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COMUNICATO – Preoccupazione, trepidazione e speranza per i lavoratori del nostro territorio

Appello del Vescovo per i lavoratori della zona industriale di Melfi

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

Preoccupazione, trepidazione e speranza

per i lavoratori del nostro territorio

 COMUNICATO

  1. La Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa, che cammina insieme agli uomini e alle donne che abitano il territorio del Vulture-Melfese, partecipa con preoccupazione e trepidazione alle problematiche che stanno interessando l’area industriale del nostro comprensorio. Come Vescovo, in questo tempo di straordinaria e difficile transizione, sento il dovere di farmi portavoce delle lavoratrici e dei lavoratori, delle famiglie e dei giovani in difesa del diritto al lavoro. La Chiesa locale, nell’auspicare un futuro sostenibile, che garantisca il lavoro per tutti e per ognuno, offre la propria collaborazione per costruire sul territorio una società più coesa e solidale, affinché possano essere gestite e risolte le dolorose questioni che da tempo gravano sulle fasce più deboli e fragili della popolazione. E’ necessario, infatti, accompagnare “insieme” le trasformazioni economiche e produttive in atto, facendo in modo che il nostro territorio non venga escluso dall’innovazione tecnologica e dallo sviluppo digitale.
  2. Viva è la preoccupazione per l’incompiuta definizione della vertenza “Auchan”, che vede 100 lavoratori in sospensione, senza aver ancora intercettato un nuovo player per la gestione dell’insediamento. Per evitare la perdita definitiva del lavoro è doveroso intraprendere tutte le più utili iniziative da parte dei soggetti pubblici preposti, tra cui la Regione e gli attori istituzionali di ogni livello. La sfida ad elevare il livello di attenzione nella difesa dei processi produttivi ed occupazionali, con ogni mezzo possibile, nell’area strategica del Melfese, non può e non deve cessare. Tutti sappiamo che un ridimensionamento, anche limitato del 5-10%, dell’assetto occupazionale potrebbe provocare un “effetto domino” travolgente nel contesto locale, con il consequenziale incremento di forme gravi di povertà. A tal proposito, è bene ricordare in questa sede il principio costituzionale per cui l’iniziativa economica privata «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana» (art. 41, secondo comma).
  3. In tale prospettiva, con altrettanta trepidazione la comunità ecclesiale segue i contatti tra le parti istituzionali, sindacali e “Stellantis” per definire la centralità dello stabilimento melfitano, i nuovi impegni produttivi ed i connessi piani di attività. Occorre, in primo luogo, un grande piano straordinario per l’auto, oltre l’emergenza, che affronti le scelte di politica industriale e di regolazione della domanda e dell’offerta e di sostegno alla formazione. La comunità cristiana auspica che l’occupazione ed il futuro dei lavoratori interessati siano sempre al primo posto nei processi di riconversione verso la sfera dell’elettrico, nella modalità di una transizione sostenibile e graduale, come di recente in più sedi riaffermato, per evitare ricadute negative sotto l’aspetto produttivo ed ancor più occupazionale.
  4. La Chiesa esprime, con intensità e costanza, la propria vicinanza solidale alla storia di tutti i lavoratori, che animano e conferiscono valore umano all’intero funzionamento della fabbrica-auto, che è ormai coessenziale al nostro territorio. La soluzione delle difficili e complesse problematiche che interessano il settore automobilistico non può percorrere le vie del restringimento ed impoverimento della base produttiva con la conseguente riduzione di uno stabilimento avanzato come quello di Melfi. Lo stabilimento di Melfi rappresenta, infatti, un significativo potenziale tecnologico, produttivo e occupazionale per tutto il Mezzogiorno d’Italia, che si è costruito nel tempo e che è stato non utilizzato appieno. Esso non può essere vanificato in tutte le sue potenzialità secondo i parametri di un’economia dello scarto, penalizzando il vero progresso umano. Su tale peculiare aspetto, la Dottrina Sociale della Chiesa afferma, tra l’altro, che: «il progresso, […] deve compiersi mediante l’uomo e per l’uomo e deve produrre frutti nell’uomo. Una verifica del progresso sarà il sempre più maturo riconoscimento della finalità del lavoro e il sempre più universale rispetto dei diritti ad esso inerenti, conformemente alla dignità dell’uomo, soggetto del lavoro» (Giovanni Paolo II, Lettera enciclica, Laborem Exercens, 18).
  5. I prossimi confronti con la casa automobilistica devono smentire i timori che circolano nella popolazione. Per il futuro del nostro territorio è necessario che prevalga, invece, un disegno di grande ripresa per la riqualificazione dello stabilimento melfitano. Ora è il tempo di scelte chiare che siano efficacemente a sostegno del mondo del lavoro. Il recente confronto con il Ministero competente del Governo italiano e “Stellantis” deve aprire nuovi spiragli e prospettive per una transizione giusta, così come le istituzioni europee ci indicano. Sono ancora attesi precisi e circostanziati “cronoprogrammi” sugli obiettivi di riconversione produttiva ed occupazionale dello stabilimento melfitano. Decisivo dovrà essere l’impegno delle politiche pubbliche per dare solidità e continuità al lavoro nel settore automotive. Mobilitando ed impiegando fondi già previsti e stanziati per continuare a formare i lavoratori, investire sulle infrastrutture per la rete di ricarica, nonché sostenere le aziende che fanno investimenti per autoprodurre energia elettrica per poter abbattere i costi. Una specifica e puntuale attenzione necessita anche l’indotto di Melfi, particolarmente rilevante per la sua capacità produttiva e per il valore della forza lavoro impegnata.
  6. Non bisogna dimenticare che tutto si può perdere se non si tiene presente che nella competizione dei mercati c’è innanzitutto il territorio e tutto quello che i lavoratori, le istituzioni, le forze sociali possono e devono fare, con ogni strumento che avvantaggi tutti ed ognuno. Nel nostro comprensorio sono presenti non solo tutti gli elementi essenziali per una ripresa ed un consolidamento di nuovi processi produttivi, ma anche le potenzialità per “abitare il nostro tempo” contrassegnato da grandi trasformazioni ambientali, tecnologiche e produttive. Uno straordinario impulso può derivare dal rilancio delle relazioni industriali, come strumento diretto di compartecipazione, la più larga e comprensiva. Sono nel segno della sperimentazione le recenti intese contrattuali, di pregio per aver concordato, tra l’altro, strumenti per monitorare la trasformazione aziendale in atto, l’accesso alle co-decisioni aziendali con le Commissioni, le norme sul “lavoro agile” ,e nuove forme organizzative, sul modello delle funzioni tecniche e gestionali (mod.Nea). E’ doveroso, infatti, porre al centro di ogni scelta politica, economica e sociale la promozione e la tutela della persona, nella consapevolezza che il lavoro degno dell’uomo, secondo l’insegnamento di Papa Francesco, deve essere “libero, creativo, partecipativo e solidale”.
  7. La Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, pertanto, avendo a cuore l’autentico progresso dell’uomo e della società, rivolge il suo appello a tutti coloro che sono coinvolti nelle decisioni sul futuro dei nostri lavoratori, affinché “insieme” si possano risolvere i problemi del lavoro nel nostro territorio, per il bene delle famiglie, e in particolare dei giovani. La Chiesa diocesana con umiltà, ma con determinazione, continuerà a prestare la sua voce alla propria gente e farà la sua parte per favorire il dialogo in vista della ricerca di soluzioni possibili e concrete.

Melfi, 13 marzo 2023.

+ Ciro Fanelli

Vescovo


Santa messa per la pace - venerdì 10 marzo ore 18:00

INSIEME PER LA PACE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

INSIEME PER LA PACE

Carissimi,

Papa Francesco con la sua parola, quasi ogni giorno, sta chiedendo a tutti un forte impegno per la pace. Come comunità cristiana, ad un anno dall’inizio della guerra tra la Russia e  l’Ucraina, mentre accogliamo gli appelli del Papa, sentiamo forte il dovere di affermare il nostro “no” alla guerra. Per questa ragione,

VENERDÌ 10 MARZO,

aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE),

CELEBRERÒ ALLE ORE 18:00 NELLA CATTEDRALE DI MELFI UNA SANTA MESSA

per le vittime della guerra e per la pace nel mondo.

In Ucraina, così come in tante altre parti del mondo si muore ogni giorno a causa di conflitti fratricidi! Purtroppo, insieme alla gente, muore anche la speranza in un futuro migliore. Vogliamo, in questa ora buia per l’umanità, condividere con tutti gli uomini di buona volontà l’appello di san Giovanni XXIII: «Al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può ricostruire nella vicendevole fiducia» (Enciclica, Pacem in terris, n. 39).

Come credenti in Cristo Gesù, Re della Pace, insieme a tutte le donne e agli uomini di buona volontà, mentre siamo convinti dell’insostituibile ruolo della diplomazia per avviare un dialogo effettivo tra le parti in conflitto, vogliamo anche essere lievito di un mondo in cui regni la giustizia, la pace e la concordia e siano realmente superate le lotte e le divisioni.

Con la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali al fine di sensibilizzare tutti i cittadini e tutte le componenti del nostro territorio (istituzionali, sociali, politiche, sindacali e culturali), abbiamo organizzato

A MELFI GIOVEDÌ 16 MARZO ALLE ORE 19:00 la

MARCIA PER LA PACE

per ribadire che, nel rispetto del diritto alla difesa, è urgente trovare spazi di dialogo per porre fine a una crisi internazionale aggravata dalla minaccia nucleare. La “marcia per la pace”, silenziosa, partirà da Piazza Pasquale Festa Campanile, antistante al Palazzo comunale della Città di Melfi, e si concluderà in Cattedrale.

Conoscendo la Vostra sensibilità per il grande valore della pace e l’amicizia sociale, Vi invito alle due iniziative sopra indicate, promosse dalla comunità ecclesiale.

Sarà anche un’occasione concreta per manifestare la nostra vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra e per affidare al Signore il nostro desiderio di pace.

In attesa di poterci incontrare, Vi saluto cordialmente, augurando ogni bene.

Melfi, 8 marzo 2023

+ Ciro Fanelli

Vescovo

Veglia missionaria

Cattedrale di Melfi - 24 Marzo 2023 ore 19:00

Il 24 marzo 2023 ricorre la trentunesima Giornata dei Missionari Martiri. La celebrazione è collocata nel giorno dell’uccisione di Mons. Oscar Romero, avvenuta nel 1980, a memoria del suo impegno al fianco del popolo salvadoregno, oppresso da un regime elitario incurante della sorte dei più poveri e dei lavoratori.

INSIEME PER LA PACE

VENERDÌ 10 MARZO, SANTA MESSA PER LE VITTIME DELLA GUERRA E GIOVEDÌ 16 MARZO, MARCIA PER LA PACE

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

INSIEME PER LA PACE

Carissimi,

Papa Francesco con la sua parola, quasi ogni giorno, sta chiedendo a tutti un forte impegno per la pace. Come comunità cristiana, ad un anno dall’inizio della guerra tra la Russia e  l’Ucraina, mentre accogliamo gli appelli del Papa, sentiamo forte il dovere di affermare il nostro “no” alla guerra. Per questa ragione,

VENERDÌ 10 MARZO,

aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE),

CELEBRERÒ ALLE ORE 18:00 NELLA CATTEDRALE DI MELFI UNA SANTA MESSA

per le vittime della guerra e per la pace nel mondo.

In Ucraina, così come in tante altre parti del mondo si muore ogni giorno a causa di conflitti fratricidi! Purtroppo, insieme alla gente, muore anche la speranza in un futuro migliore. Vogliamo, in questa ora buia per l’umanità, condividere con tutti gli uomini di buona volontà l’appello di san Giovanni XXIII: «Al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può ricostruire nella vicendevole fiducia» (Enciclica, Pacem in terris, n. 39).

Come credenti in Cristo Gesù, Re della Pace, insieme a tutte le donne e agli uomini di buona volontà, mentre siamo convinti dell’insostituibile ruolo della diplomazia per avviare un dialogo effettivo tra le parti in conflitto, vogliamo anche essere lievito di un mondo in cui regni la giustizia, la pace e la concordia e siano realmente superate le lotte e le divisioni.

Con la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali al fine di sensibilizzare tutti i cittadini e tutte le componenti del nostro territorio (istituzionali, sociali, politiche, sindacali e culturali), abbiamo organizzato

A MELFI GIOVEDÌ 16 MARZO ALLE ORE 19:00 la

MARCIA PER LA PACE

per ribadire che, nel rispetto del diritto alla difesa, è urgente trovare spazi di dialogo per porre fine a una crisi internazionale aggravata dalla minaccia nucleare. La “marcia per la pace”, silenziosa, partirà da Piazza Pasquale Festa Campanile, antistante al Palazzo comunale della Città di Melfi, e si concluderà in Cattedrale.

Conoscendo la Vostra sensibilità per il grande valore della pace e l’amicizia sociale, Vi invito alle due iniziative sopra indicate, promosse dalla comunità ecclesiale.

Sarà anche un’occasione concreta per manifestare la nostra vicinanza alle popolazioni colpite dalla guerra e per affidare al Signore il nostro desiderio di pace.

In attesa di poterci incontrare, Vi saluto cordialmente, augurando ogni bene.

Melfi, 8 marzo 2023

+ Ciro Fanelli

Vescovo

Concorso Letterario “Vite che parlano”

Melfi, Salone degli Stemmi - Lunedi 27 Febbraio ore 10.30

L’ufficio missionario diocesano propone la Terza edizione del Concorso letterario “In dialogo con San Giustino De Jacobis” rivolto agli studenti degli Istituti d’Istruzione Secondaria di secondo grado del nostro territorio.
Il progetto si propone di far conoscere e valorizzare la figura del Santo, uomo del dialogo e dell’inclusione, modello di valori, bussola per una direzione al futuro dei giovani.

WEEKEND VOCAZIONALI

Il prossimo 4-5 marzo si terrà a Melfi il secondo weekend vocazionale per i ragazzi dai 13 ai 18 anni, promosso dall’Ufficio per la Pastorale delle Vocazioni e animato dalla suore apostoline. Domenica 5 a partire dalle 15:30  per coloro che non riusciranno a partecipare all’intero weekend ci sarà l’incontro vocazionale “Effatà”.

Formazione permanente del clero e degli operatori pastorali della diocesi di Melfi - Rapolla - Venosa martedì 7 marzo 2023

CAMMINO SINODALE

"Accompagnare gli adulti nella fede"

Nell’ambito del “cammino sinodale” diocesano, martedì 7 marzo la Diocesi vivrà l’incontro formativo “Accompagnare gli adulti nella fede”. L’incontro si terrà a Melfi presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile  e si dividerà in due momenti: al mattino, alle ore 10:30, per i presbiteri e al pomeriggio alle 18:30 per gli operatori pastorali e i componenti dei Consigli Pastorali.

L’incontro sarà tenuto dal prof. don Francesco Zaccaria, Docente di catechetica presso la Facoltà Teologica Pugliese e Presidente dell’AICA

MESSAGGIO DEL VESCOVO PER LA FESTA DI SANT’ALESSANDRO

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

 

“ABITIAMO LA TERRA E VIVIAMO CON FEDE”

Messaggio per la  festa di S. Alessandro

(9 febbraio 2023)

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

Guardare a S. Alessandro per imparare a testimoniare la fede

 

  1. quest’anno, sono grato al Signore nel consegnarvi questo mio messaggio in occasione della Solennità di S. Alessandro, perché esso vi raggiunge in un tempo di “grazia” per la nostra Chiesa diocesana: la riapertura della nostra Cattedrale con il dono delle Indulgenze e l’indizione della mia prima Visita Pastorale alla Diocesi. Ho scelto di intitolare il messaggio di quest’anno con le parole del salmo 37 “abitiamo la terra e viviamo con fede”  (salmo 37, 3), non solo perché le ritengo adatte ad esprimere il senso profondo del “cammino sinodale”, ma anche perché esse sono in piena in sintonia con il tema del nostro piano pastorale annuale, Abitare insieme la città da discepoli del Risorto. Alla luce della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa quest’anno siamo chiamati a vivere la festa di Sant’Alessandro, patrono della città di Melfi e dell’intera Diocesi, in chiave “sinodale” ovvero ad  “abitare” l’ora presente mettendoci in ascolto del Vangelo per leggere i segni della volontà di Dio per il nostro tempo. In primo luogo il Signore ci chiede di non chiuderci dinanzi alle numerose sofferenze della gente comune; in secondo luogo, ci chiede di non dimenticare il dramma di tanti fratelli e sorelle, sparsi nel mondo, che sono straziati dalla guerra e, in queste ultime ore, in Turchia e Siria sono devastati  dal terremoto. Abitare la terra e vivere con fede è ciò che il Signore Risorto chiede ad ogni battezzato! Quest’anno,  tutti insieme  – sacerdoti e fedeli, autorità politiche, civiche, militari e amministrative  – dobbiamo guardare al nostro patrono, S. Alessandro, per imparare da lui a testimoniare con coerenza la nostra fede opponendo alla “cultura della morte” e della “banalità” una “cultura della vita”  e del “pensiero critico”, impegnandoci a costruire una società dove la giustizia e la legalità, il lavoro e la solidarietà siano davvero i pilastri che ci consentono di incamminarci con certezza verso un futuro di speranza (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, 84-86).

 

L’impegno sociale è strettamente legato al Vangelo

 

  1. Sant’Alessandro, come tutti i martiri cristiani, ci insegna con la sua vita la franchezza della fede e il coraggio dell’amore, nel senso che ci sprona a non aver paura di annunciare il Vangelo nella sua integralità e in tutte le sue implicanze etiche.

Il nostro Santo Patrono ci mostra che la fede va vissuta con coraggio, altrimenti non possiamo ritenerci di essere cristiani. Questo implica che ogni battezzato deve sentire il dovere di offrire alla società umana – spesso lacerata da lotte, divisioni e sofferenze –   un contributo concreto affinché si possa realizzare concretamente il bene comune (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 177-185). L’impegno sociale del cristiano nel mondo è strettamente legato alla sua professione di fede battesimale. Il cristiano, pur sapendo  – come l’Apostolo Pietro –   di non possedere né argento né oro (cfr. At 3, 6), è però consapevole di avere qualcosa di molto più prezioso dell’oro da dare al mondo: il  Vangelo di Gesù Cristo (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 9-11).

Questa consapevolezza porta la comunità cristiana, anche con una certa fierezza, ad affermare che dal Vangelo si può ricavare sempre quanto di più nobile ed insostituibile ci possa essere per rendere la società veramente degna dell’uomo. Dal Vangelo il cristiano, infatti, riceve una consegna chiara e forte: la passione per il bene comune. Non dobbiamo affatto rinunciare a questo meraviglioso compito; se malauguratamente lo facessimo indeboliremmo la credibilità della nostra testimonianza (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 180-181).

La passione per il bene comune è un’attitudine, che ci riguarda tutti in quanto persone  e cittadini. Per il bene comune tutti devono impegnarsi. I cristiani in primo luogo. I battezzati, infatti, sanno che nella realizzazione del bene comune essi possono trarre dai valori della fede uno stimolo forte, nuovo e decisivo, per la costruzione di una società capace di offrire a tutti, specialmente agli ultimi, le condizioni concrete per potersi riscattare. Nella luce del Vangelo il cristiano riconosce il “bene comune” come  l’anima vera della comunità e la sua forza propulsiva più efficace (Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 217-232).

 

 

Risvegliare la coscienza ed ascoltarne la voce

 

  1. La nostra epoca, purtroppo, presenta, senza veli, i segni preoccupanti di una grave crisi. Oggi, l’unità e la solidarietà dell’unica famiglia umana è messa gravemente in pericolo; aumentano a dismisura gli squilibri sociali, le disparità economiche e le diverse forme di emarginazione. Nel nostro territorio rimane sempre grave il fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile; molto preoccupante continua ad essere la denatalità, il calo della popolazione. In questo contesto i poveri, purtroppo, diventano sempre più poveri. Non mancano i fenomeni di corruzione. Tra la gente si diffondono paura e Ancora più rattristante è la crisi che colpisce la famiglia. Abitare la terra e vivere con fede di fronte a questa crisi sociale, culturale ed economica significa soprattutto risvegliare la coscienza personale e collettiva ed ascoltarne la voce. Ascoltare l’appello della coscienza è sempre garanzia che l’impegno per edificare una “città” veramente degna dell’uomo sarà veramente efficace. Don Luigi Di Liegro, profetico direttore della Caritas della diocesi di Roma, affermava che “una città in cui un solo uomo soffre meno è una città migliore”. E’ questa la società che con il Vangelo nel cuore noi sogniamo e vogliamo; è questa la società che dobbiamo costruire insieme! Ma questo “sogno” non deve limitarsi ad essere in una sterile utopia; esso, invece, deve poter catalizzare intelligenze e volontà. Dobbiamo saper lottare per la verità! Sant’Alessandro, come tutti i martiri della storia del cristianesimo, è l’esempio palpabile del discepolo di Cristo che, rafforzato dalla fede, è pronto a lottare  per la verità fino a versare il proprio sangue, perdonando anche i nemici. Il sogno di una comunità veramente degna dell’uomo sarà realizzabile se, in secondo luogo, impareremo a rispettare la dignità della persona umana, che va sempre “venerata e onorata”, qualunque sia la sua età, la sua cultura, la sua religione e condizione di vita. Oggi, rispettare la persona umana deve significare anche non distruggere le diversità, ma dialogare con esse, perché solo così possiamo aprirci con speranza al futuro di una società multiculturale, multietnica e multi-religiosa. Questo sogno di una “nuova umanità” è realizzabile se l’impegno, prima di richiederlo agli altri, lo esigiamo da noi stessi, come insegnava sapientemente don Primo Mazzolari.  In terzo luogo, la costruzione di una società degna dell’uomo è possibile se ritroviamo il coraggio di denunciare le illegalità e le ingiustizie, consapevoli che ogni denuncia sarà credibile se si radicherà in un supplemento di moralità privata e pubblica!

 

I Santi vanno ammirati e amati, ma soprattutto imitati

 

  1. IL sogno evangelico di una società radicata nella carità, frutto maturo della fede, ha sostenuto Sant’Alessandro nell’affrontare le atrocità del martirio. Il nostro Santo Patrono ci insegna con la sua vita che, se rimaniamo uniti a Cristo, possiamo offrire al mondo una testimonianza bella e credibile! Questo lo esige la passione per il nostro territorio e la nostra gente. La coscienza morale, con il suo imperativo etico, chiede a tutti – credenti e non credenti – di offrire il proprio personale contributo per una società più solidale, più giusta, più inclusiva. Coerenza, onestà e disinteresse rendono credibile ogni impegno per il bene comune. Abitare la terra e vivere con fede, oggi, per noi che ci gloriamo di professare la fede in Cristo Risorto, significa anche ricordarsi che il nostro Dio è il Signore della storia e che, alla fine dei tempi, Egli giudicherà i vivi e i morti: il giudizio sarà sull’amore (Cfr. Mt 25, 31-46)!

 

Il comandamento dell’amore via maestra per realizzarci

 

  1. Per questo, carissimi fratelli e sorelle, “restiamo saldi nella fede” (cfr. Eb 4, 14), riconoscendo nel comandamento dell’amore la via maestra per realizzarci come persone e come comunità (cfr. Gv 15, 9-13; 1 Gv 4, 20-21). Noi, infatti, siamo coloro che hanno creduto all’amore di Dio (cfr. 1 Gv 4, 11-16), che solo può aprirci alla speranza. È su queste fondamenta che noi dobbiamo insieme “sognare”, insieme “programmare” e insieme “costruire” lo sviluppo della nostra comunità ecclesiale e civile.

Abbiamo bisogno di uomini e donne, di giovani soprattutto, che sappiano sognare, programmare e costruire insieme agli altri il bene comune; che sappiano credere fortemente nella forza delle relazioni, nell’impegno costante a rafforzare il senso più profondo della fratellanza, intesa come “amicizia sociale”, l’unica capace di coniugare i diritti con la responsabilità per il “bene comune” (Papa Francesco, Fratelli tutti, nn. 112-115).

Con queste parole, giunga a tutti voi la condivisione di una speranza, realistica e responsabile, che sola può aiutarci ad abitare con fede la nostra terra: “Il Signore Vi benedica e Vi protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di Voi e Vi sia propizio! Il Signore rivolga verso di Voi il suo volto e Vi dia la pace!’” (cf.  Nu 6, 24-26)!

 

+ Ciro Fanelli

Vescovo

 

Messaggio del Vescovo per la festa di S. Alessandro 9 febbraio 2023