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OMELIA DEL VESCOVO – MESSA PER IL LAVORO E LA DIGNITÀ

OMELIA DEL VESCOVO S.E. MONS. CIRO FANELLI

In occasione della messa per il lavoro e la dignità

Presso i cancelli di Stellantis a S. Nicola di Melfi

Melfi 23 dicembre 2025

Fratelli e sorelle,
cari lavoratori, care famiglie,

ci troviamo qui nell’antivigilia del Natale, alle porte della festa in cui Dio entra nella storia non con la forza, ma con la fragilità di un bambino.
Non nasce in un palazzo, ma in una stalla.
Non nasce nella sicurezza, ma nella precarietà.
Non nasce tra potenti, ma tra poveri.

Siamo qui, davanti a questi cancelli, non per fare un gesto simbolico, ma per ascoltare un grido. La Bibbia ci dice che Dio è un Dio che ascolta: «Ho visto la miseria del mio popolo, ho udito il suo grido» (Es 3,7). Il Vangelo non ci permette di restare neutrali davanti alla sofferenza. Quando un uomo perde il lavoro, quando una famiglia perde la casa, quando la dignità viene calpestata, non siamo davanti a un semplice problema economico o tecnico: siamo davanti a una ferita morale e spirituale che riguarda tutti.

Quel grido oggi ha un nome, ha volti concreti, ha storie precise.
È il grido di chi teme di perdere il lavoro.
È il grido di chi non sa come mantenere i figli.
È il grido di chi vede incrinarsi la dignità conquistata con anni di fatica.

E io, come Vescovo, non posso tacere. La Chiesa non può tacere. Non può tacere davanti all’ingiustizia. Non può tacere davanti alla disperazione dei poveri e al dolore di tante famiglie che trepidano per il futuro dei propri figli. Tacere significherebbe tradire il Vangelo. Gesù nel Vangelo non chiede mai: “Di chi è la colpa?” Chiede piuttosto: “Chi si farà prossimo?” E quando parla del giudizio finale, non parla di ideologie o strategie politiche, ma di cose concrete: avevo fame, avevo sete, ero senza casa, ero nudo, ero senza lavoro, ero solo. Il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento: è pane, dignità, pace per la famiglia. La casa non è solo un tetto: è sicurezza, intimità, futuro. Toglierli significa togliere molto più di un bene materiale: significa ferire la persona.

La Parola di Dio è chiara:
«Guai a chi fa leggi inique e priva del diritto i miseri» (Is 10,1).
E ancora:
«Il salario dei lavoratori grida, ed è giunto fino agli orecchi del Signore» (Gc 5,4).

Il lavoro non è una concessione, non è una variabile da sacrificare. Il lavoro è pane, dignità, futuro, pace nelle case. Quando il lavoro viene meno, non crolla solo un bilancio: crolla una famiglia, si spezza una speranza, si ferisce la persona. La casa non è solo un tetto: è sicurezza, intimità. Toglierli significa togliere molto più di un bene materiale: significa ferire la persona. La Chiesa ci ricorda che la società esiste per l’uomo, non l’uomo per la società. Le leggi, l’economia, la politica hanno senso solo se sono ordinate al bene comune, cioè alla vita concreta delle persone, soprattutto dei più deboli. Quando le strutture diventano ingiuste, il cristiano non può limitarsi alla preghiera silenziosa: è chiamato a trasformare la realtà, a rimettere al centro l’uomo.

Gesù stesso ha lavorato con le mani. Ha conosciuto la fatica, il sudore, la precarietà.
E quando ha annunciato il Regno di Dio, ha detto: «Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Non una vita dimezzata, non una vita nella paura, non una vita umiliata. Davanti a questa situazione, qualcuno dirà che si tratta di scelte tecniche, di strategie industriali, di logiche di mercato. Ma il Vangelo ci insegna che nessuna logica economica può essere separata dalla giustizia. «Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27). E possiamo dirlo con forza: l’economia è per l’uomo, non l’uomo per l’economia.

Qui non siamo davanti a numeri, ma a persone.
Non a esuberi, ma a padri e madri.
Non a costi, ma a vite.

Gesù, nel Vangelo del giudizio finale, non chiede quanta efficienza abbiamo prodotto. Chiede: «Avevo fame… avevo bisogno… ero nel bisogno» (Mt 25). E ci ricorda che Dio si identifica con chi soffre.

Per questo oggi la Chiesa è qui.
Non contro qualcuno, ma per qualcuno.
Per i lavoratori.
Per le famiglie.
Per questo territorio.

Chiedo con forza a chi ha responsabilità economiche e politiche: mettete al centro l’uomo. Non lasciate soli questi lavoratori. Non condannate un’intera comunità all’incertezza e alla paura. E a voi, cari lavoratori, voglio dire una cosa con rispetto e verità: la vostra dignità non è in vendita. Non siete invisibili. Il vostro grido arriva a Dio. La Chiesa camminerà con voi. Vi accompagnerà. Continuerà a far sentire la sua voce.

Perché, come ci ricorda il Vangelo, «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6). Affidiamo questa lotta, questa attesa, questa speranza al Signore. E chiediamo il coraggio di non rassegnarci mai all’ingiustizia. Fratelli e sorelle, questo vale per chi governa, ma vale anche per ciascuno di noi. Nella famiglia, nel lavoro, nella comunità, nella città:
se c’è qualcuno che soffre, io ho un dovere preciso davanti a Dio. Non posso voltarmi dall’altra parte. Non posso dire: “Non mi riguarda”. La fede vera non separa l’altare dalla strada, la preghiera dalla vita, la Messa dalla giustizia. La carità che non diventa giustizia è incompleta. E la giustizia senza amore diventa disumana.

Chiediamo al Signore un cuore come il suo:
capace di vedere,
capace di compatire,
capace di agire.

E affidiamo a Dio le conseguenze del bene fatto. Perché fare il bene perché è bene è l’unico calcolo che il Vangelo ci permette.

La speranza non è illusione. La speranza è sapere che Dio cammina con il suo popolo, anche nel deserto.

Il profeta Isaia ci dona una promessa per il futuro: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Noi vogliamo credere che anche per questo territorio, per questi lavoratori, per queste famiglie, può germogliare qualcosa di nuovo.

Entriamo nel Natale e nel nuovo anno 2026 con questa certezza: Dio nasce dove c’è bisogno, e dove c’è giustizia che lotta, lì il Vangelo è già all’opera. Affidiamo al Signore questo tempo difficile. Affidiamo a Lui il lavoro, le famiglie, il futuro. E chiediamo la grazia di non rassegnarci mai all’ingiustizia, perché «beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» (Mt 5,6).  Che il Bambino di Betlemme custodisca ciascuno di voi e faccia del nuovo anno un tempo di dignità, di pace e di lavoro.


Santa Messa per il lavoro e la dignità

Santa Messa per il lavoro e la dignità

Presieduta da S.E. Mons. Ciro Fanelli

Martedì 23 dicembre 2025 ore 15.30 – Presso il presidio dei lavoratori dell’area industriale di S. Nicola di Melfi – PMC

Il lavoro come tema e come valore è da sempre sul tavolo delle attenzioni primarie della Chiesa universale. La comunità cristiana non perde occasione per sollecitare il riconoscimento della dignità del lavoro e della persona; per richiamare l’attenzione al Creato e all’ambiente di vita e lavoro; per ricordare che il lavoro è al centro di ogni patto sociale. Papa Francesco lo ha scritto più volte nei documenti magisteriali, lo ha ricordato nelle sue visite a situazioni emblematiche: il 27 maggio 2017 all’Ilva di Genova sottolineò: «Il lavoro è travaglio: sono doglie per poter generare poi gioia per quello che si è generato insieme. Senza ritrovare una cultura che stima la fatica e il sudore, non ritroveremo un nuovo rapporto col lavoro e continueremo a sognare il consumo di puro piacere. Il lavoro è il centro di ogni patto sociale: non è un mezzo per poter consumare, no. È il centro di ogni patto sociale».

Area industriale San Nicola di Melfi: TERREMOTO SOCIALE

COMUNICATO – DIOCESI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

Area industriale San Nicola di Melfi: TERREMOTO SOCIALE

 

«Il lavoro è una realtà fondamentale per la vita sociale,

perché è attraverso il lavoro che l’uomo non solo trasforma il mondo,

ma realizza anche sé stesso come persona.»

(San Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 4)

 

Ieri pomeriggio il Vescovo della diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa, mons. Ciro Fanelli, insieme a rappresentanti degli uffici di curia, su richiesta dei lavoratori degli indotti Stellantis PMC e Tiberina, si è recato presso i loro sit-in per ascoltare da vicino un disagio che è ormai diventato insostenibile. La precarietà cresce, la paura di perdere il lavoro si fa più concreta e le conseguenze sociali ed economiche investirebbero non solo la Basilicata, ma l’intero Mezzogiorno d’Italia.

Mons. Fanelli ha scelto di rivolgersi alla comunità in un momento che ha definito senza esitazione un terremoto sociale, non sono le case a crollare, ma le persone: affetti, famiglie, storie di dignità ferita. È un dolore che attraversa il territorio e che non può lasciare inerti o indifferenti. Egli ha ribadito di essere con i lavoratori e per i lavoratori: non vi è altro interesse che il bene delle persone. Oggi la cosa più urgente è prendere consapevolezza di ciò che sta accadendo, lasciare che la realtà parli con le sue parole , riconoscere ciò che accade senza ambiguità, perché è da una verità condivisa che nasce la capacità di affrontare il problema come comunità.

Viene sottolineata la necessità che una voce autorevole della politica nazionale faccia finalmente sentire la propria presenza, rendendo necessario che tutte le parti coinvolte, inclusa Stellantis, si siedano a un unico tavolo che abbracci l’intero comparto produttivo: non momenti di confronto isolati, non soluzioni parziali, ma un dialogo serio, unitario e complessivo capace di tenere insieme tutte le realtà dell’indotto.

Gli operai lo hanno affermano con forza: “non intendiamo vivere di assistenzialismo, desideriamo soltanto la nostra dignità”, e ricordano come, quando fu chiesto loro di sostenere turni più pesanti, abbiano risposto senza esitazione, mettendo da parte il tempo con le proprie famiglie pur di garantire continuità al lavoro. Nonostante questo impegno generoso, oggi si trovano davanti a produzioni trasferite e contratti delocalizzati verso paesi dove il costo del lavoro è inferiore e le tutele sono fragili, una dinamica che assume i tratti di un vero neo-colonialismo industriale.

Il Vescovo ha  richiamato con forza che non compete alla Chiesa individuare soluzioni tecniche a questioni che nel tempo sono divenute complesse e radicate;  è indispensabile un impegno unitario, concreto e realmente condiviso, capace di rimettere al centro la dignità delle persone e di aprire prospettive di futuro per i territori colpiti. Solo un’azione corale, ha sottolineato, può interrompere il circolo dell’incertezza e restituire fiducia a comunità già provate da anni di fragilità.

Per il vescovo è indispensabile che sindacati, istituzioni e rappresentanze territoriali trovino una convergenza autentica, capace di andare oltre le dichiarazioni di principio e di tradursi in impegni concreti e condivisi. Solo un passo corale che unisca tutte le energie del territorio può offrire ai lavoratori quella stabilità e quelle garanzie che oggi mancano, e disinnescare una vera e propria bomba sociale che si addensa all’orizzonte.

Mons. Fanelli ha rinnovato il suo impegno a restare accanto ai lavoratori, perché in un momento tanto delicato nessuno si senta abbandonato o privo di sostegno.

«Nessuna famiglia, nessun gruppo di persone e neppure uno Stato può affrontare da solo le difficoltà del nostro tempo. Occorre una comunità che sostiene, che aiuta, che accompagna.» (Papa Francesco, Fratelli Tutti, 8)

 


La parola N. 9 novembre 2025

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L’editoriale

La Chiesa unita come i due laghi di Monticchio

Sulle pendici del Monte Vulture, incastonati in una cornice di boschi rigogliosi, si trovano i due laghi di Monticchio: il Lago Grande e il Lago Piccolo. A prima vista appaiono distinti, separati da un lembo di terra che ne delimita le acque. Eppure, chi conosce il loro segreto sa che condividono la stessa origine: il cratere di un antico vulcano. Le loro acque, pur seguendo percorsi diversi, si alimentano da una medesima sorgente sotterranea e appartengono a un unico, delicato ecosistema.
Questa immagine può diventare una splendida metafora della Chiesa di Cristo. Anche le comunità cristiane, nelle loro diverse tradizioni – cattolica, ortodossa, protestante – possono sembrare distanti nella forma, nei riti, nelle espressioni della fede. Tuttavia, al di sotto di ciò che appare, scorrono legami profondi e invisibili: la stessa Parola, lo stesso Battesimo, la stessa fede nel Signore Gesù, la stessa linfa dello Spirito Santo.
Come i due laghi di Monticchio, la Chiesa vive di una comunione sotterranea che la unisce al suo centro, Cristo risorto, sorgente viva e inesauribile. Le differenze non cancellano l’unità, ma la arricchiscono, come diverse sfumature di uno stesso paesaggio spirituale.
Guardando i due laghi, possiamo allora lasciarci ispirare da questa armonia: anche noi, popolo di Dio, siamo chiamati a riscoprire ciò che ci unisce più di ciò che ci divide, a valorizzare i legami che, nel silenzio dello Spirito, continuano a scorrere sotto la superficie della storia.
Come il Lago Grande e il Piccolo, che sembrano divisi ma condividono la stessa sorgente, così la Chiesa, pur nelle sue differenze, è unita nella radice viva di Cristo.

Don Rocco di Pierro
Direttore Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali

La parola N.9Indice La parola N.9

CENTRO PASTORALE PER LA FAMIGLIA “MONS. VINCENZO COZZI”

La progettualità della nostra Chiesa diocesana dopo la Visita Pastorale del Vescovo Mons. Ciro Fanelli intende incrementare l’azione a favore delle famiglie.

Ricordando l’azione del Servo di Dio S.E. Mons. Vincenzo Cozzi nel far nascere in diocesi una speciale cura pastorale per le famiglie mercoledì 26 novembre verrà inaugurato il CENTRO PASTORALE PER LA FAMIGLIA “MONS. VINCENZO COZZI”.

La salute è un bene comune e un diritto di tutti

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

UFFICIO PASTORALE SANITARIA

UFFICIO PASTORALE SOCIALE – LAVORO – LEGALITÀ

CONSULTA DIOCESANA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI

COMUNICATO

 

La salute è un bene comune e un diritto di tutti

(Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, 2022)

“Curare significa prendersi carico dell’altro, non solo guarirlo;

e questo richiede tempo, attenzione e prossimità.”

(Papa Francesco, Discorso ai medici cattolici italiani, 15 novembre 2014)

 

Negli ultimi giorni, da più parti del territorio diocesano, sono giunte segnalazioni che destano profonda preoccupazione per la condizione del sistema sanitario locale: dai presidi ospedalieri di Melfi e Venosa, dove si registrano tempi di attesa lunghissimi e carenza di personale, fino alla grave crisi del servizio di continuità assistenziale nel Vulture.

Si tratta di una situazione grave e allarmante che mette in evidenza la crescente fragilità del nostro sistema sanitario territoriale. In particolare, desta profonda preoccupazione lo stato del Servizio Territoriale di Continuità Assistenziale (Guardia Medica), ormai incapace di garantire un’assistenza costante a causa della drammatica carenza di medici e della conseguente impossibilità di coprire regolarmente i turni.

La chiusura della sede e l’accorpamento dell’utenza di Rionero in Vulture con quelle di Barile e Atella hanno generato un effetto a catena che ha compromesso la qualità e la tempestività del servizio, lasciando cittadini e operatori in una condizione di crescente disorientamento e fatica.

Ciò che oggi accade a Rionero e nei comuni limitrofi è il sintomo di un problema più profondo: un vuoto istituzionale che mina la garanzia dei servizi pubblici essenziali, a partire dal diritto fondamentale alla salute. Non è solo una questione di inefficienza organizzativa, ma di responsabilità civile e morale.

È una ferita che interpella le coscienze, una chiamata urgente alle istituzioni affinché restituiscano dignità, risorse e attenzione a un sistema sanitario che rischia di perdere il suo volto umano.

La Dottrina Sociale della Chiesa ricorda con chiarezza che «la persona umana deve essere sempre il fine e non il mezzo dell’agire sociale ed economico» (Compendio DSC, n. 132), e che «il diritto alla salute, fondato sulla dignità della persona, impone di garantire condizioni di accesso alle cure per tutti, specialmente per i più poveri» (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, 2022). Come Chiesa diocesana esprimiamo vicinanza e sostegno:

  • ai cittadini che vivono con amarezza il venir meno del diritto alla salute;
  • agli operatori sanitari che, pur in condizioni difficili, continuano a servire con dedizione e senso del dovere;
  • alle istituzioni civili e sanitarie affinché si aprano con urgenza percorsi di confronto e corresponsabilità.

Non si può accettare che la salute diventi un privilegio o che l’efficienza si anteponga alla dignità della persona. Ogni struttura sanitaria, pubblica o convenzionata, deve restare luogo di cura e di umanità, non di solitudine o di abbandono.

Rivolgiamo un appello alla Regione Basilicata e ai vertici dell’ASP perché si garantisca la piena funzionalità dei servizi ospedalieri e territoriali, restituendo fiducia ai cittadini e valore al lavoro di chi opera nel settore sanitario.

Come operatori ecclesiali, rinnoviamo l’impegno a promuovere, in collaborazione con associazioni, sindacati, amministratori e cittadini, un patto di corresponsabilità per la tutela del diritto alla salute, segno concreto di una comunità che non lascia indietro nessuno.

Melfi, 15 novembre 2025

Ufficio Pastorale Sanitaria

Ufficio Pastorale Sociale – Lavoro – Legalità

Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali


Chiusura della Visita Pastorale e indizione del Sinodo diocesano

DIOCESI DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA

 

UFFICIO PER LE COMUNICAZIONI SOCIALI

COMUNICATO

 

Chiusura della Visita Pastorale e indizione del Sinodo diocesano

 

Domenica 5 ottobre 2025 la diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa vivrà un momento di alto valore ecclesiale. Alle ore 18.00 nella Cattedrale S. Maria Assunta di Melfi il vescovo mons. Ciro Fanelli presiederà la S. Messa a conclusione della sua prima Visita Pastorale e, nella stessa celebrazione, indirà il primo Sinodo diocesano. Il precedente, celebrato nel 1950, vedeva le due diocesi unite solo nella persona del vescovo e non nell’attuale configurazione ecclesiastica.

La Visita Pastorale, dal tema “Sto alla porta e busso” (Ap 3,20), riprende lo stesso slogan della Visita del vescovo mons. Cozzi, di cui è in corso la fase diocesana del processo di beatificazione, e, oltre agli aspetti amministrativi che le sono propri, si è nutrita di valori umani e spirituali.

Essa è nata da un lavoro corale e sinodale, poiché debitamente preparata da una apposita commissione, e il suo calendario si è sviluppato valorizzando le quattro zone pastorali in cui la diocesi è suddivisa.

Il vescovo si è recato in tutte le parrocchie della diocesi, dove ha sostato una settimana, condividendo in pieno con i rispettivi parroci le attività ordinarie di ciascuna comunità, dalla più piccola alla più grande.

Oltre che alle comunità ecclesiali, la Visita si è estesa al territorio e a tutte le sue espressioni istituzionali: consigli comunali, scuole di ogni ordine e grado, ospedali e case di cura, caserme, attività commerciali, strutture ricreative e di natura sociale.
Si è trattato di un’esperienza di grande intensità, che ha permesso al vescovo di avere una conoscenza capillare della diocesi, anche attraverso le tante visite agli ammalati che sono state programmate. Nel contempo, le comunità ecclesiali hanno avuto modo di creare rete e proficue collaborazioni con il mondo civile, mondo che ha manifestato una grande attenzione e cordialità a tale esperienza ecclesiale, in cui mons. Fanelli è stato anche coadiuvato da sacerdoti e membri di Uffici di Curia.

A dimostrazione della significatività del legame con il pastore della diocesi, nei Comuni di Barile e di San Fele è stata conferita al vescovo la cittadinanza onoraria.

Per non disperdere il lavoro svolto e dare piuttosto efficace continuità, durante la celebrazione eucaristica del 5 ottobre, il vescovo consegnerà ai parroci e ai segretari dei Consigli Pastorali Parrocchiali una prima e particolare restituzione della Visita Pastorale e farà proclamare il decreto di indizione del primo Sinodo diocesano della Chiesa che è in Melfi-Rapolla-Venosa, come già preannunciato in una lettera indirizzata al popolo di Dio alla vigilia della solennità di Pentecoste.

Il contesto liturgico della Pentecoste ben comunica l’espressione teologica e comunitaria del Sinodo, esperienza che invita tutto il popolo di Dio ad essere lievito e sale per il territorio che la diocesi, in tutte le sue espressioni, abita.

La scelta del vescovo, inoltre, è ottimamente inserita nel Cammino sinodale, che ha conosciuto una dimensione universale e che, a fine ottobre, vedrà anche la fase finale del Sinodo delle Chiese che sono in Italia.

Il Sinodo diocesano, così come la Visita Pastorale, avrà un periodo preparatorio, uno celebrativo vero e proprio, e uno attuativo.

Si auspica che possa essere un momento di grande coinvolgimento, di risveglio e di maggiore determinazione per l’efficacia dell’annuncio del Vangelo agli uomini e alle donne che abitano l’oggi complesso della storia.

Melfi, 1 ottobre 2025


Partecipa anche tu alla marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità – 12 ottobre 2025

Marcia PerugiAssisi
della pace e della fraternità

La Diocesi invita tutti a mobilitarsi e unirsi con cuore e piedi alla Marcia PerugiAssisi per la Pace e la Fraternità, che si terrà il 12 ottobre 2025. Con partenza dai Giardini del Frontone di Perugia e arrivo ad Assisi, lungo un percorso di circa 24 chilometri, la marcia rappresenta da oltre sessant’anni un segno profetico di unità e impegno civile.
In un tempo in cui guerre e conflitti continuano a ferire interi popoli, la nostra comunità ecclesiale sente l’urgenza di mobilitarsi: non basta indignarsi, occorre farsi artigiani di pace, dare voce a chi soffre, testimoniare che la fraternità è possibile. La marcia è un’occasione per incontrarsi, camminare insieme e ribadire con forza che la pace non è un’utopia, ma una responsabilità condivisa, che si costruisce con gesti concreti di solidarietà, dialogo e giustizia.
La Diocesi invita giovani, famiglie, associazioni e parrocchie a partecipare numerosi. Unirsi a questa esperienza significa rispondere all’appello del Vangelo e del nostro tempo: scegliere la pace come cammino, la fraternità come orizzonte, la nonviolenza come stile di vita.
Camminiamo insieme, un passo dopo l’altro, perché il futuro non appartenga alla paura e alla violenza, ma alla speranza e alla dignità di ogni persona.

Sito web: perugiassisi.org

Puntate verso l’Alto!

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

Puntate verso l’Alto!

MESSAGGIO AL MONDO DELLA SCUOLA
ALL’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO 2025-2026

 

Alle studentesse e agli studenti,
ai docenti e al personale tutto,
ai dirigenti scolastici

 

Carissime e carissimi,

  1. all’inizio di questo nuovo anno scolastico, dopo l’esperienza della Visita Pastorale, che mi ha condotto a varcare le soglie dei vostri istituti scolastici, desidero insieme a voi ringraziare tutti i dirigenti con i collegi-docenti per la bellissima opportunità che mi hanno concesso e per l’accoglienza calorosa che mi hanno riservata: grazie! Un ringraziamento particolare mi sia consentito di rivolgerlo agli insegnanti di religione che, con grande capacità di coinvolgimento, hanno fatto in modo che ogni incontro della Visita pastorale fosse bello, ricco e arricchente creando interessanti momenti di dialogo con voi studenti. Ma, mentre si avvia questo nuovo scolastico 2025-2026, voglio soprattutto raggiungere voi ragazze e ragazzi, insieme ai vostri genitori e ai vostri stimatissimi docenti, con un pensiero di augurio, vicinanza e riflessione, perché il tempo che si apre dinanzi a voi non sia solo un susseguirsi di lezioni e verifiche, ma un vero e proprio cammino di crescita umana e spirituale.
    La vostra è un’età importantissima, che va non solo valuta, ma sopravvalutata. Mi spiego. E’ l’età-laboratorio di tutta la vita. E’ l’età in cui succede una cosa fondamentale: si semina il futuro. Ciascuno è irrepetibile.

 

  1. Carissime e carissimi, per questa ragione, dovete portare con sano orgoglio il vostro nome, che ogni mattina viene pronunciato in aula con l’appello scolastico. Voi potete e dovete essere l’inizio di qualcosa di unico. Vorrei iniziare questo mio messaggio prendendo in prestito l’immagine potente di un grande vescovo e un grande studioso della bibbia, il Cardinale Carlo Maria Martini.
    Il Cardinale, arcivescovo di Milano per lunghi anni, ci ha consegnato una riflessione importante su una pagina bellissima del vangelo di San Luca: i due discepoli di Emmaus (Luca 24, 13-35). Da questa pagina ricaviamo una grande verità: La vita è un “lungo” viaggio! Anche l’anno scolastico, anche questo anno che ora inizia, è un meraviglioso viaggio. Come i due discepoli viandanti, anche voi, ragazze e ragazzi, potreste iniziare questa avventura con il “volto triste”, carichi di incertezze, con la “marcia indietro”, forse anche un po’ delusi dalle difficoltà del passato o timorosi per le sfide future. Sono sentimenti umani, comprensibili. La scuola, a volte, può sembrare un luogo che ci espone a “situazioni di vita estreme”, come quelle narrate dalla scrittrice sudcoreana Han Kang (27 novembre 1970), premio Nobel per la letteratura (conseguito il 10 ottobre 2024 con la seguente motivazione: “per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana”; grazie al romanzo, Atti umani, Adelphi Edizioni), situazioni che mettono a nudo la nostra fragilità e ci costringono a confrontarci con la fatica e il dolore.

 

  1. Eppure, carissimi, proprio come i due discepoli di Emmaus, voi non siete soli in questo cammino. Un compagno di viaggio si fa accanto a voi, spesso in modo discreto. Può avere il volto di una insegnante appassionata, di un compagno di banco che vi offre il suo aiuto, o la voce di una parola letta su un libro che improvvisamente illumina la vostra mente e, come per i discepoli, fa “ardere” il vostro cuore nel petto.  Carissimi, non temete le domande, soprattutto quelle che sembrano non avere risposta.
    È attraverso l’ascolto e il dialogo che ogni paura, piccola o grande, si scioglie e lascia il posto alla comprensione. Ma qual è il metodo per valorizzare il tempo dello studio senza ridurlo ad un impegno sterile che porta ad accumulare nozioni, ma un vero nutrimento per la vita? Carissimi, ogni vero apprendimento inizia sempre dal silenzio e dall’ascolto. Non abbiate paura di fermarvi per capire ed ascoltare, non abbiate vergogna di fare una sosta di fronte a una pagina difficile o a un concetto che vi sfugge. Non cedete alla tentazione immediata di correre avanti, create invece uno spazio interiore per chiedervi: “Cosa significa veramente questo? Perché è importante?”. Da questo silenzio-interrogante, nasce la capacità di ascoltare veramente l’altro che, in qualche modo, ha una correlazione anche con la lezione del vostro insegnante, il capitolo del vostro libro di testo, l’esercizio di matematica, con tutto ciò che accade non per caso ogni giorno. Tutto ha un senso.

 

  1. Ascoltate le lezioni non con l’ansia di memorizzarle, ma con il desiderio di comprenderle. È così che lo studio si trasforma in un incontro, un momento quasi di “nutrimento” in cui la conoscenza viene “spezzata” per voi e diventa “cibo”, qualcosa da assimilare e fare vostro.
    Questo processo vi renderà capaci di raccontare agli altri, cioè di non tenere per voi ciò che avete imparato, ma di condividerlo con gli altri, aiutando chi è in difficoltà e diventando voi stessi testimoni di una cultura che genera vita felice. In questo percorso, vi propongo un modello, un giovane come voi che ha saputo trasformare l’ordinario in straordinario: Pier Giorgio Frassati, che il Papa ha proclamato santo proprio ieri, 7 settembre. Anche Pier Giorgio fu studente. Conosceva la fatica dello studio e le incomprensioni in famiglia. Eppure, la sua vita non fu mai mediocre. La sua vita di giovane cristiano non era fatta di cose strane, ma di una intimità e di un’amicizia speciale vissuta con gioia e fedeltà nella quotidianità. Gesù di Nazareth. Il suo Vangelo.

 

  1. Pier Giorgio insegna, soprattutto a noi adulti, che la fede non è un’abitudine, ma una “convinzione”, una scelta libera e personale. Per Pier Giorgio, l’incontro quotidiano con Gesù non era l’incontro vuoto con un personaggio inesistente, ma l’amicizia con una persona viva, Gesù, che come ogni amicizia vera genera un’energia inesauribile che lo spingeva non a fuggire dagli altri, ma ad andare verso di loro riconoscendoli come fratelli.
    Pier Giorgio diceva ai suoi coetanei: “Gesù mi fa visita con la comunione ogni mattina e io gliela restituisco nel modo che posso, visitando i poveri”. Meraviglioso.

 

  1. Ecco la prima lezione per il vostro nuovo anno: lo studio, la cultura, le competenze che acquisite non sono un tesoro da custodire gelosamente per voi stessi. Sono doni da condividere, strumenti per servire, per riparare la casa, cioè ciò che conta davvero della nostra società. Infatti, un Vescovo eccezionale, don Tonino Bello diceva una frase che amo ripetere spesso, perché è straordinaria: “chi non vive per servire, non serve per vivere!”.
    Frassati era un giovane come voi, pieno di voglia di vivere e abitato da tanti desideri: egli amava stare con gli amici, era innamorato della montagna, dello sport, delle escursioni ed aveva creato un gruppo di amici chiamato “Compagnia dei Tipi Loschi”. Con questo gruppo condivideva tutto. Egli ci mostra che la vita cristiana è ricerca, è sorgente di gioia piena, amicizia e bellezza. Pier Giorgio, era sensibile, ma non era un vigliacco. Era un giovane coraggioso, con un forte senso della giustizia, che non esitò a schierarsi contro la violenza e la prevaricazione del fascismo nascente, arrivando anche ad essere arrestato per difendere i valori in cui credeva. Anche il nostro tempo si trova ad attraversare il tornante difficile dell’orrore delle guerre. Tutti sentiamo il bisogno e l’urgenza di una pace che  – come ha affermato papa Leone XIV –   sia “disarmata e disarmante”. La  testimonianza di Pier Giorgio Frassati ci ricorda che anche noi, oggi, possiamo essere studenti che sanno essere cittadini consapevoli e responsabili, capaci di un “impegno di servizio cristiano al bene comune”.

 

  1. Mi permetto di fare anche un riferimento letterario: la scrittrice Han Kang. Come vi dicevo, le opere del premio Nobel Han Kang – soprattutto il romanzo Atti umani – pur nella loro durezza, ci parlano di corpi che diventano segno di protesta contro la violenza del mondo.
    Anche i vostri gesti quotidiani, le vostre scelte, possono diventare comportamenti veri, cioè “azioni profetiche”: scegliere l’onestà quando sarebbe più facile copiare, difendere un compagno bullizzato, dedicare tempo al volontariato, usare i social network per costruire ponti e non per alzare muri, fare visita agli ammalati e ai sofferenti, stare vicino ai nonni, coltivare il senso di responsabilità per il creato, sognare un futuro pieno di bellezza e impegnarsi per lo sviluppo del nostro territorio.
    Sono queste le “scelte determinanti” che danno qualità alla vostra vita.

 

  1. Carissime e carissimi,  imitate dunque i due discepoli di Emmaus che, dopo aver messo “la marcia indietro” per andare a rinchiudersi nella “zona confort” di Emmaus, cambiano totalmente solo dopo aver  fatto  l’esperienza di un incontro speciale e diventano capaci di dare una nuova direzione al loro cammino. Ritornano a Gerusalemme. Si sentono liberi di ricominciare.
    Voi, ragazzi, infatti, non dovete restare fermi. Avvertite in voi  l’urgenza di “partire senza indugio” con la “marcia in avanti” che vi riporta a Gerusalemme, per condividere con altri la gioia di ciò che avete scoperto.
    L’anno che vi attende è per voi un’occasione unica, che noi adulti, purtroppo, non abbiamo più con la stessa vostra intensità.
    Non lasciatevela sfuggire. Siate curiosi, studiate con passione, coltivate amicizie vere, non abbiate paura di puntare “verso l’Alto”.

Vi accompagno tutti con affetto, con la mia preghiera e la mia benedizione.

Buon anno scolastico!

Melfi, 8 settembre 2025.

+ Ciro Fanelli

Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa