Archivi della categoria: News

PREGHIERA CORALE, AFFETTUOSA E GRATA PER PAPA FRANCESCO

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI – RAPOLLA – VENOSA

 

PREGHIERA CORALE, AFFETTUOSA E GRATA PER PAPA FRANCESCO

Carissimi,

ci sono momenti, come questi del ricovero in ospedale di Papa Francesco, in cui il nostro legame ecclesiale con il Santo Padre deve manifestarsi visibilmente anche nell’affettuosa unione di preghiera per la Sua persona.

La nostra Diocesi con tutte comunità parrocchiali, in questi giorni in cui il Santo Padre è ricoverato presso il Policlinico A. Gemelli in Roma, si stringe con affetto attorno a lui, pregando e facendo pregare per la Sua piena guarigione.

Anche la nostra Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, unita a tutte le Chiese che sono in Italia, desidera far sentire a Papa Francesco il suo affetto attraverso una preghiera corale, intensa e perseverante.

La nostra Chiesa locale ama il Papa e prega per lui in questo momento di fragilità e di sofferenza!

Con fiducia eleviamo al Signore la nostra invocazione nelle Sante Messe e in ogni altra preghiera comunitaria.

Chiediamo al Signore che sostenga Papa Francesco e gli dia il dono della guarigione, affinché attraverso il Suo Magistero egli possa continuare a guidare il cammino della Chiesa sui sentieri della comunione e della missione.

Invito, dunque, tutti i presbiteri a celebrare la Santa Messa per il Papa, e chiedo ad ogni comunità parrocchiale, ad ogni casa religiosa, a ogni cuore illuminato dalla luce della Fede di unirsi in preghiera, affinché il Signore lo custodisca per aiutarci ad essere autentici pellegrini di speranza.

La Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli, interceda per il nostro amato Papa Francesco e faccia sentire al suo cuore l’affetto sincero di tutta la Chiesa e delle donne e degli uomini di buona volontà.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

Preghiera e vicinanza al Papa

Preghiera e vicinanza al Papa

«Gli auguri per una pronta guarigione e la preghiera delle Chiese in Italia».

È quanto scrive la Cei nel suo sito www.chiesacattolica.it e sui suoi canali social riguardo a Papa Francesco che venerdì 14 febbraio, «al termine delle udienze, si ricovera al Policlinico Agostino Gemelli per alcuni accertamenti diagnostici e per proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite in corso».

Fonte Cei

Guarda la registrazione del convegno – Oltre i confini: migrazioni e diritti umani

Oltre i confini: migrazioni e diritti umani

Sfide globali e risposte locali per le famiglie in una società più equa

Sabato 15 febbraio 2025 alle ore 17.00, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi, si terrà un convegno su “Migrazioni e diritti umani”, organizzato dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa. Il vescovo, mons. Ciro Fanelli, attraverso l’ambito della Pastorale Sociale e della Legalità della Curia diocesana, ha invitato all’evento non solo gli organismi ecclesiali, ma anche i diversi soggetti istituzionali e le parti sociali coinvolti nel delicato e complesso tema della migrazione oggi. Sono stati chiamati a guidare il convegno i professori delle Università Pontificie in Roma Aldo Skoda, docente presso la Pontificia Università Urbaniana, e Vincenzo Rosito, professore del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, che svilupperanno il tema “Oltre i confini: migrazioni e diritti umani. Sfide globali e risposte locali per le famiglie in una società più equa”.

“L’evento -ha affermato il vescovo Fanelli – si pone l’obiettivo di analizzare il fenomeno delle migrazioni contemporanee non solo come una questione globale, ma anche nelle sue ricadute locali, cercando di comprendere le opportunità e le criticità che ne derivano, analizzandone le implicazioni sociali, culturali ed economiche e ponendo particolare attenzione al ruolo delle famiglie nel contesto di una società più giusta ed inclusiva”.

