Relazione del Vescovo per il VII RADUNO DIOCESANO AdP

SINODO DIOCESANO

UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA

RELAZIONE DEL VESCOVO

AI GRUPPI DIOCESANI DELL’APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – VII RADUNO DIOCESANO

RIONERO – CHIESA MADRE – 26 GIUGNO 2026

PER ESSERE UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA

Un tempo di grazia per la nostra Chiesa

Carissimi fratelli e sorelle,

con gratitudine al Signore e con viva speranza consegno alla Chiesa di Melfi-Rapolla-Venosa gli orientamenti che accompagneranno il cammino del Sinodo Diocesano 2026-2029.

La parola che illumina il nostro percorso è tratta dagli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Non è uno slogan né una semplice evocazione della Chiesa delle origini. È una chiamata che lo Spirito Santo rivolge oggi alla nostra comunità ecclesiale. In un tempo segnato dalla frammentazione delle relazioni, dall’individualismo e dalla fatica del credere, il Signore ci invita a riscoprire la bellezza della comunione come forma concreta della vita cristiana.

Il Sinodo nasce da questa convinzione: la Chiesa si rinnova quando torna alla sua sorgente. Non esistono riforme autentiche che non siano anzitutto riforme spirituali. Prima di cambiare strutture, programmi e modalità operative, siamo chiamati a lasciarci trasformare dal Vangelo. Ogni processo ecclesiale che non conduca a un incontro più profondo con Cristo rischia di ridursi a un esercizio organizzativo privo di fecondità.

Per questo il nostro Sinodo non sarà semplicemente un insieme di assemblee o di consultazioni. Sarà un tempo di ascolto, discernimento e conversione. Ascolto della Parola di Dio, ascolto dello Spirito Santo, ascolto della vita concreta delle persone che abitano il nostro territorio. Discernimento delle sfide e delle opportunità che attraversano il nostro tempo. Conversione personale e comunitaria, affinché la Chiesa possa manifestare con maggiore trasparenza il volto di Cristo.

Radicati in Cristo

Il punto di partenza di ogni rinnovamento è Cristo stesso. La Chiesa non vive di sé stessa. Non trae la propria forza dalle sue strutture, dalle sue tradizioni o dalle sue capacità organizzative. Vive del Signore risorto, che continua a guidarla nella storia.

«Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Questa parola del Vangelo deve tornare al centro della nostra coscienza ecclesiale. In un contesto culturale che spinge all’autosufficienza e all’efficienza, siamo chiamati a riscoprire il primato della grazia. Prima di essere protagonisti dell’evangelizzazione, siamo discepoli che ricevono tutto da Dio.

Per questo il Sinodo dovrà aiutarci a rimettere al centro ciò che è essenziale: la Parola di Dio, l’Eucaristia, la vita sacramentale, la preghiera, la carità e la missione. Da qui nasce la vitalità della Chiesa. Da qui nasce la sua capacità di generare fede e speranza.

Il rinnovamento ecclesiale non consiste nell’inventare una Chiesa diversa, ma nel permettere alla Chiesa di essere sempre più conforme al suo Signore. Quanto più saremo radicati in Cristo, tanto più saremo capaci di affrontare con libertà evangelica le sfide del presente.

Una Chiesa che ascolta e discerne

Viviamo un tempo complesso e affascinante. Le trasformazioni culturali, sociali e tecnologiche stanno modificando profondamente il modo di vivere, di pensare e di credere. La diminuzione della pratica religiosa, la fragilità dei legami familiari, l’emigrazione giovanile, le nuove povertà e la crescente solitudine di molte persone costituiscono sfide che non possiamo ignorare.

La Chiesa non è chiamata a rimpiangere il passato né a rincorrere le mode del presente. È chiamata a discernere. Discernere significa leggere la realtà alla luce del Vangelo, riconoscendo nelle vicende della storia i segni della presenza di Dio.

