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PRAPARAZIONE AL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

Tenuto conto delle difficoltà che potrebbero presentarsi per l’organizzazione dei percorsi di preparazione al sacramento del matrimonio sia legate all’emergenza COVID 19 e sia per la mancanza in parrocchia di una coppia animatrice del percorso, l’Ufficio Diocesano Famiglia in accordo con il Vescovo ha ritenuto opportuno supportare le parrocchie che ne avessero bisogno.
In particolare si è pensato di programmare percorsi interparrocchiali per i nubendi coordinati dalle coppie dell’Ufficio Famiglia oppure, in ultima ipotesi, di organizzare incontri online in piattaforma per i nubendi.
Si precisa che gli eventuali incontri online non sono da considerarsi un percorso completo, ma andranno naturalmente integrati con altri incontri programmati in parrocchia.
Le parrocchie che desiderano usufruire di questa opportunità possono contattare la Commissione entro il 10 febbraio 2021 con le seguenti modalità: tel. 335.6729286 (dopo le ore 19.00) o tramite mail all’indirizzo: pastoralefamiliare.melfi@virgilio.it
Rimaniamo a disposizione per chiarimenti ed eventuali adesioni
Melfi,23 gennaio 2021

Ufficio Diocesano Famiglia e Vita

ANNO DI SAN GIUSEPPE

L’otto dicembre scorso il Santo Padre ha indetto l’anno di S. Giuseppe, occasione importante per riscoprire questa figura straordinaria.

È stata concessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria alle solite condizioni e in specifiche circostanze.

È un’occasione preziosa per sentirci sempre più FAMIGLIA anche a livello diocesano.

Alleghiamo un piccolo promemoria con la preghiera a S. Giuseppe e le indicazioni per ricevere l’indulgenza plenaria.

Un augurio speciale a tutte le famiglie.

UFFICIO DIOCESANO PASTORALE FAMILIARE


SAN GIUSTINO DE JACOBIS

PROTETTORE DEI LUCANI NEL MONDO

La commissione missionaria regionale, con grande gioia accoglie la decisione della  Conferenza Episcopale di Basilicata di elevare San Giustino de Jacobis a “protettore dei lucani nel mondo”.
Il progetto, sottoposto all’attenzione dei vescovi della Basilicata lo scorso Giugno dal Vescovo Sua  Ecc.za Rev.ma Mons. Ciro Fanelli ,vescovo della diocesi di Melfi -Rapolla-Venosa e dal parroco di San Fele, Don Michele Del Cogliano, ha visto l’approvazione della fase finale del progetto che  richiama la missionarietà della chiesa  nella figura di un santo, San Giustino De Jacobis, nostro conterraneo, nativo di San Fele. Un santo anticipatore di  tutto ciò che sarebbe stato alla base delle odierne tematiche quali intercultura, ecumenismo e mediazione culturale facendosi semplicemente promotore dell’amore di Cristo.
Il  progetto ha  preso  vita per  sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto delle culture diverse dalla propria, allo sviluppo del senso civico, alla tolleranza, all’accoglienza e soprattutto alla promozione del bene comune.
Tutti questi valori sono la sintesi dell’amore che genera persone nuove e coraggiose, pronte a varcare i confini dell’egoismo.
Già la diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa aveva dato vita a molteplici iniziative per far conoscere la figura del Santo:
-concorsi letterari rivolte alle scuole;
-benedizione della statua da parte di Papa Francesco  nell’Ottobre del 2019 nella cui occasione Papa Francesco aveva donato ai sanfelesi  parole di incoraggiamento nel saper  essere   “generosi annunciatori del Vangelo”;
-donazione di una lampada da tenere accesa in tutte le parrocchie della diocesi;
-borsa di studio sulla ricerca della figura di San Giustino in collaborazione con il comune di San Fele e l’Università di Basilicata;
-accoglienza della reliquia del Santo, conservata nella cappella dei Vergini a Napoli, presso la chiesa madre di San Fele per la durata di un mese;
-commemorazione della nascita di San Giustino a livello diocesano il 9 Ottobre a San Fele con la partecipazione di tutta la regione ecclesiastica della Basilicata, del vescovo metropolita Mons. Ligorio e del presidente del consiglio di Basilicata, Dott. Carmine Cicala, con il quale si intraprendeva un percorso fatto di dialogo con le istituzioni in vista del bene comune.
Nell’occasione il parroco ha rivolto l’invito ai Vescovi nel  voler far conoscere il santo in tutta la regione ecclesiastica come patrimonio di amore e spiritualità con queste parole:
“Come il santo ha varcato i confini del suo paese natìo, San Fele, cosi noi  abbiamo pensato  di dare concretezza alla chiesa in uscita che, come ha ricordato Giovanni Paolo II nel messaggio per la giornata Missionaria mondiale nel lontano 1981 -La vitalità di una Chiesa si misura dal suo dinamismo missionario. La missione fa vivere la maturità della fede e la pienezza della cattolicità. Dove essa manca o è debole, si ha una Chiesa incompleta o malata-”
Un modello, dunque, non solo per le nuove generazioni ma anche per i lucani nel mondo che, pur avendo lasciato la propria terra, vivono ancora forte il legame con le origini.
San Giustino de Jacobis ci insegna che l’uomo può essere cittadino del mondo.
Da qui la proposta alla Conferenza episcopale di Basilicata nel promuovere, come  patrimonio culturale immateriale della Basilicata, la figura del Santo Lucano  compatrono della Basilicata insieme con  San Gerardo Maiella  istituzionalizzando, a  San Fele, la giornata di “San Giustino De Jacobis – protettore degli emigranti e in particolare dei lucani nel mondo” –  affinché intorno a questa figura possano incontrarsi e riconoscersi tutti i migranti, in segno di unità e di appartenenza  esplicitando il concetto “il mondo casa di tutti”.
Il tutto sarebbe alla base della   promozione e  valorizzazione   del territorio come sviluppo della cultura turistica e dell’accoglienza in quanto San Giustino incarna il tema missionario di questo nuovo anno “tessitori di fraternità”. Il progetto viene sostenuto anche dalle associazioni dei lucani nel mondo che collaborano attivamente alla diffusione del messaggio di San Giustino de Jacobis.
E’ previsto inoltre  la creazione di un ponte di solidarietà con l’Etiopia, terra in cui San Giustino si è fermato per evangelizzare, dando vita a un’opera di carità che porterà il nome del Santo lucano, in maniera tale da concretizzare l’amore per i fratelli mettendosi al servizio dei più deboli.
La diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa nella persona del Vescovo Mons. Ciro Fanelli e nella persona del parroco di San Fele Don Michele Del Cogliano, ringrazia vivamente i vescovi lucani per la sensibilità dimostrata e soprattutto per la comunione che porta ad essere un corpo solo in Cristo.

Commissione Missionaria Regionale CEB

 

CONFERENZA EPISCOPALE DI BASILICATA

COMUNICATO STAMPA

I Vescovi delle sei Diocesi Lucane si sono incontrati il giorno 01 febbraio 2021 presso la sede CEB a Potenza. Intensa sessione di lavoro nella quale i presuli hanno riflettuto sulla Celebrazione dei Sacramenti in tempo di pandemia, assicurando ancora una volta la loro vicinanza a quanti sono colpiti dalla sofferenza.
Si è, altresì, fatta una riflessione sull’attuale situazione delle Diocesi nella nostra regione Basilicata, dove tante comunità vedono, man mano, diminuire il numero dei propri abitanti, e in quale modo si può continuare ad offrire un’attenta cura pastorale al popolo di Dio, che risponda sempre meglio alla compagine che si prospetta davanti a tutti noi.
Per quanto riguarda l’Istituto Teologico di Basilicata, si è fatta una riflessione sull’attuazione delle recenti indicazioni della Congregazione per l’Educazione Cattolica che rivaluta il valore dei centri teologici (Istituto Teologico e Istituto di Scienze Religiose).
È stata presentata la relazione annuale del Tribunale Ecclesiastico di Basilicata sulle attività processuale dello stesso nel 2020, e sul prezioso servizio pastorale che svolge a favore delle chiese di Basilicata.
I Vescovi hanno esaminato ed accolto la proposta della Federazione Associazioni Lucane in Svizzera nell’indicare la figura di San Giustino De Jacobis quale speciale protettore dei lucani nel mondo.