Il tavolo di riflessione del convegno intende offrire strumenti di lettura e risposte concrete alle sfide poste dai fenomeni migratori, valorizzando il dialogo tra istituzioni, accademici e comunità, con un focus particolare sulla effettiva tutela nel territorio diocesano dei diritti umani e sull’integrazione delle famiglie migranti. Infatti, la diocesi desidera chiarificare il ruolo delle comunità ecclesiali e delle istituzioni presenti nel territorio per promuovere una società più equa e solidale.

Il vescovo, nella convocazione del convegno, richiamando il pensiero di Papa Francesco, ha ribadito che le migrazioni non sono soltanto un fenomeno emergenziale, ma rappresentano un’opportunità per arricchire il tessuto sociale, favorire l’incontro tra culture diverse e promuovere una società più giusta. Da ciò devono scaturire politiche di accoglienza e integrazione in grado di porre in atto iniziative concrete, sia a livello istituzionale che comunitario, al fine di  garantire una reale inclusione dei migranti e assicurare sempre il rispetto della dignità di ogni persona.

Nell’ invitare le istituzioni, le parti sociali e il mondo della politica, il vescovo Fanelli ha ricordato che è necessario e urgente adottare un approccio inclusivo e costruttivo sulle tematiche dell’accoglienza e dell’integrazione, nella consapevolezza che questa scelta porta numerosi benefici sociali, culturali ed economici. “Un approccio sapienziale e profetico al fenomeno delle migrazioni – ha ribadito il presule – favorisce la coesione sociale, riducendo il rischio di marginalizzazione ed esclusione e contribuisce alla crescita economica, attraverso la valorizzazione delle competenze dei migranti. Inoltre, permette di costruire comunità più resilienti, fondate sul dialogo interculturale e sulla collaborazione tra diverse realtà. L’inclusione promuove il rispetto reciproco e rafforza il senso di appartenenza, elementi essenziali per una società equa e pacifica”.

L’incontro si inserisce in un percorso più ampio promosso dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica e a favorire un approccio accogliente e costruttivo alle tematiche dell’integrazione e pacifica convivenza tra esseri umani.

L’appuntamento, oltre ad essere rivolto al mondo ecclesiale e alle istituzioni, è aperto a tutti coloro che desiderano approfondire queste tematiche e contribuire alla costruzione di una società più giusta e rispettosa della dignità di ogni individuo.

Incontro diocesano di formazione dei responsabili ed animatori di Azione Cattolica “Formare i formatori”

Domenica 16 febbraio 2025 - Hospitalis, Melfi

Si terrà domenica 16 febbraio a Melfi, presso l’ Hospitalis il primo dei due momenti formativi di quest’anno associativo rivolto a tutti gli educatori ed animatori, ACR, educatori giovanissimi, giovani ed accompagnatori dei gruppi adulti e gruppi famiglie.
L’incontro, dal titolo Formare i formatori, si svolgerà dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con un primo momento formativo comune, tenuto da Angela Paparella (Azione Cattolica della diocesi di Molfetta e consigliere nazionale del settore adulti), dal titolo Motivazioni del servizio educativo e peculiarità della formazione associativa.
A seguire, vi saranno dei laboratori su tematiche differenziate per settori ed educatori con esperienza e per animatori di nuova esperienza.

Si invitano tutti coloro che si occupano della formazione di ragazzi, giovani e adulti delle Parrocchie in cui è già presente l’Azione Cattolica. Si invitano, altresì, anche tutti coloro che sono interessati a scoprire l’Azione Cattolica.

XXXIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

11 FEBBRAIO 2025 ore: 11.00 - Auditorium IRCCS CROB Rionero

L’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture,l’11 febbraio 2025, in occasione della XXXIII Giornata Mondiale del Malato, presso l’Auditorium dell’IRCCS CROB, ha organizzato il seguente programma:
– ore 11.00 Santa Messa Presieduta da S.E. REV. MONS. CIRO FANELLI;
– ore 12.00 Incontro Biblico “Io ti conoscevo per sentito dire ma ora i miei occhi ti vedono” a cura di Padre Tony Leva.

