
CIRO FANELLI
VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA
OMELIA DEL VESCOVO IN OCCASIONE DELLA MESSA CRISMALE
Basilica Cattedrale di Melfi Mercoledì Santo, 1° aprile 2026
Carissimi fratelli e sorelle, pace e gioia,
un saluto cordiale nel Signore a S.E. Mons. Rocco Talucci, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate, ai seminaristi e a voi tutti, fratelli e sorelle. Sentiamo nella comunione sacramentale vicini anche i confratelli che, per ministero o per impedimenti, non possono essere fisicamente presenti. Assicuriamo una particolare preghiera per il seminarista Donato Grimolizzi, che oggi sarà ammesso all’ordine del diaconato e del presbiterato, per il diacono don Saverio De Rosa, che sabato “in albis”, 11 aprile, sarà ordinato presbitero, e per il seminarista Luca Vietri, che il prossimo 25 aprile riceverà il ministero dell’accolitato.
1. Questa assemblea radunata nel nome della SS. Trinità manifesta l’unità e la molteplicità delle vocazioni nella nostra Chiesa diocesana (LG 4). La Messa Crismale, epifania della chiesa locale, pone un accento speciale sul sacerdozio ministeriale – i presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali davanti al vescovo – senza però oscurare le altre vocazioni che trovano la loro sorgente nel battesimo. La Chiesa cresce nella complementarità dei doni e nel contributo di ciascuno e si rafforza nella misura in cui si cammina insieme. Nel vivere insieme questa carità di Cristo, insieme scopriremo la bellezza della Chiesa che noi amiamo (LG 8). Ci sentiremo uniti dal comune vincolo di carità, che è lo Spirito di Cristo, e saremo sempre più sua Chiesa inviata nel mondo perché ogni uomo sia sciolto dai vincoli del male e sia salvo.
2. Il Sinodo, che con l’aiuto di Dio inizieremo a breve, è strettamente legato a questa santa liturgia che ci immette nel solenne triduo pasquale centro di tutto l’anno liturgico: l’11 ottobre daremo liturgicamente inizio al nostro cammino sinodale. E’ un evento di grazia; è ciò che il Signore si attende dalla nostra Diocesi dopo l’esperienza della Visita Pastorale (cfr. Francesco, Discorso in occasione della Commemorazione del 50.mo anniversario dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). Prima di entrare formalmente nel Sinodo, ricordiamo con gratitudine il cammino della nostra diocesi, dalla stagione post-conciliare fino ad oggi con i Vescovi e i presbiteri che hanno assicurato la premurosa cura del Cristo Buon Pastore. Il prossimo Sinodo è il primo dopo il Concilio Vaticano. Per questa ragione esso è chiamato ad essere un kairos, un tempo di rigenerazione e di rinnovato slancio missionario, per “ridire” il Vangelo in modo credibile nel nostro contesto (cfr. CEI, Lievito di pace e di speranza, Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, 25 ottobre 2025).
3. La Chiesa italiana durante il cammino sinodale, voluto da Papa Francesco, ha indicato tre fasi — narrativa, sapienziale e profetica — che nelle zone pastorali e nelle nostre parrocchie abbiamo vissuto attraverso la costituzione degli organismi di partecipazione e la realizzazione della Visita Pastorale (cfr. CIC 469-494) . Oggi la liturgia ci conferma nella consapevolezza che al centro di ogni autentico cammino ecclesiale e di tutte le strategie pastorali deve esserci l’incontro personale con il signore gesù (cfr. Leone XIV, Discorso ai vescovi della conferenza episcopale italiana, 17 giugno 2026): non si tratta di programmare attività, ma di ritrovare la capacità di lasciarci incontrare da Gesù che – come fece con i due discepoli di Emmaus e attraverso il diacono Filippo con il funzionario della Regina di Candace – precede e prepara la strada.
4. Un segno importante, che è scaturito dalla Visita Pastorale e che intendiamo realizzare anche con la grazia che scaturisce da questa santa liturgia, è la costituzione in Diocesi delle comunità pastorali (cfr. Lettere alle parrocchie dopo la visita pastorale “Sto alla porta e busso” 2023-2025, Melfi 5 ottobre 2025). Tutto questo, insieme al processo di ascolto e di discernimento del Sinodo, richiederà da parte di tutti un grande impegno e non poche fatiche. Per questa ragione rivolgo un grazie particolare a don Angelo Grieco, che ha accolto l’incarico di accompagnare il Sinodo quale Vicario episcopale. Egli con le sue competenze e la sua esperienza pastorale saprà guidare con sapienza il cammino diocesano.
5. La messa crismale ci ricorda che per essere strumenti docili dello Spirito serve rafforzare tra noi i vincoli di comunione, affinché la responsabilità pastorale sia espressione di tutte le realtà presenti in diocesi, di ogni carisma e di tutte le vocazioni (LG 7).
La comunione è la via maestra per progredire nel cammino ecclesiale: comunione con il vescovo, tra i presbiteri e con il popolo santo di Dio. Essa si concretizza nella stima reciproca, segno eloquente dei frutti della vita nuova secondo lo Spirito (Gal 5,22-23). Solo così il nostro ministero sarà credibile e fecondo. La Chiesa è comunione. Senza la concreta e visibile espressione di questa comunione, il suo volto è oscurato, l’azione di Dio, in essa, rallentata e resa poco visibile, talvolta irreperibile. Questa realtà comunionale deve quindi esprimersi materialmente in gesti e parole di speranza, in un’azione congiunta di fede e vita. Tuttavia, non possiamo dimenticare che la comunione e l’azione di una carità, che la rende vera, sono frutto della “comune-unione” con Cristo: è Lui che ci rende coesi! È Lui che permette di dire con convinzione: in Te tutto possiamo! Non basta la nostra buona volontà, è il Signore che unisce i cuori e chiede la vera disponibilità a fare quello “che ci dirà”.
6. Impegniamoci, dunque, come ci ha esortato a fare Papa Leone XIV, a porre Cristo al centro, a riaffermare il kerygma e a trovare linguaggi e strumenti capaci di raggiungere chi è lontano. La Chiesa è chiamata a essere “artigiana di pace”, a promuovere mediazione nei conflitti, iniziative di accoglienza e percorsi di non-violenza. In un tempo segnato da grandi tensioni, da profonde crisi sociali e da epocali innovazioni tecnologiche e culturali, difendiamo la dignità della persona: la fede deve rimanere incarnata, attenta alle fragilità e alla relazione umana. Coltiviamo sempre la cultura del dialogo, l’ascolto intergenerazionale e la cura delle relazioni.
7. Prepariamo, fratelli e sorelle, il Sinodo con una semplicità e letizia: il suo esito è dono della grazia divina, ma anche frutto del nostro impegno. Preghiamo per il buon esito del Sinodo. Non cerchiamo forme appariscenti, ma scelte genuine che aiutino la comunità a rinascere nella testimonianza e nel servizio.
Con gratitudine ricordiamo la recente consacrazione di Giusy Apuzzo nell’ordo virginum e affidiamo, come dicevo, alla Vergine Maria, madre della Chiesa, i nuovi ministeri che si stanno per conferire: il presbiterato di don Saverio (11 aprile) e l’accolitato del seminarista Luca (25 aprile).
Consegno questi coraggiosi giovani, nostri figli e fratelli nella fede, alla preghiera di tutti, in particolare vi consegno Donato, il più giovane, che oggi compie il primo passo nel suo cammino verso il presbiterato.
La Vergine Madre accompagni in modo speciali tutti i nostri sacerdoti, soprattutto gli anziani e gli ammalati, dia loro consolazione e speranza e, con la sua materna intercessione, ci renda una Chiesa coraggiosa, creativa e misericordiosa, sempre unita a Cristo nella preghiera e nell’azione. Amen.
+ Ciro Fanelli
Vescovo