FESTA DI S.ALESSANDRO

MESSAGGIO DEL VESCOVO

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA

Messaggio per la festa di S. Alessandro

(9 febbraio 2021)

DAL BATTESIMO

LO SLANCIO

PER UNA TESTIMONIANZA CREDIBILE

 

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. Riaccendiamo la fiaccola della Speranza

 Quest’anno, a causa delle molteplici restrizioni imposte per impedire il diffondersi della pandemia, celebriamo in tono diverso la Festa del nostro Patrono, S. Alessandro; viviamo, infatti, questa Solennità nella trepidazione che nasce dalla consapevolezza che stiamo attraversando un tempo di profonda crisi, che investe non solo l’ambito sanitario, ma anche quello economico, sociale e, per certi versi, anche, spirituale.

La risposta cristiana alla “crisi” è nell’impegno a riaccendere la fiaccola della speranza, che si deve concretizzare anche nel desiderio di riprendere tra le nostre mani, con determinazione e convinzione, il filo della fraternità e dell’amicizia sociale per uscire con sicurezza dal labirinto della paura, dello scoraggiamento e dell’indifferenza. Il monito che ci giunge dalla memoria del martire S. Alessandro, quest’anno, può essere racchiuso nell’invito a ritrovare le ragioni della speranza e ad offrire, come comunità cristiana, una testimonianza credibile dei valori evangelici! Sant’Alessandro, con la sua vita donata per amore, è per la nostra Chiesa diocesana e per la Città di Melfi, un segno eloquente di un nuovo modo di pensare la vita e le relazioni tra noi. Egli ci esorta, tutti, a ridare il primato a Dio e alla carità per riscoprire le radici profonde della nostra identità cristiana e per offrire una testimonianza bella e credibile della nostra vita di fede, tale da attrarre e ridare fiducia.

  1. Riscopriamo il valore del Battesimo per ritrovare slancio missionario

 A partire da questo anno pastorale la nostra Diocesi, per essere Chiesa in uscita, ha scelto di porre al centro del cammino ecclesiale la riscoperta del significato e del valore del sacramento del Battesimo. La vita di S. Alessandro, come del resto quella di ogni martire, ci aiuta fortemente a riscoprire il valore del Battesimo per ridare alla nostra esistenza cristiana vigore, entusiasmo e slancio missionario. Il Santo Patrono in una comunità è quel segno che attesta la continua protezione della Divina Provvidenza e che sprona a riscoprire le radici della fede, proponendosi a tutti come modello concreto da imitare per crescere nella fedeltà a Cristo, in tutte le vicende della storia, sia liete e sia difficili. Tutti i santi, in quanto incarnazione delle beatitudini evangeliche, ricordano che la vita è pienamente riuscita quando si radica su Cristo e si apre ai fratelli in un generoso servizio d’amore.

  1. La vita cristiana come “fedeltà”, “perseveranza” e “testimonianza”

 I martiri, il cui sangue dà vitalità alla Chiesa, sono un continuo invito ad interpretare la vita cristiana come “fedeltà”, “perseveranza” e “testimonianza”: tre dimensioni fondamentali dell’amore cristiano per edificare la comunità ecclesiale e per dare vita al mondo. Il sangue dei martiri irrora ancora la Chiesa: anche oggi, in questo momento, tanti cristiani, fedeli laici, persone consacrate, presbiteri e diaconi, vescovi, sono perseguitati nel mondo a causa del Vangelo. Tanti fratelli e sorelle nella fede, in questo momento, stanno testimoniando la loro fedeltà a Cristo versando il proprio sangue con un amore che si fa perdono per i loro persecutori, sull’esempio di Gesù, che dalla croce ha implorato il perdono per i suoi crocifissori. Questa fedeltà a Cristo fino all’effusione del sangue ha la sua radice nel sacramento del Battesimo. Il legame tra il Battesimo, il martirio e la testimonianza è stretto ed indissolubile. Ogni testimonianza cristiana si radica nel Battesimo ed è sempre aperta al martirio. Un esempio di questo stretto legame lo ritroviamo nelle riflessioni teologiche dei primi secoli del cristianesimo. Nel sangue di Cristo, infatti, siamo stati redenti e da quel sangue prezioso siamo stati generati alla vita nuova.

