Santo perché rinnovi la nostra Chiesa.

Affidiamo questo cammino alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei, donna dell’ascolto e della fede, ci accompagni nel discernimento e ci aiuti a diventare davvero «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32): una Chiesa che si rinnova nella preghiera, innova con coraggio sotto la guida dello Spirito e ascolta tutti, specialmente i giovani, per annunciare con gioia il Vangelo nel nostro tempo.

Rionero in Vulture, 26 giugno 2026


Giornata per la carità del Papa

Domenica 28 giugno si celebra la Giornata per la carità del Papa

Domenica 28 giugno si celebra la Giornata per la Carità del Papa: la Chiesa in Italia partecipa a questo tradizionale appuntamento destinando le offerte raccolte durante le Celebrazioni Eucaristiche al Santo Padre per il suo intervento generoso nelle situazioni di bisogno, personali e comunitarie. “Un’occasione propizia”, la definisce Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, “perché, attraverso il nostro piccolo contributo, la carezza del Padre possa giungere a chi soffre”.

“Siamo convinti che la fede, per essere autentica, debba infatti tradursi in un amore che non si accontenta, che non si chiude nel perimetro dei nostri bisogni, ma che ‘sovrabbonda’, arrivando a toccare le ferite del mondo intero”, scrive Mons. Baturi in una lettera inviata a tutte le parrocchie italiane insieme ad Avvenire e alla locandina dell’evento.

“Come Chiese in Italia e in comunione con le altre Chiese – conclude il Segretario Generale – rinnoviamo il nostro impegno a partecipare attivamente a questo grande disegno di amore, consapevoli che ogni nostro gesto concreto si trasforma in aiuti essenziali per tante opere caritative, in favore di persone e famiglie in difficoltà estrema, popolazioni devastate da guerre o colpite da calamità naturali, comunità che necessitano di un sostegno urgente in termini di assistenza sanitaria e di educazione”.

Enciclica “Magnifica Humanitas” – Lectio magistralis del Vescovo

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

 

Enciclica “Magnifica Humanitas” – Lectio magistralis del Vescovo

 

Mercoledì 24 giugno 2026 ore 19.00 Melfi Salone degli Stemmi

Lunedì 29 giugno 2026 ore 19.00 Venosa Salone Sacro Cuore

 

La Diocesi di Melfi‑Rapolla‑Venosa invita la cittadinanza e gli operatori dell’informazione a due incontri pubblici per la presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Sua Santità Papa Leone, che si terranno a Melfi e a Venosa. In entrambe le sedi S.E. Mons. Ciro Fanelli, Vescovo della Diocesi, terrà una lectio magistralis nella quale offrirà una lettura meditata del documento, mettendo in luce i riferimenti teologici, le implicazioni pastorali e le ricadute sulla vita delle comunità locali.

Gli appuntamenti sono pensati come momenti di ascolto e confronto: alla lectio seguirà un dialogo con il vescovo. L’iniziativa si rivolge a parrocchie, operatori pastorali, insegnanti, associazioni e a tutti coloro che desiderano approfondire il messaggio dell’enciclica e riflettere insieme sulle prospettive di impegno sociale e pastorale che essa propone.

La Diocesi ringrazia quanti vorranno partecipare e invita a prendere parte numerosa a questi momenti di riflessione condivisa.

La parola N. 11 giugno 2026

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L’articolo del Vescovo

La vita cristiana sotto l’azione dello Spirito Santo

La vita cristiana non è anzitutto il risultato di uno sforzo umano, né un ideale etico da raggiungere con le proprie forze. Essa nasce e si sviluppa sotto l’azione viva e trasformante dello Spirito Santo, dono del Risorto, che opera nel cuore del credente rendendolo partecipe della vita stessa di Dio. Senza lo Spirito, il cristianesimo si riduce a dottrina o morale; con lo Spirito, diventa vita nuova, relazione, cammino di trasformazione.
Nel linguaggio comune, l’ispirazione in relazione alla vita è spesso percepita come un impulso improvviso, una scintilla creativa che apre a qualcosa di nuovo. Questa esperienza, pur nella sua semplicità, rivela una verità più profonda: l’essere umano non è chiuso in sé stesso, ma strutturalmente aperto a ciò che lo trascende. La tradizione cristiana riconosce in questa apertura il luogo in cui lo Spirito Santo può agire, elevando e purificando ogni autentica intuizione.
Nella prospettiva della fede, l’ispirazione non è un’emozione passeggera né una semplice genialità umana, ma una mozione interiore suscitata dallo Spirito. Essa orienta il cuore verso il bene, illumina l’intelligenza, rafforza la volontà e conduce a scelte conformi al Vangelo. È un dono della grazia, che non annulla la libertà, ma la compie, rendendo il credente capace di rispondere con verità e amore. Il luogo privilegiato in cui questa azione si manifesta è l’ascolto della Parola di Dio. La Scrittura, accolta nella fede e vissuta nella comunità ecclesiale, non è un testo del passato, ma parola viva ed efficace. In essa lo Spirito continua a parlare, a correggere, a consolare, a indicare vie concrete. Leggere la Bibbia significa esporsi a una presenza che interpella e trasforma, capace di penetrare nelle profondità dell’anima e di orientare le scelte quotidiane.
A questo ascolto si unisce la preghiera, respiro dell’anima e spazio di relazione con Dio. Anche nelle forme più semplici — una invocazione ripetuta, un silenzio abitato, un dialogo interiore — la preghiera dispone la persona ad accogliere l’azione dello Spirito. Essa unifica l’esistenza, ricentra il cuore e trasfigura il tempo ordinario in luogo di incontro. Nel silenzio, in particolare, l’uomo ritrova sé stesso davanti a Dio: emergono ferite e desideri, e lo Spirito opera con discrezione una trasformazione profonda.
L’azione dello Spirito non si limita alla sfera interiore, ma coinvolge anche l’immaginazione e la sensibilità. Le parabole evangeliche, i simboli, l’arte sacra educano lo sguardo e purificano il desiderio, aprendo a una visione più vera della realtà. Quando il cuore è nutrito da immagini e narrazioni che riflettono la misericordia e la giustizia di Dio, l’ispirazione si traduce in gesti concreti di carità e servizio. In questo cammino trova posto anche l’ascesi cristiana. Digiuno, rinuncia e disciplina non sono pratiche finalizzate a “guadagnare” la grazia, ma risposte libere e riconoscenti a un dono già ricevuto. Esse liberano il cuore da ciò che lo appesantisce, restituiscono ordine agli affetti e creano spazio per l’azione dello Spirito. Così, la vita si orienta verso una libertà più autentica, capace di generare frutti visibili: amore, giustizia, perdono.
Un elemento essenziale della vita nello Spirito è il discernimento. Non ogni impulso interiore proviene da Dio; per questo è necessario verificare le proprie ispirazioni alla luce della Parola, della Tradizione e della vita ecclesiale. La comunità cristiana non limita l’esperienza personale, ma la custodisce e la purifica, inserendola in un orizzonte di verità e comunione. In questo contesto, i sacramenti e la liturgia rappresentano il luogo in cui l’azione dello Spirito si rende tangibile ed efficace: essi nutrono, confermano e inviano il credente nella missione. La vita cristiana, dunque, è un continuo lasciarsi plasmare. Lo Spirito Santo non agisce in modo spettacolare, ma nella fedeltà quotidiana, nelle scelte semplici, nella perseveranza. Accogliere la sua azione significa sviluppare un cuore docile, capace di ascolto e pronto a tradurre ogni ispirazione autentica in opere concrete.
Il criterio decisivo rimane sempre lo stesso: ciò che viene dallo Spirito genera vita. Dove c’è carità, consolazione, speranza, lì si riconosce la sua presenza. La vera ispirazione non chiude nell’ego, ma apre agli altri; non esalta, ma umilia dolcemente; non confonde, ma illumina.
Vivere sotto l’azione dello Spirito Santo significa, in definitiva, permettere che Cristo prenda forma in noi. È un cammino progressivo, spesso nascosto, ma reale, nel quale la luce ricevuta diventa dono condiviso. Così, la vita del credente si trasforma in testimonianza viva: non più semplicemente umana, ma abitata da Dio e capace di irradiare la sua presenza nel mondo.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

La parola N.11Indice La parola N.11

In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria

INTERVENTO CONCLUSIVO DEL VESCOVO

In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria

guidata dal centro studi missione emmaus

 Tema del Sinodo:

“Un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)

RIONERO – 14 GIUGNO 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,
presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate, operatori pastorali,
carissimi giovani e membri delle nostre comunità, concludiamo questa Assemblea diocesana con un sentimento profondo di gratitudine e di responsabilità ecclesiale.

