
CIRO FANELLI
VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA
MESSAGGIO IN OCCASIONE DEL 31 DICEMBRE 2025
“Forti nella speranza per trasformare il tempo!”
Fratelli e sorelle carissimi,
- ci raccogliamo oggi alla soglia dell’anno che muore e all’aurora dell’anno che viene, e il nostro sguardo si volge al mistero che più di ogni altro avvolge la nostra esistenza: il tempo. Non come fredda successione di ore, né come crudele potenza che divora i suoi figli — immagine del Cronos pagano — ma come orizzonte teologale, come spazio benedetto della misericordia divina. In questo tempo, Dio Padre rivela la sua tenerezza e chiama la nostra libertà a rispondere. Perciò per noi cristiani celebrare la conclusione di un anno è sempre elevare un di lode al Signore. Sant’Agostino, con la profondità che gli appartiene, si domandava: «Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so» (Confessioni XI,14). Egli ci apre gli occhi sull’interiorità del tempo: memoria che custodisce, intelletto che ora guarda, attesa che spera. In ciascuna di queste dimensioni si manifesta la cura di Dio. Il tempo, dunque, non è misura che imprigiona, ma grembo dove la misericordia si rinnova.
- Il nostro tempo è nelle mani di un Dio che è amore e misericordia. La Scrittura ci fa ascoltare il suo volto: Dio è lento all’ira, ricco di amore; tutto concorre al bene di quelli che lo amano (cfr. Rm 8,28). Anche i nostri limiti, le nostre cadute, le nostre attese trovano posto nella sua misericordia. Ogni istante è avvolto dalla sua provvidenza e può fiorire in redenzione. Ogni attimo della vita è un’opportunità per realizzarci come figli. Quando «venne la pienezza dei tempi», il Padre inviò il Figlio nella storia umana (cfr. Gal 4,4): così il kairos diventa presente nel Non esistono attimi privi di significato; ogni incontro, ogni decisione, ogni fatica è occasione per conformarci al volto del Cristo. Come ci ricorda il Salmo, dobbiamo imparare a contare nella luce della fede i giorni che Dio ci dona per giungere alla sapienza del cuore (cfr. Sal 90,12): che ciascuno sappia riconoscere nei giorni donatici l’invito a crescere nella filiazione divina.
- Gesù stesso ci indica il cammino vero e il criterio della verità: in Gesù troviamo la via che ci porta a Dio e a riconoscerlo come Padre. Solo il Verbo eterno incarnato rende udibile e credibile il Vangelo per ogni epoca; solo in lui la nostra speranza trova fondamento e slancio. Perciò la speranza cristiana non è vano auspicio, ma è un dono di Dio, una virtù teologale che orienta il presente verso la pienezza promessa. Siamo tutti salvati nella speranza, perciò essa ci conferisce pazienza nelle prove e operosità nell’attesa (cfr. Rm 8,24–25). Non è attesa vuota, oziosa, ma forza che rende fecondo il tempo presente.
- La vita intera ci è data per contribuire alla costruzione del Regno: un Regno di giustizia e di pace, di verità, di libertà e di amore. Il profeta Michea ci indica quale sia la via che il credente deve percorrere, sempre, ma soprattutto nei momenti: praticare la giustizia, amare la misericordia, camminare umilmente con il Signore (cfr. Mic 6,8). Pensiamo alle guerre che in tante parti del mondo spargono sangue, morte, dolore, angoscia e alimentano odio. Pensiamo agli anziani soli. Teniamo presenti i tanti giovani senza prospettive per il futuro. Ricordiamoci dei tanti lavoratori che per logiche disumane si ritrovano senza lavoro. La speranza cristiana non è una astrazione consolatoria, ma è stile di vita: è forza per trasformare il tempo presente che sembra cristallizzato nell’egoismo distruttivo, Avere speranza è praticare la giustizia nelle relazioni, costruire la pace nelle case e nelle comunità, fare verità con carità, esercitare la libertà per il bene comune. Solo Spirito Santo porta consolazione ai cuori feriti e libertà agli oppressi (cfr. Is 61,1–2) servendosi di noi: il tempo che Dio ci dona sia strumento di tale azione salvifica.
- Guardiamo a Maria, Madre del Divino Amore. Ella ha saputo assumere i giorni e consacrarli al progetto divino; segni di questo abbondono che trasforma la storia sono stati il «fiat» dell’Annunciazione, il canto del Magnificat, silenzio sotto la croce, la ferma speranza che non ha mai vacillato. Maria non è stata schiava del cronos; non si è lasciata sconfiggere da un tempo senza Dio; ma è stata capace di riempire ogni situazione ogni attimo della sua esistenza con la fede e la speranza divenendo totalmente libera per amare. Dalla sua esperienza impariamo che la libertà cristiana è la capacità di impiegare gli istanti della vita per il servizio, trasformandoli in tempo sacro.
- Per la nostra Chiesa diocesana, questo tempo nuovo che ci attende è segnato da una singolare occasione di grazia. Dal prossimo 11 ottobre 2026 si aprirà il Sinodo diocesano: non sarà un’attuazione di prassi amministrativa ecclesiastica, ma un vero evento di grazia che può impreziosire e trasformare la nostra vita comunitaria. Il Sinodo è una grande opportunità per ridire il Vangelo in modo credibile e udibile da tutti; per rifare il tessuto ecclesiale delle nostre comunità, ripartendo dalla comunione e dalla fraternità; per restituire speranza al mondo che ascolta e attende parole e gesti di verità e tenerezza. Vi esorto, pertanto, a prepararvi con cuore orante, con orecchio attento e con lo zelo della carità: partecipare al Sinodo è mettere il proprio tempo e le proprie forze al servizio della nuova evangelizzazione, affinché la nostra Chiesa diocesana possa render maggior gloria a Dio e offrire ogni bene al popolo.
- Nel camminare verso tale orizzonte lasciamoci illuminare dallo spirito profetico della carità che ha animato la testimonianza di don Tonino Bello. Parafrasando il suo esemplare impegno, diremo che il Vangelo non è un ideale lontano, ma una chiamata a spendere la vita per gli altri: “chi non vive per servire, non serve per vivere”. La Chiesa è autentica quando si fa prossima ai poveri e si lascia trasformare dalla tenerezza: la chiesa o evangelizza o si mondanizza e muore. Custodiamo la speranza: essa non è consolazione passiva, ma fiducia operosa che ci spinge a costruire giustizia e fraternità qui e ora. Che queste parole, ispirate alla sua voce, divengano per noi sprone e guida. Il Signore vi benedica.
Melfi, 31 dicembre 2025
+ Ciro Fanelli
Vescovo