  1. Cristiani non “all’acqua di rose”

 Guardare il Battesimo con gli occhi dei martiri ci aiuta a riscoprire la bellezza e la radicalità della nostra fede e ci porta a non accontentarci di essere cristiani “all’acqua di rose”. Vedere il Battesimo con gli occhi dei martiri significa anche riandare, con un esercizio di libera consapevole responsabilità, al nostro Battesimo, per chiederci se esso è per noi una semplice ritualità, relegata al tempo della primissima infanzia, che esprime ora una superficiale appartenenza alla Chiesa, fatta soltanto per convenzione e per tradizione, oppure è segno eloquente e frutto maturo di una decisione libera e responsabile di appartenere per sempre a Cristo, con piena convinzione, vivendo e nutrendosi della comunione ecclesiale. S. Alessandro, quest’anno, invece, ci esorta a riscoprire la grande fecondità esistenziale e pastorale racchiusa nelle promesse battesimali, con le quali pubblicamente abbiamo espresso la nostra volontà di rinunciare a Satana e di aderire totalmente al Mistero del Dio Trinità d’amore, mediante una partecipazione piena alla morte e resurrezione di Cristo. In questa prospettiva la testimonianza cristiana, che deve innervare tutti gli ambiti di vita, non può ridursi ad una strategia programmata a tavolino, ma è per natura sua come un’irradiazione di luce che si diffonde da sé attraverso le scelte di vita. La nostra testimonianza di credenti sarà creduta dal mondo, se saremo credibili! Se non viviamo la nostra fede con coerenza, anche se nella sofferenza e nella fatica, la grazia battesimale resterà soffocata nel suo esprimersi. L’esistenza cristiana è essenzialmente fedeltà ad un incontro con il Signore Risorto che mi ha cambiato la vita.

La vita nuova derivante dal Battesimo, vista con gli occhi dei martiri, ci porta anche a dire con Papa Francesco che spesso i peccati, i compromessi, la paura ci fanno dimenticare il primo incontro con il Signore Gesù, incontro che ci ha cambiato la vita. In molti cristiani c’è un ricordo, ma un ricordo annacquato; questo ricordo “annacquato” ci fa diventare cristiani ma “all’acqua di rose”. Annacquati, superficiali. Perciò dobbiamo ravvivare il dono del Battesimo e chiedere allo Spirito Santo “la grazia della concretezza”.

Dobbiamo risvegliare in noi la consapevolezza che Gesù è passato nella nostra vita. Lo Spirito è entrato in noi. Dobbiamo rinnovare la grazia della memoria del primo incontro! (cfr. Papa Francesco, Omelia a Santa Marta, 12 aprile 2018).

  1. Per una testimonianza visibile, credibile ed udibile

 Gli ambiti da cui deve scaturire questa testimonianza battesimale, sull’esempio del martire S. Alessandro, sono l’appartenenza a Cristo, alla Chiesa e al mondo; questa triplice appartenenza genera una testimonianza che ha i tratti dell’evangelicità, dell’ecclesialità e della missionarietà!  In questa luce il Battesimo, vissuto in tutte le sue esigenze e con radicalità, ci spinge all’Eucaristia e alla comunità eucaristica. Il mistero eucaristico, celebrato in una comunità radicata nella fede battesimale, infatti, rafforza e corrobora le tre costitutive dimensioni dell’identità di ogni battezzato: il legame a Cristo, alla Chiesa e al mondo, generando una testimonianza che ha il sapore del Vangelo, della Comunione ecclesiale e della missione. Tramite il Battesimo abbiamo ricevuto la forza dello Spirito Santo, frutto della Pasqua di morte e risurrezione del Signore, che ci abilita ad una testimonianza visibile, credibile e udibile.

La contemplazione amorosa e grata della vita del martire sant’Alessandro, mentre ci porta a lodare Dio Trinità, per il dono della vita nuova che ci è stata donata nel Battesimo, ci faccia sentire anche la certezza che il Signore non ci lascia mai soli nel nostro cammino e ci invita continuamente, nonostante i nostri limiti e i nostri peccati, ad “andare” verso tutti per portare ad ognuno la dolce gioia del Vangelo attraverso l’annuncio e la testimonianza.

La forza di grazia che scaturisce dal Battesimo sostenga tutti noi sulla strada dell’annuncio del Vangelo e ci aiuti ad essere “comunità adulta nella fede”, capace di generare “adulti nella fede”, uomini e donne, che sull’esempio di S. Alessandro sappiano dire con la vita, quanto S. Francesco d’Assisi ha mirabilmente espresso nella “preghiera semplice”.

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch’io porti amore; dove è offesa, ch’io porti il perdono;  dove è discordia, ch’io porti la fede; dove è l’errore, ch’io porti la Verità; dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. Dove è tristezza, ch’io porti la gioia; dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Il Signore vi benedica e vi dia pace e gioia!

Melfi, 8 febbraio 2021.

+ Ciro Fanelli

Vescovo

AZIONE CATTOLICA – DIOCESI DI MELFI

Laboratorio  diocesano della formazione

📌Domenica 21 febbraio 2021 ore 16.30-17.30 si terrà  il terzo incontro unitario di formazione.

📌📌L’incontro è rivolto a tutti i responsabili, animatori  ed educatori di AC, i membri dei consigli parrocchiali e diocesani, i presidenti parrocchiali.

📌📌📌 A partire dal nuovo Progetto formativo ci occuperemo del tema “Discepoli-missionari” con l’intervento del Vescovo mons. Ciro Fanelli.

📌💻L’incontro si terrà sulla piattaforma Gmeet al seguente indirizzo

Meeting URL: https://meet.google.com/rpg-kmox-ttd

24 Gennaio 2021

DOMENICA DELLA PAROLA

Messaggio di Mons. Fanelli

CIRO FANELLI

VESCOVO DI MELFI–RAPOLLA-VENOSA
 Domenica 24 gennaio 2021 –  Domenica della Parola

L’ascolto che apre gli occhi

 

Fratelli e Sorelle,

  1. La Parola di Dio, anima della vita di ogni battezzato e della Chiesa

Domenica prossima, 24 gennaio, si celebra la “Domenica della Parola”: questa iniziativa è una proposta che Papa Francesco ha affidato a tutta la Chiesa con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio Aperuit illis (30 settembre 2019).

Il Santo Padre, istituendo la domenica della Parola, ha voluto condividere un suo profondo desiderio spirituale e pastorale, che è il grande sogno del Concilio Vaticano II, affinché la Parola di Dio ritorni ad essere il cuore e l’anima della vita cristiana e dell’azione pastorale. In questa prospettiva egli chiede per la domenica della Parola, fissata ogni anno per la III domenica del tempo ordinario, di evidenziare la centralità della Parola di Dio nella liturgia e nella vita della comunità cristiana.

La Parola di Dio, come ci ha insegnato autorevolmente il Concilio ecumenico Vaticano II nella Costituzione dogmatica Dei Verbum, deve diventare nella Chiesa sempre più ciò che essa è: l’anima della vita di ogni battezzato e della stessa Chiesa.

In questa prospettiva, compito primario della comunità cristiana dovrà essere l’impegno ad educare tutti i battezzati a cogliere il grande valore che la Parola deve avere nel cammino di chi vuol essere discepolo innamorato di Gesù e missionario gioioso del suo Vangelo.

 

  1. Dare più tempo all’incontro personale e comunitario con la Parola di Dio

Per raggiungere questo impegnativo obiettivo, tutti dobbiamo imparare a dare più tempo all’incontro personale e comunitario con la Parola di Dio; è necessario, infatti, stabilire maggiormente un approccio pacato con il testo biblico, nella consapevolezza che quando leggiamo la Sacra Scrittura è Dio stesso che ci parla.

La lettura pacata e orante della Parola di Dio apre immediatamente il nostro cuore e i nostri occhi su Dio stesso, riconosciuto come Padre e come Colui che è sempre presente ed operante con la sua misericordia nella nostra vita. Ma, nello stesso tempo, l’ascolto orante della Parola di Dio aprirà anche il nostro cuore e i nostri occhi su chi ci sta accanto educandoci a diventarne prossimo.

Questo movimento spirituale ci fa riconoscere la ragione di fondo secondo cui la Parola di Dio è il vero nutrimento spirituale della vita cristiana, in quanto essa fa crescere in noi il dinamismo delle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.

Questa è anche la vera motivazione della grande preoccupazione pastorale racchiusa nell’iniziativa della “Domenica della Parola” a cui vuole richiamarci il Santo Padre: risvegliare e accompagnare la necessità di metterci maggiormente in ascolto di Dio, che ci parla nella Scrittura, per essere capaci di dialogare con ogni uomo e donna del nostro tempo con lo stile della misericordia.

 

  1. Venerare anche in famiglia la Sacra Scrittura

Ridare come cristiani il giusto primato alla Parola di Dio, a livello personale ed ecclesiale, è quanto mai importante in questo nostro tempo segnato da un grande disorientamento spirituale, culturale e sociale ed anche paralizzato da una conseguente sfiducia verso tutti e verso tutto. La Parola di Dio accolta con fede è il vero rimedio. La storia del popolo d’Israele si offre come esempio e paradigma. La Scrittura, amata e custodita nel cuore, con semplicità e fedeltà, dà luce e forza nel cammino della vita.

