
CIRO FANELLI
VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA
OMELIA
NELLA CELEBRAZIONE COMMEMORATIVA IN MEMORIA
DEL BRIGADIERE DEI CARABINIERI ANTONIO CEZZA
Melfi – Basilica Cattedrale 22 luglio 2026
Fratelli e sorelle,
- autorità civili e militari, vertici dell’Arma dei Carabinieri, associazioni, cari familiari del Brigadiere Antonio Cezza, la pace e la grazia del Signore Gesù siano con ciascuno di voi. Oggi la comunità cristiana di Melfi si raccoglie nella nostra Cattedrale in un abbraccio religioso e fraterno, fatto di memoria, di preghiera e di speranza. Siamo qui per ricordare il Brigadiere Antonio Cezza, un giovane carabiniere che ha svolto il suo servizio nella nostra città tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, in un periodo segnato dalla violenza della criminalità organizzata. Erano anni difficili, nei quali gruppi criminali locali seminavano paura, compivano estorsioni, alimentavano conflitti e versavano sangue. In quel contesto, nel luglio 1990, Antonio Cezza, appena ventiseienne, offrì la propria vita nell’adempimento del dovere, pagando con il sacrificio estremo la scelta di proteggere la nostra comunità. Da trentasei anni questo giorno custodisce la memoria viva di un giovane servitore dello Stato, vittima innocente di una violenza che ha ferito anche la nostra terra. La sua testimonianza continua a parlarci e ci richiama ai valori della giustizia, della legalità, della responsabilità e del servizio.
- Provvidenzialmente, questa celebrazione coincide con la memoria liturgica di Santa Maria Maddalena, l’apostola degli apostoli, la prima testimone della Risurrezione. Potrebbe sembrare che la figura di Maria Maddalena e il ricordo di un giovane carabiniere caduto nell’adempimento del proprio dovere appartengano a storie lontane. Eppure la Parola di Dio ci rivela un legame profondo: entrambi sono illuminati dal coraggio dell’amore, quell’amore che non fugge davanti al male e non si arrende davanti alla morte. Nel Vangelo di Giovanni Maria Maddalena si reca al sepolcro «quando era ancora buio». Quel buio non è soltanto quello del mattino che precede l’alba, ma è anche il buio del dolore, della perdita, dello smarrimento. Maria cerca Gesù, ma non riesce ancora a riconoscerlo. Le lacrime e la sofferenza sembrano impedirle di vedere la novità che Dio sta preparando. La svolta avviene quando Gesù la chiama per nome: «Maria!». In quella parola Maria ritrova la luce. Comprende che il Signore non l’ha abbandonata e che la morte non ha avuto l’ultima parola. Da quel momento la sua vita cambia: la donna che era venuta al sepolcro con il cuore ferito diventa la prima annunciatrice della Risurrezione. Maria Maddalena ci insegna che la fede autentica nasce dall’incontro personale con Cristo e diventa testimonianza. Chi incontra davvero il Signore non può trattenere per sé la gioia ricevuta, ma sente il desiderio di portarla agli altri. Anche nella nostra vita esistono momenti di buio. Ci sono ferite, lutti e prove nelle quali sembra che Dio sia lontano. In quei momenti siamo chiamati, come Maria, a custodire la speranza e a ricordare i segni della presenza del Signore nella nostra storia. La memoria dei gesti di amore ricevuti diventa una luce capace di guidarci anche nelle notti più difficili.
- Questa stessa luce illumina oggi il ricordo del Brigadiere Antonio Cezza. Davanti alla minaccia della violenza egli non si tirò indietro. Non scelse la strada dell’indifferenza o della sicurezza personale, ma rimase fedele alla missione ricevuta. Con lo spirito dell’Arma dei Carabinieri, che significa vicinanza, custodia e difesa dei più deboli, si pose al servizio della comunità fino al dono della vita. Il suo sacrificio rappresenta non soltanto l’onore dell’Arma, ma anche il volto migliore del nostro Paese: quello di uomini e donne che servono gli altri con responsabilità, spesso nel silenzio, e che sanno mettere il bene comune davanti al proprio interesse. La memoria di Antonio Cezza ci invita anche a guardare con responsabilità al presente. In questi decenni la nostra società è profondamente cambiata: sono mutate le forme del conflitto, del confronto e persino della paura. Le piazze, luoghi storici della partecipazione e del dibattito pubblico, si sono affiancate agli spazi digitali, dove troppo spesso le parole diventano strumenti di aggressione, divisione e odio.
- In questo tempo cresce talvolta la tentazione di contrapporre sicurezza e libertà, ordine pubblico e tutela dei diritti. Ma una democrazia autentica non vive di contrapposizioni: essa cresce quando sa custodire insieme la sicurezza dei cittadini e la dignità di ogni persona, l’autorevolezza delle istituzioni e il rispetto delle libertà fondamentali. La forza di uno Stato si misura proprio nella capacità di tenere insieme queste esigenze, resistendo alle semplificazioni della propaganda e alle tensioni della piazza. La sicurezza non è soltanto una questione di controllo e di intervento delle istituzioni; nasce anche dalla fiducia reciproca, dalla coesione sociale, dalla responsabilità condivisa e dalla capacità di sentirsi parte di una comunità.
- Per questo il sacrificio di Antonio Cezza conserva una grande attualità. Egli ci ricorda che la legalità non è soltanto il rispetto delle norme, ma è una scelta di vita; che l’autorità non è dominio, ma servizio; che la difesa della sicurezza ha senso soltanto quando mette al centro la persona umana e il bene comune. Ai familiari di Antonio desidero esprimere la vicinanza e la gratitudine della Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa e dell’intera comunità cittadina. Sappiamo che trentasei anni non cancellano il dolore di una perdita così grande. Ma sappiamo anche che il ricordo riconoscente di un popolo può custodire e rendere fecondo il sacrificio di chi ha donato la propria vita per gli altri. A tutti i Carabinieri presenti rivolgo il nostro grazie. Voi raccogliete ogni giorno l’eredità di uomini come Antonio Cezza. Il vostro servizio, spesso nascosto e silenzioso, rappresenta un presidio fondamentale di democrazia, di sicurezza e di prossimità. La Chiesa vi accompagna con la preghiera e vi affida alla protezione della Beata Vergine Maria, Virgo Fidelis, perché possiate essere sempre costruttori di pace e custodi del bene comune.
- Carissimi, questa celebrazione non sia soltanto una memoria del passato, ma diventi un impegno per il presente e per il futuro. Guardando a Santa Maria Maddalena e al Brigadiere Antonio Cezza comprendiamo che il bene ha bisogno di testimoni. Maria rimane davanti al sepolcro quando tutto sembra perduto e diventa annunciatrice della vita nuova; Antonio affronta il pericolo e dona se stesso per proteggere gli altri. Entrambi ci ricordano che l’amore vero non è una semplice emozione, ma una forza concreta capace di trasformare la storia. Anche noi siamo chiamati ogni giorno a scegliere da quale parte stare: dalla parte della giustizia contro la sopraffazione, della solidarietà contro l’indifferenza, della legalità contro ogni forma di violenza. Ogni gesto di responsabilità e di attenzione verso gli altri rende più forte la nostra comunità e continua il cammino iniziato da tanti uomini e donne che hanno servito il bene comune.
- Preghiamo insieme:
Signore Gesù, che hai sconfitto la morte e hai fatto di Maria Maddalena la prima testimone della Vita, dona anche a noi la speranza che nasce dalla tua Risurrezione.
Accogli nel tuo Regno di pace il Brigadiere Antonio Cezza, ricompensa il dono della sua vita e dona conforto ai suoi familiari.
Benedici l’Arma dei Carabinieri e la nostra comunità di Melfi, perché sappiano camminare sempre sulla via del bene, della giustizia e della fraternità.
Rendici costruttori di pace e testimoni del tuo amore. Amen.
+ Ciro Fanelli




