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AZIONE CATTOLICA: INCONTRO UNITARIO DI FORMAZIONE

Presidenza diocesana Melfi-Rapolla-Venosa

Incontro rivolto ai Responsabili di Azione Cattolica: membri dei consigli parrocchiali e diocesano, educatori, presidenti.

SERVIRE E DARE LA PROPRIA VITA

interverrà:

Luca Micelli – Coordinatore nazionale dell’area formazione

seguirà:

Dialogo con il Vescovo Mons. Ciro Fanelli

Workshop

Conclusioni e Santa Messa

Domenica 30 agosto 2020

ore 9.30-18.00

Chiesa Immacolata Concezione

Monticchio Sgarroni

Pranzo a sacco

Si prega di comunicare l’adesione entro venerdì 28 agosto nel rispetto dei protocolli anti-Covid

per info e adesioni:

Erminia 3387949197 – Piera 3388331054

Azione Cattolica - Settore Giovani

RITIRATI PER RIPARTIRE

RITIRO PER GIOVANI 18-35 ANNI

SABATO 22 AGOSTO 2020

ORE 9.00-18.00

CHIESA IMMACOLATA CONCEZIONE – MONTICCHIO SGARRONI

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: 5 EURO

PRANZO A SACCO

INFO: CHIARA – 3271731353   ANTONIO – 3279429333

DISPOSIZIONI PROCESSIONI RELIGIOSE

IN QUESTA NUOVA FASE DI CONTENIMENTO E GESTIONE DELL’EMERGENZA

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

Prot. N. 24/2020/VE

DISPOSIZIONI

CIRCA LE PROCESSIONI

RELIGIOSE IN QUESTA NUOVA FASE DI CONTENIMENTO E GESTIONE

DELL’EMERGENZA PANDEMIOLOGICA DA COVID-19

 

Carissimi confratelli,

come già vi ho comunicato venerdì scorso, 12 giugno, il Ministero dell’Interno in risposta alla CEI, con una Nota di giovedì 11 giugno u.s., ha allentato le restrizioni rigide riguardanti lo svolgimento delle processioni religiose, nel rispetto di tutte le norme di protezione individuale già in vigore.

Da un’attenta lettura della suddetta Nota ministeriale – che vi allego – emerge con inequivocabile chiarezza un fortissimo invito ad avere in questa nuova fase di contenimento dell’emergenza pandemiologica un atteggiamento prudenziale ed equilibrato. In base alla normativa vigente attualmente, anche in ordine allo svolgimento delle processioni, il responsabile a livello civile e penale resta il Parroco, quale legale rappresentante della Parrocchia, che è chiamato ad osservare tutte le disposizioni governative per il contenimento e la gestione dell’emergenza pandemiologica da Covid-19.

Pertanto, preso atto che nella suddetta Nota non si ravvisano grandi possibilità per permettere lo svolgimento delle processioni senza evitare forme di assembramento, soprattutto in un territorio come il nostro dove queste manifestazioni religiose vedono una partecipazione notevole di fedeli, è necessario fare una valutazione organica e generale, che tenga presente ogni situazione sia di ordine pubblico e sanitario che sociale e pastorale, in un orizzonte più ampio come di fatto è quello diocesano, piuttosto che particolare, come lo è quello della singola parrocchia.

Inoltre bisogna anche tener conto che le singole misure da predisporre e le diverse cautele da adottare, in vista dell’organizzazione e dell’attuazione delle processioni, per assicurare il contenimento del contagio da coronavirus, non sono adempimenti di poco conto e di facile gestione.

Alla luce delle considerazioni sopra richiamate e delle precedenti indicazioni ecclesiali, emanate per tutta la Diocesi con la mia lettera 2 aprile u.s. (Prot. n. 08/2020/VE),

PER I PROSSIMI MESI,

salvo disposizioni contrarie, che vi comunicherò tempestivamente, in considerazione delle attuali norme sanitarie emesse dagli organi di governo competenti, soprattutto nel protocollo dell’11 giugno 2020,

STABILISCO CHE, PER IL TERRITORIO DELLA NOSTRA DIOCESI,

PER ORA, IN ORDINE ALLE PROCESSIONI,

RESTANO IN VIGORE

TUTTE E SINGOLE LE INDICAZIONI GIÀ COMUNICATE IL 2 APRILE U.S.

E, PERTANTO,

SONO SOSPESE TUTTE LE PROCESSIONI RELIGIOSE.

Le nostre feste, soprattutto in questa fase storica, segnata dalla pandemia, devono diventare occasioni per offrire alla nostra gente segni chiari e credibili di speranza e di responsabilità, anche individuando forme celebrative adeguate alle misure di contenimento del contagio (ad esempio celebrazioni contingentate all’aperto, ecc …). Non possiamo, infatti, trascurare la particolarità dell’ora presente, che per tante famiglie è purtroppo segnata da una non indifferente crisi economica. La comunità cristiana deve distinguersi per la capacità di prendersi carico, soprattutto in questo periodo, dei bisogni del territorio, delle povertà che crescono, sapendo manifestare sempre, pur con grande discrezione, nella solidarietà e nella trasparenza, il volto di una Chiesa che vuole condividere il vissuto dei più poveri e dei più deboli.

Trasformiamo questi momenti in occasione di catechesi e di riflessione sul valore della vita, sul significato cristiano della festa religiosa e della comunità, sull’urgenza spirituale ed etica della testimonianza di vita e della carità cristiana.

Carissimi, osserviamo con spirito di comunione ecclesiale queste disposizioni. Esse non vogliono impedire nessuna legittima forma di manifestazione religiosa, ma – come dicevo – educare alla corresponsabilità in vista del bene comune nella salvaguardia della salute collettiva.

Vi esorto, pertanto, ad aiutare i fedeli a comprendere il significato e il valore di queste scelte ecclesiali e ad accompagnare le nostre comunità a vivere con responsabilità civile e morale questo tempo di uscita dalla pandemia, nella comprensione anche la liturgia prevede momenti diversi dalle processioni mediante i quali è possibile manifestare la nostra devozione alla Madre di Dio e ai Santi. E’ nostro dovere di pastori fare in modo che – in questo particolare momento storico – queste altre modalità liturgiche con cui venerare la Madre di Dio e i Santi siano praticate, perché più gestibili e più controllabili dal punto di vista dell’applicazione delle misure sanitarie, senza che venga spento il senso della gioia della festa.

Sarà mia cura, nel momento in cui le prescrizioni civili saranno meno gravose e più praticabili, offrirvi ulteriori indicazioni pratiche. Le presenti disposizioni vengono trasmesse per conoscenza a tutti i Sindaci del territorio.

Nella certezza che ogni buon cammino ecclesiale vissuto in comunione produce frutti di testimonianza credibile, vi saluto fraternamente nel Signore.

Melfi, 18 giugno 2020.

✠ Ciro Fanelli
Vescovo

 

#chiciseparera

CENTRI ESTIVI, GREST, ESTATE/RAGAZZI

Nota del Vicario Generale

Ai parroci della Diocesi

p.c. ai Sacerdoti della Diocesi

 Oggetto: Realizzazione dei centri estivi, grest, estate/ragazzi

«Il tempo estivo chiede di poter permettere ai bambini e agli adolescenti di incontrarsi in attività ludico-ricreative al fine di recuperare una più normale socializzazione e una stabilità della loro salute mentale. Nello stesso tempo le famiglie hanno bisogno di essere supportate in questo percorso di ritorno alla quotidianità. Per questa ragione le attività estive svolte, tra li altri, anche dagli oratori, si offrono come opportunità significativa per rispondere a questi bisogni»
(Dal protocollo d’intesa tra la Regione Basilicata e la Conferenza Episcopale di Basilicata)

Carissimi,
Dalla Fase 2 dell’emergenza dettata dal Covid-19 stiamo gradualmente tornando alla normalità delle nostre attività, anche nella vita delle nostre comunità parrocchiali.
Ci avviamo alla ripresa delle consuete attività pastorali: tra queste è possibile valutare, alla luce delle linee guida dettate dal governo, nonché dalle norme attuative della Regione Basilicata e dalle linee programmatiche redatte dal Tavolo Tecnico del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Basilicata, dal Protocollo di intesa tra Regione Basilicata e la Conferenza Episcopale di Basilicata e delle proposte suggerite dalla Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italiana, o meno l’opportunità di avviare nel periodo estivo le attività di animazione dei ragazzi note come estate ragazzi, grest, oratori estivi.
La materia in oggetto è delicata e complessa per cui si dovrà avere pazienza nel leggere quanto comunicato, che per quanto “sintetico” è comunque una descrizione “corposa”.
La Conferenza Episcopale di Basilicata, attraverso il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile ha stilato il progetto “aperto per ferie/2”, che in riposta alle “linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19” mette in evidenza dei punti di forza dell’esperienza che si potrà fare nei prossimi mesi.

  • Il responsabile politico ultimo che deve autorizzare i progetti è il Comune.
  • Sarà possibile svolgere attività in presenza per piccoli gruppi (7-10 a seconda dell’età, come verrà specificato in seguito) a rotazione negli ambienti dell’oratorio e altrove secondo l’idea di “oratorio arcipelago”. Ciò sollecita a un dialogo con il proprio territorio per poter individuare tutti gli spazi possibili.
  • Sarà necessario coinvolgere adulti disponibili a un servizio di accompagnamento e di sorveglianza. Questo per noi comporterà uno sforzo non indifferente in quanto solitamente le nostre attività estive sono portate avanti da giovanissimi/adolescenti. Sappiamo quanto gli adolescenti siano la ricchezza e il tesoro prezioso dei nostri oratori estivi: in questo anno vanno, in modo ancora più incisivo, sostenuti e affiancati dalla presenza di adulti e l’Oratorio può essere davvero vissuto in un clima qualificato di responsabilità condivisa all’interno della comunità. Dai ragazzi adolescenti potremo forse imparare un utilizzo più attento delle tecnologie digitali, tecnologie che devono comunque coniugarsi con la ricchezza e insostituibilità degli incontri in presenza.
  • Una buona progettazione dell’estate ragazzi deve prevedere attenzioni specifiche che possano integrare i ragazzi con disabilità.
  • Non sarà possibile immaginare gite ed escursioni tradizionali.
  • Il tema legato ai campi scuola appare ancora incerto.
  • La responsabilità nelle linee guida è demandata ai Comuni che devono autorizzare le attività
  • Il riferimento al Comune può prevedere due forme: il Comune come ente capofila del progetto, la Parrocchia come ente capofila, ma in collaborazione e con l’autorizzazione del Comune. Si valuti liberamente se seguire l’una o l’altra possibilità.

Il progetto mette in evidenza degli snodi pastorali interessanti
Formazione dei gruppi e degli animatori

  • Costituzione di un gruppo tecnico-operativo con l’utilità di una figura di un responsabile del protocollo di sicurezza
  • La costituzione di una segreteria
  • La formazione degli animatori

Attività gestite via web

  • L’integrazione digitale, ove prevista, offre la possibilità di potenziare la dimensione comunitaria, difficilmente percepibile organizzando piccoli gruppi
  • Ciò costituisce un laboratorio per scoprire un uso più sapiente delle tecnologie

Uscire e ritrovarsi in piccoli gruppi

  • Le linee guida cercano di creare condizioni di maggiore sicurezza, nella considerazione che nessuno potrà mai garantire un ambiente assolutamente asettico.

Dal punto di vista giuridico non si può essere considerati responsabili di un contagio, ma si è responsabili delle condizioni di sicurezza da creare seguendo le linee guida e si potrà essere considerati responsabili di non averle messe in atto.
Con questo non si vuole smorzare l’entusiasmo di chi vuole mettersi in gioco e a servizio di questa sfida, ma richiamare l’importanza del rispetto scrupoloso delle norme indicate dal Governo. Per un ulteriore “alleggerimento” delle responsabilità si può prevedere una liberatoria a firma dei genitori dei ragazzi/adolescenti coinvolti.
La questione deve spostarsi anche sul tema della responsabilità condivisa con i genitori dei bambini destinatari delle proposte.
Il progetto è l’occasione per attivare reti intra ecclesiali ed extra ecclesiali di lavoro e di comunione con il dialogo più proficuo possibile e collaborativo con gli enti presenti nel Territorio comunale.
Le linee guida a cui si fa riferimento ricercano il giusto bilanciamento tra diritto alla socialità e condizioni di tutela della salute.
Elementi trasversali alle esperienze proposte sono:

  • La relazione interpersonale mediante il rapporto adulto/bambino e l’organizzazione delle attività in piccoli gruppi
  • L’organizzazione degli spazi più idonei e sicuri, privilegiando quelli all’aperto
  • L’attenzione particolare agli aspetti igienici e di sanificazione.

Al punto 3 delle linee guida si fa riferimento alle attività di oratorio
Gli aspetti presi in considerazione riguardano
L’accessibilità
Il progetto deve essere circoscritto in sottofasce omogenee: 6/11 e 12/17
Comunicare in modo pubblico e con anticipo tempi e modi di iscrizione
Stabilire i criteri di selezione delle domande (facendo attenzione ad eventuali condizioni di fragilità del nucleo familiare)
Standard rapporto bambini e adolescenti e spazio disponibile
Privilegiare il più possibile spazi aperti, anche se non in modo esclusivo
Individuare pluralità di spazi
Garantire negli spazi chiusi abbondante areazione
Standard rapporto numerico
Dai 6 agli 11 anni un adulto ogni 7 bambini
Dai 12 ai 17 anni un adulto ogni dieci adolescenti
Garantire i principi generali di igiene e pulizia, con attenzione a tutti gli ambienti e oggetti utilizzati, in modo particolare dei servizi igienici
Criteri di selezione del personale e formazione degli operatori
Prevedere un certo numero di operatori supplenti, volontari. Gli educatori coinvolti devono essere ben formati sui temi della prevenzione di COVID – 19 (ci si potrà avvalere ad esempio di un medico, o infermiere o altra persona ben formata)
Programmazione delle attività
Garantire la stabilità dei gruppi e la continuità nel tempo degli operatori nel rispetto delle principali condizioni igieniche
Modalità di accompagnamento e ritiro dei bambini e adolescenti
Arrivo e rientri devono svolgersi senza assembramenti
All’ingresso va predisposto il lavaggio con acqua e sapone o con gel igienizzante
Triage di accoglienza
Predisporre punti di accoglienza all’esterno e scaglionare ingressi e uscite, individuando, laddove possibile, percorsi obbligati
Seguenti verifiche alternativamente: chiedere ai genitori se il bambino o adolescente ha accusato febbre, tosse, difficoltà respiratoria; dopo aver igienizzato le mani verifica della temperatura corporea con termometro senza contatto.
Il testo riportato in allegato non parla di obbligo di misurazione della temperatura corporea, utilizzando l’espressione “si potrà” (piuttosto che si dovrà).  O potrà essere utile predisporre una dichiarazione giornaliera da far compilare agli adulti accompagnatori in cui si dichiara che i bambini non hanno accusato sintomi febbrili o altri ascrivibile a sintomatologia COVID.
Progetto organizzato del servizio offerto
Il gestore dell’attività deve garantire l’elaborazione di uno specifico progetto da sottoporre preventivamente all’approvazione del Comune nel cui territorio si svolge l’attività, nonché, per quanto di competenza, da parte delle competenti autorità sanitarie locali.
Il progetto deve prevedere

  1. Calendario di apertura e orario quotidiano di funzionamento
  2. Numero ed età dei bambini e degli adolescenti accolti
  3. Ambienti e spazi utilizzati
  4. Tempi di svolgimento delle attività
  5. Elenco del personale impiegato, ivi compresa la figura di un coordinamento educativo e di un responsabile della sicurezza
  6. Specifiche modalità di accoglienza per bambini e/o adolescenti disabili
  7. Modalità previste per la verifica della condizione di salute del personale impiegato
  8. Elenco dei bambini e adolescenti accolti
  9. Rispetto delle prescrizioni igieniche inerenti la manutenzione ordinaria degli spazi
  10. Modalità di verifica quotidiana delle condizioni di salute delle persone che accedono all’area e del regolare utilizzo delle mascherine
  11. Quanto eventualmente inerente alla preparazione e consumo dei pasti

Alla luce di quanto esposto dettagliatamente si valuti liberamente l’opportunità o meno di avviare progetti educativi destinati a bambini e/o ragazzi nella più scrupolosa osservazione di quanto richiesto.
Per le linee programmatiche ci si può riferire a quanto redatto dal Tavolo Tecnico del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Basilicata, documento che può essere richiesto all’indirizzo
Come il Vescovo ha richiamato in recenti comunicazioni, il Servizio di Pastorale Giovanile, il Centro Diocesano Vocazioni e il Settore giovani di Azione Cattolica provvederanno a breve a contattare i parroci per illustrare un progetto rivolto all’animazione/promozione dei gruppi di adolescenti e giovani nelle nostre parrocchie.
Si allegano alcune citazioni importanti tratte dal protocollo di intesa sopra richiamato, un dettaglio dell’ordinanza firmata 2 giugno 2020 della Regione Basilicata che meglio specifica alcuni passaggi.
Grazie per la cortese attenzione.

Il Vicario generale
Don Mauro Gallo


LA PAROLA – PERIODICO DIOCESANO – N.3 GIUGNO 2020

A causa dell’emergenza coronavirus anche il numero di giugno (3/2020) del periodico diocesano LA PAROLA non potrà essere distribuito agli abbonati in versione cartacea. Pertanto viene pubblicato in versione on-line, sul sito della diocesi, “visibile” a tutti.

DECEDUTO MONS. VITO COMODO

DIOCESI DI MELFI RAPOLLA VENOSA

CURIA VESCOVILE

 

IL VESCOVO MONS. CIRO FANELLI, IL COLLEGIO DEI PRESBITERI E DEI DIACONI I RELIGIOSI E LE RELIGIOSE, UNITI ALLA COMUNITA’ PARROCCHIALE S.MAURO IN LAVELLO ANNUNCIANO LA PASQUA DEL PRESBITERO

MONS. VITO COMODO

GIA’ PRO VICARIO GENERALE

E NE RICORDANO IL GENEROSO, FEDELE E LUNGO SERVIZIO PASTORALE ED ECCLESIALE SVOLTO NEI MOLTEPLICI RUOLI DIOCESANI

IL SIGNORE GESU’ ETERNO PASTORE SIA IL SUO PREMIO NELLA GERUSALEMME CELESTE

LA MESSA ESEQUIALE PRESIEDUTA DAL VESCOVO VERRA’ CELEBRATA GIOVEDI’ 30 LUGLIO ALLE ORE 10.30 NELLA CHIESA PARROCCHIALE S.MAURO IN LAVELLO.

Melfi 29 luglio 2020

PROGETTO PASTORALE DIOCESANO

INSIEME PER CAPIRE E RIPARTIRE… CON IL SIGNORE GESU’

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

INSIEME PER CAPIRE E RIPARTIRE… CON IL SIGNORE GESU’

 Ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose,
alle comunità parrocchiali, agli operatori pastorali e agli organismi diocesani,
ai fedeli tutti

Carissimi fratelli e sorelle,

mentre ci prepariamo “a riscoprire e a vivere la dignità battesimale” per essere “Figli nel Figlio e fratelli nella Chiesa”, secondo quanto vi ho comunicato il 25 aprile 2020 inviandovi il documento di riflessione per il nostro progetto pastorale diocesano, come cristiani dobbiamo lasciarci sempre interrogare dalla realtà.

Questa volta, però, siamo smarriti di fronte a ciò che succede. Tanta gente si è ammalata ed è morta per la pandemia. Non sappiamo quando potremo tornare ad una vita “normale” dove le relazioni e la vicinanza (di cui il contatto fisico è un elemento importante) sono il pane quotidiano. Sentiamo la mancanza della comunità cristiana.

Che fare? Come camminare come singoli e come comunità? Non siamo soli nel rispondere a queste domande, abbiamo la bussola della Parola di Dio.

Ho pensato di concentrare l’attenzione di tutta la comunità diocesana in un laboratorio di discernimento per rileggere con la sapienza del Vangelo l’esperienza di questi mesi.

 Sappiamo che il Signore è presente nella storia e ci parla attraverso le pagine della storia. Dedichiamo i prossimi giorni del mese di giugno per avviare questo discernimento; il materiale raccolto potrete inviarlo via email al seguente indirizzo: progettopastoralemelfi@gmail.com: esso costituirà anche una base per ripartire senza distrarci dal “qui ed ora” che il Signore vuole come ambito e tempo per costruire la nostra fedeltà a Lui e al suo Vangelo.

Nel Signore, ci sentiamo scelti, amati, inviati; nel Signore accogliamoci come tali, affinché cresca in mezzo a noi il Regno di Dio e si edifichi sempre più il corpo di Cristo che è la Chiesa.

Invoco la benedizione del Signore su tutti voi e vi saluto in Cristo Gesù nostra Speranza.

Melfi, 1° giugno 2020 – Memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

VEDI ALLEGATO


“L’unzione che avete ricevuto rimane in voi”

OMELIA PER LA MESSA CRISMALE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

“L’unzione che avete ricevuto rimane in voi”

(1 Gv 21,27)

OMELIA PER LA MESSA CRISMALE
in tempo di pandemia
(Melfi – Basilica Cattedrale – giovedì 28 maggio 2020)

 

Eccellenza Reverendissima, Mons. Rocco Talucci,
carissimi fratelli presbiteri,
carissimi diaconi,
religiosi e religiose,
consacrati e consacrate,
seminaristi,
fratelli e sorelle,

    1. dopo il lungo periodo della “prima fase” dell’emergenza sanitaria per la pandemia, che ci ha visti celebrare – con grande sofferenza da parte di tutti – senza il popolo e a porte chiuse, siamo tornati a celebrare insieme la Santa Eucaristia e questa Messa Crismale.

In questo drammatico periodo di impossibilità a nutrirci comunitariamente della Parola di Dio e dell’Eucaristia, siamo però entrati in tante case attraverso i diversi mezzi di comunicazione sociale assicurando a tutti una presenza di Chiesa e una parola di conforto, riflesso della unica nostra speranza, che è Cristo Gesù, il Signore Risorto. Grazie ad ognuno di voi, fratelli presbiteri, per aver assicurato tale presenza!
Oggi siamo qui per lodare il Signore che ci ha resi partecipi della sua consacrazione costituendoci testimoni nel mondo della sua opera di salvezza. Come ogni anno, in questa solenne circostanza, nella nostra preghiera e nel nostro affetto sacerdotale vogliamo sentire vicini tutti i confratelli assenti, perché ammalati, e in particolare ricordiamo don Vito Comodo, che ha subito ieri un intervento chirurgico; i confratelli anziani; i confratelli lontani per ragioni di ministero.
Sentiamo particolarmente vicina la Vergine Maria, come la sentirono gli Apostoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito. Maria, segno di consolazione e di sicura speranza, in questo tempo di Covid-19 ci è stata vicinissima, ci ha fatto sperimentare la sua potente intercessione nei giorni drammatici della pandemia, tenendo lontano tante situazioni difficili e pericolose: santa Maria ci ha protetti!
A Maria, nostra Madre amatissima, diciamo il nostro “grazie” e la nostra filiale devozione; con Maria viviamo questa Messa Crismale e al termine di essa, con le parole che ho pronunciato il 3 aprile scorso dalla Cappella dell’Episcopio, rinnoveremo insieme l’atto di consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria.

2. La celebrazione della Messa del Crisma, nonostante i limiti imposti dalla pandemia, resta sempre uno dei momenti più forti ed intensi nella vita di una Chiesa Diocesana, sia perché essa è vera epifania del Corpo mistico di Cristo presente nella storia in comunione con il Vescovo, e sia perché essa è anche santa convocazione per accogliere il grande dono del Sacro Crisma e degli altri Oli benedetti, con i quali il Signore stesso accompagna il cammino del suo popolo lungo i sentieri di una testimonianza sacerdotale, regale e profetica. Nella Messa Crismale, anche quest’anno, la Chiesa gioisce e prega per i propri sacerdoti, accogliendo da essi la bella testimonianza del rinnovo delle promesse fatte nel giorno dell’Ordinazione sacerdotale in cui ci è stato consegnato, tra gli altri doni, il grande dono dell’Eucaristia.

3. Le restrizioni dovute alla pandemia, che abbiamo accolto con grande sacrificio, ma con spirito di vera responsabilità civica e morale, ci hanno per un lungo periodo di tempo privati totalmente della gioia dello stare insieme tra noi e insieme con i fedeli attorno all’altare per celebrare i divini misteri. Anche questa nostra celebrazione risente ancora, purtroppo, di queste limitazioni e restrizioni: manca di fatto il Popolo santo di Dio nella sua interezza e nella sua varietà di carismi e ministeri.
Non mancano, però, segni di speranza che già li cogliamo nelle forme di questa graduale ripresa. Possiamo anche noi dire con le parole dell’evangelista san Marco «Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi [Gesù] disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede”» (Mc 4,39-41). Con queste parole Papa Francesco è entrato la sera del 27 marzo nel racconto della “tempesta sedata”, in quel momento straordinario di preghiera solitaria in Piazza san Pietro dinanzi al miracoloso Crocifisso ligneo della Chiesa di san Marcello al Corso e all’icona della Vergine Maria, salute del popolo romano.

4. Oggi, qui nella nostra Cattedrale – pur con tutte le limitazioni del momento – quasi alla vigilia di Pentecoste, noi ministri ordinati, i seminaristi, i religiosi e le religiose, i collaboratori del servizio liturgico, siamo riuniti per proclamare la fedeltà del Signore e per rinnovare il nostro impegno a camminare con Lui nella luce e nella forza dello Spirito Santo.
Tutti avremmo desiderato e sperato che questa celebrazione potesse segnare la ripresa completa della vita sociale ed ecclesiale; tutti avremmo desiderato vedere come ogni anno la Cattedrale gremita di fedeli; esigenze superiori, però, ci portano a celebrare oggi la Messa Crismale entro la Solennità di Pentecoste.
Questo contesto celebrativo, illuminato dalla luce della imminente Pentecoste, è un forte invito a riconoscere il primato dello Spirito Santo (cfr. Papa Francesco, Omelia per la Messa Vespertina nella Vigilia di Pentecoste, 8 giugno 2019) nella nostra vita di battezzati e di ministri ordinati inviati dal Signore a testimoniare al mondo la forza dell’amore, della vita e della fede.

5. Questo primato dello Spirito, che come Chiesa siamo chiamati a confessare e a vivere con docilità, coraggio e coerenza, è la grande realtà di grazia già presente nella persona e nella missione di Gesù, che per san Luca è “l’unto nello Spirito Santo” (cfr. Lc 4,18 e At 10, 37-38), Colui che è venuto a proclamare nella potenza dello Spirito “un anno di grazia” (cfr. Lc 4, 19) e che promette di rivestire i suoi discepoli della “forza” dello Spirito (cfr. At 1, 8).
Gesù, infatti, prima della sua glorificazione e della sua ascensione, promette ai suoi discepoli lo Spirito, affinché la loro missione sia efficace ed abbia il duplice carisma di una predicazione kerigmatica e testimoniale. Nel grande discorso di addio ai suoi discepoli, riportato dall’evangelista Giovanni al capitolo 17 del suo Vangelo, Gesù non solo promette lo Spirito, l’altro Paraclito (Gv. 13, 31-16, 33 e 17, 1.26), ma ne mostra anche la sua natura personale, la relazione intima e sostanziale con il Padre e con Lui, e il legame vitale che è chiamato ad avere con la comunità cristiana: senza lo Spirito nulla è nell’uomo, nulla senza colpa!
Tutta la missione di Gesù inizia nel segno dello Spirito, nel giorno del suo Battesimo al Giordano, e dallo Spirito riceve la luce con cui attuare l’ opera messianica attraverso le parole di Isaia proclamate nella sinagoga di Nazareth: “lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione” (cfr. Lc 4, 18); la vita terrena di Gesù riceve il suggello finale nel gesto che Lui fa di consegnare lo Spirito (“emise lo Spirito”), come primizia della Redenzione (cfr. Gv 19,30).
Ma lo Spirito è anche la sorgente della lode di Gesù: lode grata e riconoscente con cui Egli, figlio unigenito di Dio, ha vissuto quotidianamente la sua intimità filiale con il Padre in una preghiera intima e prolungata (cfr. Lc 10, 21-24).

6. Gesù promette (cfr. Gv 14,16.17.26) e dona lo Spirito (cfr. Gv 20,23) ai suoi discepoli affinché nell’opera di evangelizzazione possano sentirsi realmente partecipi della sua stessa missione. I battezzati, infatti, unti dai Santi Oli, sostenuti e irrobustiti dai doni dello Spirito, consacrati nella verità (cfr. Gv 17, 17), sono chiamati a rendere presente nell’oggi della storia il Regno di Dio. Gesù, infatti, vuole continuare oggi a dire al mondo, attraverso di noi:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi» (Lc 4, 16-21 e cfr. Is 61, 1-2).  

7. Questo annuncio, che è “la gioia del Vangelo” (EG 1), deve risuonare attraverso la vita dei discepoli del Risorto e ciò sarà possibile, nell’esperienza della Pentecoste. Infatti, san Pietro, alla folla radunata nella piazza di Gerusalemme, darà il grande annuncio della discesa e della presenza dello Spirito Santo:

«Gesù, Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso come voi potete vedere e sentire» (At 2, 32-33).
Vedere e sentire lo Spirito è possibile, secondo l’autore del libro degli Atti degli Apostoli; far vedere e sentire lo Spirito è, dunque, il grande compito affidato alla nostra testimonianza; con la nostra vita battesimale e con la gioia della nostra vita di comunione ecclesiale, noi siamo chiamati a far vedere e a far sentire ciò che lo Spirito Santo compie attraverso i discepoli del Risorto alcune azioni che consentono l’allargamento dei confini del Regno; le azioni sono fondamentalmente queste: guidare, trasformare, unire e fruttificare.

8. Noi presbiteri, carissimi fratelli, che sperimentiamo ogni giorno, al di là di ogni nostro merito, l’amicizia di Cristo come dono gratuito (cfr. Benedetto XVI, Omelia in occasione dell’imposizione del pallio ai nuovi Metropoliti, 29 giugno 2011), in quanto partecipi in un modo speciale della sua unzione di Pastore e Guida, siamo a chiamati – vivendo in questa amicizia – ad essere la sua ripresentazione sacramentale, pastorale ed esistenziale.
La nostra vita presbiterale, in quanto irradiazione dell’amicizia di Cristo – pur tra prove e difficoltà, personali e comunitarie – attraverso la nostra carità pastorale (cfr. Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, n. 23), deve ogni giorno diffondere il profumo di questa santa unzione (cfr. 2 Cor 2, 15-16) e diventare – per noi stessi e per il popolo che ci è affidato –   sorgente di gioia, di entusiasmo e di amore gratuito.
Questo, miei cari,  – lo dico innanzitutto a me – ci libererà dal bisogno di mendicare affetti vuoti e sterili, o di difenderci dagli altri, chiudendoci in un’anaffettività algida e sprezzante (cfr. Papa Francesco, Discorso ai partecipanti alla plenaria della Congregazione per il Clero, 1° giugno 2017), e ci consentirà, invece, di trovare soprattutto nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia la nostra intimità con il Signore, la nostra identità profonda e il nostro ruolo di intercessori in Cristo, sommo ed eterno Sacerdote (cfr. Eb 7, 25 – 8, 6). La pandemia, mentre ci ha tolto quasi tutto rispetto all’agire ordinario pastorale, nel contempo ha evidenziato una dimensione fondamentale della nostra vocazione sacerdotale: l’essere intercessori (cfr. Libanori Mons. Daniele, La fede al tempo di Covid-19 riflessioni ecclesiali e pastorali, in Civiltà Cattolica, Quaderno 4076 pag. 163 – 176, Anno 2020, Volume II, 18 Aprile 2020).
La nostra gente deve poter percepire in ciascuno di noi che la nostra vita sacerdotale nasce e si sostanzia in un “sì” gioioso e fedele, che ci rende forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, gioiosi nella speranza, premurosi nella carità (cfr. Rm 12, 12).
Questo “sì” sacerdotale, che tra poco rinnoveremo, è il segno di una decisione di vita irrevocabile per Cristo nell’obbedienza alla Chiesa; questo “sì” ci porterà di volta in volta, in base alle circostanze del momento presente, a incarnare ora lo stile del “pastore”, ora quello del “pescatore”, ora quello dell’ “agricoltore”.

9. Sono tre immagini, presenti nei Vangeli, che Gesù usa per evocare lo stile di azione che egli richiede agli Apostoli; ma tutte e tre queste immagini esprimono insieme anche il nostro essere radicati nell’amore di Cristo e nell’amore per Cristo, che è la carità pastorale. Il Popolo di Dio a noi ministri ordinati chiede tante cose, ma soprattutto ci chiede amore e presenza:

              • in certi momenti il popolo chiede a noi sacerdoti di essere amato con la premura e la presenza del buon pastore, che dà al gregge la sicurezza della sua guida e della sua protezione;
              • in altri momenti ci chiede di essere amato con l’energia del pescatore di uomini che sa liberare alla vita nuova in Cristo;
              • in altri ancora richiede l’amore paziente dell’agricoltore, che con cura prepara il terreno, semina e attende il raccolto, senza spaventarsi della presenza concomitante della zizzania (cfr. Mt 13, 24-30).

10. Gli Oli dei catecumeni, degli infermi e il Sacro Crisma, e l’unzione ad essi collegata, ci ricordano che il nostro ministero sacerdotale nasce da un’unzione e non è mai riducibile ad una funzione. La prima, l’unzione, è vocazione e mistero; la seconda, la funzione, invece ha origine sempre in una autocandidatura personale e può essere svolta con lo stile della mondanità, ovvero con metodi o burocratici o rivoluzionari, che sono chiaramente antievangelici.
L’unzione nello Spirito, invece, dice elezione, evoca predilezione, provoca trasformazione (cfr. 1 Sam 16, 1-13). L’unzione nello Spirito fonda soprattutto la nostra relazione con Cristo che è la sorgente vera del nostro agire sacerdotale, regale e profetico.
L’unzione evoca, dunque, appartenenza permanete a Cristo e rende vivo il memoriale di un incontro vocazionale (1 Gv 21, 27), che ha cambiato la nostra vita, che ci ha portato a “lasciare le reti” (cfr. Mc 1, 16-20) per seguirlo e che non può essere racchiuso in un tempo e in uno spazio che sono lontani da noi.
L’unzione evidenzia, invece, una realtà che è tutta presente nel “qui ed ora” e che costituisce rispetto al nostro essere e al nostro ministero la nostra unica forza e la vera sorgente di gioia, di fedeltà e di entusiasmo apostolico.

11. Quest’anno, la vicinanza della Solennità della Pentecoste, con i timori legati alla pandemia, potrebbe portarci a chiedere al Signore tante cose, per noi stessi, per le nostre comunità, per la nostra gente, per la nostra Chiesa diocesana, tante cose. Tutte sicuramente necessarie e urgenti.
Ma, come diceva san Paolo VI, di cui domani ricordiamo la memoria liturgica, una è, invece, la cosa di cui abbiamo veramente bisogno come Chiesa, che è il dono dei doni e che senza di esso siamo veramente poveri e insignificanti, siamo come sale che perde il sapore e luce posta sotto il moggio (cfr. Mt 65, 13-15): questo dono dei doni è lo Spirito Santo (cfr. Lc 11, 5-13)!
Abbiamo bisogno – diceva san Paolo VI – di “fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo” (cfr. Paolo VI, Udienza generale, 29 novembre 1972).
Spesso non ci rendiamo conto dei tanti doni con i quali il Signore arricchisce la nostra vita; tra questi doni: il dono della vita, della vocazione, della comunione ecclesiale, della Parola di Dio, dell’Eucaristia, dei Sacramenti della Fede, dei fratelli e delle sorelle. Ecco questo è il tempo favorevole, questo è il giorno fatto dal Signore, per ringraziare Lui che continuamente li elargisce al suo popolo e per ritrovarli tutti nella rinnovata effusione dello Spirito di cui siamo in attesa orante.

12. In prossimità della Pentecoste e in vista del Convegno diocesano (che avremmo dovuto celebrare tra qualche giorno, che evidentemente è rimandato a data da destinarsi) avrei voluto – come vi ho preannunciato all’inizio di questo anno pastorale –  tra le altre cose, inaugurare il nuovo Consiglio Pastorale diocesano e avviare la nuova riconfigurazione della Curia diocesana, ma con questa situazione inattesa, determinata dalla pandemia, tutto è rinviato.
Posso soltanto – per ora – come vi ho anticipato nella lettera di convocazione per la celebrazione della Messa Crismale, annunciarvi il nome del confratello a cui ho chiesto di ricoprire l’ufficio di Vicario Generale: Don Mauro Gallo. A lui l’augurio più caro!

Ringrazio don Mauro per la sua disponibilità; sicuramente lo incoraggerete con la vostra vicinanza e con la vostra stima; questa sua disponibilità, come tutte le disponibilità nella Chiesa, viene posta a servizio del Signore per il comune cammino di fede, per l’edificazione della comunione e per un rinnovato slancio nell’opera di evangelizzazione. Queste scelte e questi avvicendamenti non sono scatti di carriera, ma forme con cui vivere il nostro unico ministero per il bene della Chiesa; questo incarico, come tutti gli altri, è un servizio da vivere e da interpretare in una logica di amore alla Chiesa nella gratuità, che passa attraverso il discernimento e il ministero del Vescovo.

Ringrazio anche don Vincenzo Vigilante, al quale dopo il servizio di Amministratore Diocesano, ho chiesto di affiancarmi quale Delegato vescovile ad omnia nella fase iniziale del mio servizio episcopale a Melfi.

Ringrazio tutti voi per la disponibilità, la pazienza e la benevolenza che mostrate nei miei confronti e soprattutto nei confronti del mio ministero in mezzo a voi.

Con le parole di Papa Francesco invochiamo ora lo Spirito Santo, fuoco d’amore che arde nella Chiesa e dentro di noi, affinché ci aiuti sempre ad essere docili strumenti nelle sue mani per l’edificazione del corpo di Cristo che è la Chiesa:

“Spirito di Dio,
Signore che sei nel nostro cuore
e nel cuore della Chiesa,
tu che porti avanti la Chiesa,
plasmandola nella diversità, vieni.
Per vivere
abbiamo bisogno di Te come dell’acqua:
scendi ancora su di noi
e insegnaci l’unità,
rinnova i nostri cuori
e insegnaci ad amare
come Tu ci ami,
a perdonare
come Tu ci perdoni. Amen”.

Sia lodato Gesù Cristo.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 

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