Gratitudine per il cammino che il Signore ci ha fatto vivere a partire dalla Visita pastorale fino ad oggi. Responsabilità perché oggi entriamo ufficialmente nel cammino che ci condurrà al Sinodo diocesano 2026–2029*, il cui tema è una parola semplice e impegnativa degli Atti degli Apostoli: essere “Un cuor solo e un’anima sola” (cfr. Atti 4, 32)

Non si tratta di uno slogan.

  • È un programma di Chiesa.
  • È un modo di essere comunità.
  • È un criterio di discernimento per il nostro futuro.

 

  1. LA VISITA PASTORALE: ASCOLTO DI UNA CHIESA REALE

La Visita pastorale (2023-2025) è stata il primo grande passo di questo cammino. Non è stata soltanto una serie di incontri. È stata un’esperienza di Chiesa. Abbiamo attraversato le comunità ascoltando storie, fatiche e speranze. Abbiamo incontrato la fede semplice e resistente di tante persone. Abbiamo condiviso la dedizione di sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati nella vita pastorale. E insieme abbiamo riconosciuto le fragilità del nostro tempo dinanzi alle quali si trova la nostra Chiesa locale: ad esempio, il calo della partecipazione, il cambiamento culturale, lo spopolamento dei nostri paesi, la fatica delle famiglie, la solitudine degli anziani, il disorientamento dei giovani.

Ma non abbiamo incontrato una Chiesa spenta. Abbiamo incontrato una Chiesa viva, anche se ferita e in trasformazione. Soprattutto abbiamo compreso una cosa: lo Spirito Santo non si è ritirato dalla nostra storia.

 

  1. IL SINODO: UN CAMMINO DI GRAZIA

Il Sinodo che stiamo preparando non è un evento tra altri eventi.

  • È un tempo di grazia.
  • È un tempo di discernimento.
  • È un tempo di conversione ecclesiale.

Non siamo chiamati semplicemente a organizzare un percorso, ma a lasciarci condurre dallo Spirito. Il Sinodo non nasce da un problema da risolvere, ma da una domanda di fede: “che cosa il Signore chiede oggi alla nostra Chiesa?” Per rispondere a questa domanda non bastano strategie. Serve ascolto, preghiera e conversione.

 

  1. IL TEMA DEL SINODO: “UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA”

Il cuore del nostro Sinodo è questa immagine degli Atti degli Apostoli.

“Un cuor solo e un’anima sola” non descrive una Chiesa ideale.

Descrive la Chiesa possibile quando Cristo è al centro.

È la Chiesa

  • che nasce dall’Eucaristia,
  • che si nutre della Parola,
  • che vive della carità.

È la Chiesa in cui le diversità non si cancellano, ma si armonizzano. In cui i carismi non si oppongono, ma si completano. In cui la comunione non è uniformità, ma fraternità. Questo è il nostro orizzonte sinodale.

 

  1. TRE ATTEGGIAMENTI PER VIVERE IL SINODO

Per camminare verso questa meta, il Sinodo ci chiede tre atteggiamenti fondamentali:

“rinnovare e rinnovarsi, innovare, ascoltare tutti, in particolare i giovani”

Non sono tre fasi. Sono tre conversioni permanenti.

 

  1. RINNOVARE E RINNOVARSI: TORNARE AL VANGELO

Il primo atteggiamento è il rinnovamento. Rinnovarsi significa tornare all’essenziale: Cristo.

Non significa aggiungere attività, ma ritrovare la sorgente. Non significa moltiplicare iniziative, ma verificare la qualità evangelica delle nostre comunità. La domanda che ci accompagna è semplice e decisiva:

le nostre comunità generano ancora fede viva? Oppure si limitano a custodire tradizioni?

Rinnovarsi significa mettere al centro la Parola di Dio, l’Eucaristia e la carità. Significa passare da una pastorale di mantenimento a una pastorale missionaria. Ma questo non riguarda prima di tutto le strutture.

Riguarda i cuori.

 

  1. CONVERSIONE DELLE PERSONE PRIMA DELLE STRUTTURE

Non ci sarà rinnovamento senza conversione.

Presbiteri, diaconi, religiosi/e, catechisti, educatori, operatori pastorali: siamo tutti coinvolti. Il rischio dell’attivismo è reale: fare molto senza essere trasformati dal Vangelo.

La prima conversione riguarda lo sguardo: passare dalla lamentela alla speranza, dal giudizio alla misericordia.

La seconda riguarda il servizio: ogni ministero è missione, non possesso.

La terza riguarda l’identità: non siamo funzionari del sacro, ma discepoli del Signore.

Solo una Chiesa di discepoli può essere una Chiesa missionaria.

 

  1. INNOVARE: FEDELTÀ CREATIVA AL VANGELO

Il secondo atteggiamento è innovare. Innovare non è cambiare il Vangelo. È trovare forme nuove per annunciarlo.

Il mondo è cambiato profondamente. Molti giovani e molte famiglie sono lontani dalle comunità non per rifiuto della fede, ma per trasformazione culturale. Per questo serve una pastorale più creativa:

  • collaborazione tra parrocchie;
  • corresponsabilità dei laici;
  • presenza nei luoghi della vita quotidiana;
  • attenzione al mondo digitale;
  • capacità di uscire verso le periferie esistenziali.

Una Chiesa che non innova rischia di diventare incomprensibile. Una Chiesa che innova senza radici rischia di perdere sé stessa.

 

  1. ASCOLTARE: STILE DELLA CHIESA SINODALE

Il terzo atteggiamento è l’ascolto.

Il Sinodo sarà autentico solo se sarà una grande esperienza di ascolto.

  • Ascolto di Dio nella preghiera.
  • Ascolto della realtà nella storia.
  • Ascolto delle persone nella vita concreta.

Non si può decidere senza ascoltare. Non si può guidare senza comprendere. Non si può parlare senza aver accolto.

 

  1. I GIOVANI: LUOGO DECISIVO DELL’ASCOLTO

In questo ascolto, i giovani hanno un posto centrale.

Non sono il futuro della Chiesa. Sono il presente della Chiesa.

Non chiedono una Chiesa perfetta, ma una Chiesa autentica. Non cercano risposte prefabbricate, ma adulti credibili.

Non vogliono essere spettatori, ma protagonisti.

Il Sinodo dovrà uscire dai confini delle parrocchie e andare nei luoghi della vita: scuola, lavoro, politica, istituzioni, sport, famiglie, mondo digitale, ecc…

Solo una Chiesa che ascolta i giovani potrà generare futuro.

 

  1. UNA CHIESA SEGNATA DALLA MISERICORDIA

Tutto questo sarà possibile solo se la misericordia diventerà lo stile ordinario della Chiesa. La misericordia non è un settore pastorale.

È il volto stesso della Chiesa.

Una Chiesa misericordiosa accoglie prima di giudicare. Comprende prima di escludere. Ascolta prima di chiudere.

Le nostre comunità devono diventare case aperte. Luoghi di fraternità.

Spazi in cui si sperimenta la vicinanza di Dio.

 

  1. CONCLUSIONE

Carissimi,

il Sinodo che iniziamo a preparare non è un evento da organizzare, ma un cammino da vivere.

Non siamo chiamati a difendere il passato, ma a discernere il futuro che Dio apre davanti a noi. Il nostro orizzonte è uno solo: “Un cuor solo e un’anima sola”.

Questa non è un’utopia. È la promessa del Vangelo vissuta nella storia.

Raccogliamo questo cammino attorno a tre parole: “rinnovare, innovare, ascoltare”. E affidiamo tutto al Signore, perché solo una Chiesa unita in Cristo sarà una Chiesa missionaria.

Vi accompagno con la mia preghiera e vi benedico di cuore.

+ Ciro Fanelli
Vescovo