La Chiesa ha sempre venerato le Sacre Scritture. Questa venerazione oggettiva, però, deve tradursi nella concretezza dei nostri percorsi esistenziali e comunitari, illuminando le scelte del nostro vivere quotidiano.

Anche nelle nostre abitazioni, possiamo e dobbiamo dare visibilità a questa venerazione per la Sacra Scrittura. I modi per valorizzare la centralità della Scrittura nel cammino della vita cristiana possono essere tanti: ad esempio possiamo leggere un piccolo brano del Vangelo in famiglia, nel momento in cui si è riuniti insieme; la Bibbia può essere tenuta visibilmente esposta in un posto centrale della nostra casa; ecc.

 

  1. Ascoltare la Parola per vivere da battezzati

 La pandemia, purtroppo, con tutte le sue drammatiche conseguenze, ci ha tolto tante cose importanti in molti ambiti del nostro vivere, però ci ha creato anche spazio e tempo che possiamo impiegare per valorizzare concretamente la Scrittura nella nostra vita cristiana: regaliamoci, pertanto, un tempo in famiglia per ascoltare meglio e insieme la Parola!

Se questo vale per la famiglia, piccola Chiesa, a maggior ragione deve valere per la Parrocchia, per i gruppi ecclesiali, le associazioni e i movimenti. In ogni ambito ecclesiale dobbiamo recuperare, anche sfruttando le attuali modalità di comunicazione su piattaforma, senza fretta e vuoti ritualismi, la gioia di metterci in ascolto comunitario del Signore che parla. Anche questo ci aiuterà a sentire nelle nostre case il profumo della Chiesa e ad apprezzare nelle nostre chiese il calore della famiglia. Domenica prossima, celebrando la giornata della Parola, vogliamo ricordare questa necessità vitale: “Ascoltare per vivere! Ascoltare la Parola per vivere da battezzati”.

È il grande insegnamento che ci consegnano il popolo di Israele e i tanti giusti che nel corso dei secoli hanno incontrato e contemplato il Verbo della Vita. Maria di Nazareth insieme a Giuseppe, tra i giusti di tutte le epoche, sono i modelli esemplari.

 

  1. L’ascolto fecondo di Maria e di Giuseppe, paradigma per noi

 L’ascolto della Parola va educato alla scuola della fede; il grande educatore è lo Spirito Santo! Bisogna mettersi maggiormente alla sua scuola. Lo Spirito creatore ci farà avere lo stesso ascolto fecondo di Maria e di Giuseppe; lo Spirito Santo, insostituibile maestro interiore, ci aiuterà a gettare le reti dell’impegno battesimale; lo Spirito di comunione aprirà dinanzi a noi in ogni circostanza sentieri di fraternità autentica; lo Spirito santificatore ci darà la gioia di camminare con entusiasmo dietro a Gesù; lo Spirito di vita ci farà gustare la liturgia come sosta che ci rinfranca nel cammino verso il Regno.

In questa luce, la Domenica della Parola non correrà il rischio di ridursi ad essere una iniziativa tra le tante, ma diventerà la traccia di un percorso insostituibile per ogni battezzato e per ogni comunità cristiana. Se restituiamo il giusto primato, spirituale e pastorale, alla Parola di Dio, letta e studiata, amata e pregata, sperimenteremo che il tanto auspicato cambiamento, che a volte ci sembra una impresa titanica e tante altre volte  una chimera, si potrà realizzare sempre e ne verificheremo i segni constatando un processo vitale che è simile al ritmo di crescita dei germogli di un prato.

La Messa, con la sua duplice mensa, della Parola e della Eucaristia, può diventare la scuola accessibile a tutti per educarci a questo modo di ascoltare Dio e riconoscendolo vivo ed operante nella vita del mondo e della comunità cristiana.

 

  1. La Domenica della Parola, vera opportunità per la rinascita del popolo di Dio

Fratelli e sorelle, preghiamo affinché la Domenica della Parola possa diventare una vera opportunità a servizio di una reale rinascita spirituale del popolo di Dio. Stiamo vivendo a livello diocesano il tempo della riscoperta del Battesimo: quale occasione migliore per riprendere in mano da battezzati la Parola Dio!

Valorizziamo e curiamo la liturgia della Parola, favoriamo gli incontri biblici (scuola della Parola, mensa della Parola, lectio divina comunitaria, ecc …): è questa anche la ragione fondamentale che sta alla base della Settimana biblica diocesana, che lo scorso mese di novembre ci ha aiutato a riflettere sul Vangelo di Marco!

L’ascolto innamorato della Parola di Dio ci aprirà gli occhi della fede e muoverà il nostro cuore verso gli orizzonti della carità; ci farà scoprire Dio presente nella nostra vita e illuminerà di nuova luce il volto dell’altro per farcelo riconoscere come fratello da accogliere e amare. Ecco perché la Parola di Dio, letta, studiata, meditata, spinge sempre ad uscire, sprona continuamente alla missione, avvia e sostiene con forza ogni autentico discernimento ecclesiale!

Alla nostra Chiesa auguro, con le parole della preghiera che ha accompagnato il cammino diocesano dello scorso anno pastorale, di essere umile serva della Parola, affinché ogni suo gesto sia una realizzazione del Vangelo; e affinché questo avvenga, chiedo, insieme con voi, al Signore che la nostra Chiesa sappia sostare nella lode, essere fervente nell’intercessione e perseverante nella carità!

Buon cammino nella luce della Parola di Dio.

Melfi, 20 gennaio 2021.

+ Ciro Fanelli

Vescovo

 

INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA

MESSAGGIO DELLA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE

Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana
in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

nell’anno scolastico 2021-2022

Cari studenti e cari genitori,
che cosa sarebbe l’arte senza la Cappella Sistina di Michelangelo, la poesia senza la Divina commedia di Dante, la musica senza la Passione secondo Matteo di Bach, la letteratura senza i Promessi sposi di Manzoni, l’architettura senza il Duomo di Milano, la
filosofia senza Kierkegaard? Cosa sarebbe l’amore senza il Cantico dei cantici, la dignità umana senza le parole di Gesù sui poveri nei Vangeli, la felicità senza il Discorso della montagna del Vangelo di Matteo?
Anche quest’anno entro il 25 gennaio siete chiamati a compiere una scelta importante, decidendo se avvalervi o meno dell’insegnamento della religione cattolica a scuola.
Noi pensiamo che questo insegnamento offra anzitutto alcuni strumenti per rispondere alle domande con cui abbiamo iniziato questo messaggio: consente, infatti, di conoscere e contestualizzare in un’ottica più ampia la storia culturale del nostro Paese e del mondo
intero, attraverso le idee che la religione cristiana ha prodotto.
Ma nell’insegnamento della religione cattolica si danno anche altre possibilità: gli studenti possono confrontarsi con le domande profonde della vita. Soprattutto nel tempo della formazione intellettuale a scuola sorgono quei quesiti che a volte ci affannano, ma che di fatto ci rendono esseri umani unici e irripetibili: chi siamo? Quale storia ci ha preceduto?
Cosa dobbiamo fare per il presente nostro e dei nostri cari? Perché il dolore e la morte? Cosa possiamo sperare per il futuro in questa terra e dopo? Ognuno deve trovare la sua risposta. L’insegnamento della religione cattolica si pone proprio nell’orizzonte degli interrogativi esistenziali, che sorgono anche nei nostri ragazzi. In un tempo in cui la pandemia da COVID-19 ci sta ponendo di fronte problemi inediti per l’umanità, pensiamo che le generazioni future potranno affrontare meglio anche le sfide nel campo dell’economia,
del diritto o della scienza se avranno interiorizzato i valori religiosi già a scuola.

Una solida preparazione nell’ambito religioso consente di apprezzare il mondo guardando oltre le apparenze, di non accontentarsi delle cose materiali puntando piuttosto a quelle spirituali, di confutare le false superstizioni escludendo ogni forma di violenza in nome di Dio, di allenarsi al dialogo sempre rispettoso dell’altro, di formare una coscienza matura imparando a crescere tenendo conto degli altri e soprattutto dei più deboli.
Siamo sicuri che l’alleanza educativa stretta tra voi, genitori e studenti, e gli insegnanti di religione cattolica consenta di vivere il tempo della scuola come un’occasione di reale formazione delle nuove generazioni in modo sano e costruttivo, per il bene dei nostri ragazzi e della nostra società.
Cogliamo l’occasione di questo messaggio per augurarvi un nuovo anno di pace e serenità.
Roma, 8 gennaio 2021

La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana