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OMELIA DEL VESCOVO – MESSA PER IL LAVORO E LA DIGNITÀ

OMELIA DEL VESCOVO S.E. MONS. CIRO FANELLI

In occasione della messa per il lavoro e la dignità

Presso i cancelli di Stellantis a S. Nicola di Melfi

Melfi 23 dicembre 2025

Fratelli e sorelle,
cari lavoratori, care famiglie,

ci troviamo qui nell’antivigilia del Natale, alle porte della festa in cui Dio entra nella storia non con la forza, ma con la fragilità di un bambino.
Non nasce in un palazzo, ma in una stalla.
Non nasce nella sicurezza, ma nella precarietà.
Non nasce tra potenti, ma tra poveri.

Siamo qui, davanti a questi cancelli, non per fare un gesto simbolico, ma per ascoltare un grido. La Bibbia ci dice che Dio è un Dio che ascolta: «Ho visto la miseria del mio popolo, ho udito il suo grido» (Es 3,7). Il Vangelo non ci permette di restare neutrali davanti alla sofferenza. Quando un uomo perde il lavoro, quando una famiglia perde la casa, quando la dignità viene calpestata, non siamo davanti a un semplice problema economico o tecnico: siamo davanti a una ferita morale e spirituale che riguarda tutti.

Quel grido oggi ha un nome, ha volti concreti, ha storie precise.
È il grido di chi teme di perdere il lavoro.
È il grido di chi non sa come mantenere i figli.
È il grido di chi vede incrinarsi la dignità conquistata con anni di fatica.

E io, come Vescovo, non posso tacere. La Chiesa non può tacere. Non può tacere davanti all’ingiustizia. Non può tacere davanti alla disperazione dei poveri e al dolore di tante famiglie che trepidano per il futuro dei propri figli. Tacere significherebbe tradire il Vangelo. Gesù nel Vangelo non chiede mai: “Di chi è la colpa?” Chiede piuttosto: “Chi si farà prossimo?” E quando parla del giudizio finale, non parla di ideologie o strategie politiche, ma di cose concrete: avevo fame, avevo sete, ero senza casa, ero nudo, ero senza lavoro, ero solo. Il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento: è pane, dignità, pace per la famiglia. La casa non è solo un tetto: è sicurezza, intimità, futuro. Toglierli significa togliere molto più di un bene materiale: significa ferire la persona.

La Parola di Dio è chiara:
«Guai a chi fa leggi inique e priva del diritto i miseri» (Is 10,1).
E ancora:
«Il salario dei lavoratori grida, ed è giunto fino agli orecchi del Signore» (Gc 5,4).

Il lavoro non è una concessione, non è una variabile da sacrificare. Il lavoro è pane, dignità, futuro, pace nelle case. Quando il lavoro viene meno, non crolla solo un bilancio: crolla una famiglia, si spezza una speranza, si ferisce la persona. La casa non è solo un tetto: è sicurezza, intimità. Toglierli significa togliere molto più di un bene materiale: significa ferire la persona. La Chiesa ci ricorda che la società esiste per l’uomo, non l’uomo per la società. Le leggi, l’economia, la politica hanno senso solo se sono ordinate al bene comune, cioè alla vita concreta delle persone, soprattutto dei più deboli. Quando le strutture diventano ingiuste, il cristiano non può limitarsi alla preghiera silenziosa: è chiamato a trasformare la realtà, a rimettere al centro l’uomo.

Gesù stesso ha lavorato con le mani. Ha conosciuto la fatica, il sudore, la precarietà.
E quando ha annunciato il Regno di Dio, ha detto: «Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Non una vita dimezzata, non una vita nella paura, non una vita umiliata. Davanti a questa situazione, qualcuno dirà che si tratta di scelte tecniche, di strategie industriali, di logiche di mercato. Ma il Vangelo ci insegna che nessuna logica economica può essere separata dalla giustizia. «Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27). E possiamo dirlo con forza: l’economia è per l’uomo, non l’uomo per l’economia.

Qui non siamo davanti a numeri, ma a persone.
Non a esuberi, ma a padri e madri.
Non a costi, ma a vite.

Gesù, nel Vangelo del giudizio finale, non chiede quanta efficienza abbiamo prodotto. Chiede: «Avevo fame… avevo bisogno… ero nel bisogno» (Mt 25). E ci ricorda che Dio si identifica con chi soffre.

Per questo oggi la Chiesa è qui.
Non contro qualcuno, ma per qualcuno.
Per i lavoratori.
Per le famiglie.
Per questo territorio.

Chiedo con forza a chi ha responsabilità economiche e politiche: mettete al centro l’uomo. Non lasciate soli questi lavoratori. Non condannate un’intera comunità all’incertezza e alla paura. E a voi, cari lavoratori, voglio dire una cosa con rispetto e verità: la vostra dignità non è in vendita. Non siete invisibili. Il vostro grido arriva a Dio. La Chiesa camminerà con voi. Vi accompagnerà. Continuerà a far sentire la sua voce.

Perché, come ci ricorda il Vangelo, «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6). Affidiamo questa lotta, questa attesa, questa speranza al Signore. E chiediamo il coraggio di non rassegnarci mai all’ingiustizia. Fratelli e sorelle, questo vale per chi governa, ma vale anche per ciascuno di noi. Nella famiglia, nel lavoro, nella comunità, nella città:
se c’è qualcuno che soffre, io ho un dovere preciso davanti a Dio. Non posso voltarmi dall’altra parte. Non posso dire: “Non mi riguarda”. La fede vera non separa l’altare dalla strada, la preghiera dalla vita, la Messa dalla giustizia. La carità che non diventa giustizia è incompleta. E la giustizia senza amore diventa disumana.

Chiediamo al Signore un cuore come il suo:
capace di vedere,
capace di compatire,
capace di agire.

E affidiamo a Dio le conseguenze del bene fatto. Perché fare il bene perché è bene è l’unico calcolo che il Vangelo ci permette.

La speranza non è illusione. La speranza è sapere che Dio cammina con il suo popolo, anche nel deserto.

Il profeta Isaia ci dona una promessa per il futuro: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Noi vogliamo credere che anche per questo territorio, per questi lavoratori, per queste famiglie, può germogliare qualcosa di nuovo.

Entriamo nel Natale e nel nuovo anno 2026 con questa certezza: Dio nasce dove c’è bisogno, e dove c’è giustizia che lotta, lì il Vangelo è già all’opera. Affidiamo al Signore questo tempo difficile. Affidiamo a Lui il lavoro, le famiglie, il futuro. E chiediamo la grazia di non rassegnarci mai all’ingiustizia, perché «beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» (Mt 5,6).  Che il Bambino di Betlemme custodisca ciascuno di voi e faccia del nuovo anno un tempo di dignità, di pace e di lavoro.


Santa Messa per il lavoro e la dignità

Santa Messa per il lavoro e la dignità

Presieduta da S.E. Mons. Ciro Fanelli

Martedì 23 dicembre 2025 ore 15.30 – Presso il presidio dei lavoratori dell’area industriale di S. Nicola di Melfi – PMC

Il lavoro come tema e come valore è da sempre sul tavolo delle attenzioni primarie della Chiesa universale. La comunità cristiana non perde occasione per sollecitare il riconoscimento della dignità del lavoro e della persona; per richiamare l’attenzione al Creato e all’ambiente di vita e lavoro; per ricordare che il lavoro è al centro di ogni patto sociale. Papa Francesco lo ha scritto più volte nei documenti magisteriali, lo ha ricordato nelle sue visite a situazioni emblematiche: il 27 maggio 2017 all’Ilva di Genova sottolineò: «Il lavoro è travaglio: sono doglie per poter generare poi gioia per quello che si è generato insieme. Senza ritrovare una cultura che stima la fatica e il sudore, non ritroveremo un nuovo rapporto col lavoro e continueremo a sognare il consumo di puro piacere. Il lavoro è il centro di ogni patto sociale: non è un mezzo per poter consumare, no. È il centro di ogni patto sociale».

Melfi, 17 dicembre 2025

La Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa aderisce al progetto strategico “Fantastico Medioevo”: iniziativa di natura culturale e valore religioso per le comunità

 

 

 

La Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa aderisce al progetto strategico “Fantastico Medioevo”: iniziativa di natura culturale e valore religioso per le comunità

Presidente Regione Basilicata Bardi –

La Diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa conferma la propria partecipazione al progetto strategico “Fantastico Medioevo”, iniziativa promossa dalla Presidenza della Giunta regionale della Basilicata e coordinata dalla Fondazione Matera‑Basilicata 2019, con la direzione scientifica del prof. Fulvio Delle Donne e la direzione artistica del poeta Davide Rondoni. Si sottolinea che si tratta di un progetto di carattere eminentemente culturale; la Diocesi ne riconosce il significativo valore culturale e religioso per le comunità locali e partecipa per favorire attività di ricerca storica, percorsi formativi, iniziative educative e momenti di incontro destinati a riscoprire le radici storiche e spirituali del territorio.

“Fantastico Medioevo” promuove attività multidisciplinari — ricerche storiche, percorsi didattici e iniziative di promozione culturale — finalizzate alla conoscenza della storia medievale della regione e in particolare del Vulture Alto Bradano. La Diocesi sostiene il progetto come occasione di approfondimento delle radici cristiane e come strumento di formazione per le comunità parrocchiali, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Le attività previste favoriranno il confronto tra istituzioni civili e ecclesiali, la partecipazione dei cittadini e momenti di riflessione condivisa sul patrimonio identitario delle comunità lucane. La partecipazione della Diocesi è un atto di responsabilità culturale e pastorale: l’obiettivo è sostenere la conoscenza della storia e promuovere percorsi di formazione che aiutino le comunità a riconoscere e trasmettere le proprie radici spirituali e culturali. Si precisa che si tratta di iniziative di natura culturale, non liturgica.

“Sosteniamo questo progetto come percorso di conoscenza e custodia della memoria storica e religiosa — dichiara S.E. Mons. Ciro Fanelli, Vescovo della Diocesi di Melfi‑Rapolla‑Venosa —. Partecipare a ‘Fantastico Medioevo’ significa promuovere la bellezza e il bene comune delle nostre comunità, educando le nuove generazioni al valore della nostra storia e della nostra identità.”

Mercoledì 17 dicembre alle ore 10:30, nella Sala Inguscio della Regione Basilicata, si terrà la conferenza stampa per la firma del protocollo d’intesa tra Regione Basilicata, Fondazione Matera‑Basilicata 2019, Comune di Melfi — ente capofila della rete dei comuni del progetto — la Diocesi di Melfi‑Rapolla‑Venosa e l’Arcidiocesi di Acerenza. All’incontro interverranno il Presidente della Giunta regionale Vito Bardi, S.E. Mons. Ciro Fanelli, S.E. Mons. Francesco Sirufo, il Sindaco di Melfi Giuseppe Maglione e la Manager culturale della Fondazione Matera‑Basilicata 2019 Rita Orlando. L’appuntamento sarà anche l’occasione per presentare il bilancio del primo anno di attività e per illustrare le iniziative future.

La Diocesi è convinta che nella consapevolezza che la collaborazione fra Chiesa, enti pubblici e istituzioni culturali può promuovere una fruizione responsabile e condivisa delle radici storiche e spirituali della nostra regione, sempre nel rispetto del carattere culturale dell’iniziativa.

Area industriale San Nicola di Melfi: TERREMOTO SOCIALE

COMUNICATO – DIOCESI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

Area industriale San Nicola di Melfi: TERREMOTO SOCIALE

 

«Il lavoro è una realtà fondamentale per la vita sociale,

perché è attraverso il lavoro che l’uomo non solo trasforma il mondo,

ma realizza anche sé stesso come persona.»

(San Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 4)

 

Ieri pomeriggio il Vescovo della diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa, mons. Ciro Fanelli, insieme a rappresentanti degli uffici di curia, su richiesta dei lavoratori degli indotti Stellantis PMC e Tiberina, si è recato presso i loro sit-in per ascoltare da vicino un disagio che è ormai diventato insostenibile. La precarietà cresce, la paura di perdere il lavoro si fa più concreta e le conseguenze sociali ed economiche investirebbero non solo la Basilicata, ma l’intero Mezzogiorno d’Italia.

Mons. Fanelli ha scelto di rivolgersi alla comunità in un momento che ha definito senza esitazione un terremoto sociale, non sono le case a crollare, ma le persone: affetti, famiglie, storie di dignità ferita. È un dolore che attraversa il territorio e che non può lasciare inerti o indifferenti. Egli ha ribadito di essere con i lavoratori e per i lavoratori: non vi è altro interesse che il bene delle persone. Oggi la cosa più urgente è prendere consapevolezza di ciò che sta accadendo, lasciare che la realtà parli con le sue parole , riconoscere ciò che accade senza ambiguità, perché è da una verità condivisa che nasce la capacità di affrontare il problema come comunità.

Viene sottolineata la necessità che una voce autorevole della politica nazionale faccia finalmente sentire la propria presenza, rendendo necessario che tutte le parti coinvolte, inclusa Stellantis, si siedano a un unico tavolo che abbracci l’intero comparto produttivo: non momenti di confronto isolati, non soluzioni parziali, ma un dialogo serio, unitario e complessivo capace di tenere insieme tutte le realtà dell’indotto.

Gli operai lo hanno affermano con forza: “non intendiamo vivere di assistenzialismo, desideriamo soltanto la nostra dignità”, e ricordano come, quando fu chiesto loro di sostenere turni più pesanti, abbiano risposto senza esitazione, mettendo da parte il tempo con le proprie famiglie pur di garantire continuità al lavoro. Nonostante questo impegno generoso, oggi si trovano davanti a produzioni trasferite e contratti delocalizzati verso paesi dove il costo del lavoro è inferiore e le tutele sono fragili, una dinamica che assume i tratti di un vero neo-colonialismo industriale.

Il Vescovo ha  richiamato con forza che non compete alla Chiesa individuare soluzioni tecniche a questioni che nel tempo sono divenute complesse e radicate;  è indispensabile un impegno unitario, concreto e realmente condiviso, capace di rimettere al centro la dignità delle persone e di aprire prospettive di futuro per i territori colpiti. Solo un’azione corale, ha sottolineato, può interrompere il circolo dell’incertezza e restituire fiducia a comunità già provate da anni di fragilità.

Per il vescovo è indispensabile che sindacati, istituzioni e rappresentanze territoriali trovino una convergenza autentica, capace di andare oltre le dichiarazioni di principio e di tradursi in impegni concreti e condivisi. Solo un passo corale che unisca tutte le energie del territorio può offrire ai lavoratori quella stabilità e quelle garanzie che oggi mancano, e disinnescare una vera e propria bomba sociale che si addensa all’orizzonte.

Mons. Fanelli ha rinnovato il suo impegno a restare accanto ai lavoratori, perché in un momento tanto delicato nessuno si senta abbandonato o privo di sostegno.