Melfi, Anno Giubilare 2025 - 9 febbraio 2025

Testimoni coraggiosi della speranza cristiana

Messaggio del Vescovo in occasione della festa di S. Alessandro martire

 

 

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

Testimoni coraggiosi della speranza cristiana

Messaggio del Vescovo
in occasione della festa di S. Alessandro martire
Melfi, Anno Giubilare 2025 – 9 febbraio 2025

 

Fratelli e sorelle nel Signore

1. la ricorrenza annuale della solennità di Sant’Alessandro, patrono della nostra Diocesi e della città di Melfi, è sempre un’occasione propizia che può aiutarci a riscoprire le nostre radici cristiane e a riflettere sulle modalità concrete con le quali oggi nella nostra terra siamo chiamati a testimoniare la fedeltà al Signore Gesù e al Vangelo. Quest’anno celebriamo la festa di S. Alessandro nel contesto del Giubileo ordinario “Pellegrini di Speranza”, indetto da Papa Francesco.
Il Giubileo è sempre un tempo di grazia in quanto esso è proteso a raggiungere tutti con l’annuncio della perenne novità del “Vangelo della misericordia”, il solo che può spingerci ad agire da
discepoli del Risorto per ridare speranza a quanti nelle nostre comunità si trovano vivere situazioni difficili, dolorose e di degrado sociale ed umano.

2. Tutti siamo consapevoli che il momento storico, nel quale ci troviamo a vivere, purtroppo, è segnato da notevoli criticità e da strane compromissioni; è un tempo complesso e drammatico:
pensiamo alla precarietà del lavoro, alla crisi finanziaria, alle guerre, al disinteresse per il bene comune, ai migranti, ecc. Ma, proprio in quest’ora, così problematica, in quanto cristiani siamo
chiamati ad affrontare l’esistenza con “il coraggio della speranza” e a testimoniare il Vangelo nella sua interezza, direbbe san Francesco, “sine glossa”. Il nostro Patrono, il martire S. Alessandro,
animato da questa intensa fedeltà a Cristo e alle esigenze del Vangelo, come i martiri di ogni tempo, è riuscito ad affrontare le atrocità del martirio lasciandoci un esempio indelebile che ha attraversato i secoli: in questo egli è stato un autentico “pellegrino di speranza”.

3. Papa Francesco, con l’ Anno Santo ordinario, ci sta chiedendo con forza di assumere una postura da pellegrini di speranza, cioè di essere uomini e donne, che non si piegano, che camminano con la testa alta, che non accettano compromessi e che sanno di poter contare in ogni circostanza sull’assoluta fedeltà di Dio e sulla sua infinita misericordia. Accogliendo l’invito del Papa dobbiamo essere pronti come singoli battezzati e comunità cristiana a stare accanto a quanti vivono in situazioni di marginalità sociale e spirituale, senza farci ricattare da nulla e da nessuno, per aiutarli con la forza del Vangelo, a non arrendersi a nessun sopruso e a nessuna tragedia esistenziale e sociale, ma rafforzando in essi la certezza che con la grazia di Cristo è sempre possibile cambiare e ricominciare.

4. Per la nostra comunità diocesana, nelle attuali circostanze locali e mondiali, guardare a S. Alessandro diventa uno sprone per essere persone che si lasciano guidare dalla virtù della Speranza così da essere instancabili tessitori di fraternità e operatori efficaci di solidarietà. Con questo messaggio desidero evidenziare alcuni tratti essenziali della figura del S. Alessandro, che attraverso il martirio ha mostrato l’autenticità della sua sequela di Cristo. I tratti evidenziati della personalità di S. Alessandro sono atteggiamenti che possono aiutarci a vivere con maggior coerenza la nostra fedeltà a Cristo e all’uomo. Sottolineo sinteticamente tre atteggiamenti, che riassumo in tre parole: a) creatività, b) fraternità, c) lungimiranza.

a) Creatività. S. Alessandro, secondo l’espressione di Tertulliano, è tra quella moltitudine di donne e di uomini, il cui sangue versato per la fede è stato “seme” di nuovi cristiani. Oggi il cristiano deve credere che non c’è situazione che egli con la forza derivante dal Vangelo vissuto non possa cambiare e che nella misericordia di Dio è sempre possibile ri-cominciare.
La fede, infatti, è sempre generativa: dal Vangelo nascono uomini nuovi: il servizio alla verità e la partica del “difficile amore”, vissuto con umiltà e fiducia, genera sempre vera coesione sociale, autentica alleanza generazionale e concreta solidarietà. Questo è il modo per essere e vivere da “pellegrini di speranza”! Il cristiano, che guarda l’esistenza nella luce della Speranza derivante dalla fede, mentre afferma le implicanze sociali del Vangelo, ribadisce anche il valore del dialogo aperto e leale con tutti e promuove la corresponsabilità.
La creatività evangelica è a servizio di un mondo autenticamente umano, che non si piega ai ricatti, alle menzogne e alle umiliazioni dei più deboli; essa, inoltre, proprio perché intrisa
di Vangelo, auspica sempre la collaborazione di tutti in vista della realizzazione del bene comune.

b) Fraternità. S. Alessandro, in quanto soldato, comprendeva bene l’importanza strategica di agire in unità di intenti. Ma, grazie alla fede cristiana, ha anche capito nella sua carne che l’altro uomo, finanche il nemico, è fratello, sempre da amare.  Oggi, in un tempo di forte crisi dell’impegno comunitario, la via dell’amicizia sociale, ci insegna papa Francesco è l’unica strada da percorrere con determinazione se vogliamo realmente uscire dal labirinto delle conflittualità e della cultura dello scarto. Per percorrere questa strada è necessario coltivare il coraggio della speranza. Senza questo coraggio non si potrà mai intessere un vero dialogo e non ci si incamminerà  mai  con fiducia verso nessun futuro degno dell’uomo. E’ necessario abbattere i muri dell’indifferenza e della diffidenza, del ricatto e della corruzione, dell’odio e del disprezzo sociale. Con la forza del Vangelo, vi dico che è urgente da parte di tutti l’impegno per diradare “le ombre di un mondo chiuso” (Cfr. Fratelli Tutti, 9) e mostrare la possibilità di costruire “un mondo senza frontiere” per restituire alla comunità cristiana la scioltezza di  mostrare il suo vero volto, quello di una fraternità nata dalla fede in Cristo Risorto che sa accogliere tutti, che sa chinarsi sulle ferite dell’umanità, che restituisce dignità a tutti gli emarginati della storia. Il messaggio evangelico, infatti, ci ricorda che “con l’incarnazione “il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (Gaudium et spes 22). La fraternità che nasce dal Vangelo-vissuto, sa farsi senza paura “debole con i deboli […] tutta per tutti” (1Cor 9,22). In questo modo le  nostre comunità continueranno ad annunciare in modo credibile  che “chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (Gaudium et Spes, 41)

c) Lungimiranza. Il martire cristiano è l’uomo che sa sognare un mondo nuovo anche di fronte alle atrocità e alle meschinità dei potenti di turno. Egli non si lascia fermare né dalle minacce né dalle lusinghe. Negli occhi del martire brillano due luci: una che contempla i cieli nuovi e la terra nuova e l’altra che sa vedere i germogli di una nuova umanità, già qui su questa terra. Il martire è sempre animato dalla certezza che egli, grazie alla Risurrezione di Cristo, mentre entra nella gloria della Gerusalemme celeste, sa che il suo sacrificio non è mai vano, ma contribuisce  fattivamente ad allargare i confini del Regno di Dio in mezzo a noi. Un Regno che si incarna nella verità e nell’amore, nella libertà, nella giustizia e nella pace. Essere lungimiranti oggi significa credere, come afferma in uno dei suoi romanzi uno scrittore giapponese, H. Murakami, che “quando la tempesta sarà finita, non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”. Il mondo attende donne ed uomini, soprattutto cristiani, lungimiranti, con visioni di un futuro degno dell’uomo e che sanno indicare sentieri concreti per raggiungerlo.

5. S. Alessandro ci esorta a non fermarci nell’attraversare la tempesta del momento presente e tutte le altre che troveremo durante il cammino. Forse non saremo neanche sicuri se la tempesta è finita o meno. Ma, avendo il nostro Maestro Gesù accanto a noi, usciti dal vento tempestoso, potremo diventare luce, sale, città sul monte o lucerna, pronti ad accettare le gioie e le sfide della vita, sapendo che davanti a Dio tutto ha senso, tutto è rilevante, tutto è importante. Il nostro Patrono, martire per Cristo, ci invita a rileggere, in questa prospettiva, il brano di Matteo 5, 13-16: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.

6. Quel “voi” è potentissimo, perché Gesù si rivolge direttamente a coloro che hanno ascoltato le beatitudini, cioè a coloro che si riconoscono poveri, miti, misericordiosi, operatori di pace,
perseguitati, affamati di giustizia. Quel voi, a pensarci bene, riguarda tutti, ma prevalentemente i giovani e le giovani che sono pronti ad attraversare il passaggio decisivo della vita, quello verso
l’età adulta, avendo a cuore il bene maggiore. A tal proposito, l’essere pellegrini di speranza ci obbliga anche a denunciare quando la politica smarrisce il senso della giustizia sociale, intergenerazionale e ambientale. Questa è, forse, la prima forma per essere costruttori di speranza. È necessario un risveglio da un grave torpore antropologico, culturale, sociale ed etico.

7. Dire che qualcosa non funziona non è mai sufficiente. Invece, capire le ragioni di quel cattivo funzionamento, proporre alternative, impegnarsi in prima persona è il minimo che si possa
fare. Cioè, richiamando il pensiero della filosofa H. Arendt, noi tutti spesso ci troviamo, nei contesti in cui operiamo, davanti ad almeno tre gruppi di persone: i “nichilisti”, i quali, credendo non vi siano valori assoluti, si collocano nelle sfere del potere; i “dogmatici”, che si aggrappano a una posizione predeterminata; il “gruppo maggioritario” che assume in maniera acritica le abitudini
della società. Arendt ha sostenuto che il nazismo si è alimentato ed è stato incoraggiato da questi tre gruppi, anzi quei tre gruppi hanno creato le condizioni per ciò che la filosofa definì “la banalità del male”, intesa come complicità. L’antidoto alla “banalità del male” è la piena partecipazione di tutti ai processi democratici di trasformazione delle nostre realtà.
Partecipazione significa impegno personale e collettivo. Dobbiamo insieme a tutti coloro che abbiano intenzione di impegnarsi per il bene maggiore dell’umanità, trovare i modi per facilitare la
piena partecipazione di tutti ai processi democratici di trasformazione che siamo chiamati a mettere in atto. Non arrendiamoci, restiamo uniti, guardiamo avanti con fiducia!

Il Signore, attraverso l’intercessione di S. Alessandro, ci renda testimoni coraggiosi della speranza cristiana per far rinascere la nostra terra e le nostre comunità. Vi benedico tutti con affetto
ecclesiale.

Melfi, 8 febbraio 2025 – Giubileo ordinario.

+ Ciro Fanelli
Vescovo

 

MESSAGGIO S. ALESSANDRO 2025


Giubileo diocesano dei Fidanzati

2 febbraio 2025 ore 16.00 - Chiesa di San Rocco Venosa

Carissimi,
il nostro Vescovo Mons. Ciro Fanelli desidera vivere l’Anno Giubilare anche con i fidanzati che si preparano al sacramento del matrimonio. Come Ufficio Diocesano per la Pastorale familiare vi invitiamo a farvi promotori del Giubileo dei Fidanzati che si terrà domenica 2 febbraio a Venosa a partire dalle ore 16.00 con raduno presso la Chiesa di San Rocco. I nubendi avranno la possibilità di attraversare la Porta Santa del Santuario Giubilare della SS. Trinità e, successivamente, di dialogare con il nostro Vescovo.
Vi chiediamo, come già anticipatovi nel nostro messaggio dello scorso novembre, di comunicare questo particolare appuntamento alle coppie di nubendi dei percorsi prematrimoniali che si svolgono in parrocchia e di incoraggiare la loro partecipazione accompagnandole anche come sacerdoti e coppie guida. Vi aspettiamo, sperando in una nutrita partecipazione vista l’importanza che il Vescovo dà a questo incontro.
Saluti
Matilde Calandrelli e Raffaele Tummolo
Direttori Ufficio Famiglia Diocesano

Giubileo diocesano della vita consacrata

Sabato 01 febbraio 2025 - Venosa

In quest’ora della Chiesa c’è l’urgenza di affinare lo sguardo per contemplare la realtà e di tendere l’orecchio per ascoltare lo Spirito che non cessa di gemere nelle grida e nelle complessità della storia, nei volti e nelle ferite dei più poveri. Un’urgenza di uscire, di scomodarsi, di abbandonare la confort zone e di paralisi in cui si sono trincerati tanti credenti. Proprio ora, in questo momento cruciale per la Chiesa, in questo cambio d’epoca, in cui la Chiesa vede in gioco il suo futuro, deve aprirsi a «un nuovo capitolo della sua biografia, deve aprire il dinamismo conciliare, il metodo sinodale».[1] La necessaria conversione a cui la Chiesa è chiamata, presuppone di dare allo Spirito il ruolo di protagonista, di vivere a partire dalla centralità di Gesù e in un ascolto attento della realtà. È urgente una conversione pastorale. Sarà necessario: «ripensare e progettare una pastorale in chiave missionaria in una Chiesa che sta passando dal paradigma della cura dell’anima a quello dell’evangelizzazione e della missione; è il passaggio da una Chiesa di servizi a una Chiesa al servizio del mondo e dei bisogni concreti di ogni uomo e donna».[2]

Il cammino sinodale presuppone la conversione, spetta alla Chiesa essere quella narrazione credibile di ciò che la società si aspetta di leggere in lei. E questo implica generare la necessaria dinamica di relazione, di incontro nella complementarietà e nella reciprocità. Si tratta di rendere possibile il noi ecclesiale, di trascendere le singolarità, per vivere nel dono della pluralità, che è il luogo in cui si realizza il senso della Chiesa, il sensus Ecclesiae. E questa conversione, che richiede il superamento degli individualismi, deve essere assunta da tutti, perché tutte le vocazioni possono cadere nella tentazione dell’autosufficienza che limita l’uscita da se stessi e la disponibilità di discepoli a incontrare.

La Vita Consacrata, convinta della necessità di una riforma, si inserisce in questo pellegrinaggio sinodale, abitata dalla convinzione di essere Chiesa e in virtù del Battesimo, mistica, missionaria e profetica. Il suo impegno oggi è quello di riscrivere queste tre narrazioni essenziali della sua identità e missione. Mettersi in cammino con gli altri in questo oggi della Chiesa porterà a costruire insieme vivendo un’autentica spiritualità e nella consapevolezza dell’identità dei soggetti ecclesiali e che, attraverso il battesimo e il sacerdozio comune, tutti hanno la stessa dignità, e sono chiamati a contribuire alla configurazione di una Chiesa più sinodale, nella quale sarà particolarmente necessaria e significativa la presenza e la missione delle donne, dei laici, dei poveri e di tutti i soggetti emergenti storicamente esclusi.

Si tratta di entrare in una dinamica di conversione, un processo di ascolto, riflessione e discernimento che mira a: «rendere la Chiesa sempre più fedele, disponibile, agile e trasparente per annunciare la gioia del Vangelo. Le sfide sono lì per essere superate. Dobbiamo essere realistici, ma senza perdere la nostra gioia, l’audacia e la dedizione fiduciosa. Non lasciamoci rubare la speranza missionaria».[3] La Chiesa, consapevole della sua identità di discepola missionaria, è invitata a vivere una mistica feconda che la conduca a un incessante pellegrinaggio interiore ed esteriore senza scuse. Che la mobiliti, la lanci, la metta in cammino.

[1] Bueno y Calvo, Una Iglesia Sinodal, 44.

[2] Leal, O Caminho Sinodal com o Papa Francisco, 87.

[3] Raúl Berzosa Martínez, Inteligencia Pastoral en clave de Sinodalidad, Barcelona: CPL, 2020, 46

(Fonte: Dicastero della vita consacrata – Cfr. Gloria Liliana Franco Echeverri, ODN, Presidente della CLAR)

Azione cattolica: Preghiera diffusa per la pace

Nei giorni tra il 27 e il 31 gennaio nelle parrocchie di Azione Cattolica

Il mese di Gennaio è per l’Azione Cattolica il Mese della pace, in cui riflettere sul come ognuno, singolarmente o come comunità, può essere operatore di pace, cercando di favorirne sempre più lo sviluppo.

L’Azione Cattolica della nostra Diocesi propone momenti di preghiera per il dono della pace, i quali si terranno nei giorni tra il 27 e il 31 gennaio nelle parrocchie in cui l’associazione è presente, e in particolare:
– il 28 gennaio alle ore 17.30, presso la Chiesa Sant’Elia di Maschito;
– il 28 gennaio alle ore 18.30, presso la parrocchia Sant’Antonio di Lavello;
– il 29 gennaio alle ore 18.30, presso la Chiesa di San Nicola e Maria SS. di Forenza;
– il 30 gennaio alle ore 19.00, presso la Chiesa Madre di Barile;
– il 31 gennaio alle ore 18.45 presso la Chiesa di San Gerardo di Rionero in Vulture (parrocchie SS. Sacramento e San Marco Evangelista)
– il 31 gennaio alle ore 19.15, presso la Basilica Cattedrale di Melfi (parrocchie Santa Maria Assunta e Santa Gianna Beretta Molla).

L’invito è ad unirsi per chiedere a Dio il dono della misericordia e della pace, con la speranza che anche dalle ferite ecclesiali e sociali possa rinascere una nuova umanità.

Domenica della Parola di Dio

Spero nella tua parola - 26 gennaio 2025

Quest’anno la domenica che la Chiesa dedica alla Parola di Dio, il 26 gennaio, ci introduce nel Giubileo che Papa Francesco ha indetto per il 2025. Il centro della preghiera di tutta la Chiesa sarà il dono della “speranza”, che chiediamo con tutte le forze al Signore Gesù. La Parola di Dio ci aiuta a trovare le ragioni della nostra speranza e a rianimarla, particolarmente in questa nostra terra e in questo tempo di buio e di sofferenza che l’umanità è costretta a vivere a motivo delle guerre e delle ingiustizie che gettano nel cuore timori, sconforto, dubbi. Per questo, vi propongo la lettura della Prima Lettera di San Pietro Apostolo. È una lettera breve (soltanto cinque capitoli), ma trabocca della grazia dello Spirito Santo, che sola può animare la nostra vita cristiana nella fede, nella speranza e nella carità. È lo Spirito Santo che ci dà forza e irradia nei credenti la luce della Speranza. È Lui che tiene accesa nel nostro cuore una fiaccola che mai si spegne. È Lui che dà sostegno e vigore alla nostra vita anche nelle situazioni più difficili. La speranza cristiana non illude. Anzi ci dà la capacità di vedere la realtà così come è. La speranza cristiana non delude. Anzi è un dono di Dio che ci dà gioia e crea un vincolo di comunione tra tutti gli uomini e le donne che cercano la pace. La speranza cristiana è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Cristo, nostra pace. Dice il testo della lettera di Pietro che la parola del Vangelo, seme incorruttibile, ci ha rigenerati per una speranza viva, anche se ora siamo afflitti da prove più grandi di noi e che sembrano non avere fine. (cfr. 1 Pt 1,23) Ripeto: la lettera è breve, ma molto bella e piena di forza. Vi esorto dunque a leggerla e a rileggerla, insieme o personalmente, e a pregare con le parole che essa mette sulle nostre labbra. Suggerisco di sottolineare nella lettura quelle parole che più ci colpiscono e che ci potranno accompagnare per tutto l’anno giubilare. Se tutti insieme faremo questo, con fede e con fiducia, troveremo per le nostre coscienze nuova gioia e nuova forza per vivere come veri cristiani questo tempo. Così riceveremo come dono anche la luce necessaria per contribuire alle soluzioni dei problemi che ci stanno di fronte. Vi saluto e vi benedico con le parole stesse dell’apostolo Pietro: “Il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!” (1Pt. 5,10-11) (Fonte: Patriarcato di Gerusalemme).