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MANIFESTAZIONE “DIFENDIAMO IL LAVORO”

SALUTO DEL VESCOVO FANELLI

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

 

DIFENDIAMO IL LAVORO, PERCHÉ “NOI SIAMO IL LAVORO”

Saluto in occasione della manifestazione

“Difendiamo il Lavoro”

del 22 maggio 2021 presso stabilimento STELLANTIS di S. Nicola di Melfi

 Carissimi,

a tutti il mio saluto fraterno e solidale: alle lavoratrici e ai lavoratori, agli organizzatori della manifestazione, ai Parlamentari e ai Sindaci. Ringrazio tutte le sigle sindacali e in particolare i Segretari Generali CGIL CISL UIL Basilicata, Summa, Gambardella e Tortorelli, per l’invito rivoltomi a partecipare oggi a questa importante iniziativa promossa per sensibilizzare la comunità sul tema della difesa del lavoro.

La mia breve riflessione parte dalla convinzione che tutte le componenti della società civile e della comunità ecclesiale, ognuna secondo il proprio ambito, devono saper leggere con lucidità e profezia questo difficile e drammatico momento storico per trovare risposte efficaci ed inclusive, che sappiano favorire il bene comune; l’attenzione al tema del lavoro è irrinunciabile; oggi più che mai il lavoro va difeso e l’occupabilità va favorita.

Non possiamo rimanere indifferenti ed inerti. Con Papa Francesco dobbiamo poter dire con piena convinzione che “l’inequità è la radice dei mali sociali” (EG 202).

Per questa ragione non dobbiamo lasciare nulla d’intentato per individuare, in concreto, quale deve essere il contributo che la comunità può offrire in vista dell’attuazione di politiche del lavoro rispettose della dignità della persona umana.

La dignità umana, infatti, si esprime con pienezza nel lavoro quando esso è tutelato, pagato, sicuro, effettuato nel rispetto dei diritti e con la formazione più adeguata. “Nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita” (EG 192).

Noi siamo il lavoro: perciò il lavoro va difeso; è questa la prospettiva etica della Chiesa e questa la prospettiva con la quale io sono qui, oggi, e continuerò a stare con voi e per voi.

Melfi, 22 maggio 2021

+ Ciro Fanelli

Vescovo

NOMINATO IL NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE DELL’AZIONE CATTOLICA

E' GIUSEPPE NOTARSTEFANO

” Credo in un’ACI che sia seme di rinnovamento civile capace di promuovere il bene comune”
Appena eletto il neo presidente ha ringraziato il consiglio nazionale dell’ACI: “Mentre mi accosto a questo importante servizio, grande è la percezione della mia personale inadeguatezza, resa più sopportabile solo dalla consapevolezza che ogni compito associativo è svolto nella corresponsabilità di tanti e nella cooperazione di tutti.

Un «camminare insieme, prendendosi cura reciprocamente e concretamente gli uni degli altri». Così Notarstefano descrive la vita associativa, come una vera e propria palestra di sinodalità , ricordando anche le parole rivolte da Papa Francesco al Consiglio nazionale di Ac ricevuto in udienza il 30 aprile scorso: «Umiltà e mitezza sono le chiavi per vivere il servizio, non per occupare spazi ma per avviare processi. Sono contento perché in questi anni avete preso sul serio la strada indicata da Evangelii gaudium. Continuate lungo questa strada: c’è tanto cammino da fare!».

«Credo in un’Ac che sia seme di rinnovamento civile, capace di promuovere bene comune», ha detto il nuovo presidente nella sua prima dichiarazione, esprimendo il «grande senso di riconoscenza» maturato nell’associazione, «verso il Signore e verso la Chiesa». Il primo pensiero, nelle sue parole, è per «tutti gli aderenti», per quanti «simpatizzano con la bellezza e l’entusiasmo della nostra “passione cattolica”: “un popolo davvero numeroso in questa città! “ Sono particolarmente grato a tutti e a ciascuno – ha aggiunto – per aver riconosciuto questo tempo difficile come un’opportunità e l’associazione stessa come la forma resiliente e fraterna per viverlo nella gioia. Un grazie che si estende a quanti collaborano e lavorano per rendere più sostenibile la vita associativa». In Azione cattolica tutti abbiamo imparato ad amare senza riserve e a servire senza guardare l’orologio, perché amare e servire sono i verbi che coniugano la gioia del Vangelo come ci ha detto Vittorio Bachelet, modello luminoso per tante generazioni di aderenti e responsabili associativi”.

Gratitudine anche nelle parole del presidente uscente Matteo Truffelli. «Il rinnovarsi della responsabilità, che giunge al termine di un lungo percorso assembleare e un ampio processo di discernimento comunitario, rappresenta sempre un segno straordinario della vitalità, della passione e della generosità che caratterizzano la nostra associazione», osserva. Nel suo saluto, «la gioia e la gratitudine si legano a una grande fiducia nel futuro, perché so che Giuseppe saprà mettere in gioco le sue tante capacità, la sua preparazione culturale, la sua profonda umanità, la sua ricca vita spirituale, la sua conoscenza ampia e articolata dell’Ac e della Chiesa italiana, la sua passione per il Bene comune».

Auguri sono giunti dall’Assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana, mons. Gualtiero Sigismondi, che ha ricordato il contributo laicale dell’associazione: “Carissimo Presidente, al tuo fianco hai un’associazione bella e viva, autentica “palestra di sinodalità” non posso augurare niente di meglio a te e all’intera Associazione che riuscire ad essere quello che papa Francesco ha chiesto all’Ac il 30 aprile scorso: assicurare alla Chiesa in Italia un laicato che non restringe la propria azione alla ‘manovalanza pastorale’, ma che offre una partecipazione vigile alla vita civile”.

L’Azione Cattolica della nostra diocesi ha un legame particolare di stima e di amicizia con il neo presidente nazionale, Giuseppe infatti è sposato con Milena Libutti  di Rionero in Vulture amica carissima della nostra associazione che ha servito nella sua parrocchia  S.S. Annunziata  come educatrice ACR e in diocesi come responsabile diocesana dell’ACR . Tutta l’Azione cattolica della nostra diocesi mentre rivolge ancora un grazie a Matteo Truffelli per il suo prezioso e proficuo servizio di questi sette anni  è felice di accompagnare Giuseppe in questo compito bellissimo con la preghiera innanzitutto ma anche impegnandosi a rendere concreta quella fedeltà al Battesimo che impegna ogni laico di ACI a viverlo con consapevolezza e con impegno, prendendo sul serio la strada indicata da Evangelii Gaudium.

Giornata delle comunicazioni sociali

LA PROSSIMITA' DI UN MANIFESTO

Vincenzo Corrado, Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, spiega il significato dell’immagine scelta per accompagnare l’animazione della Giornata del 16 maggio.

“La sfida che ci attende è quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono”. Le parole di papa Francesco che danno il titolo al messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali hanno accompagnato il lavoro per la realizzazione del manifesto che ogni anno l’Ufficio nazionale mette a disposizione per l’animazione nelle diocesi e nelle parrocchie. Il manifesto, realizzato dalla Scuola di Arte Sacra di Firenze, offre una suggestione sui sentieri del dove e del come… Un’opportunità di riflessione, ma anche di azione. Una lezione da riscoprire in questo momento della nostra storia. Una sana creatività che – come emerge dal manifesto – può aiutare a progettare nuove forme di prossimità che passano da una comunicazione attenta e responsabile.


POLO INDUSTRIALE MELFI

COMUNICATO DEI VESCOVI LUCANI

I Vescovi delle Chiese di Basilicata, attraverso la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, intendono manifestare la loro vicinanza a tutti i dipendenti del polo industriale di Melfi, che soffrono per le recenti notizie circa i tagli di una linea produttiva e, di conseguenza, tagli dell’occupazione per migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Un’economia che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza” (Papa Francesco, «Videomessaggio ai partecipanti all’incontro “The Economy of Francesco – I giovani, un patto, il futuro”», 21 novembre 2020) è l’economia necessaria per lo sviluppo della nostra terra di Basilicata.

Auspichiamo un ripensamento da parte dei vertici di Stellantis.

Un’ideologia economica che ha posto al centro del nostro vivere sociale la competizione di tutti contro tutti non determina il bene della persona umana.

“L’inequità è la radice dei mali sociali” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 202).

Contro l’inequità si può agire efficacemente mantenendo le migliori condizioni di occupabilità, là dove sono stati effettuati importanti investimenti economici e formativi per le lavoratrici e i lavoratori dell’indotto industriale di Melfi negli ultimi decenni. Tali investimenti hanno creato storie personali e collettive di cui noi tutti siamo testimoni. Sono investimenti che hanno destato il senso del riscatto individuale e collettivo, il quale tanta influenza positiva ha avuto sulla Basilicata. Sono investimenti che hanno determinato vocazioni professionali e scelte di miglioramento individuali e collettive che non possono essere tranciate da scelte che non sanno coniugare il bene della persona con le libertà di iniziativa privata.

Al centro del vivere sociale, ovunque, anche in Basilicata, non si deve porre la concorrenza, ma la solidarietà, la fedeltà agli impegni assunti con i lavoratori insieme all’iniziativa privata. Questa è la via maestra che anche la nostra Costituzione indica: senza tale bilanciamento tra dignità umana e mercato nessuna istituzione imprenditoriale ha successo. Se qualcosa si rompe da un lato, dall’altro si distrugge più di quanto si possa ipotizzare.

“La realtà è più importante dell’idea”, scrive Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (EG 231-233). Uno dei maggiori problemi dell’economia globale è che si basa su modelli che ignorano la realtà materiale.

Qui, nella nostra terra lucana, la realtà determinata dagli investimenti industriali nel settore automobilistico è visibile a tutti: si tratta di tutto ciò che incide su famiglie, persone, giovani, anziani, lavoratrici, lavoratori, redditi, formazione, visione del futuro e speranza.

Non si facciano scelte solo per interesse. Si abbia il coraggio di guardare lontano e di credere nel rinnovamento che costruisce un futuro migliore per tutti.

21 aprile 2021

CONSIGLI PASTORALI

STATUTI E REGOLAMENTI

Accogliamo con gratitudine dal nostro Vescovo Ciro il dono degli Statuti e Regolamenti dei Consigli Pastorali che riguardano il livello parrocchiale, zonale e diocesano dell’azione pastorale che ha come soggetto la comunità della nostra Diocesi nelle parti che ne compongono la struttura e l’articolazione.
Si tratta di organismi di comunione e partecipazione, due espressioni che si intrecciano nell’essere ed agire ecclesiale perché la Chiesa cresca “corpo” di Cristo, laddove ognuno offre il proprio contributo, secondo la specifica vocazione e stato di vita a beneficio dell’intero “corpo”, come pietra viva per la costruzione dell’edificio spirituale che è la Chiesa. Conosciamo bene la teologia e la spiritualità sottese alle immagini del corpo e dell’edificio.
Il Vescovo ci chiama ad un “esercizio organico di ecclesialità che si compie attraverso la mediazione, il discernimento e la decisione” per una pastorale che sia incarnata il più possibile nel territorio e integrata nei vari ambiti della vita umana che la Diocesi ha assunto, dopo un’azione di discernimento di circa tre anni, sollecitata dal Vescovo con il coinvolgimento del Consiglio Presbiterale, indicato alle Chiese che sono in Italia in occasione del Convegno Ecclesiale di Verona (affettività, lavoro e festa, fragilità, tradizione e cittadinanza).
Tali organismi di partecipazione e di comunione son una preziosa occasione affidata alla responsabilità di ciascuno. Una “mappa” tracciata per camminare insieme, come singole realtà, ma con uno stesso sguardo e metodo ecclesiale, un “linguaggio comune” per dialogare tra noi e nel territorio che abitiamo per essere luce e sale.
Siamo chiamati a dar vita a questi organismi con responsabilità, passione, intelligenza, attenzione alle domande che il territorio pone, attingendo al dono dello Spirito, che solo può dare a questi organismi il respiro di un esercizio adulto e comunitario, che dica l’appartenenza alla Chiesa e alla Diocesi in questo tempo per essere popolo in cammino.
La gratitudine per questo dono trovi espressione nel sì generoso e nella cura con cui vogliamo accompagnare i Consigli Pastorali affinchè si realizzi, in maniera sempre più organica, il cammino che il Vescovo intende condividere con ciascuno di noi.
A tutti buon lavoro nell’esercizio della comunione e della partecipazione.

Mons. Mauro Gallo
Vicario generale