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Ti racconto una storia: la mia – Presentazione del libro

Mecoledì 19 marzo 2025 ore 10 - Salone degli Stemmi Melfi

DIOCESI DI MELFI -RAPOLLA-VENOSA

 

Comunicato

La diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa unitamente alla direzione della Casa Circondariale di Melfi, il prossimo 19 marzo, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi, alle ore 10:00, presenta il risultato editoriale di una significativa attività laboratoriale realizzata nel carcere di Melfi: il libro “Ti racconto una storia, la mia”.

Il libro presenta, in una forma editoriale ben riuscita, il focus del laboratorio: il sostegno alla genitorialità.

I “narratori” di eccezione di questa opera sono gli stessi detenuti.

Il progetto che ha fatto da terreno fecondo per la realizzazione di questo libro, ha posto al centro il rapporto tra padre e figlio, partendo dall’angolo visuale del carcere.

Il libro si presenta come “libro di favole” dal titolo emblematico: “10 storie prima della buona notte”.

Il progetto è stato ideato e curato dalla dott.ssa Emilia D’Arace.

Partendo dalla sensibilità di ogni detenuto si è lavorato sulla condivisione di esperienze, desideri e prospettive future.

Il laboratorio ed il testo hanno mostrato che è possibile mantenere legami affettivi nonostante la condizione restrittiva, riscoprendo anche il significato che i figli attribuiscono all’assenza della figura paterna.

Alla realizzazione del progetto editoriale hanno dato un apporto fondamentale attraverso appropriate illustrazioni, gli alunni del Liceo Artistico M. Festa Campanile di Melfi. Le realizzazioni grafiche hanno fatto sì che i personaggi dei racconti riportati prendessero vita e forma.

L’iniziativa di alto valore culturale e sociale è segno e frutto della collaborazione di realtà diverse ma tutte protese ad intercettare bisogni affettivo-genitoriale della popolazione detenuta.

Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2025

Camminiamo insieme nella speranza

Cari fratelli e sorelle!

Con il segno penitenziale delle ceneri sul capo, iniziamo il pellegrinaggio annuale della santa Quaresima, nella fede e nella speranza. La Chiesa, madre e maestra, ci invita a preparare i nostri cuori e ad aprirci alla grazia di Dio per poter celebrare con grande gioia il trionfo pasquale di Cristo, il Signore, sul peccato e sulla morte, come esclamava San Paolo: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» ( 1Cor 15,54-55). Infatti Gesù Cristo, morto e risorto, è il centro della nostra fede ed è il garante della nostra speranza nella grande promessa del Padre, già realizzata in Lui, il suo Figlio amato: la vita eterna (cfr Gv 10,28; 17,3).

In questa Quaresima, arricchita dalla grazia dell’Anno Giubilare, desidero offrirvi alcune riflessioni su cosa significa camminare insieme nella speranza, e scoprire gli appelli alla conversione che la misericordia di Dio rivolge a tutti noi, come persone e come comunità.

Prima di tutto, camminare. Il motto del Giubileo “Pellegrini di speranza” fa pensare al lungo viaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo: il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele. E non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari. Qui sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: come mi lascio interpellare da questa condizione? Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità? Sarebbe un buon esercizio quaresimale confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino e lasciare che ci coinvolga, in modo da scoprire che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre. Questo è un buon “esame” per il viandante.

In secondo luogo, facciamo questo viaggio insieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfr Gal 3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.

In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini. Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.

In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude (cfr Rm 5,5), messaggio centrale del Giubileo, sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” ( Rm 8,38-39)». Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!

Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?

Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù Cristo, siamo custoditi nella speranza che non delude (cfr Rm 5,5). La speranza è “l’ancora dell’anima”, sicura e salda. In essa la Chiesa prega affinché «tutti gli uomini siano salvati» ( 1Tm 2,4) e attende di essere nella gloria del cielo unita a Cristo, suo sposo. Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù: «Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve» ( Esclamazioni dell’anima a Dio, 15, 3).

La Vergine Maria, Madre della Speranza, interceda per noi e ci accompagni nel cammino quaresimale.

Roma, San Giovanni in Laterano, 6 febbraio 2025, memoria dei Santi Paolo Miki e compagni, martiri.

PREGHIERA CORALE, AFFETTUOSA E GRATA PER PAPA FRANCESCO

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

PREGHIERA CORALE, AFFETTUOSA E GRATA PER PAPA FRANCESCO

Carissimi,

ci sono momenti, come questi del ricovero in ospedale di Papa Francesco, in cui il nostro legame ecclesiale con il Santo Padre deve manifestarsi visibilmente anche nell’affettuosa unione di preghiera per la Sua persona.

La nostra Diocesi con tutte comunità parrocchiali, in questi giorni in cui il Santo Padre è ricoverato presso il Policlinico A. Gemelli in Roma, si stringe con affetto attorno a lui, pregando e facendo pregare per la Sua piena guarigione.

Anche la nostra Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, unita a tutte le Chiese che sono in Italia, desidera far sentire a Papa Francesco il suo affetto attraverso una preghiera corale, intensa e perseverante.

La nostra Chiesa locale ama il Papa e prega per lui in questo momento di fragilità e di sofferenza!

Con fiducia eleviamo al Signore la nostra invocazione nelle Sante Messe e in ogni altra preghiera comunitaria.

Chiediamo al Signore che sostenga Papa Francesco e gli dia il dono della guarigione, affinché attraverso il Suo Magistero egli possa continuare a guidare il cammino della Chiesa sui sentieri della comunione e della missione.

Invito, dunque, tutti i presbiteri a celebrare la Santa Messa per il Papa, e chiedo ad ogni comunità parrocchiale, ad ogni casa religiosa, a ogni cuore illuminato dalla luce della Fede di unirsi in preghiera, affinché il Signore lo custodisca per aiutarci ad essere autentici pellegrini di speranza.

La Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli, interceda per il nostro amato Papa Francesco e faccia sentire al suo cuore l’affetto sincero di tutta la Chiesa e delle donne e degli uomini di buona volontà.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

Preghiera e vicinanza al Papa

Preghiera e vicinanza al Papa

«Gli auguri per una pronta guarigione e la preghiera delle Chiese in Italia».

È quanto scrive la Cei nel suo sito www.chiesacattolica.it e sui suoi canali social riguardo a Papa Francesco che venerdì 14 febbraio, «al termine delle udienze, si ricovera al Policlinico Agostino Gemelli per alcuni accertamenti diagnostici e per proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite in corso».

Fonte Cei

Guarda la registrazione del convegno – Oltre i confini: migrazioni e diritti umani

Oltre i confini: migrazioni e diritti umani

Sfide globali e risposte locali per le famiglie in una società più equa

Sabato 15 febbraio 2025 alle ore 17.00, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi, si terrà un convegno su “Migrazioni e diritti umani”, organizzato dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa. Il vescovo, mons. Ciro Fanelli, attraverso l’ambito della Pastorale Sociale e della Legalità della Curia diocesana, ha invitato all’evento non solo gli organismi ecclesiali, ma anche i diversi soggetti istituzionali e le parti sociali coinvolti nel delicato e complesso tema della migrazione oggi. Sono stati chiamati a guidare il convegno i professori delle Università Pontificie in Roma Aldo Skoda, docente presso la Pontificia Università Urbaniana, e Vincenzo Rosito, professore del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, che svilupperanno il tema “Oltre i confini: migrazioni e diritti umani. Sfide globali e risposte locali per le famiglie in una società più equa”.

“L’evento -ha affermato il vescovo Fanelli – si pone l’obiettivo di analizzare il fenomeno delle migrazioni contemporanee non solo come una questione globale, ma anche nelle sue ricadute locali, cercando di comprendere le opportunità e le criticità che ne derivano, analizzandone le implicazioni sociali, culturali ed economiche e ponendo particolare attenzione al ruolo delle famiglie nel contesto di una società più giusta ed inclusiva”.

Il tavolo di riflessione del convegno intende offrire strumenti di lettura e risposte concrete alle sfide poste dai fenomeni migratori, valorizzando il dialogo tra istituzioni, accademici e comunità, con un focus particolare sulla effettiva tutela nel territorio diocesano dei diritti umani e sull’integrazione delle famiglie migranti. Infatti, la diocesi desidera chiarificare il ruolo delle comunità ecclesiali e delle istituzioni presenti nel territorio per promuovere una società più equa e solidale.

Il vescovo, nella convocazione del convegno, richiamando il pensiero di Papa Francesco, ha ribadito che le migrazioni non sono soltanto un fenomeno emergenziale, ma rappresentano un’opportunità per arricchire il tessuto sociale, favorire l’incontro tra culture diverse e promuovere una società più giusta. Da ciò devono scaturire politiche di accoglienza e integrazione in grado di porre in atto iniziative concrete, sia a livello istituzionale che comunitario, al fine di  garantire una reale inclusione dei migranti e assicurare sempre il rispetto della dignità di ogni persona.

Nell’ invitare le istituzioni, le parti sociali e il mondo della politica, il vescovo Fanelli ha ricordato che è necessario e urgente adottare un approccio inclusivo e costruttivo sulle tematiche dell’accoglienza e dell’integrazione, nella consapevolezza che questa scelta porta numerosi benefici sociali, culturali ed economici. “Un approccio sapienziale e profetico al fenomeno delle migrazioni – ha ribadito il presule – favorisce la coesione sociale, riducendo il rischio di marginalizzazione ed esclusione e contribuisce alla crescita economica, attraverso la valorizzazione delle competenze dei migranti. Inoltre, permette di costruire comunità più resilienti, fondate sul dialogo interculturale e sulla collaborazione tra diverse realtà. L’inclusione promuove il rispetto reciproco e rafforza il senso di appartenenza, elementi essenziali per una società equa e pacifica”.

L’incontro si inserisce in un percorso più ampio promosso dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica e a favorire un approccio accogliente e costruttivo alle tematiche dell’integrazione e pacifica convivenza tra esseri umani.

L’appuntamento, oltre ad essere rivolto al mondo ecclesiale e alle istituzioni, è aperto a tutti coloro che desiderano approfondire queste tematiche e contribuire alla costruzione di una società più giusta e rispettosa della dignità di ogni individuo.

XXXIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

11 FEBBRAIO 2025 ore: 11.00 - Auditorium IRCCS CROB Rionero

L’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture,l’11 febbraio 2025, in occasione della XXXIII Giornata Mondiale del Malato, presso l’Auditorium dell’IRCCS CROB, ha organizzato il seguente programma:
– ore 11.00 Santa Messa Presieduta da S.E. REV. MONS. CIRO FANELLI;
– ore 12.00 Incontro Biblico “Io ti conoscevo per sentito dire ma ora i miei occhi ti vedono” a cura di Padre Tony Leva.

Giubileo diocesano dei Fidanzati

2 febbraio 2025 ore 16.00 - Chiesa di San Rocco Venosa

Carissimi,
il nostro Vescovo Mons. Ciro Fanelli desidera vivere l’Anno Giubilare anche con i fidanzati che si preparano al sacramento del matrimonio. Come Ufficio Diocesano per la Pastorale familiare vi invitiamo a farvi promotori del Giubileo dei Fidanzati che si terrà domenica 2 febbraio a Venosa a partire dalle ore 16.00 con raduno presso la Chiesa di San Rocco. I nubendi avranno la possibilità di attraversare la Porta Santa del Santuario Giubilare della SS. Trinità e, successivamente, di dialogare con il nostro Vescovo.
Vi chiediamo, come già anticipatovi nel nostro messaggio dello scorso novembre, di comunicare questo particolare appuntamento alle coppie di nubendi dei percorsi prematrimoniali che si svolgono in parrocchia e di incoraggiare la loro partecipazione accompagnandole anche come sacerdoti e coppie guida. Vi aspettiamo, sperando in una nutrita partecipazione vista l’importanza che il Vescovo dà a questo incontro.
Saluti
Matilde Calandrelli e Raffaele Tummolo
Direttori Ufficio Famiglia Diocesano

Giubileo diocesano della vita consacrata

Sabato 01 febbraio 2025 - Venosa

In quest’ora della Chiesa c’è l’urgenza di affinare lo sguardo per contemplare la realtà e di tendere l’orecchio per ascoltare lo Spirito che non cessa di gemere nelle grida e nelle complessità della storia, nei volti e nelle ferite dei più poveri. Un’urgenza di uscire, di scomodarsi, di abbandonare la confort zone e di paralisi in cui si sono trincerati tanti credenti. Proprio ora, in questo momento cruciale per la Chiesa, in questo cambio d’epoca, in cui la Chiesa vede in gioco il suo futuro, deve aprirsi a «un nuovo capitolo della sua biografia, deve aprire il dinamismo conciliare, il metodo sinodale».[1] La necessaria conversione a cui la Chiesa è chiamata, presuppone di dare allo Spirito il ruolo di protagonista, di vivere a partire dalla centralità di Gesù e in un ascolto attento della realtà. È urgente una conversione pastorale. Sarà necessario: «ripensare e progettare una pastorale in chiave missionaria in una Chiesa che sta passando dal paradigma della cura dell’anima a quello dell’evangelizzazione e della missione; è il passaggio da una Chiesa di servizi a una Chiesa al servizio del mondo e dei bisogni concreti di ogni uomo e donna».[2]

Il cammino sinodale presuppone la conversione, spetta alla Chiesa essere quella narrazione credibile di ciò che la società si aspetta di leggere in lei. E questo implica generare la necessaria dinamica di relazione, di incontro nella complementarietà e nella reciprocità. Si tratta di rendere possibile il noi ecclesiale, di trascendere le singolarità, per vivere nel dono della pluralità, che è il luogo in cui si realizza il senso della Chiesa, il sensus Ecclesiae. E questa conversione, che richiede il superamento degli individualismi, deve essere assunta da tutti, perché tutte le vocazioni possono cadere nella tentazione dell’autosufficienza che limita l’uscita da se stessi e la disponibilità di discepoli a incontrare.

La Vita Consacrata, convinta della necessità di una riforma, si inserisce in questo pellegrinaggio sinodale, abitata dalla convinzione di essere Chiesa e in virtù del Battesimo, mistica, missionaria e profetica. Il suo impegno oggi è quello di riscrivere queste tre narrazioni essenziali della sua identità e missione. Mettersi in cammino con gli altri in questo oggi della Chiesa porterà a costruire insieme vivendo un’autentica spiritualità e nella consapevolezza dell’identità dei soggetti ecclesiali e che, attraverso il battesimo e il sacerdozio comune, tutti hanno la stessa dignità, e sono chiamati a contribuire alla configurazione di una Chiesa più sinodale, nella quale sarà particolarmente necessaria e significativa la presenza e la missione delle donne, dei laici, dei poveri e di tutti i soggetti emergenti storicamente esclusi.

Si tratta di entrare in una dinamica di conversione, un processo di ascolto, riflessione e discernimento che mira a: «rendere la Chiesa sempre più fedele, disponibile, agile e trasparente per annunciare la gioia del Vangelo. Le sfide sono lì per essere superate. Dobbiamo essere realistici, ma senza perdere la nostra gioia, l’audacia e la dedizione fiduciosa. Non lasciamoci rubare la speranza missionaria».[3] La Chiesa, consapevole della sua identità di discepola missionaria, è invitata a vivere una mistica feconda che la conduca a un incessante pellegrinaggio interiore ed esteriore senza scuse. Che la mobiliti, la lanci, la metta in cammino.

[1] Bueno y Calvo, Una Iglesia Sinodal, 44.

[2] Leal, O Caminho Sinodal com o Papa Francisco, 87.

[3] Raúl Berzosa Martínez, Inteligencia Pastoral en clave de Sinodalidad, Barcelona: CPL, 2020, 46

(Fonte: Dicastero della vita consacrata – Cfr. Gloria Liliana Franco Echeverri, ODN, Presidente della CLAR)

Domenica della Parola di Dio

Spero nella tua parola - 26 gennaio 2025

Quest’anno la domenica che la Chiesa dedica alla Parola di Dio, il 26 gennaio, ci introduce nel Giubileo che Papa Francesco ha indetto per il 2025. Il centro della preghiera di tutta la Chiesa sarà il dono della “speranza”, che chiediamo con tutte le forze al Signore Gesù. La Parola di Dio ci aiuta a trovare le ragioni della nostra speranza e a rianimarla, particolarmente in questa nostra terra e in questo tempo di buio e di sofferenza che l’umanità è costretta a vivere a motivo delle guerre e delle ingiustizie che gettano nel cuore timori, sconforto, dubbi. Per questo, vi propongo la lettura della Prima Lettera di San Pietro Apostolo. È una lettera breve (soltanto cinque capitoli), ma trabocca della grazia dello Spirito Santo, che sola può animare la nostra vita cristiana nella fede, nella speranza e nella carità. È lo Spirito Santo che ci dà forza e irradia nei credenti la luce della Speranza. È Lui che tiene accesa nel nostro cuore una fiaccola che mai si spegne. È Lui che dà sostegno e vigore alla nostra vita anche nelle situazioni più difficili. La speranza cristiana non illude. Anzi ci dà la capacità di vedere la realtà così come è. La speranza cristiana non delude. Anzi è un dono di Dio che ci dà gioia e crea un vincolo di comunione tra tutti gli uomini e le donne che cercano la pace. La speranza cristiana è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Cristo, nostra pace. Dice il testo della lettera di Pietro che la parola del Vangelo, seme incorruttibile, ci ha rigenerati per una speranza viva, anche se ora siamo afflitti da prove più grandi di noi e che sembrano non avere fine. (cfr. 1 Pt 1,23) Ripeto: la lettera è breve, ma molto bella e piena di forza. Vi esorto dunque a leggerla e a rileggerla, insieme o personalmente, e a pregare con le parole che essa mette sulle nostre labbra. Suggerisco di sottolineare nella lettura quelle parole che più ci colpiscono e che ci potranno accompagnare per tutto l’anno giubilare. Se tutti insieme faremo questo, con fede e con fiducia, troveremo per le nostre coscienze nuova gioia e nuova forza per vivere come veri cristiani questo tempo. Così riceveremo come dono anche la luce necessaria per contribuire alle soluzioni dei problemi che ci stanno di fronte. Vi saluto e vi benedico con le parole stesse dell’apostolo Pietro: “Il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!” (1Pt. 5,10-11) (Fonte: Patriarcato di Gerusalemme).

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: Messaggio delle Chiese cristiane in Italia

Celebrazione Ecumenica, 21 gennaio 2025 ore 18:30 - Cattedrale di Venosa

Care sorelle e Cari fratelli,
quest’anno il tradizionale messaggio di invito alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC) ha molte più firme del solito. La decisione è stata presa nella seconda “Conversazione spirituale tra Chiese cristiane in Italia”; una terza è già in programma per il 16 giugno 2025. A Napoli, il 21 gennaio, tutte le Chiese firmatarie si uniranno in un incontro ecumenico nazionale che, nel 2026, avrà la forma di un Simposio nazionale. Nel 2025 ricorre l’anniversario della formulazione del Credo di Nicea (325), millesettecento anni. Le nostre Chiese riconoscono nelle sue formulazioni una compiuta espressione della fede cristiana che tutte condividono. Questo ci ricorda che a monte delle nostre storie, diverse e spesso divise, delle nostre diverse prospettive, c’è la stessa vocazione da parte dell’unico Signore Gesù Cristo, che tutti chiama all’obbedienza della fede. La comunione che viviamo, il dialogo che promuoviamo e l’unità che cerchiamo non sono dunque basate sui nostri buoni propositi, ma sulla comune chiamata a ricevere e testimoniare l’amore di Dio in Cristo. Al centro della Settimana di quest’anno c’è la domanda che Gesù rivolge a Marta nel racconto della resurrezione di Lazzaro: “Credi tu questo?” (Giovanni 11,26). Riceveremo anche noi, insieme, questa domanda, la stessa per tutti e posta dall’unico Signore, e saremo chiamati insieme a riflettere sulla nostra fede, sulla nostra testimonianza e sul nostro servizio, e a rispondere, ognuno e tutti. Disponiamoci dunque a condividere la gratitudine per la vocazione che abbiamo ricevuto e a rispondere alla domanda di Gesù a Marta, chiedendo allo Spirito di allargare i nostri cuori, di aprire le nostre menti, di orientare i nostri passi e di farci vivere la realtà della fraternità che supera le nostre storie particolari. Che il nostro incontrarci provenendo da strade diverse possa anche essere una testimonianza in tempi sempre più conflittuali.