«Nessuna famiglia, nessun gruppo di persone e neppure uno Stato può affrontare da solo le difficoltà del nostro tempo. Occorre una comunità che sostiene, che aiuta, che accompagna.» (Papa Francesco, Fratelli Tutti, 8)

 


La parola N. 9 novembre 2025

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L’editoriale

La Chiesa unita come i due laghi di Monticchio

Sulle pendici del Monte Vulture, incastonati in una cornice di boschi rigogliosi, si trovano i due laghi di Monticchio: il Lago Grande e il Lago Piccolo. A prima vista appaiono distinti, separati da un lembo di terra che ne delimita le acque. Eppure, chi conosce il loro segreto sa che condividono la stessa origine: il cratere di un antico vulcano. Le loro acque, pur seguendo percorsi diversi, si alimentano da una medesima sorgente sotterranea e appartengono a un unico, delicato ecosistema.
Questa immagine può diventare una splendida metafora della Chiesa di Cristo. Anche le comunità cristiane, nelle loro diverse tradizioni – cattolica, ortodossa, protestante – possono sembrare distanti nella forma, nei riti, nelle espressioni della fede. Tuttavia, al di sotto di ciò che appare, scorrono legami profondi e invisibili: la stessa Parola, lo stesso Battesimo, la stessa fede nel Signore Gesù, la stessa linfa dello Spirito Santo.
Come i due laghi di Monticchio, la Chiesa vive di una comunione sotterranea che la unisce al suo centro, Cristo risorto, sorgente viva e inesauribile. Le differenze non cancellano l’unità, ma la arricchiscono, come diverse sfumature di uno stesso paesaggio spirituale.
Guardando i due laghi, possiamo allora lasciarci ispirare da questa armonia: anche noi, popolo di Dio, siamo chiamati a riscoprire ciò che ci unisce più di ciò che ci divide, a valorizzare i legami che, nel silenzio dello Spirito, continuano a scorrere sotto la superficie della storia.
Come il Lago Grande e il Piccolo, che sembrano divisi ma condividono la stessa sorgente, così la Chiesa, pur nelle sue differenze, è unita nella radice viva di Cristo.

Don Rocco di Pierro
Direttore Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali

La parola N.9Indice La parola N.9

GMG diocesana: “Anche voi date testimonianza, perché siete con me” (Gv 15,27)

Sabato 22 novembre - Teatro San Mauro, Lavello

La nostra Diocesi si prepara a vivere un momento di intensa spiritualità e gioiosa comunione in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) diocesana, in programma sabato 22 novembre a Lavello, presso il Teatro San Mauro.

L’evento si ispira al profondo e attuale messaggio di Gesù: “Anche voi date testimonianza, perché siete con me” (Gv 15,27), un invito che risuona specialmente nei cuori dei giovani e degli adolescenti della nostra comunità.

Sarà un’occasione imperdibile per tutti i ragazzi della Diocesi per condividere un’esperienza significativa e multiforme, pensata per nutrire lo spirito e rinsaldare i legami fraterni.
L’incontro sarà formato da vari momenti:
– la cena in condivisione: un momento conviviale, in cui sentirsi parte di un’unica famiglia;
– le attività a stand: spazi interattivi per riflettere, approfondire e mettersi in gioco;
– un momento di musica e festa, con l’intrattenimento con il DJ Nick Paranza.

Giungeremo poi all’apice della testimonianza e della preghiera: sarà infatti presente Emmanuele Magli, insegnante di religione e missionario digitale animatore della pagina Religione 2.0, che offrirà la sua testimonianza a partire dal tema della Giornata Mondiale della Gioventù.
Seguirà un momento di Adorazione Eucaristica, in cui ognuno si scoprirà testimone di luce.

La Giornata Mondiale della Gioventù diocesana, ispirata dal mandato evangelico alla testimonianza, costituisce un’occasione privilegiata per l’edificazione spirituale e la crescita sinodale della nostra Chiesa particolare. Essa intende offrire una tappa significativa nel percorso di fede e formazione delle nuove generazioni.

CENTRO PASTORALE PER LA FAMIGLIA “MONS. VINCENZO COZZI”

La progettualità della nostra Chiesa diocesana dopo la Visita Pastorale del Vescovo Mons. Ciro Fanelli intende incrementare l’azione a favore delle famiglie.

Ricordando l’azione del Servo di Dio S.E. Mons. Vincenzo Cozzi nel far nascere in diocesi una speciale cura pastorale per le famiglie mercoledì 26 novembre verrà inaugurato il CENTRO PASTORALE PER LA FAMIGLIA “MONS. VINCENZO COZZI”.

La salute è un bene comune e un diritto di tutti

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

UFFICIO PASTORALE SANITARIA

UFFICIO PASTORALE SOCIALE – LAVORO – LEGALITÀ

CONSULTA DIOCESANA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI

COMUNICATO

 

La salute è un bene comune e un diritto di tutti

(Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, 2022)

“Curare significa prendersi carico dell’altro, non solo guarirlo;

e questo richiede tempo, attenzione e prossimità.”

(Papa Francesco, Discorso ai medici cattolici italiani, 15 novembre 2014)

 

Negli ultimi giorni, da più parti del territorio diocesano, sono giunte segnalazioni che destano profonda preoccupazione per la condizione del sistema sanitario locale: dai presidi ospedalieri di Melfi e Venosa, dove si registrano tempi di attesa lunghissimi e carenza di personale, fino alla grave crisi del servizio di continuità assistenziale nel Vulture.

Si tratta di una situazione grave e allarmante che mette in evidenza la crescente fragilità del nostro sistema sanitario territoriale. In particolare, desta profonda preoccupazione lo stato del Servizio Territoriale di Continuità Assistenziale (Guardia Medica), ormai incapace di garantire un’assistenza costante a causa della drammatica carenza di medici e della conseguente impossibilità di coprire regolarmente i turni.

La chiusura della sede e l’accorpamento dell’utenza di Rionero in Vulture con quelle di Barile e Atella hanno generato un effetto a catena che ha compromesso la qualità e la tempestività del servizio, lasciando cittadini e operatori in una condizione di crescente disorientamento e fatica.

Ciò che oggi accade a Rionero e nei comuni limitrofi è il sintomo di un problema più profondo: un vuoto istituzionale che mina la garanzia dei servizi pubblici essenziali, a partire dal diritto fondamentale alla salute. Non è solo una questione di inefficienza organizzativa, ma di responsabilità civile e morale.

È una ferita che interpella le coscienze, una chiamata urgente alle istituzioni affinché restituiscano dignità, risorse e attenzione a un sistema sanitario che rischia di perdere il suo volto umano.

La Dottrina Sociale della Chiesa ricorda con chiarezza che «la persona umana deve essere sempre il fine e non il mezzo dell’agire sociale ed economico» (Compendio DSC, n. 132), e che «il diritto alla salute, fondato sulla dignità della persona, impone di garantire condizioni di accesso alle cure per tutti, specialmente per i più poveri» (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, 2022). Come Chiesa diocesana esprimiamo vicinanza e sostegno:

  • ai cittadini che vivono con amarezza il venir meno del diritto alla salute;
  • agli operatori sanitari che, pur in condizioni difficili, continuano a servire con dedizione e senso del dovere;
  • alle istituzioni civili e sanitarie affinché si aprano con urgenza percorsi di confronto e corresponsabilità.

Non si può accettare che la salute diventi un privilegio o che l’efficienza si anteponga alla dignità della persona. Ogni struttura sanitaria, pubblica o convenzionata, deve restare luogo di cura e di umanità, non di solitudine o di abbandono.

Rivolgiamo un appello alla Regione Basilicata e ai vertici dell’ASP perché si garantisca la piena funzionalità dei servizi ospedalieri e territoriali, restituendo fiducia ai cittadini e valore al lavoro di chi opera nel settore sanitario.

Come operatori ecclesiali, rinnoviamo l’impegno a promuovere, in collaborazione con associazioni, sindacati, amministratori e cittadini, un patto di corresponsabilità per la tutela del diritto alla salute, segno concreto di una comunità che non lascia indietro nessuno.

Melfi, 15 novembre 2025

Ufficio Pastorale Sanitaria

Ufficio Pastorale Sociale – Lavoro – Legalità

Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali