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OMELIA DEL VESCOVO IN OCCASIONE DELLA MESSA CRISMALE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

OMELIA DEL VESCOVO IN OCCASIONE DELLA MESSA CRISMALE

Basilica Cattedrale di Melfi Mercoledì Santo, 1° aprile 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle, pace e gioia,
un saluto cordiale nel Signore a S.E. Mons. Rocco Talucci, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate, ai seminaristi e a voi tutti, fratelli e sorelle. Sentiamo nella comunione sacramentale vicini anche i confratelli che, per ministero o per impedimenti, non possono essere fisicamente presenti. Assicuriamo una particolare preghiera per il seminarista Donato Grimolizzi, che oggi sarà ammesso all’ordine del diaconato e del presbiterato, per il diacono don Saverio De Rosa, che sabato “in albis”, 11 aprile, sarà ordinato presbitero, e per il seminarista Luca Vietri, che il prossimo 25 aprile riceverà il ministero dell’accolitato.

1. Questa assemblea radunata nel nome della SS. Trinità manifesta l’unità e la molteplicità delle vocazioni nella nostra Chiesa diocesana (LG 4). La Messa Crismale, epifania della chiesa locale, pone un accento speciale sul sacerdozio ministeriale – i presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali davanti al vescovo – senza però oscurare le altre vocazioni che trovano la loro sorgente nel battesimo. La Chiesa cresce nella complementarità dei doni e nel contributo di ciascuno e si rafforza nella misura in cui si cammina insieme. Nel vivere insieme questa carità di Cristo, insieme scopriremo la bellezza della Chiesa che noi amiamo (LG 8). Ci sentiremo uniti dal comune vincolo di carità, che è lo Spirito di Cristo, e saremo sempre più sua Chiesa inviata nel mondo perché ogni uomo sia sciolto dai vincoli del male e sia salvo.

2. Il Sinodo, che con l’aiuto di Dio inizieremo a breve, è strettamente legato a questa santa liturgia che ci immette nel solenne triduo pasquale centro di tutto l’anno liturgico: l’11 ottobre daremo liturgicamente inizio al nostro cammino sinodale. E’ un evento di grazia; è ciò che il Signore si attende dalla nostra Diocesi dopo l’esperienza della Visita Pastorale (cfr. Francesco, Discorso in occasione della Commemorazione del 50.mo anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). Prima di entrare formalmente nel Sinodo, ricordiamo con gratitudine il cammino della nostra diocesi, dalla stagione post-conciliare fino ad oggi con i Vescovi e i presbiteri che hanno assicurato la premurosa cura del Cristo Buon Pastore. Il prossimo Sinodo è il primo dopo il Concilio Vaticano. Per questa ragione esso è chiamato ad essere un kairos, un tempo di rigenerazione e di rinnovato slancio missionario, per “ridire” il Vangelo in modo credibile nel nostro contesto (cfr. CEI, Lievito di pace e di speranza, Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, 25 ottobre 2025).
3. La Chiesa italiana durante il cammino sinodale, voluto da Papa Francesco, ha indicato tre fasi — narrativa, sapienziale e profetica — che nelle zone pastorali e nelle nostre parrocchie abbiamo vissuto attraverso la costituzione degli organismi di partecipazione e la realizzazione della Visita Pastorale (cfr. CIC 469-494) . Oggi la liturgia ci conferma nella consapevolezza che al centro di ogni autentico cammino ecclesiale e di tutte le strategie pastorali deve esserci l’incontro personale con il signore gesù (cfr. Leone XIV, Discorso ai vescovi della conferenza episcopale italiana, 17 giugno 2026): non si tratta di programmare attività, ma di ritrovare la capacità di lasciarci incontrare da Gesù che – come fece con i due discepoli di Emmaus e attraverso il diacono Filippo con il funzionario della Regina di Candace – precede e prepara la strada.

4. Un segno importante, che è scaturito dalla Visita Pastorale e che intendiamo realizzare anche con la grazia che scaturisce da questa santa liturgia, è la costituzione in Diocesi delle comunità pastorali (cfr. Lettere alle parrocchie dopo la visita pastorale “Sto alla porta e busso” 2023-2025, Melfi 5 ottobre 2025). Tutto questo, insieme al processo di ascolto e di discernimento del Sinodo, richiederà da parte di tutti un grande impegno e non poche fatiche. Per questa ragione rivolgo un grazie particolare a don Angelo Grieco, che ha accolto l’incarico di accompagnare il Sinodo quale Vicario episcopale. Egli con le sue competenze e la sua esperienza pastorale saprà guidare con sapienza il cammino diocesano.

5. La messa crismale ci ricorda che per essere strumenti docili dello Spirito serve rafforzare tra noi i vincoli di comunione, affinché la responsabilità pastorale sia espressione di tutte le realtà presenti in diocesi, di ogni carisma e di tutte le vocazioni (LG 7).
La comunione è la via maestra per progredire nel cammino ecclesiale: comunione con il vescovo, tra i presbiteri e con il popolo santo di Dio. Essa si concretizza nella stima reciproca, segno eloquente dei frutti della vita nuova secondo lo Spirito (Gal 5,22-23). Solo così il nostro ministero sarà credibile e fecondo. La Chiesa è comunione. Senza la concreta e visibile espressione di questa comunione, il suo volto è oscurato, l’azione di Dio, in essa, rallentata e resa poco visibile, talvolta irreperibile. Questa realtà comunionale deve quindi esprimersi materialmente in gesti e parole di speranza, in un’azione congiunta di fede e vita. Tuttavia, non possiamo dimenticare che la comunione e l’azione di una carità, che la rende vera, sono frutto della “comune-unione” con Cristo: è Lui che ci rende coesi! È Lui che permette di dire con convinzione: in Te tutto possiamo! Non basta la nostra buona volontà, è il Signore che unisce i cuori e chiede la vera disponibilità a fare quello “che ci dirà”.

6. Impegniamoci, dunque, come ci ha esortato a fare Papa Leone XIV, a porre Cristo al centro, a riaffermare il kerygma e a trovare linguaggi e strumenti capaci di raggiungere chi è lontano. La Chiesa è chiamata a essere “artigiana di pace”, a promuovere mediazione nei conflitti, iniziative di accoglienza e percorsi di non-violenza. In un tempo segnato da grandi tensioni, da profonde crisi sociali e da epocali innovazioni tecnologiche e culturali, difendiamo la dignità della persona: la fede deve rimanere incarnata, attenta alle fragilità e alla relazione umana. Coltiviamo sempre la cultura del dialogo, l’ascolto intergenerazionale e la cura delle relazioni.

7. Prepariamo, fratelli e sorelle, il Sinodo con una semplicità e letizia: il suo esito è dono della grazia divina, ma anche frutto del nostro impegno. Preghiamo per il buon esito del Sinodo. Non cerchiamo forme appariscenti, ma scelte genuine che aiutino la comunità a rinascere nella testimonianza e nel servizio.
Con gratitudine ricordiamo la recente consacrazione di Giusy Apuzzo nell’ordo virginum e affidiamo, come dicevo, alla Vergine Maria, madre della Chiesa, i nuovi ministeri che si stanno per conferire: il presbiterato di don Saverio (11 aprile) e l’accolitato del seminarista Luca (25 aprile).
Consegno questi coraggiosi giovani, nostri figli e fratelli nella fede, alla preghiera di tutti, in particolare vi consegno Donato, il più giovane, che oggi compie il primo passo nel suo cammino verso il presbiterato.

La Vergine Madre accompagni in modo speciali tutti i nostri sacerdoti, soprattutto gli anziani e gli ammalati, dia loro consolazione e speranza e, con la sua materna intercessione, ci renda una Chiesa coraggiosa, creativa e misericordiosa, sempre unita a Cristo nella preghiera e nell’azione. Amen.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 



Lettera del Vescovo per la Messa Crismale

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Carissimi fratelli presbiteri,
diaconi, persone consacrate, seminaristi,
fratelli e sorelle in Cristo,
siamo prossimi alla Settimana Santa e, con animo riconoscente per il cammino quaresimale che abbiamo condiviso, vi rivolgo il mio fraterno invito a partecipare alla MESSA CRISMALE che celebreremo in CATTEDRALE A MELFI MERCOLEDÌ SANTO, 1° APRILE 2026, ALLE ORE 17:30.

La Messa crismale si configura come una luminosa epifania della Chiesa locale: radunati attorno al Vescovo — segno visibile dell’unità ecclesiale — manifestiamo la duplice dimensione del sacerdozio cristiano, comune e ministeriale. Nella benedizione del sacro Crisma e degli olii si rivela il cuore sacramentale di ogni vocazione nella Chiesa: il Crisma, segno tangibile della presenza dello Spirito che consacra e fa partecipare all’unico ed eterno sacerdozio di Cristo, sigilla e rende operante la chiamata battesimale; gli oli dei catecumeni e degli infermi, rispettivamente, accompagnano il dinamismo dell’iniziazione cristiana e la partecipazione redentrice della sofferenza nella comunione pasquale del Salvatore. In questo rito si dà così forma visibile alla Chiesa in quanto sacramento universale della salvezza, strumento in cui Cristo continua a santificare il mondo.

Il nome stesso di Cristo, “il Consacrato”, orienta la nostra contemplazione e la nostra lode: ogni ministero e ogni vocazione trova la sua ragione ultima nell’unzione di Colui che è il Servo sofferente. La Messa crismale ci richiama a rinnovare la nostra partecipazione al mistero pasquale: sacerdoti, diaconi e tutto il popolo fedele sono insieme inviati alla missione, rinnovati nell’unzione e nella carità.

Quest’anno la Divina Misericordia si è manifestata per la nostra diocesi con segni particolarmente eloquenti. Oggi, 25 marzo, solennità dell’annunciazione del Signore, gioiamo per la consacrazione nell’Ordo Virginum di GIUSY APUZZO: essa è una radiosa testimonianza di consacrazione sponsale al Signore, che arricchisce la vita ecclesiale con la sua specifica fecondità evangelica. Con altrettanta speranza attendiamo l’11 aprile l’ordinazione sacerdotale di don SAVERIO DE ROSA, dono prezioso per il ministero nella nostra Chiesa: preghiamo che il don Saverio sappia conformare la propria vita all’esempio del Buon Pastore e servire con umiltà e fedeltà il popolo di Dio. Il 25 aprile, invece, il seminarista LUCA VIETRI riceverà il ministero dell’accolitato.

Per tutti questi motivi la Messa crismale non è mai una celebrazione di pochi, ma dell’intero popolo santo di Dio: consacrati e consacrate, presbiteri e diaconi, seminaristi, lettori, catechisti, ministri straordinari della Comunione, responsabili di associazioni e movimenti, membri dei Consigli pastorali, operatori della carità, famiglie e singoli fedeli — tutti sono chiamati a partecipare, offrendo con la loro presenza un segno eloquente di unità, corresponsabilità e comunione missionaria.

Conscio degli impegni e delle difficoltà del tempo, vi chiedo tuttavia uno sforzo fraterno: partecipare a questa celebrazione anche a costo di qualche rinuncia pratica sarà espressione tangibile di amore per la Chiesa e per stringerci con gratitudine ai nostri sacerdoti. A chi non potrà intervenire fisicamente, affido il compito di unirsi spiritualmente alla preghiera e di farsi testimone, nei propri ambiti, della misericordia e della speranza cristiana. Vi attendo, quindi, in Cattedrale a Melfi mercoledì santo, 1° aprile alle ore 17:30: venite come popolo sacerdotale che celebra il dono dell’unzione e si lascia rinnovare per servire, con rinnovata fede e abbandono alla volontà di Dio, il Signore e i fratelli.

Affido l’intera diocesi alla materna protezione di Maria, Madre della Chiesa, e invoco su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie la benedizione Signore, nostra unica speranza.

Melfi, 25 marzo 2026 – Solennità dell’Annunciazione del Signore.
Con affetto in Cristo.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 


GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER LA PACE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER LA PACE

COMUNICATO

Carissimi,

il card. Zuppi in data odierna, accogliendo l’appello di Papa Leone, che ha chiesto di «fermare la spirale della
violenza prima che diventi una voragine irreparabile», ha promosso una Giornata di preghiera e digiuno per il prossimo venerdì 13 marzo 2026.

Rivolgo questo appello del Cardinale Presidente a tutte le parrocchie, ai religiosi e alle aggregazioni ecclesiali della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso.

La nostra diocesi, pertanto, accoglie l’invito della CEI impegnandosi a vivere la Giornata del 13 marzo come un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte.

Venerdì 13 marzo pregheremo tutti secondo le indicazioni della CEI perché «si apra presto un cammino di pace stabile e duratura» e perché «quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio».

Certo di una corale accoglienza di questo invito al digiuno e alla preghiera per la pace, Vi saluto cordialmente tutti nel Signore Gesù, nostra unica speranza.

Melfi, 5 marzo 2026

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 

 

LA QUARESIMA: TEMPO FAVOREVOLE PER CRESCERE NELL’AMORE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

LA QUARESIMA: TEMPO FAVOREVOLE PER CRESCERE NELL’AMORE

MESSAGGIO

 

Cari fratelli e sorelle della Diocesi,

  1. vi raggiungo con questo breve messaggio per la Quaresima, che vogliamo vivere insieme come tempo favorevole per crescere nell’amore. La Quaresima è un tempo spiritualmente molto ricco: essa è una vera scuola di conversione, che ci riconduce con la forza della Parola di Dio al cuore del mistero cristiano. Guidati dallo Spirito “nel deserto” (Lc 4,1), siamo chiamati – nella logica della beatitudine “beati i poveri” – ad imitare il Figlio di Dio che si è fatto povero per arricchirci (cfr. 2 Cor 8,9) In questo cammino la Chiesa, mediante la Parola e i Sacramenti, si fa “Madre” premurosa e misericordiosa indicando la preghiera, il digiuno e l’elemosina quali vie attraverso le quali la grazia trasforma i cuori e ricostruisce le relazioni fraterne.
  2. La povertà alla quale la Quaresima ci richiama è duplice: la povertà materiale è segno della fragilità umana e risultato delle ingiustizie sociali, e la povertà spirituale, invece, è la scelta libera e responsabile per servire i fratelli nel nome di Dio. Gesù stesso ha scelto la via della povertà per potersi identificare meglio con quella parte di umanità ferita dalle disuguaglianze e dai soprusi (Mt 25,40). Per questa ragione il cristiano di ogni tempo, attraverso l’opzione preferenziale per i poveri, comprende che questo stile di vita non è né un optional né una scelta politica, ma è il modo più autentico per incarnare il messaggio evangelico.
  3. La Quaresima è, dunque, tempo di conversione personale e comunitaria. A livello personale il digiuno quaresimale purifica dal peccato e libera dall’autoreferenzialità; a livello comunitario, invece, esso diventa un monito che ci invita a renderci conto di quanto le strutture di peccato, ovunque esse si annidino, siano in grado di generare emarginazione e disuguaglianza. La pratica del digiuno, pertanto, non è soltanto una questione materiale, ma essa – particolarmente oggi – va estesa, come insegna papa Leone XIV, anche al linguaggio umano. Il Signore, infatti, ci chiede di “digiunare” in particolar modo da quelle parole che feriscono, calunniano o escludono. Queste due dimensioni del digiuno hanno la forza di rigenerare la comunione ecclesiale e di rende credibile la testimonianza cristiana nel mondo. Oggi, in questo nostro tempo, lacerato da lotte e da discordie, una comunità che sa digiunare dalla violenza verbale è una comunità credibile e libera per amare; è una comunità in grado di avviare autentici processi sinodali. La carità nella vita del battezzato, alimentata dall’ascolto della Parola di Dio e dalla partecipazione attiva ai sacramenti, è sempre il frutto maturo dell’azione della grazia. Il cristiano, in quanto si nutre della Parola di Vita e del Corpo sacramentale di Cristo, è quotidianamente invitato a costruire attraverso piccole scelte di solidarietà la civiltà dell’amore.
  4. Il ricordo dei 950 anni della fondazione della Cattedrale di Melfi diventi per la nostra Diocesi segno profetico: come la comunità cristiana melfitana nel 1076 fu segno di una realtà ecclesiale creativa e coraggiosa, così oggi siamo chiamati a edificare una Chiesa che sappia dare speranza a tutti, in modo particolare ai giovani. “Memoria” e “missione” devono intrecciarsi: in questo modo riscoprire le radici di un popolo non si riduce ad un operazione nostalgica, ma riesce ad essere presenza propositiva che si fa carico delle sfide del presente e si protende con speranza verso il Per la nostra diocesi, che è in cammino verso la celebrazione del Sinodo diocesano, la Quaresima deve diventare tempo fruttuoso di esercizi di sinodalità, cioè di ascolto reciproco, discernimento condiviso e azione collegiale per camminare insieme. Chiedo alle comunità parrocchiali e alle realtà ecclesiali di promuovere, già in questa Quaresima, assemblee di ascolto, ovvero spazi di confronto generazionale e luoghi di progettazione di forme concrete di accompagnamento per i poveri e i giovani.
  5. La Quaresima, inoltre, ci ricorda che la Chiesa se desidera essere fedele al Vangelo non deve mai sottrarsi alla responsabilità civica: deve farsi voce presso le istituzioni per chiedere politiche che sappiano promuovere un lavoro dignitoso per tutti, che siano in grado di chiedere abitazioni per quelle famiglie che sono senza un tetto e che sappia garantire formazione culturale ed etica. Concludo questo messaggio con un appello paterno: viviamo questa Quaresima come un tempo vera conversione. Digiuniamo non soltanto dal cibo, ma anche dal linguaggio che divide; nutriti della Parola di Dio ascoltiamo con attenzione i poveri, giovani e le famiglie; pratichiamo opere concrete di solidarietà e giustizia; impegniamoci insieme, senza paura, a costruire relazioni fraterne e riconciliate. Solo così la nostra comunità diocesana potrà incamminarsi verso il Sinodo come comunità riconciliata, capace di essere segno credibile di speranza e di servizio.

Nel comune cammino sulle vie del Vangelo, mentre vi auguro che la luce del Risorto possa orientare i vostri passi, vi benedico di cuore nel Signore Gesù, nostra unica speranza.

Il vostro Vescovo

+ Ciro Fanelli


Rifare la comunità e ridare speranza!

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Rifare la comunità e ridare speranza!

Messaggio in occasione della festa di S. Alessandro martire

Melfi – 9 febbraio 2026

 

Fratelli e sorelle,

    1. con questo mio messaggio in prossimità della Festa di S. Alessandro martire – patrono della città di Melfi e della diocesi – desidero rivolgervi un saluto cordiale che unisca gratitudine e impegno. Anche quest’anno faremo memoria di un soldato, un credente che è stato fedele a Cristo fino alla morte. Egli è stato un uomo che ha dato tutto sé stesso per il Regno di Dio. Per queste ragioni non possiamo ridurre la festa in onore di S. Alessandro unicamente ad un gesto di pubblica venerazione, ma renderla un’occasione favorevole per ravvivare nella nostra Chiesa locale il desiderio di incarnare il fecondo intreccio di fede, memoria e cultura che ha dato forma all’identità della nostra comunità vulturina. Il martire chi è? Non è semplicisticamente un eroe; è invece il discepolo del Vangelo che non si è lasciato fuorviare né dalle lusinghe, né dalle minacce; è il profeta della fedeltà a Dio; è voce libera che denuncia compromessi e poteri corrotti. S. Alessandro è esempio eloquente del paradosso della croce che rende la Chiesa, anche tra le atrocità del martirio, coraggiosa, creativa e misericordiosa.
    2. Il 2026 per la Chiesa diocesana di Melfi-Rapolla-Venosa assume un valore simbolico particolare. Ricordiamo, con riconoscenza, che nel 1626 il Vescovo Deodato Scaglia (1592-1659) portò a Melfi le reliquie del martire S. Alessandro: quattrocento anni che attestano la continuità della fede e della devozione di un popolo. Celebriamo inoltre i 950 anni della fondazione della Cattedrale: quasi un millennio di culto, arte, memoria e servizio che hanno reso la Cattedrale non solo luogo di culto, ma laboratorio di evangelizzazione, carità, cultura, memoria collettiva e bellezza condivisa. Come segno di comunione ecclesiale, sarà presente a Melfi per presiedere il solenne Pontificale Sua Eccellenza Mons. Massimiliano Palinuro, Delegato Apostolico a Istanbul e Vicario Apostolico di Costantinopoli. La sua presenza ci aiuterà a vivere questi eventi come un tempo di grazia, impegno e fraternità. Celebriamo queste ricorrenze non per eludere le responsabilità di fronte alle difficoltà dell’ora presente, bensì per ricavare da esse risorse valoriali per abitare la società da discepoli del Risorto.
    3. Nel corso degli ultimi anni il Vulture-Melfese e la città di Melfi stanno affrontando, purtroppo, quotidianamente, pesanti prove sociali: insicurezza occupazionale, prospettive incerte per i giovani, contrazione del reddito delle famiglie, spopolamento che indebolisce il tessuto comunitario. Di fronte a tale scenario la memoria dei santi e il ricordo degli eventi fondativi della nostra storia devono diventare sorgente di ispirazione per una risposta profetica, ovvero coraggiosa e creativa. Come credenti — sostenuti dalla fede in Cristo e dall’azione vivificante dello Spirito Santo — siamo chiamati a tradurre la speranza in opere concrete. Tale impegno richiede una visione che sappia coniugare spiritualità e responsabilità civica, contemplazione e progettualità.
    4. La nostra Chiesa locale, a partire dall’Eucaristia, pane vivo di vita nuova, vuole diventare, anche attraverso l’esperienza del prossimo Sinodo diocesano, fermento di una comunità solidale e generatrice di speranza. La Cattedrale, le reliquie del S. Alessandro, il patrimonio artistico e il paesaggio del Vulture-Melfese siano segni propulsori di un progetto di rigenerazione etica, culturale e sociale. In questo orizzonte l’investimento nella formazione dei giovani è prioritario. Educare alla libertà responsabile deve significare soprattutto preparare uomini e donne capaci di custodire il bene comune.
    5. La carità cristiana deve spingerci a “sognare” un mondo nuovo per “costruire” luoghi di reale prossimità per giovani, famiglie, anziani. Con determinazione dobbiamo proporre iniziative di inclusione per chi rischia l’emarginazione. Promuoviamo con convinzione e lealtà il dialogo fra istituzioni, Chiesa e società civile. La sfida che abbiamo davanti esige responsabilità condivisa. Chiedo alle istituzioni civili, al mondo dell’associazionismo, alle imprese e ai corpi sociali intermedi di costruire un patto di sussidiarietà: il Vulture-Melfese ha bisogno di leadership generative che uniscano competenze tecniche e visione etica. Gli eventi per il 400° anniversario dell’arrivo a Melfi delle reliquie di S. Alessandro e i 950 anni della fondazione della Cattedrale siano un momento forte di riflessione e di incontro che sappiano mettere in relazione feconda la nostra memoria storica con le emergenze del tempo in cui viviamo, aprendo spazi di dialogo e di trasformazione sociale. Lo Spirito chiede alla nostra Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa di trasformarsi in segno profetico di vita nuova.
    6. Cari fratelli e sorelle, la comunità cristiana, in ogni tempo e in ogni luogo, è chiamata ad avviare processi che siano in grado di sostenere atteggiamenti improntati al rispetto della dignità della persona. Il Signore Gesù ci invita ad essere “il sale della terra… la luce del mondo” (Mt 5,13‑14): essere “sale” significa preservare ciò che dà sapore alla vita sociale — verità, giustizia, solidarietà; essere “luce” significa offrire ragioni di speranza e percorsi concreti per il futuro.
      Sostenuti dalla Parola e dallo Spirito, impegniamoci a costruire condizioni concrete affinché la speranza trovi terreno fertile per germogliare e la solidarietà sia in grado di sostenere i più deboli. Non nascondiamo la luce della fede, ma accendiamola nelle nostre famiglie, nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre comunità. La testimonianza di S. Alessandro e la maestosità della Cattedrale ci spingano a “sognare” che è bello vivere il Vangelo.
    7. Affido il nostro impegno all’intercessione di S. Alessandro. Chiedo a tutti di farsi corresponsabili di un vero progetto di rinascita.
      Sant’Alessandro, che ha testimoniato il Vangelo con fedeltà eroica fino al dono della vita, ci richiama alla sua stessa radicalità nella sequela di Gesù: non una fede astratta, ma una fede che trasforma il quotidiano.

    Sappiamo che non mancano difficoltà, ma nemmeno le risorse umane e spirituali per affrontarle: la fede ci radica, la memoria ci ispira, la ragione e la volontà ci chiamano all’azione.

    O glorioso S. Alessandro, che hai testimoniato la fedeltà al Signore Gesù fino al dono della tua vita, intercedi per la città di Melfi, la nostra diocesi e per l’intero territorio del Vulture-Melfese; ottienici la grazia di tradurre la fede in opere che generano speranza; la sapienza di custodire il patrimonio comune e la solidarietà per sostenere i più fragili.

    Auguro a tutti ogni bene e vi benedico nel Signore.

    Melfi, 7 febbraio 2026

    + Ciro Fanelli
    Vescovo


VII SETTIMANA BIBLICA DIOCESANA – “Lo Spirito parla alle Chiese” – Il libro dell’Apocalisse

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

VII SETTIMANA BIBLICA DIOCESANA

“Lo Spirito parla alle Chiese” – Il libro dell’Apocalisse

Rionero – Chiesa di San Gerardo – ore 18.30

19 – 23 gennaio 2026

Carissimi fratelli e sorelle,

con paterna gioia vi invito a partecipare alla VII Settimana Biblica Diocesana, che si svolgerà a Rionero in Vulture dal 19 al 23 gennaio p.v., presso la Chiesa di San Gerardo, alle ore 18:30. Al centro di questa iniziativa pongo le incisive parole di san Girolamo: «Ignorantia scripturarum est ignorantia Christi» — “chi ignora le Scritture, ignora Cristo”. Che questo monito sia per noi stimolo costante a radicarci nella Parola, sorgente viva della fede.

Tema di quest’anno è: “Lo Spirito parla alle Chiese” — Il libro dell’Apocalisse. Il curatore della Settimana è il nostro condiocesano prof. Don Pasqualino Basta, docente di esegesi biblica presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, al quale va il nostro “grazie” più sentito per la competenza, l’attenzione al cammino diocesano e la passione “apostolica”. Il programma dei lavori è il seguente:

  • Lunedì 19 gennaio 2026 — Introduzione all’Apocalisse (Don Pasqualino Basta)
  • Martedì 20 gennaio 2026 — Lettere a Efeso e Smirne (Padre Tony Leva)
  • Mercoledì 21 gennaio 2026 — Lettere a Pergamo e Tiatira (Don Giovanni Trolio)
  • Giovedì 22 gennaio 2026 — Lettere a Sardi e Filadelfia (Don Cesare Mariano)
  • Venerdì 23 gennaio 2026 — Lettera a Laodicea (Don Pasqualino Basta).

La Settimana culminerà idealmente nella Domenica della Parola, che celebreremo domenica 25 gennaio 2026 con il motto, scelto dal Dicastero per la nuova evangelizzazione: «La parola di Cristo abiti tra voi» (Col 3,16). Come il Concilio Vaticano II insegna, la Parola di Dio è l’anima della teologia e della pastorale: da essa nasce la ricerca teologica autentica e da essa deve scaturire ogni azione pastorale fedele al Vangelo. Per questo la nostra amarezza sarebbe grande se la conoscenza delle Scritture non crescesse soprattutto negli operatori pastorali o rimanesse mero esercizio intellettuale; al contrario, vogliamo che essa trasformi la vita personale e comunitaria in attestazione concreta della fede.

La prossimità temporale tra la Settimana Biblica e la Domenica della Parola (25 gennaio) non è un caso, ma una scelta pastorale intenzionale.

Le ragioni di tale scelta sono molteplici e profonde:

  • la Settimana prepara il cuore e la mente di ogni battezzato a una più consapevole partecipazione liturgica, rendendo la proclamazione della Parola più viva e feconda;
  • offre strumenti concreti per la formazione dei ministri e del popolo di Dio (predicazione, lectio, servizio dei lettori, catechesi), potenziando la trasmissione della fede nelle nostre parrocchie;
  • unisce studio e testimonianza, perché la conoscenza biblica si traduca in scelte pastorali e in iniziative missionarie;
  • favorisce il coinvolgimento di famiglie, giovani, catechisti e operatori pastorali, rendendo la Domenica della Parola momento di rinnovata comunione e corresponsabilità.

Ancora più rilevante è l’utilità pastorale della Settimana in vista del Sinodo diocesano che avvieremo l’11 ottobre 2026. Un cammino sinodale autentico prende vita dall’ascolto della Parola: essa orienta il discernimento, forma le coscienze e rende possibile un dialogo fraterno e fecondo. A questo proposito:

  • la Settimana fornirà strumenti per un ascolto biblicamente fondato, necessario al dibattito sinodale;
  • formerà animatori e delegati perché le proposte siano radicate nella Parola e nella Tradizione;
  • favorirà la maturazione di idee e proposte concrete da portare al Sinodo, frutto di studio, preghiera e pratica pastorale;
  • stimolerà una partecipazione più ampia e consapevole, perché il cammino sinodale sia espressione viva di tutta la nostra Chiesa locale.

In questo orizzonte voglio collocare l’Apertura delle Celebrazioni per il 950° anniversario della fondazione della nostra Cattedrale. Le celebrazioni saranno aperte il prossimo 9 febbraio 2026 con la celebrazione delle ore 11:00 presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Massimiliano Palinuro, Vicario Apostolico di Istanbul e Amministratore Apostolico dell’Esarcato di Costantinopoli, che a fine novembre 2025 ha accolto Papa Leone XIV in visita per in occasione dei 1700 dal Concilio di Nicea.

Vi esorto, dunque, a partecipare con animo aperto e fervente: venite a lasciarvi interrogare dallo Spirito, a nutrirvi della Scrittura, a condividere esperienze e domande. Per agevolare la partecipazione, chiedo ai sacerdoti di valutare, nella carità pastorale e secondo le esigenze parrocchiali, la possibilità di modificare gli orari delle Sante Messe vespertine nelle sere della Settimana.

Confido che questi giorni possano essere per la nostra diocesi tempo di rinnovamento, unità e impegno missionario. Vi saluto con affetto paterno e vi benedico di cuore.

Melfi, 14 gennaio 2026

+ Ciro Fanelli
Vescovo


IL VESCOVO INCONTRA I CONSIGLI PASTORALI PARROCCHIALI NELLE ZONE PASTORALI

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

IL VESCOVO INCONTRA I CONSIGLI PASTORALI PARROCCHIALI

NELLE ZONE PASTORALI

“Dalla Visita Pastorale insieme in cammino verso il Sinodo”

 

Carissimi membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali, cari operatori pastorali,
con gioia, unitamente ai vostri parroci, vi scrivo per invitarvi agli incontri zonali che ho voluto promuovere per presentare e condividere gli esiti della Visita Pastorale che si è svolta nella nostra diocesi dal 1° ottobre 2023 al 5 ottobre 2025 e per predisporre insieme un cammino di rinnovamento in vista del prossimo Sinodo diocesano.

La Visita Pastorale è stata un tempo di ascolto, incontro e discernimento. Ringrazio quanti hanno collaborato con sincerità e gratuità: parroci, persone consacrate, diaconi, comunità, gruppi e singoli fedeli.

Alla conclusione, nella celebrazione del 5 ottobre 2025, ho riconsegnato ai parroci i “Questionari” compilati e corredati da una mia relazione specifica per la vita di ciascuna Parrocchia.  Ho inoltre emanato tre decreti a carattere diocesano, che riguardano:

  • la formazione cristiana,
  • la vita liturgica,
  • la gestione dei beni della Chiesa.

Per ogni Zona Pastorale ho redatto una Lettera, che presenta l’analisi della situazione pastorale — indicando risorse, criticità e prospettive — e, contestualmente, ho costituito il Centro Pastorale per la Famiglia e la Comunità Vocazionale. Questi atti non sono semplici documenti: indicano scelte che la Diocesi è chiamata ad assumere per camminare in comunione con tutte le Chiese; esse sono vincolanti per il prossimo tempo pastorale. Pertanto, non possiamo tornare indietro su alcuni punti essenziali:

  • qualificare i formatori e sostenere una formazione permanente;
  • accompagnare gli adulti, e in modo speciale le famiglie, con uno stile catecumenale, tale da rendere il cammino di fede progressivo e comunitario;
  • offrire un maggior impegno nell’iniziazione cristiana nelle sue tappe e nella sua responsabilità comunitaria, secondo quanto indicato nel Direttorio;
  • vivere la liturgia nella sua natura profonda di azione celebrativa del popolo di Dio, valorizzando la partecipazione attiva e consapevole di tutti, curando il decoro degli arredi liturgici e di tutte le parti delle celebrazioni;
  • gestire i beni della Chiesa con trasparenza, responsabilità e lungimiranza, nel pieno rispetto delle normative canoniche.

Per tradurre queste scelte in cammini concreti e condivisi ci incontreremo secondo il seguente calendario:

  • Domenica 11 gennaio 2026, ore 16:00 — LAVELLO, PARROCCHIA SACRO CUORE
    CPP della Città di Lavello e Gaudiano
    • Lunedì 12 gennaio 2026, ore 18:30 — RUVO DEL MONTE, CENTRO SOCIALE
    CPP della Zona Pastorale di San Fele
    • Mercoledì 14 gennaio 2026, ore 18:30 — VENOSA, AUDITORIUM SACRO CUORE
    CPP della Zona Pastorale di Venosa
    • Giovedì 15 gennaio 2026, ore 19:00 — MELFI, AUDITORIUM SACRO CUORE
    CPP della Città di Melfi, Rapolla, Foggiano e Leonessa
    • Venerdì 16 gennaio 2026, ore 18:30 — RIONERO, CHIESA DI SAN GERARDO
    CPP della Zona Pastorale di Rionero.

Agli incontri sono attesi in modo particolare i Consigli Pastorali Parrocchiali; ma sono invitati altresì a partecipare, se lo desiderano, gli operatori pastorali e quanti collaborano nelle comunità. Vi chiedo di essere presenti con spirito di servizio e di corresponsabilità. Per rendere fecondo il tempo che passeremo insieme, vi prego di arrivare preparati:

  • predisporre una breve scheda (una pagina massimo) con la sintesi delle priorità parrocchiali e con 2–3 proposte concrete da portare all’attenzione della zona;
  • consegnare in occasione dell’incontro l’elenco cartaceo dei nominativi di ogni CPP controfirmato dal parroco e dal segretario del CPP.

Gli incontri seguiranno il seguente cronoprograma:

  1. Presentazione sintetica degli esiti della Visita Pastorale.
  2. Consegna della lettera ai componenti dei CPP.
  3. Dialogo condotto con l’ausilio dei segretari degli ambiti pastorali della curia.
  4. Individuazione di modalità concrete per implementare le pratiche pastorali individuate quale frutto della visita e prima preparazione al Sinodo diocesano (tempistiche, gruppi di lavoro, modalità di ascolto e partecipazione).

Confido che questi incontri possano essere occasione di rinnovato impegno, di corresponsabilità e di comunione pastorale: il cammino sinodale ci chiede di camminare insieme, ascoltando lo Spirito nelle nostre comunità e traducendo le scelte in percorsi realizzabili e condivisi.

Vi affido alla preghiera e chiedo a ciascuno di portarvi lo spirito di servizio, la pazienza del dialogo e la disponibilità alla costruzione comune. Io stesso sarò con voi in questo tempo di ascolto e di progettazione.

Melfi, 9 gennaio 2026

Con fraterna stima e preghiera,
+ Ciro Fanelli
Vescovo


950° ANNIVERSARIO DELLA CATTEDRALE DI MELFI

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

950° ANNIVERSARIO DELLA CATTEDRALE DI MELFI

(1076-2026)

 

Carissimi fratelli presbiteri, diaconi, persone consacrate,

carissimi fedeli e cittadini di Melfi,

nel giorno della Solennità dell’Epifania del Signore con animo colmo di gioia e di riconoscenza mi rivolgo a voi per rendere noto un evento di singolare significanza per la nostra comunità di fede e per l’intera città: in questo anno del Signore 2026, da poco iniziato, ricorrono i novecentocinquant’anni dalla posa della prima pietra della nostra veneranda e maestosa Cattedrale di Melfi, fissata, per il comune ricordo storico, all’anno 1076. Questa fausta ricorrenza non è mero conteggio temporale, ma segno eloquente di una presenza sacra e civica che, per quasi un millennio, ha tessuto la vita spirituale, culturale e sociale di Melfi.

La Cattedrale, tempio di preghiera e custode di memorie, si erge come simbolo indelebile della nostra identità: opera che i secoli hanno plasmato con mani sapienti e cuori devoti, che ha saputo raccogliere onori e ferite, restauro e rinnovamento. Alla sua storia normanna connessa, alla maestà del campanile che dal medioevo innalza il suo vigile sguardo sulla città, si affiancano le testimonianze di quanti, nel tempo, hanno custodito e rinnovato il luogo sacro: vescovi, presbiteri, artigiani, famiglie, studiosi, e, non ultime, le giovani generazioni.

A rendere ancor più significativo questo “giubileo” è la felice concomitanza con il progetto “Fantastico Medioevo”, promosso dalla Giunta della Regione Basilicata, che ha eletto Melfi a capofila di un articolato programma di eventi storico‑culturali e artistici. Tale iniziativa, convergente con le nostre celebrazioni, offrirà al memorabile anniversario una cornice ricca di rievocazioni, mostre, percorsi culturali e spettacoli che valorizzeranno la storia, l’arte e le testimonianze medievali della nostra città, reminiscenze che la Cattedrale incarna in modo esemplare.

A rendere ancor più significativa questa congiunzione tra memoria e cura è inoltre la vicenda recente dei restauri: i lavori di restauro della Cattedrale, felicemente conclusi il 7 dicembre 2022, e gli attuali interventi di restauro conservativo del “campanile” che, nel corso di quest’anno, troveranno piena valorizzazione. Tale congiunzione tra memoria, tutela e promozione culturale manifesta il nostro impegno a rendere la Cattedrale non solo ricordo del passato, ma viva testimonianza per il futuro.

Esprimo pertanto il mio vivo e grato ringraziamento a quanti nel corso degli anni attraverso lo zelo ecclesiale e la ricerca storica hanno reso possibile questo cammino: agli studiosi e ai cultori della storia e dell’arte che hanno illustrato le sue vicende;, agli autori e ai collaboratori delle opere scientifiche e divulgative; alle istituzioni pubbliche, alla Regione Basilicata per il progetto “Fantastico Medioevo”; un particolare grazie alla Giunta Regionale e alla CEI che hanno finanziato e sostenuto i delicati lavori di restauri.

Per onorare degnamente la memoria dei padri e per consacrare al servizio delle nuove generazioni questo patrimonio, la Diocesi promuoverà nel 2026 un significativo programma di celebrazioni liturgiche solenni, incontri culturali, visite guidate, percorsi didattici per le scuole, e una mostra storico‑artistica dedicata alla Cattedrale e al suo campanile, con momento ufficiale di presentazione degli interventi di restauro, dopo la loro conclusione. Le iniziative si svolgeranno anche in sinergia con il progetto “Fantastico Medioevo”, affinché fede, storia e cultura concorrano, insieme alle rievocazioni civiche, a rendere questo anno un tempo di rinnovata comunione e di riscoperta collettiva.

Invito ciascuno di voi a partecipare con fervore spirituale, con presenza attiva e con proposte concrete: la cura della nostra Cattedrale è dunque comune offerta di fede e di civiltà, eredità che siamo chiamati a custodire e a consegnare.

Affido questa ricorrenza e l’intera città alla materna protezione di Maria di Nazareth e di S. Alessandro e con paterna sollecitudine impartisco la mia apostolica benedizione.

Melfi 6 gennaio 2026 – Solennità dell’Epifania del Signore.

+ Ciro Fanelli
Vescovo


RIFLESSIONE DEL VESCOVO SUL MESSAGGIO DI PAPA LEONE IN OCCASIONE DELLA LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2026

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

RIFLESSIONE DEL VESCOVO

SUL MESSAGGIO DI PAPA LEONE

IN OCCASIONE DELLA LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2026

La pace sia con tutti voi.
Verso una pace disarmata e disarmante

 

Il Santo Padre apre il suo messaggio con le parole con le quali ha dato inizio al suo ministero petrino, che ricordano il saluto del Signore Risorto ai discepoli: «Pace a voi» (Gv 20, 19.21). Tale saluto non è un semplice convenevole: è Vangelo; è annuncio che cambia la storia e la prospettiva con cui si guarda al mondo. Papa Leone ci aiuta a riflettere sul dono della pace portataci da Cristo esplicitando concretamente cosa significa parlare di «pace disarmata» nella vita delle comunità cristiana e nella città dell’uomo. La prima osservazione è di carattere cristologico e biblico: la pace che Gesù dona non è paragonabile alle forme mondane di sicurezza. Egli stesso lo dice: «Vi do la mia pace; non come la dà il mondo» (Gv 14,27). Quando Pietro estrae la spada, il Maestro lo ferma: «Rimetti la spada nel fodero» (Gv 18,11; cfr. Mt 26,52). Questa scena non è un episodio marginale, ma un monito fondamentale: il regno di Dio non si fonda e non si costruisce sulla forza bruta, ma sul dono di sè, sulla misericordia e sul servizio. È l’annuncio del profeta Isaia che vede trasformare le armi in strumenti di vita: «trasformeranno le spade in aratri» (Is 2,4).

Ma che cosa significa tutto ciò oggi, in tempi in cui la guerra sta dilaniando oltre 50 nazioni? Per il Papa significa innanzitutto un lavoro interiore: la pace disarmata nasce dal disarmo del cuore. Rinunciare all’odio e alla sete di vendetta, imparare a riconoscere l’altro come persona con una dignità inviolabile, saper accogliere il perdono e chiedere perdono. Questo non è un esercizio astratto di pacifismo: è una pratica spirituale che richiede preghiera, riflessione, formazione ed impegno. È la preghiera che aiuta a vincere le paure e rende possibile una visione della realtà orientata alla riconciliazione.

Allo stesso tempo la pace disarmata ha una dimensione sociale e politica precisa. Non si tratta di ingenua passività: la nonviolenza è forma di coraggio che richiede disciplina, creatività e strumenti concreti. Pensiamo alla diplomazia preventiva, alle procedure di diritto internazionale, ai processi di giustizia riparativa che cercano di curare ferite sociali piuttosto che nasconderle. Le comunità cristiane possono e devono essere protagoniste in questo campo: non come attori politici impegnati a garantirsi il potere, ma come «case della pace», luoghi di educazione alla responsabilità, di cura dei poveri, di mediazione e di testimonianza civile. Un punto che Papa Leone desidera evidenziare è la cura delle vittime e dei più fragili. I volti dei bambini, dei rifugiati, di chi porta le cicatrici della guerra non sono statistiche: ci traforano come persone che richiedono risposta concreta. Prendersi cura di loro non è solo un gesto caritativo, è una strategia di pace: soccorrere, accogliere, accompagnare sono atti che spezzano la logica della ritorsione e costruiscono tessuti sociali più resilienti. Sappiamo, però, che questa scelta comporta difficoltà reali. Esistono minacce immediate e situazioni in cui la protezione dei più vulnerabili sembra richiedere misure dure. La domanda che allora dobbiamo porci con onestà è: come conciliare la vocazione al disarmo con la responsabilità di proteggere? Qui è necessario un discernimento prudente che non ceda né alla violenza ideologica né alla paralisi. Occorrono politiche pubbliche intelligenti—investimenti in prevenzione, educazione alla memoria, meccanismi di mediazione internazionale—che riducano le condizioni in cui la violenza nasce.

Dal messaggio di Papa Leone ricaviamo anche alcune imprescindibili indicazioni pastorali: il Papa chiarisce che le parrocchie e le realtà ecclesiali hanno compiti concreti e non delegabili: esse devono promuovere percorsi formativi sulla nonviolenza, integrare nella liturgia e nella catechesi temi di riconciliazione, creare spazi di ascolto per chi è stato ferito. Ma le comunità religiose tutte devono ance saper uscire dall’ambito strettamente confessionale per collaborare con istituzioni civili e organizzazioni della società civile: la pace disarmata richiede un fronte largo, dove religioni, associazioni e istituzioni lavorino insieme per il bene comune. Papa Leone conclude il suo messaggio con un invito alla concretezza e all’umiltà. La pace che il Risorto dona non è una formula magica: è un cammino che chiede conversione personale e trasformazione delle strutture. La Chiesa – afferma il papa – non ha ricette immediate, ma può avviare pratiche che testimonino il valore del dono: ovvero l’ascolto, il servizio, la difesa dei più deboli, l’impegno per la verità e la memoria. Se sapremo essere coerenti, la nostra presenza contribuirà a costruire fiducia e a spezzare la catena della violenza. Da questa breve riflessione sul ricco e significativo messaggio del Santo Padre ricaviamo tre domande che possono farci crescere nella cultura della pace: quali pratiche locali hanno mostrato efficacia nel trasformare conflitti? In che modo le istituzioni religiose possono sostenere processi di giustizia riparativa? Quali strumenti di formazione sono necessari per educare le nuove generazioni alla nonviolenza attiva?

Consapevoli del valore insostituibile ed efficace della preghiera ci rivolgiamo al Signore della Pace dicendo:

O Cristo, Principe della Pace,
che nella notte della tua Risurrezione varcasti le porte chiuse
e portasti ai tuoi la parola che converte i cuori,
volgiti a noi: infondi la tua pace, non quella del mondo,
e disarma in noi la durezza, la vendetta e il sospetto;
rendi il nostro animo docile alla misericordia e alla verità.

Santifica, o Signore,
chi governa i popoli e custodisce il diritto:
dona loro prudenza, rettitudine e coraggio
nel cercare la riconciliazione; fa’ che le nostre comunità siano case della pace,
custodi della memoria delle vittime,
cura dei fragili, officine di dialogom>
e sostegno per gli operatori di buona volontà;
trasforma le armi in strumenti di vita.

Suscita nella Chiesa e nei fedeli
il coraggio evangelico
di testimoniare la bontà disarmante:
fa’ di noi seminatori instancabili di riconciliazione,
pregando e operando
per il disarmo del cuore e delle strutture. Amen.

Melfi, 03 gennaio 2026

+Ciro Fanelli
Vescovo