
INTERVENTO CONCLUSIVO DEL VESCOVO
In cammino verso il sinodo – III tappa conclusiva della formazione unitaria
guidata dal centro studi missione emmaus
Tema del Sinodo:
“Un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)
RIONERO – 14 GIUGNO 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate, operatori pastorali,
carissimi giovani e membri delle nostre comunità, concludiamo questa Assemblea diocesana con un sentimento profondo di gratitudine e di responsabilità ecclesiale.
Gratitudine per il cammino che il Signore ci ha fatto vivere a partire dalla Visita pastorale fino ad oggi. Responsabilità perché oggi entriamo ufficialmente nel cammino che ci condurrà al Sinodo diocesano 2026–2029*, il cui tema è una parola semplice e impegnativa degli Atti degli Apostoli: essere “Un cuor solo e un’anima sola” (cfr. Atti 4, 32)
Non si tratta di uno slogan.
- È un programma di Chiesa.
- È un modo di essere comunità.
- È un criterio di discernimento per il nostro futuro.
- LA VISITA PASTORALE: ASCOLTO DI UNA CHIESA REALE
La Visita pastorale (2023-2025) è stata il primo grande passo di questo cammino. Non è stata soltanto una serie di incontri. È stata un’esperienza di Chiesa. Abbiamo attraversato le comunità ascoltando storie, fatiche e speranze. Abbiamo incontrato la fede semplice e resistente di tante persone. Abbiamo condiviso la dedizione di sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati nella vita pastorale. E insieme abbiamo riconosciuto le fragilità del nostro tempo dinanzi alle quali si trova la nostra Chiesa locale: ad esempio, il calo della partecipazione, il cambiamento culturale, lo spopolamento dei nostri paesi, la fatica delle famiglie, la solitudine degli anziani, il disorientamento dei giovani.
Ma non abbiamo incontrato una Chiesa spenta. Abbiamo incontrato una Chiesa viva, anche se ferita e in trasformazione. Soprattutto abbiamo compreso una cosa: lo Spirito Santo non si è ritirato dalla nostra storia.
- IL SINODO: UN CAMMINO DI GRAZIA
Il Sinodo che stiamo preparando non è un evento tra altri eventi.
- È un tempo di grazia.
- È un tempo di discernimento.
- È un tempo di conversione ecclesiale.
Non siamo chiamati semplicemente a organizzare un percorso, ma a lasciarci condurre dallo Spirito. Il Sinodo non nasce da un problema da risolvere, ma da una domanda di fede: “che cosa il Signore chiede oggi alla nostra Chiesa?” Per rispondere a questa domanda non bastano strategie. Serve ascolto, preghiera e conversione.
- IL TEMA DEL SINODO: “UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA”
Il cuore del nostro Sinodo è questa immagine degli Atti degli Apostoli.
“Un cuor solo e un’anima sola” non descrive una Chiesa ideale.
Descrive la Chiesa possibile quando Cristo è al centro.
È la Chiesa
- che nasce dall’Eucaristia,
- che si nutre della Parola,
- che vive della carità.
È la Chiesa in cui le diversità non si cancellano, ma si armonizzano. In cui i carismi non si oppongono, ma si completano. In cui la comunione non è uniformità, ma fraternità. Questo è il nostro orizzonte sinodale.
- TRE ATTEGGIAMENTI PER VIVERE IL SINODO
Per camminare verso questa meta, il Sinodo ci chiede tre atteggiamenti fondamentali:
“rinnovare e rinnovarsi, innovare, ascoltare tutti, in particolare i giovani”
Non sono tre fasi. Sono tre conversioni permanenti.
- RINNOVARE E RINNOVARSI: TORNARE AL VANGELO
Il primo atteggiamento è il rinnovamento. Rinnovarsi significa tornare all’essenziale: Cristo.
Non significa aggiungere attività, ma ritrovare la sorgente. Non significa moltiplicare iniziative, ma verificare la qualità evangelica delle nostre comunità. La domanda che ci accompagna è semplice e decisiva:
le nostre comunità generano ancora fede viva? Oppure si limitano a custodire tradizioni?
Rinnovarsi significa mettere al centro la Parola di Dio, l’Eucaristia e la carità. Significa passare da una pastorale di mantenimento a una pastorale missionaria. Ma questo non riguarda prima di tutto le strutture.
Riguarda i cuori.
- CONVERSIONE DELLE PERSONE PRIMA DELLE STRUTTURE
Non ci sarà rinnovamento senza conversione.
Presbiteri, diaconi, religiosi/e, catechisti, educatori, operatori pastorali: siamo tutti coinvolti. Il rischio dell’attivismo è reale: fare molto senza essere trasformati dal Vangelo.
La prima conversione riguarda lo sguardo: passare dalla lamentela alla speranza, dal giudizio alla misericordia.
La seconda riguarda il servizio: ogni ministero è missione, non possesso.
La terza riguarda l’identità: non siamo funzionari del sacro, ma discepoli del Signore.
Solo una Chiesa di discepoli può essere una Chiesa missionaria.
- INNOVARE: FEDELTÀ CREATIVA AL VANGELO
Il secondo atteggiamento è innovare. Innovare non è cambiare il Vangelo. È trovare forme nuove per annunciarlo.
Il mondo è cambiato profondamente. Molti giovani e molte famiglie sono lontani dalle comunità non per rifiuto della fede, ma per trasformazione culturale. Per questo serve una pastorale più creativa:
- collaborazione tra parrocchie;
- corresponsabilità dei laici;
- presenza nei luoghi della vita quotidiana;
- attenzione al mondo digitale;
- capacità di uscire verso le periferie esistenziali.
Una Chiesa che non innova rischia di diventare incomprensibile. Una Chiesa che innova senza radici rischia di perdere sé stessa.
- ASCOLTARE: STILE DELLA CHIESA SINODALE
Il terzo atteggiamento è l’ascolto.
Il Sinodo sarà autentico solo se sarà una grande esperienza di ascolto.
- Ascolto di Dio nella preghiera.
- Ascolto della realtà nella storia.
- Ascolto delle persone nella vita concreta.
Non si può decidere senza ascoltare. Non si può guidare senza comprendere. Non si può parlare senza aver accolto.
- I GIOVANI: LUOGO DECISIVO DELL’ASCOLTO
In questo ascolto, i giovani hanno un posto centrale.
Non sono il futuro della Chiesa. Sono il presente della Chiesa.
Non chiedono una Chiesa perfetta, ma una Chiesa autentica. Non cercano risposte prefabbricate, ma adulti credibili.
Non vogliono essere spettatori, ma protagonisti.
Il Sinodo dovrà uscire dai confini delle parrocchie e andare nei luoghi della vita: scuola, lavoro, politica, istituzioni, sport, famiglie, mondo digitale, ecc…
Solo una Chiesa che ascolta i giovani potrà generare futuro.
- UNA CHIESA SEGNATA DALLA MISERICORDIA
Tutto questo sarà possibile solo se la misericordia diventerà lo stile ordinario della Chiesa. La misericordia non è un settore pastorale.
È il volto stesso della Chiesa.
Una Chiesa misericordiosa accoglie prima di giudicare. Comprende prima di escludere. Ascolta prima di chiudere.
Le nostre comunità devono diventare case aperte. Luoghi di fraternità.
Spazi in cui si sperimenta la vicinanza di Dio.
- CONCLUSIONE
Carissimi,
il Sinodo che iniziamo a preparare non è un evento da organizzare, ma un cammino da vivere.
Non siamo chiamati a difendere il passato, ma a discernere il futuro che Dio apre davanti a noi. Il nostro orizzonte è uno solo: “Un cuor solo e un’anima sola”.
Questa non è un’utopia. È la promessa del Vangelo vissuta nella storia.
Raccogliamo questo cammino attorno a tre parole: “rinnovare, innovare, ascoltare”. E affidiamo tutto al Signore, perché solo una Chiesa unita in Cristo sarà una Chiesa missionaria.
Vi accompagno con la mia preghiera e vi benedico di cuore.
+ Ciro Fanelli
Vescovo