Per questo il primo atteggiamento richiesto dal Sinodo è l’ascolto. Non un ascolto superficiale o formale, ma un ascolto capace di accogliere realmente la voce delle persone, soprattutto di coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale. Dobbiamo imparare ad ascoltare le domande, le attese, le ferite e le speranze che abitano il cuore della nostra gente.

Una Chiesa che non ascolta rischia di parlare un linguaggio incomprensibile. Una Chiesa che ascolta, invece, diventa capace di annunciare il Vangelo in modo credibile e significativo.

Comunione, partecipazione e corresponsabilità

La sinodalità non è una strategia organizzativa. È il modo con cui la Chiesa vive la propria identità di Popolo di Dio.

La comunione nasce dalla partecipazione alla vita trinitaria e si traduce nella fraternità concreta tra i credenti. Non significa uniformità, ma armonia delle differenze. Lo Spirito Santo distribuisce doni diversi affinché tutti concorrano all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo.

Per questo il Sinodo dovrà promuovere una partecipazione più ampia e più matura alla vita ecclesiale. Ogni battezzato è chiamato a sentirsi responsabile della missione della Chiesa. Non possiamo più accontentarci di una pastorale fondata sulla delega a pochi. È necessario sviluppare una reale corresponsabilità, nella quale sacerdoti, consacrati e laici collaborino secondo la diversità delle vocazioni e dei ministeri.

La comunione autentica genera partecipazione. La partecipazione genera missione. Una comunità chiusa in sé stessa smette di essere evangelica. Una comunità che vive la comunione diventa naturalmente missionaria.

I giovani: una priorità ecclesiale

Tra le sfide più urgenti del nostro tempo vi è la trasmissione della fede alle nuove generazioni. I giovani non rappresentano soltanto il futuro della Chiesa; essi sono il suo presente.

Troppo spesso abbiamo parlato dei giovani senza parlare con loro. Troppo spesso abbiamo elaborato progetti per i giovani senza coinvolgerli realmente nei processi decisionali. Il Sinodo ci chiede di compiere un passo ulteriore: riconoscere i giovani come protagonisti della vita ecclesiale.

Le loro domande, le loro inquietudini e i loro desideri costituiscono una risorsa preziosa per il discernimento della comunità cristiana. Essi ci aiutano a comprendere meglio le trasformazioni del nostro tempo e ci provocano a cercare forme nuove di annuncio e di testimonianza.

Una Chiesa che non ascolta i giovani rischia di perdere il contatto con il futuro. Una Chiesa che cammina con i giovani riscopre continuamente la freschezza del Vangelo.

Una Chiesa missionaria

Il Sinodo non nasce per conservare l’esistente, ma per rinnovare la nostra capacità di evangelizzare. La missione non è una delle tante attività della Chiesa. È la ragione stessa della sua esistenza.

Siamo chiamati a verificare con sincerità se le nostre strutture, i nostri linguaggi e le nostre prassi pastorali favoriscano realmente l’incontro con Cristo. Dove questo non avviene, dobbiamo avere il coraggio di cambiare.

Non basta mantenere aperte le nostre comunità. Occorre uscire incontro alle persone, abitare le periferie esistenziali, condividere le gioie e le sofferenze del nostro popolo, testimoniare con semplicità e coraggio la speranza del Vangelo.

Una Chiesa missionaria non attende che gli altri vengano da lei. Va incontro agli uomini e alle donne del proprio tempo, portando la luce di Cristo nelle situazioni concrete della vita.

Conclusione

Il Sinodo appartiene a tutto il Popolo di Dio. Nessuno può sentirsi escluso da questo cammino. Abbiamo bisogno della fede, dell’esperienza e del contributo di tutti.

Affidiamo questo percorso alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei, che ha accolto la Parola con cuore disponibile, ci insegni a vivere nell’ascolto dello Spirito e nella docilità alla volontà di Dio.

Con fiducia iniziamo questo cammino. Il Signore ci precede. Lo Spirito Santo ci guida. Cristo cammina con noi.

Se rimarremo radicati in Lui, potremo diventare davvero una Chiesa dal cuore unificato, una comunità capace di generare fede, speranza e carità, una presenza credibile del Vangelo nella storia del nostro territorio e nella vita delle nuove generazioni.

La preghiera, anima del cammino sinodale

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Questa immagine della Chiesa delle origini illumina il cammino del nostro Sinodo Diocesano. Non è il ricordo nostalgico di un passato ideale, ma il modello di una Chiesa che, anche oggi, desidera lasciarsi guidare dallo Spirito Santo per vivere una comunione autentica e una rinnovata missione evangelizzatrice.

Ogni Sinodo nasce dalla preghiera e nella preghiera trova la sua forza. Prima di essere un tempo di confronto, di discernimento o di programmazione pastorale, esso è un tempo di grazia, nel quale il Signore chiama il suo popolo a ritornare a Lui. Gesù stesso ci ricorda: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). È una parola che ci invita a riconoscere il primato della grazia e a comprendere che il futuro della Chiesa non dipende anzitutto dalle nostre capacità, ma dalla fedeltà a Cristo.

La preghiera non accompagna semplicemente il cammino sinodale: ne costituisce l’anima. Senza un cuore aperto all’azione dello Spirito Santo, il Sinodo rischierebbe di ridursi a un esercizio di confronto, a una ricerca di soluzioni organizzative o a un semplice processo decisionale. La Chiesa, invece, non cresce per il consenso degli uomini, ma perché si lascia guidare da Dio. Per questo ogni discernimento ecclesiale nasce dal silenzio dell’ascolto, si alimenta nella Parola di Dio e trova nell’Eucaristia la sua sorgente e il suo culmine.

Pregare significa mettersi alla scuola dello Spirito Santo, lasciando che sia Lui a orientare i nostri pensieri, purificare le nostre intenzioni e aprire il nostro cuore alla comunione. È nella preghiera che impariamo a riconoscere ciò che viene da Dio e ciò che nasce soltanto dalle nostre attese o dai nostri interessi. Come ricorda san Paolo: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio» (Rm 8,14). Il Sinodo sarà autenticamente fecondo nella misura in cui ciascuno, personalmente e comunitariamente, si lascerà condurre dallo Spirito.

Anche Papa Leone XIV ha richiamato con forza questa verità, ricordando che la comunione nasce dalla preghiera, dall’ascolto dello Spirito e dalla conversione del cuore. Solo una Chiesa che si pone in ascolto di Dio può diventare una Chiesa capace di ascoltare il mondo.

La preghiera ci conduce anzitutto a rinnovarci. Il primo cambiamento che il Signore domanda non riguarda le strutture, ma il cuore dei credenti. L’apostolo Paolo ci esorta: «Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» (Rm 12,2). È la conversione personale che rende possibile il rinnovamento della comunità. Come ricorda Papa Francesco: «Ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere come scopo la missione» (Evangelii Gaudium, 27). Una Chiesa rinnovata è una Chiesa che vive del Vangelo, celebra con fede l’Eucaristia, si nutre della Parola e testimonia con gioia la carità.

La preghiera apre anche alla capacità di innovare. Innovare non significa inseguire le novità, ma lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, che «fa nuove tutte le cose» (cfr. Ap 21,5). È lo Spirito che rende la Chiesa sempre giovane, suscitando linguaggi, percorsi e forme nuove per annunciare l’unico Vangelo. Papa Francesco invita ad abbandonare il criterio del «si è fatto sempre così» (Evangelii Gaudium, 33), mentre Papa Leone XIV ricorda che la Pentecoste rinnova continuamente la Chiesa e la rende capace di affrontare con coraggio le sfide del presente.

La preghiera educa inoltre all’umiltà, virtù indispensabile nel cammino sinodale. Chi prega riconosce di non possedere tutte le risposte e si dispone ad accogliere il dono che Dio offre attraverso la voce degli altri. L’ascolto reciproco diventa così un’esperienza spirituale prima ancora che un metodo pastorale. Come affermava sant’Agostino: «Dove c’è la carità, lì c’è Dio»; e la carità nasce da un cuore che si lascia plasmare dalla preghiera.

Infine, la preghiera educa ad ascoltare tutti. Chi ascolta Dio impara ad ascoltare anche i fratelli. La sinodalità è prima di tutto uno stile di vita fondato sull’ascolto reciproco, sul discernimento e sulla corresponsabilità. Papa Francesco afferma che «una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto», mentre Papa Leone XIV ricorda che la sinodalità è un atteggiamento che favorisce autentiche esperienze di comunione e di partecipazione. Per questo il nostro Sinodo desidera dare voce a ogni componente del Popolo di Dio, accogliendo le speranze, le fatiche e i doni di ciascuno.

Tra tutte le voci, una particolare attenzione è rivolta ai giovani. Essi non sono soltanto il futuro della Chiesa, ma il suo presente. Le loro domande e i loro sogni sono una ricchezza per tutta la comunità. Papa Francesco, in Christus Vivit, invita la Chiesa a camminare con i giovani e a riconoscerli come protagonisti della missione. Anche Papa Leone XIV ha ricordato che la preghiera è il luogo nel quale i giovani possono scoprire la propria vocazione e incontrare Cristo. Per questo siamo chiamati non solo a pregare per loro, ma soprattutto a pregare con loro, costruendo comunità accoglienti nelle quali possano sentirsi ascoltati, coinvolti e corresponsabili.

Affidiamo al Sacratissimo Cuore di Gesù il cammino verso il nostro Sinodo Diocesano, perché sia Lui a custodire, purificare e orientare ogni passo della nostra Chiesa. Nel Cuore trafitto del Signore troviamo la sorgente viva della comunione, della misericordia e della missione: è lì che la Chiesa impara ad amare come Cristo ama e a donarsi senza misura. In questo Cuore, “mite e umile” (cfr. Mt 11,29), ogni paura si trasforma in fiducia, ogni chiusura si apre alla speranza, ogni fatica diventa offerta. Papa Francesco ha ricordato che «dal Cuore di Cristo nasce la Chiesa» (Dilexit Nos, 2024), e in esso la comunità cristiana ritrova sempre la propria identità più profonda. Anche il nostro Sinodo potrà portare frutto solo se resterà unito a questo Cuore, lasciandosi plasmare dalla sua carità. Affidarsi al Sacratissimo Cuore significa riconoscere che non siamo noi i protagonisti del rinnovamento ecclesiale, ma Cristo stesso che continua ad attrarre a sé ogni cosa (cfr. Gv 12,32). Per questo, con fiducia filiale, consegniamo al Suo amore il nostro cammino sinodale, perché diventi davvero un tempo di grazia, di unità e di rinnovata passione evangelica.

Il nostro Sinodo sarà tanto più fecondo quanto più sarà sostenuto da una intensa vita di preghiera: nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle comunità religiose e nei gruppi ecclesiali. Come gli Apostoli nel Cenacolo, vogliamo perseverare «concordi nella preghiera» (At 1,14), invocando lo Spirito Santo perché rinnovi la nostra Chiesa.

Affidiamo questo cammino alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Lei, donna dell’ascolto e della fede, ci accompagni nel discernimento e ci aiuti a diventare davvero «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32): una Chiesa che si rinnova nella preghiera, innova con coraggio sotto la guida dello Spirito e ascolta tutti, specialmente i giovani, per annunciare con gioia il Vangelo nel nostro tempo.

Rionero in Vulture, 26 giugno 2026