MESSAGGIO DEL VESCOVO PER LA FESTA DI SANT’ALESSANDRO

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

 

“ABITIAMO LA TERRA E VIVIAMO CON FEDE”

Messaggio per la  festa di S. Alessandro

(9 febbraio 2023)

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

Guardare a S. Alessandro per imparare a testimoniare la fede

 

  1. quest’anno, sono grato al Signore nel consegnarvi questo mio messaggio in occasione della Solennità di S. Alessandro, perché esso vi raggiunge in un tempo di “grazia” per la nostra Chiesa diocesana: la riapertura della nostra Cattedrale con il dono delle Indulgenze e l’indizione della mia prima Visita Pastorale alla Diocesi. Ho scelto di intitolare il messaggio di quest’anno con le parole del salmo 37 “abitiamo la terra e viviamo con fede”  (salmo 37, 3), non solo perché le ritengo adatte ad esprimere il senso profondo del “cammino sinodale”, ma anche perché esse sono in piena in sintonia con il tema del nostro piano pastorale annuale, Abitare insieme la città da discepoli del Risorto. Alla luce della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa quest’anno siamo chiamati a vivere la festa di Sant’Alessandro, patrono della città di Melfi e dell’intera Diocesi, in chiave “sinodale” ovvero ad  “abitare” l’ora presente mettendoci in ascolto del Vangelo per leggere i segni della volontà di Dio per il nostro tempo. In primo luogo il Signore ci chiede di non chiuderci dinanzi alle numerose sofferenze della gente comune; in secondo luogo, ci chiede di non dimenticare il dramma di tanti fratelli e sorelle, sparsi nel mondo, che sono straziati dalla guerra e, in queste ultime ore, in Turchia e Siria sono devastati  dal terremoto. Abitare la terra e vivere con fede è ciò che il Signore Risorto chiede ad ogni battezzato! Quest’anno,  tutti insieme  – sacerdoti e fedeli, autorità politiche, civiche, militari e amministrative  – dobbiamo guardare al nostro patrono, S. Alessandro, per imparare da lui a testimoniare con coerenza la nostra fede opponendo alla “cultura della morte” e della “banalità” una “cultura della vita”  e del “pensiero critico”, impegnandoci a costruire una società dove la giustizia e la legalità, il lavoro e la solidarietà siano davvero i pilastri che ci consentono di incamminarci con certezza verso un futuro di speranza (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, 84-86).

 

L’impegno sociale è strettamente legato al Vangelo

 

  1. Sant’Alessandro, come tutti i martiri cristiani, ci insegna con la sua vita la franchezza della fede e il coraggio dell’amore, nel senso che ci sprona a non aver paura di annunciare il Vangelo nella sua integralità e in tutte le sue implicanze etiche.

Il nostro Santo Patrono ci mostra che la fede va vissuta con coraggio, altrimenti non possiamo ritenerci di essere cristiani. Questo implica che ogni battezzato deve sentire il dovere di offrire alla società umana – spesso lacerata da lotte, divisioni e sofferenze –   un contributo concreto affinché si possa realizzare concretamente il bene comune (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 177-185). L’impegno sociale del cristiano nel mondo è strettamente legato alla sua professione di fede battesimale. Il cristiano, pur sapendo  – come l’Apostolo Pietro –   di non possedere né argento né oro (cfr. At 3, 6), è però consapevole di avere qualcosa di molto più prezioso dell’oro da dare al mondo: il  Vangelo di Gesù Cristo (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 9-11).

Questa consapevolezza porta la comunità cristiana, anche con una certa fierezza, ad affermare che dal Vangelo si può ricavare sempre quanto di più nobile ed insostituibile ci possa essere per rendere la società veramente degna dell’uomo. Dal Vangelo il cristiano, infatti, riceve una consegna chiara e forte: la passione per il bene comune. Non dobbiamo affatto rinunciare a questo meraviglioso compito; se malauguratamente lo facessimo indeboliremmo la credibilità della nostra testimonianza (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 180-181).

La passione per il bene comune è un’attitudine, che ci riguarda tutti in quanto persone  e cittadini. Per il bene comune tutti devono impegnarsi. I cristiani in primo luogo. I battezzati, infatti, sanno che nella realizzazione del bene comune essi possono trarre dai valori della fede uno stimolo forte, nuovo e decisivo, per la costruzione di una società capace di offrire a tutti, specialmente agli ultimi, le condizioni concrete per potersi riscattare. Nella luce del Vangelo il cristiano riconosce il “bene comune” come  l’anima vera della comunità e la sua forza propulsiva più efficace (Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 217-232).

 

 

Risvegliare la coscienza ed ascoltarne la voce

 

  1. La nostra epoca, purtroppo, presenta, senza veli, i segni preoccupanti di una grave crisi. Oggi, l’unità e la solidarietà dell’unica famiglia umana è messa gravemente in pericolo; aumentano a dismisura gli squilibri sociali, le disparità economiche e le diverse forme di emarginazione. Nel nostro territorio rimane sempre grave il fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile; molto preoccupante continua ad essere la denatalità, il calo della popolazione. In questo contesto i poveri, purtroppo, diventano sempre più poveri. Non mancano i fenomeni di corruzione. Tra la gente si diffondono paura e Ancora più rattristante è la crisi che colpisce la famiglia. Abitare la terra e vivere con fede di fronte a questa crisi sociale, culturale ed economica significa soprattutto risvegliare la coscienza personale e collettiva ed ascoltarne la voce. Ascoltare l’appello della coscienza è sempre garanzia che l’impegno per edificare una “città” veramente degna dell’uomo sarà veramente efficace. Don Luigi Di Liegro, profetico direttore della Caritas della diocesi di Roma, affermava che “una città in cui un solo uomo soffre meno è una città migliore”. E’ questa la società che con il Vangelo nel cuore noi sogniamo e vogliamo; è questa la società che dobbiamo costruire insieme! Ma questo “sogno” non deve limitarsi ad essere in una sterile utopia; esso, invece, deve poter catalizzare intelligenze e volontà. Dobbiamo saper lottare per la verità! Sant’Alessandro, come tutti i martiri della storia del cristianesimo, è l’esempio palpabile del discepolo di Cristo che, rafforzato dalla fede, è pronto a lottare  per la verità fino a versare il proprio sangue, perdonando anche i nemici. Il sogno di una comunità veramente degna dell’uomo sarà realizzabile se, in secondo luogo, impareremo a rispettare la dignità della persona umana, che va sempre “venerata e onorata”, qualunque sia la sua età, la sua cultura, la sua religione e condizione di vita. Oggi, rispettare la persona umana deve significare anche non distruggere le diversità, ma dialogare con esse, perché solo così possiamo aprirci con speranza al futuro di una società multiculturale, multietnica e multi-religiosa. Questo sogno di una “nuova umanità” è realizzabile se l’impegno, prima di richiederlo agli altri, lo esigiamo da noi stessi, come insegnava sapientemente don Primo Mazzolari.  In terzo luogo, la costruzione di una società degna dell’uomo è possibile se ritroviamo il coraggio di denunciare le illegalità e le ingiustizie, consapevoli che ogni denuncia sarà credibile se si radicherà in un supplemento di moralità privata e pubblica!

 

I Santi vanno ammirati e amati, ma soprattutto imitati

 

  1. IL sogno evangelico di una società radicata nella carità, frutto maturo della fede, ha sostenuto Sant’Alessandro nell’affrontare le atrocità del martirio. Il nostro Santo Patrono ci insegna con la sua vita che, se rimaniamo uniti a Cristo, possiamo offrire al mondo una testimonianza bella e credibile! Questo lo esige la passione per il nostro territorio e la nostra gente. La coscienza morale, con il suo imperativo etico, chiede a tutti – credenti e non credenti – di offrire il proprio personale contributo per una società più solidale, più giusta, più inclusiva. Coerenza, onestà e disinteresse rendono credibile ogni impegno per il bene comune. Abitare la terra e vivere con fede, oggi, per noi che ci gloriamo di professare la fede in Cristo Risorto, significa anche ricordarsi che il nostro Dio è il Signore della storia e che, alla fine dei tempi, Egli giudicherà i vivi e i morti: il giudizio sarà sull’amore (Cfr. Mt 25, 31-46)!

 

Il comandamento dell’amore via maestra per realizzarci

 

  1. Per questo, carissimi fratelli e sorelle, “restiamo saldi nella fede” (cfr. Eb 4, 14), riconoscendo nel comandamento dell’amore la via maestra per realizzarci come persone e come comunità (cfr. Gv 15, 9-13; 1 Gv 4, 20-21). Noi, infatti, siamo coloro che hanno creduto all’amore di Dio (cfr. 1 Gv 4, 11-16), che solo può aprirci alla speranza. È su queste fondamenta che noi dobbiamo insieme “sognare”, insieme “programmare” e insieme “costruire” lo sviluppo della nostra comunità ecclesiale e civile.

Abbiamo bisogno di uomini e donne, di giovani soprattutto, che sappiano sognare, programmare e costruire insieme agli altri il bene comune; che sappiano credere fortemente nella forza delle relazioni, nell’impegno costante a rafforzare il senso più profondo della fratellanza, intesa come “amicizia sociale”, l’unica capace di coniugare i diritti con la responsabilità per il “bene comune” (Papa Francesco, Fratelli tutti, nn. 112-115).

Con queste parole, giunga a tutti voi la condivisione di una speranza, realistica e responsabile, che sola può aiutarci ad abitare con fede la nostra terra: “Il Signore Vi benedica e Vi protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di Voi e Vi sia propizio! Il Signore rivolga verso di Voi il suo volto e Vi dia la pace!’” (cf.  Nu 6, 24-26)!

 

+ Ciro Fanelli

Vescovo

 

Messaggio del Vescovo per la festa di S. Alessandro 9 febbraio 2023